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26 marzo 2012

Hypernext

Foto di Giorgio Raffaelli
Ultima segnalazione fantascientifica del mese.
In colpevole ritardo segnalo la (ri)nascita di Hypernext, blog di riferimento del movimento connettivista che ha ricominciato a trasmettere con continuità,  proponendo un sacco di contenuti interessanti su fantascienza e dintorni.
Da Philip K. Dick a Anne McCaffrey, dall'arte alla politica, dalla rete al sociale, non c'è ambito che gli amici di Hypernext non affrontino con occhio fantascientifico ma piedi ben piantati nel nostro tempo, in questa realtà.

Leggete e condividetene tutti!

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30 novembre 2009

Altro che pecore elettriche. (Rugby, tifo & androidi italiani)


Picture by Codi Grifiti.
Sarà la sovrapposizione temporale degli eventi, i test match autunnali che arrivano insieme al premio Urania, ma ultimamente mi son trovato a paragonare lo stato della fantascienza italiana a quello della nazionale di rugby.
Sia i giocatori che gli autori nostrani si impegnano davvero al massimo, si sacrificano e lottano al meglio delle loro capacità per conseguire un risultato che però non arriva (quasi) mai. Ovviamente il tifoso premia l'impegno ed è disposto a chiudere più di un occhio di fronte ai limiti strutturali della propria squadra (o del proprio autore) arrivando a festeggiare anche il minimo successo come fosse un trionfo o a considerare una sconfitta dignitosa come un evento da ricordare.
Ma se questo atteggiamento è giusto e doveroso di fronte allo spettacolo di una squadra che scende in campo nonostante l'inferiorità tecnica e combatte fino all'ultimo per mantenere fede all'impegno preso mettendo tutta la grinta che ha in corpo per conquistare o difendere quegli ultimi metri che portano alla linea di meta, questo atteggiamento, dicevo, mi pare leggermente sterile quando ci si sposta dal terreno di gioco al campo delle lettere.

Vedi per esempio E-Doll il romanzo di Francesco Verso fresco vincitore del Premio Urania.
Nelle piazze e nei vicoli fantascientifici che frequento non mi era mai capitato di imbattermi in tanto acritico entusiasmo. Se da un lato fa piacere vedere un autore italiano di fantascienza supportato da una posse di fan agguerrita e pronta a rintuzzare ogni minima critica, dall'altro dispiace notare come la teoria rugbistica di cui sopra venga ancora una volta confermata.

Non ho alcun dubbio sulla serietà e la dedizione alla causa fantascientifica di Francesco Verso e non faccio nessuna fatica a riconoscergli le migliori intenzioni e il più grande entusiasmo. Ciò non toglie che al confronto delle opere di _______ (inserite il nome di uno dei primi dieci autori di sf che vi vengono in mente) il suo E-Doll non ci fa una gran bella figura.

Quali sono i difetti di questo romanzo, e perché non si è fatto niente per correggerli?

Per rispondere alla seconda domanda voglio partire dalle parole di uno dei professionisti responsabili dell'assegnazione del premio Urania al romanzo: "in revisione è toccato a me decidere cosa lasciare - tutto - cosa cambiare - pochissimo - e cosa aggiungere, ossia niente."
Una risposta come questa mi lascia basito. O il romanzo in questione è l'opera memorabile di un formidabile genio come nella fantascienza italiana non s'è mai visto (alleluia!) oppure in quella battuta tocca leggerci tutta la rassegnazione di chi, avendo avuto a che fare per tutta la vita con le ambizioni artistiche dei nostri autori, non ha più la forza o la voglia o il coraggio di mettere mano al lavoro di revisione che, immagino, per un autore praticamente esordiente sia sempre necessario.
Certo, esiste sempre l'ipotesi che io non abbia capito nulla delle qualità intrinseche di E-Doll, quindi lasciatemi elencare quelli che secondo me sono gli ahimé numerosi difetti del romanzo prima di sommergermi d'insulti.

- trama: la vicenda narrata in E-Doll è interessante, si sviluppa in tre filoni principali raccontando parallelamente la storia di un'investigazione, il percorso di formazione di una ragazzina, la presa di coscienza di un androide. Il comune denominatore del romanzo è il sesso, presentato di volta in volta come unica consolazione per l'investigatore, come strumento di potere per la ragazza, come mestiere e insieme inesorabile condanna per l'androide.
Le basi per un buon romanzo ci sono tutte. Peccato che nei momenti di svolta le scelte dell'autore invece di coinvolgere e affascinare il lettore lo spingono a chiedersi se non si poteva proprio trovare una soluzione diversa. Vedi per esempio l'incredibile scena dell'interrogatorio in diretta tv tra il Fabbricante e l'investigatore (episodio fondamentale del romanzo gestito nel peggiore dei modi) o il ritorno continuo della stessa anonima comparsa in tre momenti chiave della vita di Maya (la ragazzina) o l'incongruenza tra le capacità di analisi e riconoscimento di Angel (l'androide) e il travestimento della sua allieva. Tolto l'esempio iniziale, davvero imperdonabile, gli altri sono difetti veniali, da citare perché costituiscono parte della massa critica complessiva che ti fanno dire a fine lettura che insomma, dai, si poteva fare di meglio.

- personaggi: show don't tell, show don't tell, show don't tell! Il lettore di E-Doll non si trova mai al fianco dei personaggi. La percezione dell'azione è sempre filtrata dall'ingombrante presenza dell'autore che spiega spiega ma solo raramente mostra quello che succede.
L'unico personaggio che parla con una voce riconoscibile è Angel. Sull'androide Francesco Verso ha effettivamente fatto un buon lavoro di caratterizzazione e personalizzazione. Gli altri personaggi, al contrario, non spiccano mai per come si muovono o per come si esprimono, semmai per come l'autore descrive le loro reazioni alle varie situazioni in cui si trovano.
Questo difetto è accentuato dalla difficoltà a capire le motivazioni che muovono i protagonisti. Considerazione che fa il paio con i dubbi riguardanti l'evoluzione degli stessi nel corso della vicenda. Che a Maya basti lo sguardo di un poliziotto per trasformarsi da sex-addicted a brava ragazza tutta scuola e famiglia o che le conseguenze della raggiunta consapevolezza di Angel siano quelle descritte nel finale del romanzo (e che abbia comunque bisogno di Maya per realizzarle), danno un'idea della natura dei personaggi del tutto contraddittoria rispetto a quella presentata fino a quel momento.

- linguaggio. Forse l'aspetto del romanzo che m'è piaciuto meno. Eccessivamente contorto e confuso nell'esposizione, soprattutto quando si astrae dall'azione per indugiare sulla filosofia o le riflessioni dei personaggi.
Un esempio: "Quando lei vede il membro artificiale ergersi e ingrossarsi, abbassa gli occhi su di esso, simbolo del maschio e della sua inutilità resasi necessaria per un casuale incidente evolutivo." (pag. 42)
Non so voi, mai io una frase come questa non riesco proprio a capirla. Se tenete conto che questo è con buona approssimazione il linguaggio di tutto il volume (almeno nei momenti interlocutori del romanzo, e non sono pochi), vi rendete conto delle difficoltà che si incontrano per arrivare con scioltezza alla fine del volume.
Un discorso analogo andrebbe fatto su come l'autore affronta in generale il tema del sesso che sta alla base di tutto il romanzo. A me è parso di cogliere un continuo altalernarsi di due timbri contrapposti che faticano davvero a raggiungere l'equilibrio: da una parte la scelta di parlare degli innumerevoli atti sessuali in maniera ellittica e allusiva, dall'altra l'improvviso passaggio - senza nessuna percepibile necessità narrativa - a un linguaggio decisamente più esplicito e diretto.
Probabilmente questa è una scelta stilistica consapevole, però ecco, io non sono riuscito ad apprezzarla.

- ambientazione. Se c'è una domanda che mi piacerebbe porre all'autore è "perché Mosca?". Quale imprescindibile necessità narrativa ti ha costretto a scegliere la città russa? Per il lettore nostrano non sarebbe stato più coinvolgente vedere svolgersi l'azione in una città italiana?
Oltretutto come viene caratterizzata l'ambientazione moscovita del romanzo? Gli unici aspetti locali degni di nota sono la toponomastica e la citazione, sparsa qua e là, di numerosi piatti immagino tipici (immagino poiché, non conoscendo il russo, non sai mai se quello che i protagonisti mangiano è dolce o salato, prelibato o disgustoso, alta gastronomia o fast food). La specificità dello sfondo russo scelto dall'autore, che siano le periferie urbane della metropoli, gli uffici pubblici o i centri commerciali, non emerge da nessun altro punto di vista.
(per un confronto vedi ad esempio Brasyl di Ian McDonald: nonostante l'autore risieda nei dintorni di Belfast il ritratto che offre della realtà brasiliana è memorabile per vividezza, tridimensionalità e spessore.)

- ideologia & morale. Qui si entra in territori dove il giudizio è ancora più soggettivo. Non si tratta quindi di valutare se E-Doll è giusto o sbagliato, quanto piuttosto di capire se sia stato capace di entrare in sintonia con la mia specifica visione del mondo.
In questo senso c'è almeno un aspetto del romanzo che non ho digerito, ovvero l'idea del sesso visto sostanzialmente in due modi: o come strumento di potere o come puro sfogo animale. In tutto E-Doll non si esce mai da questa dicotomia, riducendo in pratica ogni atto sessuale a un momento di sopraffazione (ritualizzato, volontario, piacevole ma comunque mai paritetico tra i partecipanti). Nel romanzo si va addirittura oltre, fino a collegare esplicitamente violenza urbana e sesso in una catena di causa/effetto secondo me del tutto arbitraria.
Significativo in quest'ottica è anche il fatto che, nonostante i rapporti e l'identità sessuale siano il tema principale di E-Doll, non ci sia in tutto il romanzo una sola pagina di sano erotismo. Nel sesso vario e molteplice praticato dai protagonisti non c'è alcuna gioia, al massimo qualche consolazione.
Ben triste, no?

Una considerazione finale riguardo la valanga di critiche espresse sul romanzo.
Io non credo assolutamente che Francesco Verso sia l'unico responsabile delle carenze del libro. Sono convinto che se fosse stato seguito con più attenzione sarebbe stato possibile mettere una pezza a tutti i difetti elencati. Perché in effetti qualcosa di apprezzabile in E-Doll c'è ed è una cosa piuttosto rara nel panorama della scrittura di genere in Italia: l'intenzione di scrivere un romanzo di fantascienza originale, la consapevolezza di affrontare temi adulti, l'ambizione di rinnovare il panorama sf italico tentando una strada diversa. Se il romanzo non mi è piaciuto non vuol dire che mancassero idee o prospettiva, ma forse (forse!) solo pratica ed esperienza.
Poi certo, rimane il fatto che il premio Urania è una scadenza ineludibile. Vorrei modestamente segnalare che non è obbligatorio assegnare il premio a tutti i costi. Se la qualità grezza dei manoscritti che giungono in redazione non è all'altezza di uno standard minimo, per una volta si potrebbe anche rinunciare a un romanzo di fantascienza italiana. Altrimenti si potrebbe decidere di lavorarci sopra, insieme all'autore, per realizzare un'opera che abbia almeno un minimo di possibilità di raggiungere il livello qualitativo minimo richiesto a qualsiasi altro romanzo di fantascienza straniera.
Ma forse il punto è altro ancora. Temo ci si stia abituando alla mediocrità e invece di promuovere politiche editoriali che facciano crescere i giovani scrittori si preferisca mandarli allo sbaraglio, tanto il pubblico è di bocca buona e beve di tutto.
Poi è vero, c'è anche la possibilità che io non abbia capito nulla e che E-Doll sia effettivamente un capolavoro, ma per questo temo non ci sia rimedio.

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27 maggio 2008

Frammenti di presentazione


Simone Conti - Picture by Iguana Jo.
Sabato un nugolo di Connettivisti è calato su Modena per la presentazione del volume Frammenti di una rosa quantica presso la libreria Feltrinelli. Queste sono alcune note a margine dell'evento.

Per me è stata la prima volta in veste di organizzatore di un evento simile, ma nonostante l'inesperienza mi pare che la promozione della presentazione sia stata fatta del migliore dei modi: articoli sui quotidiani locali, locandine presso la libreria e in qualche altro spazio scelto, informazioni in rete su un siti e blog vari, pieghevoli e volantini a tappeto per tutta la settimana precedente l'avvenimento. E in più una mostra fotografica a fare da cornice, in modo tale che anche chi non è un lettore forte e guarda solo le figure potesse avere qualche soddisfazione.
Purtroppo nonostante tutto il lavoro di preparazione svolto le persone presenti in sala erano davvero poche. Poco importa se chi ha già partecipato a iniziative simili mi ha abbondantemente rassicurato che i numeri sono sempre questi, che quando ci sono più di venti persone è già un successo, per me la scarsa partecipazione è stata una piccola delusione. Non che ci aspettassimo troppo. Sappiamo tutti che la fantascienza italiana non gode certo di un gran pubblico, ma vista la sede, la data e l'occasione ci auguravamo tutti un'affluenza maggiore.

Fortunatamente il giudizio di chi ha partecipato alla presentazione è stato unanimemente positivo. Non mi riferisco tanto alle parole degli autori presenti, quanto piuttosto all'opinione di alcuni amici, nessuno dei quali particolarmente legato alla lettura fantascientifica, che un po' per le foto, un po' per curiosità hanno fatto un salto in Feltrinelli. Tutti sono rimasti davvero colpiti dal tuffo in quel nucleo pulsante della fantascienza italiana che è il Connettivismo.
L'atmosfera è andata via via riscaldandosi man mano che gli autori si rilassavano e che i discorsi si allontanavano dalla didascalica presentazione dei racconti raccolti nell'antologia per affrontare temi tradizionali quali la misera situazione dell'editoria fantascientifica italiana per arrivare poi a discutere dei massimi sistemi (temi leggeri quali il ruolo dell'uomo nell'universo, la guerra ai tempi della connessione, con una spruzzata di Beckett e Kafka tanto per gradire) passando per l'immancabile tentativo di definire in poche parole cosa sia il Connettivismo (tentativo fallito, ovviamente!). Credo che se non fosse stato per la chiusura della libreria saremmo ancora tutti lì a chiacchierarne amabilmente.

In definitiva un'ottima giornata quindi, con un pensiero dispiaciuto per chi non c'era, suggellata dalla cena finale in cui il Connettivismo ha dato come sempre il meglio di sè.
Alla prossima!

(Qui è possibile scaricare le foto in alta risoluzione della presentazione. Attenzione: sono circa 33 Mb.)

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21 aprile 2008

L'AstraCon che non c'è stata.


Originally uploaded by Iguana Jo.
Vi capita mai di viaggiare con un fuso temporale diverso da quello del mondo circostante?
Quest'ultimo fine-settimana c'era l'Astracon a Villasanta. Dovendo esporre i miei lavori io e Annalisa siamo partiti per tempo venerdì pomeriggio, abbiamo allestito lo spazio a nostra disposizione e poi ci siamo messi in paziente attesa, sia del pubblico che sarebbe accorso a fiumi, sia degli eventi che avrebbero animato la giornata.

Abbiamo temporeggiato.

Abbiamo visitato con calma le altre mostre.

Abbiamo aspettato.

Abbiamo chiacchierato con gli altri artisti.

Abbiamo atteso.

Abbiamo scambiato due parole con due persone in visita.

Siamo andati a fare merenda e siamo tornati.

Abbiamo bevuto un'altra birra.

Abbiamo aspettato ancora un po'.

Intorno alle 20.30 ci sono passati a prendere tre amici e siamo andati a cena.

Alle 21.00 era prevista la proiezione di Dark Resurrection. Vuoi per la compagnia, vuoi per la cena messicana, non ce l'abbiamo proprio fatta a essere presenti. Così ci siamo persi il primo degli appuntamenti clou della tre giorni fanta-connettivista.
Col senno di poi questa scarsa sincronia tra i nostri tempi e quelli della convention è stato il problema principale per tutta la nostra permanenza a Villasanta.
Comunque sia, questo è tutto per il primo giorno all'Astracon. Possiamo dire che abbiamo trascorso giornate più memorabili.


Sabato pomeriggio è trascorso come fosse una fotocopia del venerdì.
Sostituite lo spettacolo teatrale (in cui La Sentinella di Fredric Brown è stata fatta a pezzi da una messa in scena quanto meno incongrua - anche se la soggettiva sulle sabbie era davvero suggestiva, per i primi dieci minuti) alle chiacchiere con gli artisti.
Dopo qualche ora trascorsa in compagnia di Paolo nella vana speranza che qualcosa succedesse Ci siamo dati alla macchia. Spero per chi l'ha vissuta che la serata sia stata un po' più entusiasmante.

Noi domenica siamo ripartiti. I tempi morti delle due giornate precedenti hanno messo a dura prova la nostra resistenza. Sebbene mi fossi ripromesso di fermarmi almeno per il pomeriggio, non ce l'ho proprio fatta. Spero che la giornata e soprattutto l'appuntamento finale con Alan Altieri, Giuseppe Lippi, Silvio Sosio e Paolo Attivissimo, sia stato un successo. Me lo auguro per gli amici che a questa AstraCon credevano davvero, me lo auguro per chi ha fatto i salti mortali per organizzare e partecipare ai vari appuntamenti.
Io sono tornato a casa un po' sconfortato: forse siamo noi che abbiamo fatto fatica a sincronizzarci con i tempi della Con (quante volte ho chiesto cosa prevedeva il programma? proprio non voleva saperne di entrarmi in mente…). Forse era la Con ad essere un po' fuori tempo. A me è rimasta la sensazione di un'occasione mancata. L'anno scorso l'evento era riuscito senza dubbio meglio, pur con tutte le limitazioni sia di orari che di spazi.

Da questa AstraCon di positivo riporto a casa le chiacchiere fatte con Michelangelo Miani e con Gatto, i preziosi consigli e gli scambi di opinioni sulla maniera migliore di presentare il proprio lavoro, sull'esperienza del lavoro creativo e sul come si dovrebbe realizzare e presentare una mostra. Magari per tre giorni di Convention non è tanto, ma è sempre meglio di niente.

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08 aprile 2008

Appuntamento all'Astracon!

Dal 18 al 20 aprile sarò anch'io all'Astracon, la convention fantascientifica che si svolgerà presso il cinema teatro Astrolabio a Villasanta, nei pressi di Monza.
Porterò con me una quindicina di tavole per presentare al pubblico alcune delle immagini che corredano l'antologia connettivista Frammenti di una rosa quantica insieme ad altri lavori assimilabili per intenzioni e suggestioni al panorama fantascientifico che si dispiegherà nei tre giorni dell'evento.

Per farsi un'idea dei contenuti e del ricco programma delle giornate monzesi vi rimando all'articolo pubblicato qualche giorno fa su Fantascienza.com.

Per seguire in diretta e interagire con tutti gli eventi dell'Astracon è stato invece creato un blog: astracon.wordpress.com.

Appuntamento all'Astrolabio dunque, da venerdì fino a domenica 20 aprile!

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03 aprile 2008

Rapporto letture - Marzo 2008


Picture by Iguana Jo.
Nell'attesa di finire Giochi sacri, le restanti letture di marzo sono tutte made in italy.
Ecco l'elenco:

Christian Raimo (a cura di) - Il corpo e il sangue d'Italia
Per prima cosa lasciatemi dire che è davvero una fortuna che in Italia esistano ancora editori come minimum fax. È soprattutto grazie al loro lavoro (e a quello di pochi altri editori nostrani) che si tenta di percorrere strade (troppo) poco battute, esercitare scelte e proporre progetti che non rientrano nello standard omologato dell'offerta editoriale italiana.
In quest'ottica Il corpo e il sangue d'Italia è un esempio perfetto: un volume che cerca di coniugare le capacità narrative degli autori con l'ambizione, anzi, con la necessità, di spiegare e spiegarsi qualche pezzo del paese in cui siamo immersi.
Operazioni come questa si portano sempre dietro il loro bel carico di incognite. Il rischio connaturato a questo libro, che è prima di tutto la raccolta di una serie di reportage su vari aspetti del nostro paese, è quello di eccedere nel gusto affabulatorio e narcisista degli autori, di esaltare il mestiere dello scrittore piuttosto di approfondire la realtà di cui tratta. In effetti degli otto contributi all'antologia più di uno tende a deragliare dal racconto delle viscere del paese verso un più personale viaggio nella propria incapacità di relazionarsi compiutamente con la realtà circostante.
Per fortuna però tra i diversi contributi presenti ci sono aspetti misconsociuti del nostro paese resi con grande maestria e partecipazione. Penso all'incontro con la realtà quotidiana degli imam nelle nostre metropoli, allo sguardo su uno scorcio di Calabria da cui si intravedono molti nodi di quella che è la vita normale in quelle terre, ma soprattutto a quello che è secondo me il pezzo più memorabile dell'intera raccolta. Mi riferisco a Il responsabile dello stile di Antonio Pascale, una sorta di meta-reportage sulle modalità di rappresentazione della realtà nella sua trasposizione mediatica, che nonostante sia il contributo più off topic del volume è anche quello che più di tutti illumina di consapevolezza l'idea che abbiamo (che ci siamo fatti) dell'Italia che ci circonda. Di certo il pezzo di Pascale è quello che alla fine mi ha lasciato più materia su cui riflettere.
Perché in fondo la mia reazione viscerale alla lettura dei vari squarci aperti dagli autori nel cuore della penisola è stata una sorta di sollievo, prima di tutto per la fortuna che ho avuto nell'essere nato a Bolzano e abitare a Modena, e poi per il fatto di avere un lavoro soddisfacente e una famiglia che non è stata poi così difficile veder crescere. Non mi sento un privilegiato, e non provo neppure sensi di colpa, ci mancherebbe. Ho piuttosto la consapevolezza che poteva andarmi molto molto peggio.

AA. VV. - Robot 49 & Robot 50
Finalmente ho iniziato a colmare il gap tra gli ultimi numeri di Robot letti ormai un paio d'anni fa e le ultime uscite. Il fatto è che sebbene Robot sia l'unica rivista di fantascienza che valga davvero la pena leggere, la qualità media della narrativa delle sue pagine è piuttosto altalenante. Si passa da pezzi da novanta come Neil Gaiman ad esordi narrativi non pienamente riusciti, alla riproposizione di materiale storico che personalmente non riesco ad apprezzare più di tanto.
In effetti i due numeri di Robot letti questo mese non spiccano certo per la qualità dei racconti, piuttosto per la presenza di articoli (che siano saggi critici, approfondimenti o materiale puramente informativo) davvero interessanti. Da segnalare per esempio le interviste a Richard K. Morgan (nel numero 49) e quella a Charlie Stross (nel numero 50). Per tornare alla narrativa, non vorrei aver dato l'impressione che sia tutta da buttar via. Se continuo a seguire Robot è proprio per la sua proposta di narrativa breve. La forma racconto è infatti tra quelle che più apprezzo, oltre ad essere tra le più caratteristiche del genere fantascienza, ma è sempre più difficile ritrovarla in libreria.
Tra le piacevoli sorprese del numero 49 vanno segnalati la riproposizione di Ketama, divertito e divertente racconto hard-boiled uscito dalla tastiera di Silvio Sosio qualche anno fa, il folgorante inizio di Viaggio ai confini della notte di Giovanni De Matteo che se anche poi non si conclude nel migliori dei modi, rimane un ottimo esempio di robusta fantascienza. Nel numero cinquanta spicca la presenza di un Premio Hugo Tk'tk'tk di David D. Levine (piacevole, ma non entusiasmante) e del celebrato Harry Turtledove che ci offre uno scorcio di storia alternativa non troppo esaltante, almeno dal mio punto di vista. Nello stesso numero si segnalano pure il racconto di Alberto Cola vincitore del Premio Italia e la riproposizione di un racconto di Anna Rinonapoli, Gita al pianeta madre che nonostante sia appesantito da un moralismo piuttosto evidente brilla però per un uso del linguaggio davvero effervescente.
Da leggere, come sempre, gli editoriali di Vittorio Curtoni.

AA. VV. - Frammenti di una rosa quantica
Finalmente ho letto Frammenti di una rosa quantica fino in fondo, e sebbene l'abbia finito solo ieri, e Marzo sia ormai già passato, beh… perché perdere l'occasione?
Tra i motivi che mi hanno trattenuto dal leggere preventivamente i racconti che sarebbero poi andati a comporre l'antologia c'era anche il malcelato timore che non fossero all'altezza delle aspettative. La mia esperienza con Supernova Express, la prima raccolta connettivista uscita un anno fa, non era stata delle migliori. Temevo che il livello qualitativo dei racconti proposti in questo nuovo volume fosse paragonabile a quello non certo entusiasmante dell'antologia precedente.
Beh… sono davvero felice di poter dire che mi sbagliavo alla grande.

Insieme ai nomi ormai conosciuti e apprezzati di Dario Tonani o Alberto Cola, vanno citati tra gli autori dei racconti che più ho apprezzato almeno Filippo C. Battaglia, Fernando Fazzari e Marco Milani, che seppur con qualche ingenuità, i primi due per lo meno, danno comunque prova di ottime capacità compositive.
Anche nei Frammenti di una rosa quantica ci sono racconti che non mi hanno soddisfatto (ma trovatemi un'antologia di soli capolavori!), in compenso però, a fronte di un livello medio più che dignitoso, nel corso della lettura ci si imbatte in vere e proprie gemme in grado di illuminare da sole tutto il volume.
Se da un lato si rischia ormai di dare per scontate le capacità di Giovanni De Matteo non si può non rimanere sorpresi dalla densità e dalla ricchezza di suggestioni del suo Orizzonte degli eventi, un racconto che sembra essere uscito dal magico incontro di William Gibson con Greg Egan a casa di Samuel Delany. Spero che Giovanni voglia approfondire l'esplorazione di questa porzione di universo, come lettore non vedo l'ora di poterci tornare.
Altra menzione per il racconto di Alex Tonelli. Me ne avessero parlato prima, avrei scartato l'idea di un racconto come L’ultima stanza del mondo come qualcosa di velleitario o di terribilmente palloso. E invece la scrittura cristallina dell'autore mi ha conquistato con le sue atmosfere tra il claustrofobico, l'onirico e il surreale, con la tensione crescente e l'impossibilità di una risposta. Un racconto davvero splendido.
Ultima citazione per Amiens, 1905 di Simone Conti. Un racconto che mi ha fatto ritornare con la memoria ai pomeriggi spesi da bambino tra le pagine dei romanzi di Giulio Verne. Un racconto emozionato ed emozionante, che non si limita a citare in maniera precisa e partecipata le opere dell'autore francese ma che si esalta nella sua capacità di commuovere e di sorprendere il fortunato lettore.

Arrivato in fondo al volume mi ritrovo assai più speranzoso di prima riguardo al futuro della fantascienza made in italy. Credo sia il risultato migliore che questi Frammenti di una rosa quantica potessero ottenere.

Questo è tutto per il mese appena trascorso. Per il mese prossimo ancora Robot, McCarthy e finalmente l'India di Vikram Chandra.


Seguite il link per le letture di gennaio e febbraio.

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30 luglio 2007

Supernova Express


Picture by Iguana Jo.
Sono reduce dal viaggio inaugurale dell'espresso connettivista. La sensazione è simile a quella che ti ritrovi addosso dopo un viaggio sui treni nostrani: qualche scorcio interessante a illuminare la noia del viaggio, ma quanta fatica per arrivare in fondo!

Evidentemente il problema che ho con i racconti che compongono l'antologia nasce dall'idea di fantascienza che mi porto appresso. Per me la fantascienza è soprattutto esplorazione del mondo, speculazione sulla realtà, idee più o meno innovative messe in gioco nel cortile del comune quotidiano.
Salvo rare eccezioni in Supernova express non c'è nulla di tutto questo. C'è il solipsismo portato a paradigma dell'incapacità di comprensione del mondo, c'è l'introspezione drammatica che tende alla masturbazione mentale, c'è un'adolescenziale ansia di parlarsi addosso senza l'esperienza e l'ironia necessarie ad alleggerire l'atmosfera e poi c'è l'ennesimo rivestirsi dei panni dei grandi ormai consunti.

Dei dodici racconti presenti nell'antologia gli unici che salverei dalla nuclearizzazione sono L'hobby dek signor Zafsky di Luca Bonatesta (ecco il mondo! ecco persone e non manichini!), Intorno alla singolarità di Giovanni De Matteo (non sarà estremamente originale ma Giovanni sa come scrivere un racconto. Fantascienza doc, solo un po' troppo romantica per il sottoscritto) e L'incanto di Bambola di Lukha Kremo Baroncinj (che per questa volta rinuncia alle folli digressioni, limita le ingenuità al minimo e sforna un racconto micidiale, sicuramente il migliore dell'antologia).

Tre racconti sono un po' pochi per un'antologia ambiziosa come questa. Non che mi aspettassi un capolavoro, ma un volume più innovativo, almeno sul fronte fantascientifico, beh… questo sì.
Nonostante il contagioso entusiasmo dei Connettivisti (che malgrado i risultati è sempre cosa buona e giusta) per lo sbocciare di una nuova via alla fantascienza italiana bisognerà attendere ancora, che forse i tempi non sono ancora maturi.
Rimaniamo in ascolto.

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27 marzo 2007

Revenant!


Picture by afeman.
Revenant è la prima raccolta di racconti di fantascienza di Giovanni De Matteo, aka X. Capirete che già avere a che fare con un volume di racconti di fantascienza italiana è un piccolo evento nel panorama letterario nostrano. Ancora più eccezionale il fatto che per una volta i racconti presentati non sono permeati da quell'atmosfera nostalgico decadente che sembra imperare tra gli autori giovani o meno giovani della scena italiana, ma offrono una visione del futuro all'avanguardia per tematiche e suggestioni.

Detto questo, com'è realmente Revenant? Vale il tempo speso per la lettura?Presenta qualche traccia originale o è la solita riscrittura made in italy dei canoni fantascientifici anglosassoni?

La prima doverosa osservazione è che Giovanni De Matteo sa scrivere, questa almeno è una certezza. Anche se in alcuni racconti si nota qualche ingenuità, e forse un'eccessiva dipendenza dai moduli di scrittura cyberpunk - ma è troppo amore, mai scopiazzatura - la tensione narrativa rimane sempre alta. La capacità di immaginare e riproporre ambientazioni affascinanti, il forte impatto emozionale degli scenari speculativi insieme alla passione percepibile dietro ogni racconto sono i veri punti di forza di questa antologia. Nei sei racconti presenti si spazia dal cyberpunk urbano, al viaggio nel tempo, dall'avventura marziana alla riscrittura tecnologica del mito biblico. Ce n'è insomma per tutti i gusti, legati però da una sensibilità unificatrice riconducibile al paradigma connettivista promosso dall'autore, per cui ogni dettaglio, la più diversa speculazione, si situa in una visione postumana del futuro.

L'unico limite attuale dell'autore è forse rintracciabile nella mancanza di profondità dei protagonisti delle sue storie. I personaggi si muovono spinti da pulsioni troppo facili, i dialoghi e le emozioni che li dovrebbero caratterizzare danno l'idea di un'eccessiva drammatizzazione e, in un fondo, di uno scarso realismo. Ma il punto più dolente nella produzione di De Matteo sta secondo me nelle sue figure femminili: sempre fondamentali nello sviluppo narrativo, ma mai all'altezza del loro ruolo dipendenti come sembrano essere dalle figure maschili che ne determinano l'esistenza, idealizzate tanto da perdere ogni connotazione reale. Tutte le donne di De Matteo incarnano un'ideale femminile tanto irreale da risultare del tutto fuori luogo nelle le vicende prettamente terrene dei suoi racconti.

Eccezione in questo panorama di personaggi umani appena abbozzati è Cuore di Tenebra che, titolo escluso, mi pare la prova migliore dell'intera antologia. In questo caso le motivazioni, le spinte emotive, i turbamenti e le aspirazioni della creatura sotterranea protagonista del racconto sono rese in maniera magistrale. I personaggi di contorno dipinti in poche frasi prendono immediatamente vita agli occhi del lettore. Anche la scarsa indipendenza della figura femminile invece di apparire come possibile difetto, è perfettamente funzionale alla messa in scena orchestrata dall'autore.

Red Dust è l'altro racconto che rimane impresso nella memoria. La sua forza sta nello scenario originale (un Marte in via di terraformazione forzatamente abitato da reduci mediorientali e altra umanità emarginata) che offre all'autore la possibilità di scatenare tutta le sue capacità narrative e immaginifiche coniugando istanza politiche, tensioni post-umane e invenzioni tecnologiche. La carne al fuoco è davvero tanta per un unico racconto, tanto da lasciare facilmente presagire lo scenario per un futuro romanzo.

Sugli altri racconti non mi dilungo, ma mi piace notare come sia evidente e palpabile la progressione qualitativa man mano che si procede nella lettura dell'antologia. E se il buongiorno si vede dal mattino, beh… non vedo l'ora di mettere le mani sulle prossime prove narrative di Giovanni, che le premesse per la nascita di un Grande Autore italiano ci sono tutte.

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06 marzo 2007

Siamo tutti connessi

Picture by Iguana Jo.
Fine settimana ricco di incontri, scoperte e soddisfazioni l'ultimo appena trascorso.

Grazie alla magia della rete ho avuto la possibilità di esporre alcune mie foto alla NextCon che si è tenuta sabato in quel di Vimercate.
Se siete curiosi riguardo alla Convention vi invito a fare un giro qui o qui, per quanto mi riguarda posso dire che è sempre bello vedere tanto entusiasmo per un progetto culturale alternativo al mainstream. Sulla sostanza della proposta non mi pronuncio (ma lo farò presto, che qualche libro l'ho pure acquistato), ma visto che finalmente ho toccato con mano la connessione due parole sul movimento le voglio spendere.

Per quanto mi siano piaciute le persone coinvolte nel Connettivismo faccio fatica a riconoscermi in un movimento, in un qualsiasi movimento. Dal mio punto di vista l'etichetta connettivista, come tutte le etichette, può essere comoda per riconoscere, distinguere e collocare un'opera d'arte. È utile e forse anche necessaria per fare ordine e catalogare. Ma il fatto di stabilire a priori una connotazione, il rifarsi a un manifesto, lo schierarsi artisticamente, sono cose che non riesco a sentire come mie. Certo, il proporsi come movimento può essere un'efficace strategia di marketing per attirare a se le luci dell'establishment, ma dal punto di vista autoriale mi sembra un'inutile gabbia, che imprigiona eventuali episodi talentuosi e livella la proposta alla qualità media della stessa.
Ovviamente queste sono tutte impressioni generiche che non si riferiscono esclusivamente al movimento connettivista, che vanno ben al di là del felice incontro di sabato e che forse servono soprattutto a togliermi dall'imbarazzo che mi ha colto quando mi è stata rivolta la domanda fatale: ma tu, sei un Connettivista? Sono onorato di averne conosciuto qualcuno, ma no, non mi sento parte di alcun movimento. Preferisco accompagnarlo lungo la strada, goderne le opere e partecipare magari a qualche episodio lungo il cammino.

Detto questo, non posso che menzionare e ringraziare di cuore X per avermi invitato a partecipare alla NextCon; Alessio, Alex, Serena e Andrea che si sono fatti in quattro, sempre gentilissimi e disponibilissimi, per permettere a me e Annalisa di allestire la mostra nel migliore dei modi; tutti i Connettivisti, una banda di persone creative e positive, con quella vena di follia indispensabile per proporre fantascienza oggi; gli amici che ci sono venuti a trovare, e soprattutto Margotta, che connettivista non è, ma che si è rivelata davvero per una persona squisita (buon viaggio!) e last but not least, Annalisa, che è stata la mente (e il braccio!) per quanto riguarda l'allestimento dell'esposizione fotografica,

Ah… dimenticavo! Un ulteriore ringraziamento è d'obbligo alla persona sconosciuta (se fosse connessa si faccia viva!) che mi ha regalato la soddisfazione finale della giornata, portandosi a casa una delle fotografie. Grazie di cuore!

Per noi la serata s'è conclusa anzitempo, altri piacevoli impegni ci attendevano a Milano, però c'è rimasto il tempo per assistere alla proiezione di Con gli occhi di domani (stupefacente performance cinematografica, che a dispetto dei mezzi minimi utillizzati s'è rivelata notevole soprattutto dal punto di vista tecnico) proposta da Walter L'Assainato e Mauro Gazzola (andateli a trovare qui) e alla performance di Zoon e Kremo quest'ultimo in vena decisamente declamatorio/futurista che ha conquistato l'auditorio riuscendo ad unire in un mix azzardato ma perfettamente riuscito Fabrizio De André al manifesto connettivista.

In tarda serata c'è stato per noi il felice incontro con altre conoscenze che da virtuali si fanno sempre più concrete e reali. Parlo degli amici flickriani riuniti da Sarmax per festeggiare il suo compleanno: Kozan, Śiva , Giona, Auro, Meme, Koan, Pensiero, Berberenike … sono nomi che fuori dalla rete non diranno niente ai più, ma che nascondono dietro l'obiettivo delle loro macchine fotografiche un sacco di talento.
Queste sono le connessioni che mi esaltano.
Alla prossima!

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