31 marzo 2009

EuroCon/ItalCon - The Day After

Facce da ItalCon II
Facce da ItalCon I
Pictures by Iguana Jo.
Godetevi 'sta prima infornata di brutti ceffi (si scherza, eh!) e tra una foto e l'altra fatemi fare qualche considerazione sulla Euro/ItalCon che si è appena conclusa.
Non so cosa mi aspettassi di trovare a Fiuggi, di certo dopo averne tanto sentito parlare negli anni scorsi ero piuttosto curioso. Se ero sicuro di trascorrere un ottimo fine settimana in buona compagnia, ero anche un pochino titubante rispetto all'entusiasmo che circonda questo appuntamento, viste almeno le mie personali idiosincrasie maturate negli anni sullo stato della fantascienza italiana.
In effetti in questi tre giorni sia le certezze che i dubbi hanno trovato piena conferma.

Le ore trascorse a chiacchiere e fantascienza sono state splendide, che è sempre bello incontrare i vecchi amici e fare nuove conoscenze. Le discussioni su romanzi, film e tendenze varie, fantascientifiche e non, non sono mancate (una particolare nota di merito a Dario Tonani che ha stoicamente sopportato il sottoscritto sproloquiare in lungo e in largo sul suo romanzo - a breve se ne riparlerà qui dentro), così come non sono mai mancati cibo e bevande a sciogliere anche le lingue più recalcitranti. Gli inteventi degli ospiti della manifestazione si sono rivelati anche meglio di quanto mi aspettassi (Ian Watson memorabile, Bruce Sterling incredibilmente affabile, Marina Sirtis semplicemente adorabile) e l'atmosfera generale dell'hotel che ci ospitava s'è mantenuta su standard decisamente accoglienti. (Per non parlar del Fuco!)


Facce da ItalCon III
Pictures by Iguana Jo.

Se dal punto di vista personale questa Euro/Ital/DeepCon non poteva andare meglio, dal punto di vista del movimento fantascientifico nostrano credo non ci sia poi molto da stare allegri. Ciò che soprattutto m'è parso mancare a Fiuggi era solo il futuro, e per una convention di fantascienza non è poco.

Insomma, parliamoci chiaro, quando alla Convention italiana di fantascienza, ovvero l'appuntamento che più di tutti dovrebbe riunire appassionati e professionisti del genere ti ritrovi a (ri)conoscere il 90% delle facce che vedi (nonostante fossi alla mia prima partecipazione), quando il numero totale dei partecipanti interessati ai vari incontri che riguardavano la scena italiana non supera mai le venti persone (con l'eccezione dell'incontro con Lippi, ma lì si parlava dei 40 anni di 2001 Odissea nello spazio, mica di sf italica), quando pur essendo in poche decine di individui non si perde occasione per dividersi e litigare per una cosa che tende al ridicolo come il Premio Italia, quando la maggior parte delle discussioni sono declinate al passato, beh… non è che ci sia poi proprio molto di cui essere soddisfatti.
Per capirci, se è vero che in libreria la presenza di libri di fantascienza è sempre più rarefatta e mimetica, privilegiando sempre e comunque il vecchio classico alla novità del momento, lo stesso si potrebbe dire del numero e dell'età degli appassionati. Lascio al visitatore di queste pagine ogni valutazione sulla reciprocità di questi fenomeni.

Ragazzi, siamo una razza in via d'estinzione. Godiamocela finché dura, ma non lamentiamoci troppo se anche alla prossima Convention si celebreranno le glorie (!!!) del passato piuttosto che le speranze o le inquietudini del futuro.

24 marzo 2009

Appuntamento a Fiuggi


Picture by by Iguana Jo.
Non posto più foto su flickr, non aggiorno il blog, visito pochissimo gli amici in rete, però oh… non sono mica scomparso del tutto! Il fatto è che la vita vera ultimamente è stata davvero piena di cose, tra lavoro e rugby e famiglia e fantascienza.
Per esempio tra i vari impegni di queste ultime settimane c'è stata la preparazione del numero speciale di Next (International!) che abbiamo impaginato insieme a Giovanni De Matteo per la Convention Europea di Fantascienza che si terrà a Fiuggi questo fine settimana.
Alla Convention quest'anno parteciperò anch'io, ed è la prima volta. Ma non sarò a Fiuggi solo come spettatore: grazie alla disponibilità dell'organizzazione potrò portare alla Convention buona parte di Rumore di fondo. Non so come andrà la mostra, non so nemmeno quante opere riuscirò ad esporre, ma di sicuro sarà un fine settimana pieno di persone interessanti, di chiacchiere e bevute e fantascienza. Difficile chiedere di meglio.
Ci si vede a Fiuggi!

19 marzo 2009

Rugby Under 11


In attesa di avere (finalmente!) un po' di tempo da dedicare alla rete, beccatevi qualche foto dei giovani rugbisti modenesi in azione.
Buon divertimento!

09 marzo 2009

Iain M. Banks Reloaded


Qualche tempo fa si parlava di Iain Banks a Verona e di una nostra fantomatica intervista all'autore scozzese.
Ora quell'intervista è finalmente disponibile nel nuovo numero di Robot appena pubblicato da Delos Books.
Enjoy!

06 marzo 2009

Rapporto letture - Febbraio 2009


Picture by Iguana Jo.
Charles Stross - Glasshouse
In Glasshouse Charlie Stross continua ad esplorare l'evoluzione dell'umanità post-singolarità vista in Accelerando. Per farlo adotta un tono decisamente più sobrio e pacato di quello cui ci aveva abituato. In effetti Glasshouse è caratterizzato da un'atmosfera cupa e a tratti angosciante, calato com'è in una realtà fatta di guerra, paranoia e controllo totale.
Partendo dall'idea del panopticon Stross tenta un'indagine sulla natura della coscienza e della memoria decidendo di fare un passo indietro rispetto all'approccio iperaccelerato e tecno-gadgetistico che contraddistingue la sua produzione precedente. Se il centro dei suoi romanzi fino a questo momento era infatti la sfrenata speculazione tecnologica, con personaggi perfettamente integrati e pronti a cavalcare l'onda del futuro, in Glasshouse ci troviamo per la prima volta a fare i conti con un protagonista che non ha la più pallida idea di cosa stia succedendo, che si ritrova privato della sua stessa identità e totalmente in balia di poteri su cui non ha alcun controllo.
I legami con la fantascienza sociologica che ha caratterizzato una lunga e fortunata stagione della letteratura di genere dello scorso secolo sono evidenti e vengono ancora più sottolineati dalla scelta di collocare la maggior parte dell'azione nell'archetipo del classico sobborgo americano anni '60, con la fortissima tensione al conformismo che lo caratterizza e l'emarginazione - se non la punizione - di chi tarda ad integrarsi.
Scegliere un approccio di questo tipo comporta il rischio di scivolare nella sterile satira d'antan o addirittura nella parodia. Stross evita abilmente questo genere di trappola con un controllo davvero magistrale dei toni, rinunciando magari alla sua caratteristica leggerezza e limitando al minimo le strizzate d'occhio al lettore.
Oltre ai temi già accennati dell'identità, della memoria e del controllo, Glasshouse è densissimo di ulteriori suggestioni (la guerra, il trauma, la religione) sempre comunque tratteggiate con eleganza e integrate ottimamente nella trama. Quest'ultima non è forse troppo sorprendente e i cambiamenti di prospettiva che si succedono paiono a volte un poco forzati, ma la tensione che regge la vicenda rimane comunque sempre alta, con la realtà sottesa all'esperimento sociale al centro del romanzo che si rivela progressivamente al lettore fino al degno finale. Se in Glasshouse c'è un difetto probabilmente sta nella parte iniziale del romanzo. In poche decine di pagine si accumula un tal numero di premesse appena accennate - necessarie poi nel prosieguo della vicenda - che rendono l'inizio della storia troppo macchinoso e incredibile.
Nonostante non sia un romanzo perfetto, Glasshouse è l'ulteriore dimostrazione della capacità di Charlie Stross di coniugare storie brillanti con riflessioni non banali sullo stato della realtà, dimostrando oltretutto una capacità di evoluzione nei temi e soprattutto nella scrittura che lo pongono ancora una volta ai vertici del genere.


Joe Haldeman - Guerra eterna: Ultimo Atto
Joe Haldeman è un simpaticone, basta leggere le note ai racconti e la presentazione di Connie Willis per farsene un'idea. I racconti che compongono l'antologia non fanno che confermare quest'impressione.
Che si tratti di traumi bellici, di catastrofi naturali o di apocalissi politiche, i personaggi di Haldeman hanno in comune la loro insistenza nel voler mantenere un minimo di equilibrio mentale nonostante gli eventi tentino in tutti i modi di sopraffarli. Quale strumento migliore dunque della leggera ironia con cui l'autore gestisce i loro rapporti con una realtà intollerabile?
Non aspettatevi però il tipo di autore che copre con sagace ironia la vacuità dei propri racconti, che Haldeman è invece uno scrittore decisamente pragmatico, brillante certo, ma memorabile soprattutto per la solidità delle storie che racconta piuttosto che per lo stile letterario (che pure c'è, ma non è mai più importante dell'idea che supporta). Per questo motivo e pure per una certa similitudine nei temi e nei personaggi - se non nell'ideologia - mi pare che Joe Haldeman ricordi in qualche modo il buon vecchio Robert Heinlein. Certo, in quest'ultimo si trova 'sta maledetta insistenza sul destino superomistico del singolo, che fortunatamente è del tutto esclusa dal panorama di Haldeman (se i suoi protagonisti sopravvivono è già un successo!). A parte questo aspetto le spinte e le motivazioni dei personaggi sono molto simili, vedi ad esempio la continua compenetrazione della sfera sessuale nella motivazione e nella costruzione dei racconti, lo sfrontato pragmatismo degli uomini e delle donne che animano i rispettivi universi narrativi e infine l'attenzione che entrambi gli autori dedicano all'aspetto politico-sociale delle vicende che raccontano, attenzione che lascia comunque pochi dubbi sull'individualismo del loro approccio alla scrittura.
Magari la fantascienza di Haldeman non sarà quella che preferisco, ma in ogni caso un'antologia come questa si legge molto molto volentieri.


AA.VV. - Robot 54
Un numero con buoni contenuti questo 54 di Robot anche se non particolarmente memorabile. Tolti i pezzi giornalistico/saggistici - che interviste alle star del cinema a parte sono sempre interessanti - la parte narrativa soffre forse la mancanza di un vero pezzo forte.
Tra le varie proposte del volume il racconto che più mi ha colpito è probabilmente Tre terrestri e un marziano di L.R. Johannis recuperato e pubblicato grazie al pregevole sforzo che Vittorio Catani dedica alla riscoperta della fantascienza italiana del tempo che fu. Certo, il racconto sorprende più per la sua curiosa natura di buon-racconto-anglosassone-d'epoca-scritto-da-un-italiano che per le sue qualità intrinseche, ma a volte tocca accontentarsi.
Del resto sono piacevoli anche Sogni Impossibili di Tim Pratt e La casa oltre il cielo di Benjamin Rosenbaum con il loro rivisitare in chiave moderna dei classici temi fantascientifici (il negozio magico, il magazzino dei mondi). Degli altri racconti presenti quello di Giuseppe De Micheli nonostante pecchi di qualche ingenuità è comunque interessante (probabilmente più per i risvolti storici che per quelli fantascientifici) mentre quello del russo Oleg Ovchinnikov soffre di un'idea un po' troppo abusata per risultare davvero memorabile.
Al sottoscritto non sono invece piaciuti né Cardanica di Dario Tonani (letteralmente indigesto, e poi pretende un po' troppo dalla mia sospensione d'incredulità), né Le vigilie di Natale della zia Elise di Thomas Ligotti che ho trovato oltremodo pretenzioso e stucchevole.
Ah… una nota a parte merita Valerio Evangelisti: forse sono l'unico a lamentarsene ma trovo i suoi pezzi cinefobici davvero insopportabili.


Jacques Spitz - Segnali dal sole
Segnali dal sole m'ha lasciato basito. Nella mia ignoranza non mi aspettavo certo che uno scrittore francese praticamente sconosciuto potesse narrare con tanta melodrammatica leggerezza una storia apocalittica come questa. Ma soprattutto Segnali dal sole mi ha sorpreso per la difficoltà che ho avuto nel conciliare l'esistenza di un libro simile con l'anno e il luogo in cui è stato pubblicato. Per quanto ne so la Francia del 1943 non doveva essere il posto più sereno del pianeta, immaginatevi quindi la mia sorpresa nello scoprire che nonostante la guerra e l'occupazione nazista c'era evidentemente, almeno per qualcuno, la possibilità di avere una vita normale, addirittura di pubblicare fantascienza (e venderla! e leggerla!). Certo, a pensarci razionalmente è quasi scontato che sia così, ma ritrovarsi con delle prove effettive in mano è stato davvero illuminante, tanto che oltre ad appassionarmi alla vicenda narrata mi sono spesso trovato a interrogarmi sulla vita dell'autore del romanzo.
In qualunque modo abbia trascorso i suoi giorni è innegabile che Jacques Spitz sapesse scrivere in maniera brillante e avvincente. Nonostante siano passati più di sessant'anni dalla sua uscita la lettura di Segnali dal sole non si limita ad essere un vacuo esercizio nostalgico e il sapore retrò della storia narrata rivela più di qualche aspetto interessante anche per il lettore attuale. Insomma, se vi capita di incrociare Jacques Spitz sul vostro cammino di lettori dategli una possibilità, credo rimarrete piacevolmente sorpresi anche voi.




Seguite il link per le letture di gennaio.


25 febbraio 2009

Wired


Picture by Iguana Jo.
Ieri Davide Mana sul suo blog si stupiva della pochezza della nuova edizione italiana di Wired rispetto a ciò che rappresentava la rivista nei suoi primi anni di vita, quando usciva per una piccola casa editrice americana prima di essere ceduta al colosso Condé Nast.

Beh… quello che scrive Davide è certo vero e reale e condivisibile. Però…

Però ci sono alcuni aspetti della questione su cui Davide sorvola:

- Non siamo ormai un po' troppo cresciuti per aspettarci la rivoluzione da una rivista? Si è davvero mai vista una rivista rivoluzionaria di massa?

- l'italia non è certo l'america, a prescindere da ogni altra considerazione socio-culturale sono i numeri che fanno la differenza. Quanti sono i potenziali acquirenti di una rivista che si occupa di tecnoavanguardie al di qua e al di là dell'oceano?

- entrando nel merito della situazione culturale nostrana è sin troppo scontato notare come qui ci si trovi ancora nella preistoria dell'era digitale. I pochi veri-geek nostrani che cosa se ne fanno di una rivista come quella che rimpiangono? Ehi! Ora c'è intenet! (come fa notare giustamente Davide in questo post)

- ma allora Wired Italia? Come scrive Davide. e come molti altri hanno fatto notare in rete, la rivista appena uscita è una roba da fighetti. Potrà non piacere ('azz! a me la definizione schifa proprio), ma è qualcosa con cui fare i conti: essendo roba da fighetti verrà acquistata e letta da soggetti che la rete la conoscono magari solo per facebook.
(Non sia mai che li colga l'illuminazione!)
Da parte mia credo che vista la situazione italiana qualunque soggetto provi a declinare un discorso al futuro piuttosto che al passato è più che benvenuto. In altre parole, siamo davvero sicuri che faccia così male tentare di riportare nel mainstream quel barlume di interesse per l'innovazione tecnologica e il cambiamento che bene o male costituisce il cuore della rivista?
Ci sono 80 pagine di pubblicità? Sopravviverò. In compenso mi pare che ci siano delle gran belle foto, che la rivista sia stampata in maniera splendida, che la grafica sia davvero gradevole.
I contenuti? oh… è una rivista. Non so voi, ma io la leggo in bagno. That's entertainment.

Quindi Davide, mi spiace che tu abbia speso 4 euro. È vero, probabilmente Wired Italia non fa proprio al caso tuo.
Per me invece, che non sono tanto geek quanto mi piacerebbe essere, Wired Italia mi pare più che dignitosa.
E poi l'ho pagata solo 80 centesimi.


13 febbraio 2009

A Londra!


Picture by Iguana Jo.
Nonostante non si sia riusciti a fare un salto a Twickenham (col senno di poi è andata anche bene), Londra ci ha davvero colpiti. Non avevamo particolari aspettative, che già avere qualche giorno di vacanza era una piccola soddisfazione. Però Londra è riuscita a sorprenderci. Erano anni che non ci mettevamo piede, eppure questi giorni trascorsi tra le sue strade hanno avuto davvero il sapore della prima volta.
Noi non siamo soliti viaggiare per grandi città, quando andiamo in vacanza (che ormai sono gli unici momenti da viaggiatori che ci sono rimasti) preferiamo muoverci tra campagne, coste desolate e luoghi in genere piuttosto solitari. Ma ogni tanto ci scappa di vedere com'è la vita nella metropoli e quindi via, vediamo un po' che impressione ci fa Londra.

La prima cosa che ci colpisce è il caldo insopportabile della corriera che ci porta in città dall'aeroporto, ci aspettavamo neve e gelo, ma forse il calore eccessivo degli interni è una reazione al clima esterno.
La seconda cosa sono le dimensioni. Londra è enorme, ci viaggi dentro per un sacco di tempo prima di arrivare, ovunque tu stia andando. Però Londra è anche accogliente: i suoi quartieri non danno (quasi) mai l'impressione della città tentacolare, quanto piuttosto quella di tante cittadine una a fianco all'altra. La stessa impressione si ha quando ti dirigi verso i sobborghi: fai poche decine di chilometri dal centro che subito ti ritrovi in una campagna verde e alberata tanto che la metropoli sembra appartenere a un altro continuum. (Se penso a Milano, il confronto è semplicemente improponibile).

Lo spettro pressoché infinito dei tipi umani e architettonici in cui capita di imbattersi passeggiando per la città ci ha fatto sentire davvero provinciali. Nel giro di pochi passi senti parlare in una dozzina di lingue diverse, nel giro di pochi metri le vetrine più avveniristiche si sovrappongono a palazzi secolari, la teoria dei lavori in corso - che Londra è viva soprattutto nella sua perenne attività edilizia: costruzioni, demolizioni, ristrutturazioni sono visibili dietro ogni angolo - si confronta con l'apparente eternità di certi luoghi. Insomma, a girare per la città si rischia l'overload sensoriale, ed è davvero come entrare in un altro mondo (l'avevo detto che siamo dei campagnoli, no?).

E che dire dei trasporti urbani? Dotati della nostra bella Oyster Card abbiamo girato in lungo e in largo, certi che dovunque ci trovassimo le mappe disponibili ad ogni fermata ci avrebbero riportati ovunque volessimo andare. Ormai non ho più una gran dimestichezza coi mezzi pubblici, ma perdersi a Londra m'è sembrato davvero difficile, come del resto spazientirsi per orari o ritardi o malfunzionamenti. Per quel che ci riguarda c'era sempre un autobus pronto a raccoglierci. (Anche se la metropolitana ancora chiusa dopo le sette del mattino ci ha lasciati un po' basiti! Va bene che era domenica, ma oh… c'è una metropoli da mandare avanti!)

Senza entrare nei dettagli dei musei visitati (tutti gratuiti, sembra di sognare…), delle birre bevute e del numero di teatri in cui siamo incappati (Incredibile!), Londra ci è sembrata decisamente accogliente, molto inglese all'apparenza ma decisamente globalizzata nella sostanza (e fortunatamente! se non altro almeno per la ricchezza gastronomica che la globalizzazione porta con se. Vuoi mettere se ci toccava mangiare british tutti i giorni?).

Mi sa che ci toccherà tornarci.


04 febbraio 2009

Rapporto letture - Gennaio 2009


Picture by Iguana Jo.
Geni'chiro Takahashi - Sayonara, gangsters
Postmoderno, surreale, avantpop. Per questo romanzo del giapponese Takahashi le etichette si sono sprecate. Il fatto è che potreste infilare Sayonara, gangsters in qualsiasi scaffale della vostra libreria, dalla fantascienza fino alla poesia, e lui si scaverebbe comunque un angolino comodo dove trovarsi a suo agio.
Da parte mia non saprei bene come catalogarlo. Ciò che importa è che la leggerezza e le invenzioni che contraddistinguono questo romanzo sono davvero memorabili. In ogni pagina di Sayonara, gangsters si respira l'amore per le storie che ci hanno costruito, il sapore dolce amaro della scrittura e la vertigine dell'immaginazione sfrenata. Le scorribande di Takahashi tra le pieghe dell'immaginario giapponese (e occidentale) sono formidabili e il risultato finale è originale e affascinante. Un romanzo da non perdere insomma.
Una nota di merito va a Gianluca Coci traduttore/curatore italiano del volume. La versione italiana del romanzo m'è parsa davvero ottima e la postfazione al volume è utilissima per penetrare più consapevolmente nel mondo dell'autore giapponese. Takahashi Geni'chiro è stato davvero fortunato a capitare nelle sue mani.

Ken MacLeod - La fortezza dei cosmonauti
Sono un po' incerto sul come giudicare questo romanzo dello scrittore scozzese Ken MacLeod: da un lato la storia è ben congegniata, lo scorrere parallelo dei due flussi temporali - un futuro prossimo sorprendentemente sovietico e uno remoto con tanto di sauri intelligenti al seguito - risulta ben bilanciato e la descrizione dei due mondi in cui si svolge l'azione sufficientemente meravigliosa e realistica da non annoiare. Però ogni tanto MacLeod m'ha dato l'impressione di perdersi un po' troppo in chiacchiere e di parlarsi addosso senza ce ne fosse davvero necessità, con il risultato di perdere il lettore per strada senza offrirgli nulla in cambio. Se a questo aggiungete il costante bisogno che l'autore ha di iniettare nel romanzo una visione Seria e Impegnata della Storia e della Politica capite bene che il piacere della lettura rischia a volte di scivolare mestamente verso la noia e il pregiudizio.
Ma forse il problema è che non tutti hanno il talento di un Banks o la leggerezza di uno Stross e quando un autore normale percorre le strade battute da gente di quel calibro il confronto salta agli occhi e un romanzo peraltro piacevole come questo La fortezza dei cosmonauti rischia una sorte peggiore di quanto forse meriterebbe.

Richard Powell - Via col piombo
Solitamente non compro il Giallo Mondadori, ma in questo numero compariva un racconto di Giovanni De Matteo che ero davvero curioso di leggere. Il racconto intitolato programmaticamente Logica del dominio è devastante, una ricostruzione agghiacciante della strage di San Gennaro, con la cronaca che si mescola alla fiction per un risultato che fa onore al suo autore.
Già che c'ero mi sono letto pure il romanzo di Powell, una solida storia hard-boiled che proviene dritta dritta dagli anni '50 dello scorso secolo. Tra ragazze perdutamente innamorate, poliziotti più o meno prestanti e cattivi che ricalcano pedissequamente tutti i cliché del loro ruolo Via col piombo si legge volentieri grazie soprattutto all'inettitudine del suo protagonista che stempera nell'ironia il passo pesante del racconto fino allo scontato lieto finale finale.

Peter Orner - Un solo tipo di vento
Il panorama desolato e affascinante della Namibia fa da sfondo a questo romanzo di Peter Orner. La cronaca quasi diaristica della permanenza di un insegnante nordamericano in una scuola persa nel deserto namibiano colpisce per l'atmosfera di normale rassegnazione dei personaggi che animano le pagine del racconto. Sullo sfondo delle vicende recenti (sempre tragiche, sempre violente) di quel pezzo d'Africa la storia della scuola di Goas sembra quella di una comunità di naufraghi separati dal flusso travolgente della Storia nella loro personale isola deserta.
Un solo tipo di vento colpisce più per il suo contenuto documentaristico che per la forza della narrazione, ma rimane comunque un'ottima lettura, soprattutto se vi piacciono le storie di personaggi veri e riconoscibili persi ai confini del nulla.

Robert J. Sawyer - Fuga dal pianeta degli umani
Seconda puntata del ciclo del Neanderthal Parallax che narra dell'incontro tra la nostra terra e quella parallela abitata dai nostri cugini di Neanderthal.
Riprendendo la vicenda iniziata ne La genesi della specie l'autore segue le vicissitudini del fisico Ponter Bondit alle prese in questa nuova avventura con le pene d'amore per la sua compagna sapiens e gli interrogativi sconosciuti ai Neanderthal sui rapporti tra fede e mortalità, con sullo sfondo la follia e la grandezza del genere umano.
Meno sorprendente e avventuroso del primo volume Fuga dal pianeta degli umani conferma le doti di solido narratore del canadese Robert J. Sawyer. La sua è una fantascienza che non ambisce certo all'avanguardia speculativa o alla ricercatezza stilistica, rappresentando piuttosto un tentativo di conciliare i più classici topoi del genere con una sensibilità aggiornata al presente. In questo ambito credo ci siano in giro pochi scrittori altrettanto validi.

20 gennaio 2009

Flickr, anno quarto.


Picture by Iguana Jo.
Ormai è diventata un'abitudine, e così rieccomi anche quest'anno a commentare il mio rapporto con la più importante piattaforma di sharing fotografico disponibile in rete.
L'anno scorso mi lamentavo della deriva che avevano preso le cose, dagli inizi idilliaci, con il focus del sito incentrato quasi totalmente sulla fotografia in tutti i suoi aspetti, con l'entusiasmo della comunità degli utenti e la sensazione che dall'altra parte ci fosse qualcuno messo più o meno come noi, alla trasformazione progressiva di flickr in un social network qualsiasi, con ben distinti ruoli e prerogative del gestore del servizio e l'utenza rassegnata ad adeguarsi o a sparire. Nel corso di questi mesi le cose non sono migliorate, mi sono piuttosto reso conto che le alternative disponibili in rete non erano poi molto diverse. Del resto il panorama internettaro mi pare sempre più teso alla socialità vacua e artificiale della chiacchiera, con la residua e comunque persistente possibilità di approfondire, conoscere e imparare lasciata sempre più all'iniziativa individuale. Il che non è per forza una brutta cosa, ma costituisce comunque un approccio ben diverso da quello che mi ha attirato da sempre verso la rete.
Un'evoluzione di questo tipo è probabilmente inevitabile con la progressiva massificazione dell'accesso e il conseguente livellamento al minimo comune denominatore dei contenuti più facilmente reperibili. Però a me le belle sensazioni dei primi tempi, l'entusiasmo per la novità e la continua scoperta di nuovi mondo, beh… lasciatemelo dire, un po' mi mancano. Ma bando alla nostalgia, che la rete è comunque più grande di quanto chiunque di noi riesca a immaginare, che tra tre mesi ci sarà dietro l'angolo una big thing totalmente nuova e imperdibile, che il consueto ciclo di frettoloso entusiasmo, tranquilla partecipazione e rassegnato abbandono è già pronto a ripartire per l'ennesima volta.

Tornando al mio spazio su flickr, ho deciso che al momento attuale posso fare tranquillamente a meno dei privilegi dell'utenza "pro", che per quanto mi riguarda si limitano alla possibilità di caricare e mostrare un numero illimitato di foto (ma il limite di duecento è facilmente bypassabile, le mie foto per esempio sono tutte visibilli qui). Del resto ultimamente sto postando davvero poche cose nuove. Non ho smesso di fotografare, tutt'altro. Piuttosto mi rendo conto che la vetrina di flickr non mi basta più e che per imparare qualcosa di nuovo - che è poi la cosa che più mi legava alla piattaforma - è ormai necessario spostare l'attenzione anche al di fuori della rete, iniziando magari a sperimentare a ruota libera senza per forza aspettarsi un ritorno immediato (che è la droga flickriana da cui è più difficile allontanarsi).

Non so dove mi porterà questo nuovo anno fotografico, flickr o non flickr conto comunque di darmi da fare, vedremo se da questi sforzi uscirà ancora qualcosa di buono.


14 gennaio 2009

Once


Picture by Iguana Jo.
Ci ho messo più tempo di quanto prevedevo a inventarmi qualcosa riguardo a Once, ma ogni promessa è debito, quindi ecco qua qualche osservazione sparsa su questo piccolo romantico musical irlandese scritto e diretto da John Carney.

Non è per niente facile dire qualcosa di sensato e interessante su un film del genere. Dopotutto Once è il classico film da sfigati, illusi terminali, falsi ingenui. Come altro lo definireste voi un film che racconta una storia incredibile, fondata sul credo della seconda possibilità, sull'etica della musica di strada e sull'innata bontà umana?

Però, nonostante tutto, a me Once è piaciuto molto (delle tre categorie elencate sopra decidete voi in quale collocarmi).
Il fatto è che Once è un musical e quindi è ipso facto una favola. Di più. Once è un musical irlandese e ci sono pochi altri popoli europei altrettanto capaci di ramazzare l'immaginario collettivo a colpi di sfiga e illusioni e ingenuità varie.

Piccolo excursus personale, utile magari a comprendere meglio quanto Once mi abbia colpito:
Per quella che è la mia esperienza negli ultimi decenni gli abitanti delle città nostrane, anche di quelle più piccole (penso a Modena, penso a Bolzano), si sono progressivamente specializzati nell'arte di farsi i fatti propri, nella capacità di ignorare qualsiasi stimolo esterno e di evitare, per quanto possibile (e anche più di quanto ritenevo possibile), il rischio di contatto con l'altro, chiunque esso sia.
Per i miei standard Dublino è una grande città, ma nonostante l'eterogeneità tipica di una città di tali dimensioni vi succedono cose davvero strane: gente che vedendoti perso si ferma per strada offrendoti aiuto, autisti di autobus che fanno letteralmente di tutto per farti scendere alla fermata giusta, signore che sembra non vedano l'ora di fare due passi con te per scambiare quattro chiacchiere.

In Once si ritrova pari pari la stessa atmosfera, la stessa umanità. In questo senso m'è parsa decisamente azzeccata la scelta degli autori - non so quanto obbligata - di dare un taglio povero a tutta la pellicola, con una fotografia che si accontenta dell'uso costante della luce ambientale, con l'utilizzo paradigmatico di attori non professionisti, con l'aspetto documentaristico che caratterizza tutta l'operazione.
Once però è soprattutto un musical nella più classica delle sue espressioni e quindi ecco la musica: sentimentale ma credibile, pop certo, ma dal sapore inconfondibile d'Irlanda, con un retrogusto genuino che ben si sposa alla trama grossa su cui si intesse il racconto del film.

Se questo genere di cose non vi lascia indifferenti arrivati a questo punto siete ormai fregati, vi appassionerete alle vicende personali dei due protagonisti, sorvolerete sull'improbabilità della relazione che li lega, riuscirete perfino a ignorare il ritorno delle vecchie fiamme nel finale e vi godrete l'atmosfera umida e amichevole delle vecchie compagnie dublinesi.

Alla fine insomma Once conquisterà anche voi e… tutti amici come prima!


09 gennaio 2009

Volare via

Originally uploaded by Heaven`s Gate (John)

Potendo scegliere tra Barcellona e Londra, voi dove trascorrereste un fine settimana lungo?
E perché?

Grazie!

07 gennaio 2009

Gaza


Originally uploaded by velvetart.
Ci sono due blog che seguo con costanza, due blog estremamente interessanti, preparati e brillanti. Sono i blog di Leonardo e quello di Freddy Nietzsche. A poche ore di distanza uno dall'altro hanno postato entrambi un contributo importante per districarsi nella complicata questione della guerra portata da Israele nella Striscia di Gaza.
Il pezzo di Freddy Nietzsche (War, hate and understanding) e quello di Leonardo ((e non del tutto sbagliate)) hanno posizioni antitetiche sul bombardamento e la successiva invasione militare israeliana di Gaza.
Qui non si tratta di dare ragione a uno o all'altro, non ne so abbastanza e in ogni caso prendere posizione non cambierebbe NULLA di quello che sta succedendo laggiù: le persone continuerebbe a morire, l'odio a crescere mentre una soluzione pacifica si allontana indefinitivamente. A me comunque piacerebbe davvero assistere ad un confronto pacato e civile e (credo) illuminante tra i due autori.


31 dicembre 2008

Fine anno, tempo di classifiche (e auguri!)


Picture by Iguana Jo.
Il 2008 ormai è andato, e se anche le cose nel mondo vanno sempre nel solito modo schifoso io non mi posso proprio lamentare. L'anno che sta finendo è stato pieno di soddisfazioni per me e per tutta la famiglia: abbiamo conosciuto persone meravigliose, ci siamo dati all'attività sportiva (poca, ma buona!), siamo pure tornati in Irlanda, cosa chiedere di meglio?

Augurando a tutti un 2009 magnifico ecco qui il consueto post che riassume sotto forma di classifiche le migliori cose incontrate durante il mio anno di letture.

Narrativa:
- La strada, di Cormack McCarthy
- Giochi sacri, di Vikram Chandra
- L'urlo e il furore, di William Faulkner
- Brasyl, di Ian McDonald
- La regina degli scacchi, di Walter Tevis
- Saga, di Tonino Benacquista
- L'intrepida Tiffany e i piccoli uomini liberi, di Terry Pratchett
- L'istinto della caccia, di Dashiell Hammett
- King of Morning, Queen of Day, di Ian McDonald
- Il mio nome è rosso, di Orhan Pamuk

Saggistica:
- Considera l'aragosta, di David Foster Wallace
- La leggenda dei monti naviganti, di Paolo Rumiz
- Perché non sono cristiano, di Bertrand Russell

Narrativa di genere (fantascienza, fantasy, horror, etc.):
- La strada, di Cormack McCarthy
- Brasyl, di Ian McDonald
- L'intrepida Tiffany e i piccoli uomini liberi, di Terry Pratchett
- King of Morning, Queen of Day, di Ian McDonald
- Looking for Jake and Other Stories, di China Miéville
- Il cimitero senza lapidi e altre storie nere, di Neil Gaiman
- L'ultimo cavaliere, di Stephen King
- Il meglio della SF, a cura di Gardner Dozois
- Il grande tempo, di Fritz Leiber
- Clone, di Theodore L. Thomas, & Kate Wilhelm

Le classifiche sono un gioco da non prendersi troppo sul serio. Però sono molto utili per offrire una panoramica sulla direzione che hanno preso i miei gusti. In questo senso altrettanto interessante può essere valutare quali siano stati i libri più deludenti dell'anno. Per me non ci sono grossi dubbi: il romanzo su cui avevo investito le maggiori aspettative è stato Guerreros, ma l'ultimo romanzo di William GIbson è stato ben lungi dal rivelarsi soddisfacente.
Altrettanto si potrebbe dire della produzione italiana in cui mi sono imbattuto quest'anno. Se si escludono un paio di racconti dell'antologia Tu sei lei il libro nostrano che m'è piaciuto di più è il volumetto autoprodotto di Lui Tasini Piccola storia del “se” caduto dal terrazzo. Probabilmente ci dev'essere qualcosa che non funziona tra me e la letteratura italiana: o sono stato particolarmente sfortunato nei miei incontri o davvero tra le cose prodotte in italia non c'è stato nulla capace di attirare la mia attenzione.
Come sempre ogni commento, critica o suggerimento è benvenuto.

Per le classifiche degli scorsi anni potete fare un salto qui: 2007, 2006, 2005, 2004, 2003.

Bene. Anche per quest'anno è fatta.
Vi auguro un meraviglioso 2009.
Divertitevi e fate a modo!

29 dicembre 2008

Rapporto letture - Dicembre 2008

 
Picture by Iguana Jo.
Breece D'J Pancake - Trilobiti
Sapore di terra umida e desolazione, indifferenza, odore di fumo e sconfitta. I racconti di Pancake hanno il sapore delle vecchie canzoni di Bruce Springsteen ma senza alcuna traccia di redenzione, con il panorama - bellissimo - delle montagne degli Stati Uniti orientali a fare da sfondo indifferente alle storie di famiglie disfunzionali, alle vite di uomini costretti alla solitudine e rassegnati alla sconfitta. Un libro che scava in profondità e in poche righe traccia il destino di un'intera nazione.


Fritz Leiber - Il grande tempo
La fantascienza che non t'aspetti, a metà strada tra Shakespeare, il cabaret e la soap opera. Il grande tempo parte dalle premesse più solide e caratteristiche del genere (il viaggio nel tempo, la guerra globale, le forze oscure che decidono il destino dell'universo) ribaltandone la prospettiva per raccontare una piccola storia di incontri e rapporti, di parole e personaggi. Il teatro incontra la letteratura ai confini della realtà e sforna un'opera memorabile.


Walter Tevis - La regina degli scacchi
Beth Harmon m'è rimasta nel cuore. Non capita spesso di imbattersi in personaggi capaci di uscire in modo così dirompente dalle pagine di un libro.
In effetti Walter Tevis non è nuovo a creazioni così memorabili: sia Newton, protagonista de L'uomo che cadde sulla Terra, sia il trittico di personaggi che vagano per la terra desolata de Solo il mimo canta al limitare del bosco erano tanto ben caratterizzati da riuscire da soli a rendere indimenticabili i romanzi che ne narravano le vicissitudini.
Se quei due romanzi erano straordinari per la loro capacità di coniugare la fantascienza al racconto di un'alienazione totalmente e irrimediabilmente umana, La regina degli scacchi è un gioiello per la capacità che ha di raccontare il disagio e l'emarginazione, il talento e la redenzione senza nessuna concessione alla retorica o al melodramma, offrendo al contempo al lettore uno sguardo appassionato sull'universo parallelo dei giocatori di scacchi. Il genio di Beth Harmon non ha nulla di romantico, lei è tutt'altro che simpatica e Tevis non fa nulla per nascondere i suoi difetti, ma la sua presenza è tale che non puoi non appassionarti alle sue vicende, affezionarti alla sua vita e portarla poi con te fuori, nel mondo.


Gardner Dozois (a cura di) - Il meglio della SF
Qualche giorno fa scrivevo di quanto fosse imperdibile questo volume. Qui lo ribadisco: se la fantascienza vi incuriosisce ma non avete idea di cosa offra oggi ai suoi lettori, se credete che il genere sia solo Asimov o Dick, se siete tuttora convinti (ahivoi!) che sia roba da ragazzini beh… questa è il volume che fa per voi. Peccato che questo Il meglio della SF sia solo un'urania., destinato a sparire e a rimanere l'ennesimo volume meteora da prendere al volo o dimenticare per sempre.


Niccolò Ammaniti - Ti prendo e ti porto via
No, non ci siamo. Non so cosa mi aspettassi, ma alla fine questo Ammaniti s'è rivelata una mezza delusione. Oh… il romanzo si legge tranquillamente fino in fondo, i personaggi son ben delineati e l'azione è sempre sufficientemente appassionante e tirata da non annoiare il lettore. Però il senso persistente di sfiga e sventura, la presenza davvero troppo ingombrante del narratore che parla parla parla anche quando potrebbe tranquillamente tacere, la mancanza di autonomia dei personaggi, veri e propri burattini nelle mani dell'autore e l'evidente esagerazione prospettica che vira al grottesco anche il più quotidiano particolare, beh… alla lunga son cose che tendono a rovinare il piacere della lettura.


Terry Pratchett - L'intrepida Tiffany e i piccoli uomini liberi
Ma chi l'ha detto che il fantasy è una lunga fuga dalla realtà? (ops, forse ero io?)
Se questo è indubbiamente vero per la stragrande maggioranza dei volumi assimilabili al genere, allora è davvero sorprendente incontrare un'eccezione come questo romanzo di Terry Pratchett. Ne L'intrepida Tiffany e i piccoli uomini liberi ci sono streghe e mostri, e bambini rapiti e spiritelli e fatine, tutto il solito bagaglio di cliché insomma, però nelle mani di Pratchett la somma degli stereotipi da un risultato così brillante e meraviglioso e originale che si ha la sensazione che tutti i mondi fantastici incontrati fino ad oggi siano serviti unicamente a creare le basi per questo romanzo.
Ma Pratchett va ancora oltre, utlizzando i canoni del fantasy per scrivere un inno al pensiero libero e indipendente. Senza dimenticare i Nac Mac Feegle, naturalmente. Meraviglioso.




Seguite i link per le letture di gennaio, febbraio, marzo, aprile, maggio, giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre e novembre



19 dicembre 2008

Il meglio del meglio - Promemoria

Avviso ai naviganti: correte in edicola e accaparratevi lo speciale Urania uscito un paio di settimane fa. Contiene la prima parte della super-antologia curata da Gardner Dozois che raccoglie il meglio delle sue venti antologie annuali pubblicate dal 1985 al 2005.
Tra i dodici racconti che hanno trovato spazio in questa uscita ci sono capolavori assoluti come Mercato d'inverno di William Gibson e storie micidiali come quella di John Kessel (Il prodotto puro) e di John Crowley (Neve) oltre a pagine memorabili scritte tra gli altri da gente del calibro di Gene Wolfe, Lucius Shepard e Pat Cadigan.
Nel complesso un'antologia con una qualità media altissima, come da anni non mi capitava di leggere.

Affrettatevi che Urania poi scompare.

17 dicembre 2008

C'ho il blog in panne.

"Quel gran genio del mio amico, lui saprebbe cosa fare, lui saprebbe come aggiustare, con un cacciavite in mano fa miracoli.
Ti regolerebbe il minimo alzandolo un po' e non picchieresti in testa così forte no e potresti ripartire certamente non volare, ma viaggiare."



Picture by Iguana Jo.
Ho sempre pensato - non è vero, ma ci siamo capiti - che se fossi arrivato a citare Battisti (e Mogol!) nel blog sarei stato pronto per andare in pensione. In effetti la tentazione di lasciar perdere m'è venuta, ma oh… come farei poi senza uno spazio a disposizione per sputare sentenze e illuminare con la profondità del mio sapere l'ignaro visitatore?

Rimane però il fatto che ultimamente il blog langue, a parte le solite note di lettura, non sono stato capace di riempire queste pagine di altri contenuti. Vista la crisi (ehi, ho scritto davvero crisi, mannaggia, sono succube del mainstream) ho pensato di fare l'elenco delle buone intenzioni - e di quelle meno buone - per vedere se in questo modo riesco a uscire dall'impasse.


Avrei voluto
- Avrei voluto farvi un veloce elenco dei film visti negli ultimi tempi (la mia media di visioni ha avuto un'improvvisa impennata nell'ultimo mese), ma poi mi son reso conto che parlare di cinema in quel modo sarebbe stato deleterio, un ulteriore inutile contributo all'aumento del rumore di fondo. In fondo rendere partecipe il web del fatto che mi son piaciuti assai sia la Promessa dell'assassino che Flag of your Fathers, che Cloverfield in fondo è un buon film, che ho rivisto con immutato piacere Ogni cosa è illuminata o che mi sono addormentato guardando Sabrina (per non parlare di Monster House o di Spiderwick, non nel senso che mi sono addormentato, ma che si aprirebbero spazi polemici pseudocritici e meta-pedagogici da cui non si uscirebbe più), non avrebbe poi 'sta grande utilità, né per me che tanto lo so già, né per l'ignoto lettore di queste pagine. Insomma ho deciso che qui dentro o si tenta di parlare di cinema in un modo che permetta a me e a chi passa di approfondire contenuti ed emozioni del film x oppure è meglio lasciar perdere, che non vorrei rientrare nel novero di chi le spara grosse e per lo più a casaccio così, giusto per sgranchirsi le dita sulla tastiera.

- Avrei voluto scatenare tutta la mia verve polemica nei confronti degli editori nostrani che non perdono occasione per pubblicare l'ennesimo meraviglioso romanzo italiano sugli anni '70 mentre qui e ora tutto sta andando in merda. Però a minimum fax gli voglio bene, e non si merita un attacco simile, oltretutto l'unica altra cosa di Vasta che ho letto m'era piaciuta assai, insomma più di penso più la verve polemica mi si sgonfia. E poi tanto chi vuoi che se li legga certi romanzi? (no, ok, lo so che si vendono come il pane, ma a parte i soliti noiosissimi noti chi è che ne parla in giro?)

- Avrei voluto anche trovare il modo di insultare Giuseppe Genna nel modo più efficace, sfruttando fino all'ultimo grammo della mia capacità dialettica. Volevo appellarmi a tutto il buon senso reperibile in rete per affermare in maniera incontrovertibile che l'entità Giuseppe Genna è il Male. In lui si raccolgono tutti i difetti dell'industria culturale italiota: l'urlo della pecora e il furore da salotto, il lamento e la ruffianaggine, l'indubbia capacità sposata al pensiero unico (ma d'opposizione! sia mai!), l'io ipertrofico e la mancanza di dubbio, l'intransigenza conveniente e la guerra per bande, la provocazione velleitaria e la rinuncia in partenza, e quello che forse è il difetto più esemplare dell'elenco: il richiamo della strada e la completa ignoranza, peggio, la supponenza nei confronti di chi per strada ci vive.
Ma poi mi son detto, quale capacità dialettica? e poi chissenefrega di Genna?
Oltretutto chi me lo fa fare di leggere i suoi libri? Non c'è già abbastanza sofferenza nell'universo?
Va là Genna, che t'è andata bene!


Quello che non vorrei
- Non vorrei mettermi a rincorrere l'argomento del giorno, anche se a volte la tentazione è forte. Il motivo è semplice: c'è gente molto più brava di me in giro. Oltretutto avendo deciso scientemente - e da un bel pezzo - di rinunciare alla lettura di quotidiani e riviste d'informazione, faccio davvero fatica a sapere quale sia "l'argomento del giorno", aggiungeteci che ho smesso da un pezzo di guardare programmi televisivi diversi dal televideo (che siano tg, approfondimenti o, ohibò!, intrattenimento poco importa) e capirete che la partita sarebbe persa in partenza.

- Non vorrei nemmeno cedere alla tentazione di buttare tutto in politica. Pare ne parlino tutti, di solito per lamentarsi, ma forse quella non è la Politica per come la intendo io. E quindi vedremo, certo che anche in questo caso basta dare uno sguardo fuori, e beh… la voglia mi passa molto in fretta (la fuori oltre alla maggioranza lamentosa e incazzereccia c'è pure gente che ne sa a pacchi, e quindi magari è meglio leggere loro, piuttosto che scrivere sciocchezze).

- Non vorrei nemmeno ammorbare l'ignoto visitatore con i pensierini della sera, con menate postadolescienziali o con contributi pseudo-diaristici. C'ho più di quarant'anni, facciamocene una ragione.


Mi piacerebbe
- Mi piacerebbe riuscire a trovare il tempo per riflettere e approfondire e riportare sul blog alcune questioni che davvero mi interessano, dalla fotografia alla fantascienza, dalla percezione del mondo attraverso cinema e letteratura all'esplorazione del territorio, e a quello che significa sovrapporre aspettative e ricordi e realtà.
Non che abbia qualche seria speranza di riuscirci, però suona bene, no?

- Soprattutto mi piacerebbe avere la costanza, la disciplina e le capacità di riuscire a essere leggibile, che è la cosa più difficile, ma anche quella che in fondo mi da più soddisfazione.



Ok. Fine delle trasmissioni. Restate sintonizzati.


11 dicembre 2008

Anna is back!


Picture by Iguana Jo.
Non che se ne sia mai andata davvero, ma era un po' che non contribuiva al panorama fantascientifico nostrano. Vedere quindi che ha inaugurato un nuovo blog in italiano è un'ottima notizia, almeno per il sottoscritto.

Se il buon giorno si vede dal mattino (o almeno dai primi post), beh… devo dire che in questi ultimi anni mi è davvero mancata.
Bentornata!


10 dicembre 2008

Dichiarazione Universale dei Diritti Umani


Picture by Iguana Jo.
Articolo 1
Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

Articolo 2
1) Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.

2) Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico internazionale del paese o del territorio sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi limitazione di sovranità.

Articolo 3
Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona.

Articolo 4
Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; la schiavitù e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma.

Articolo 5
Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamento o a punizioni crudeli, inumane o degradanti.

Articolo 6
Ogni individuo ha diritto, in ogni luogo, al riconoscimento della sua personalità giuridica.

Articolo 7
Tutti sono eguali dinanzi alla legge e hanno diritto, senza alcuna discriminazione, ad una eguale tutela da parte della legge. Tutti hanno diritto ad una eguale tutela contro ogni discriminazione che violi la presente Dichiarazione come contro qualsiasi incitamento a tale discriminazione.

Articolo 8
Ogni individuo ha diritto ad un'effettiva possibilità di ricorso a competenti tribunali nazionali contro atti che violino i diritti fondamentali a lui riconosciuti dalla costituzione o dalla legge.

Articolo 9
Nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato.

Articolo 10
Ogni individuo ha diritto, in posizione di piena uguaglianza, ad una equa e pubblica udienza davanti ad un tribunale indipendente e imparziale, al fine della determinazione dei suoi diritti e dei suoi doveri nonché della fondatezza di ogni accusa penale gli venga rivolta.

Articolo 11
1) Ogni individuo accusato di un reato è presunto innocente sino a che la sua colpevolezza non sia stata provata legalmente in un pubblico processo nel quale egli abbia avuto tutte le garanzie necessarie per la sua difesa.

2) Nessun individuo sarà condannato per un comportamento commissivo od omissivo che, al momento in cui sia stato perpetuato, non costituisse reato secondo il diritto interno o secondo il diritto internazionale. Non potrà deI pari essere inflitta alcuna pena superiore a quella applicabile al momento in cui il reato sia stato commesso.

Articolo 12
Nessun individuo potrà essere sottoposto ad interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nella sua casa, nella sua corrispondenza, né a lesioni del suo onore e della sua reputazione. Ogni individuo ha diritto ad essere tutelato dalla legge contro tali interferenze o lesioni.

Articolo 13
1) Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato.

2) Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio paese.

Articolo 14
1 ) Ogni individuo ha il diritto di cercare e di godere in altri paesi asilo dalle persecuzioni.

2) Questo diritto non potrà essere invocato qualora l'individuo sia realmente ricercato per reati non politici o per azioni contrarie ai fini e ai principi delle Nazioni Unite.

Articolo 15
1) Ogni individuo ha diritto ad una cittadinanza. 2) Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua cittadinanza, né del diritto di mutare cittadinanza.

Articolo 16
1) Uomini e donne in età adatta hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia, senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza o religione. Essi hanno eguali diritti riguardo al matrimonio, durante il matrimonio e all'atto del suo scioglimento.

2) Il matrimonio potrà essere concluso soltanto con il libero e pieno consenso dei futuri coniugi.

3) La famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato.

Articolo 17
1) Ogni individuo ha il diritto ad avere una proprietà sua personale o in comune con altri.

2) Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua proprietà.

Articolo 18
Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione tale diritto include la libertà di cambiare di religione o di credo, e la libertà di manifestare isolatamente o in comune, e sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell'insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell'osservanza dei riti.

Articolo 19
Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.

Articolo 20
Ogni individuo ha diritto alla libertà di riunione e di associazione pacifica.

2) Nessuno può essere costretto a far parte di un'associazione.

Articolo 21
1) Ogni individuo ha diritto di partecipare al governo del proprio paese, sia direttamente, sia attraverso rappresentanti liberamente scelti.

2) Ogni individuo ha diritto di accedere in condizioni di eguaglianza ai pubblici impieghi del proprio paese.

3) La volontà popolare è il fondamento dell'autorità del governo; tale volontà deve sere espressa attraverso periodiche e veritiere elezioni, effettuate a suffragio universale eguale, ed a voto segreto, o secondo una procedura equivalente di libera votazione.

Articolo 22
Ogni individuo, in quanto membro della società, ha diritto alla sicurezza sociale, nonché alla realizzazione, attraverso lo sforzo nazionale e la cooperazione internazionale ed in rapporto con l'organizzazione e le risorse di ogni Stato, dei diritti economici sociali e culturali indispensabili alla sua dignità ed al libero sviluppo della sua personalità.

Articolo 23
1) Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell'impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione.

2) Ogni individuo, senza discriminazione, ha diritto ad eguale retribuzione per eguale lavoro.

3) Ogni individuo che lavora ha diritto ad una remunerazione equa e soddisfacente che assicuri a lui stesso e alla sua famiglia una esistenza conforme alla dignità umana ed integrata, se necessario, da altri mezzi di protezione sociale.

4) Ogni individuo ha diritto di fondare dei sindacati e di aderirvi per la difesa dei propri interessi.

Articolo 24
Ogni individuo ha diritto al riposo ed allo svago, comprendendo in ciò una ragionevole limitazione delle ore di lavoro e ferie periodiche retribuite.

Articolo 25
1) Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all'alimentazione al vestiario, all'abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari; ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia o in ogni altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà.

2) La maternità e l'infanzia hanno diritto a speciali cure ed assistenza. Tutti i bambini nati nel matrimonio o fuori di esso, devono godere della stessa protezione sociale.

Articolo 26
1 ) Ogni individuo ha diritto all'istruzione. L'istruzione deve essere gratuita almeno per quanto riguarda le classi elementari e fondamentali. L'istruzione elementare deve essere obbligatoria. L'istruzione tecnica e professionale deve essere messa alla portata di tutti e l'istruzione superiore deve essere egualmente accessibile a tutti sulla base del merito.

2) L'istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali. Essa deve promuovere la comprensione, la tolleranza, l'amicizia fra tutte le Nazioni, i gruppi razziali e religiosi, e deve favorire l'opera delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace.

3) I genitori hanno diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli.

Articolo 27
1) Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico ed ai suoi benefici.

2) Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.

Articolo 28
Ogni individuo ha diritto ad un ordine sociale e internazionale nel quale i diritti e le libertà enunciati in questa Dichiarazione possano essere pienamente realizzati.

Articolo 29
1 ) Ogni individuo ha dei doveri verso la comunità, nella quale soltanto è possibile il libero e pieno sviluppo della sua personalità.

2) Nell'esercizio dei suoi diritti e delle sue libertà, ognuno deve essere sottoposto soltanto a quelle limitazioni che sono stabilite dalla legge per assicurare il riconoscimento e rispetto dei diritti e delle libertà degli altri e per soddisfare le giuste esigenze della morale, dell'ordine pubblico e del benessere generale in una società democratica.

3) Questi diritti e queste libertà non possono in nessun caso essere esercitati in contrasto con i fini e i principi delle Nazioni Unite.

Articolo 30
Nulla nella presente Dichiarazione può essere interpretato nel senso di implicare un diritto di un qualsiasi Stato, gruppo o persona di esercitare un'attività o di compiere un atto mirante alla distruzione di alcuni dei diritti e delle libertà in essa enunciati.

03 dicembre 2008

Rapporto letture - Novembre 2008


Picture by Iguana Jo.
Cristiano de Majo & Fabio Viola - Italia 2
Non frequento molto il genere reportage, forse per questo motivo il volume di De Majo & Viola m'è parso la versione speculare di un bellissimo libro letto all'inizio dell'anno. Mi riferisco a La leggenda dei monti naviganti di Paolo Rumiz: nella parte di quel volume dedicata all'Appennino si vagava per un Italia realissima e abbandonata, mentre in Italia 2 l'attenzione è rivolta invece a luoghi magari frequentatissimi ma totalmente irreali nel loro riflettere l'immaginario popolare di questi anni. Quanto m'è parso emozionante il panorama descritto da Rumiz tanto m'è parso freddo e cinico e povero il ritratto del paese offertoci da De Majo & Viola.
L'approccio dei due autori al viaggio (dalla villetta di Cogne ai raduni neofascisti a Predappio, dai templi new-age di Damanhur alla Matera ricostruita da Mel Gibson, da San Giovanni Rotondo al teatro Ariston, come recita il blurb del libro) m'è parsa comunque la cosa migliore di Italia 2. Nel loro interrogarsi sul senso dei luoghi visitati - o della visita di certi luoghi - i due autori non offrono facili risposte e sebbene il loro acume venga a tratti sopraffatto da un eccesso di moralismo, il fatto di lasciare al lettore molte più domande di quante non ne avesse in partenza è un aspetto senz'altro positivo.
In Italia 2 c'è però un difetto sostanziale che rischia davvero di pregiudicare tutta la credibilità del progetto. Mi riferisco alla necessità per un libro simile di essere onesto e corretto, di proporre al lettore il maggior gradiente di verità possibile. Invece si inciampa più spesso di quanto sarebbe accettabile in "confusioni temporali" (non so come altro definirle) che oltre ad irritare il lettore offrono il fianco a giudizi poco lusinghieri sulla correttezza giornalistica degli autori: non è infatti possibile incappare in un progetto come questo in viaggi di un paio di giorni che partono in novembre e terminano a ottobre (la visita a San Giovanni Rotondo) o perdersi tra ingiustificabili sovrapposizioni di date (sempre fine ottobre/inizio novembre) per visite che paiono nelle descrizioni molto più lunghe e articolate (Trieste, Predappio, Venezia). Saranno anche dettagli, ma è da questi particolari che si giudica uno scrittore (o due).

Paul Reps & Nyogen Senzaki (a cura di) - 101 storie Zen
A pelle mi verrebbe da dire che 101 storie Zen è un libro inutile, che lo zen è come il jazz, o ce l'hai o c'è poco da fare. Però questo libretto avrà avuto nella sua storia editoriale decine e decine di edizioni dalla sua prima comparsa negli anni 30 dello scorso secolo ad oggi, e un motivo per tanto successo dovrà pur esserci.
Forse la diffusione di queste 101 storie Zen (io stesso non so proprio come ha fatto a capitarmi in casa) è dovuta ad una sorta di effetto bignami: in poche decine di pagine puoi assaggiare l'esotica saggezza orientale, puoi curiosare senza troppe difficoltà tra le brillanti parabole esistenziali di monaci e studiosi e saggi della millenaria tradizione sino/giapponese. Senza troppi sforzi puoi godere insomma dell'illuminazione riflessa dello zen. Mica male, no?


Ian McDonald - Brasyl
Ian McDonald non cessa mai di stupirmi con la sua straordinaria capacità di evocare meraviglie ovunque posi lo sguardo. Dopo l'India di River of Gods ecco questo viaggio tra le pieghe della storia del Brasile tra contorsioni quantistiche, doppelgänger a gogo, suggestioni Conradiane (il viaggio nel cuore di tenebra della giungla amazzonica in questo senso è esemplare) e un'immersione totale nell'atmosfera caotica, calda e sensuale di Rio de Janeiro e San Paolo.
Personaggi affascinanti, azione a tamburo battente e soprattutto la sfrenata immaginazione di McDonald si sviluppano e si incrociano nelle tre fasi temporali attraverso cui si dipana il volume: dall'odissea amazzonica di padre Luis alla fine del '700, alle inquietanti vicissitudini di una produttrice di tv spazzatura nella Rio odierna, fino alle strabilianti avventure di un favelado di successo nella San Paolo del 2032. In mezzo tutto il Brasile possibile, con la scrittura ritmata ed evocativa dell'autore a creare un background di suoni odori immagini e sapori che risulta presto indissolubile dalla trama fantascientifica che rende Brasyl un romanzo unico nel suo genere. Formidabile.


Daniel F. Galouye - Stanotte il cielo cadrà
Forse Galouye è stato solo sfortunato a capitarmi in mano dopo la lettura di Brasyl, ma non credo che il mio giudizio sarebbe cambiato se anche l'avessi letto in un altro momento.
Il fatto è che Stanotte il cielo cadrà soffre di tutti i difetti di gran parte dei romanzi di fantascienza usciti negli ormai lontanissimi anni '50 dello scorso secolo: totale inconsistenza dei personaggi, dinamiche relazionali tra gli stessi che sfiorano il ridicolo involontario, una resa oltremodo semplicistica dei rapporti di potere - della stessa umanità nel suo complesso - e delle relazioni di causa/effetto tra fenomeni.
Insomma, 'sto romanzo poteva forse stupire un'ipotetico appassionato di fantascienza di 60 anni fa, che in effetti l'ipotesi pseudo-solipsistica/onirica della creazione del mondo ha un suo fascino , ma letto qui-e-ora è quasi un insulto alla capacità critica del lettore.


AA.VV. - Robot 53
Non dev'essere stato facile tradurre il racconto di Ian McDonald che impreziosisce questo numero di Robot. Ma se anche la resa italiana non fosse ottimale la storia è talmente potente da riuscire a colpire comunque il lettore. La moglie del Djin si svolge parallelamente alle vicende narrate in River of Gods, ma in questo caso l'azione si dipana nelle strade e nelle lussose residenze di Nuova Delhi, tra demoni virtuali, cyber poliziotti e ballerine innamorate. Un gran bel racconto giustamente premiato con l'Hugo lo scorso anno.
Dopojavascript:void(0) un pezzo da novanta come questo non dev'essere stato facile decidere cosa impaginare nel resto del volume. A mantenere alto lo standard del numero ci pensa un solido racconto di Franco Forte, poi purtroppo la qualità scende inesorabilmente con le successive due proposte italiane, troppo ancorate a vecchi stilemi fantascientifici per risultare davvero interessanti. Per fortuna in questo numero di Robot lo spazio dedicato alla riproposta di racconti già editi è dedicato a Enrica Zunic. Il suo Ain del nome dei numeri e della riparazione del cielo mantiene intatte tutte le sue qualità, la sua forza, il suo dramma.
L'ultimo racconto del volume è Uscire senza salvare di Ruth Nestvold, un'ordinaria vicenda di spionaggio industriale e corpi in prestito. Un racconto non particolarmente memorabile che si lascia tuttavia leggere senza opporre troppa resistenza. A completare il numero la solita messe di articoli interviste e approfondimenti che rendono Robot una rivista unica per qualità e quantità delle proposte giornalistico/saggistiche offerte al lettore.
Per finire approfitto del blog per fare i miei più sentiti auguri a Vittorio Curtoni per una pronta guarigione: Forza Vic, noi qui facciamo tutti il tifo per te!



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