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05 giugno 2013

Letture: Francis Scott Fitzgerald, Stephen King, Joe R. Lansdale

© giorgio raffaelli
Francis Scott Fitzgerald - The Great Gatsby
Si può arrivare alla mia età senza aver letto Il grande Gatsby? Evidentemente sì, però mi dispiace un po' non aver incontrato prima il romanzo di Francis Scott Fitzgerald.
Credo di averlo già scritto ma tanto vale ribadirlo: io sono tra quelli che tra fantascienza e cinema e beat generation e rock'n'roll l'America gli ha fottuto l'immaginario (su base consensuale e senza alcun rimpianto, anzi…). Capire quali sono le basi di questa fascinazione è sempre interessante, per questo motivo leggere The Great Gatsby, una colonna portante del senso americano per la narrazione, è illuminante.

Nella storia di Jay Gatsby, rivelata progressivamente da Fitzgerald sfruttando il punto di vista privilegiato di Nick Carraway, ci sono tutti gli ingredienti per quella via americana alla conoscenza del mondo che mescola insieme individualismo e ambizione, grandi passioni e ricerca dell'ideale, eguaglianza delle persone e aristocrazia del denaro. lotta di classe come affermazione individuale, morale che si piega al risultato e, soprattutto, l'esaltazione senza compromessi della giovinezza - il potenziale, l'energia, le possibilità -  rispetto alla consapevolezza delle sconfitte, inevitabili, della maturità.
Il Grande Gatsby è un gran bel romanzo per come è narrato, per il calibrato disvelamento del lato oscuro dei vari personaggi, per l'approccio normale agli eventi straordinari cui si assiste (Carraway è il perfetto contraltare alla grandeur di Gatsby), per il senso di rimpianto e nostalgia che emerge da ogni singola pagina senza risultare mai stucchevole o melodrammatico, a esaltare anzi, un romanticismo sotterraneo mai esplicito ma forse per questo ancor più struggente.
Arrivato in fondo capisci bene perché il romanzo di Francis Scott Fitzgerald sia diventato iconico e fondamentale, non solo per gli autori americani che seguiranno, ma anche per tutti quegli scrittori che nell'America letteraria han cercato fortuna e ispirazione.



Stephen King - La Torre Nera
C'ho messo poco più di quattro anni per arrivare alla fine di questa lunghissima saga, e per molto tempo mi son chiesto se era il caso di proseguire o mollare quello che per parecchio tempo m'è parso un furbo, per quanto piacevole, mappazzone narrativo. Nei sette volumi della saga de La torre nera c'è tutto quel che un lettore di genere può desiderare: magia e orrori, fantascienza e mostri, apocalissi assortite e mondi paralleli, con in più quell'abile tocco metaletterario capace di stuzzicare anche il lettore più scafato. Non sempre l'abbondanza è sinonimo di qualità, e più di una volta nei sei capitoli precedenti ho dubitato della capacità di Stephen King di dare armonia ed equilibrio alle varie componenti del suo ambizioso affresco.
Ero lì lì per mollare tutto a causa delle dimensioni di quest'ultimo volume e dell'opinione che avevo maturato al termine della lettura degli ultimi due capitoli della saga (I lupi del Calla e La canzone di Susannah), che mi son parsi frutto di calcolo e mestiere più che di passione e necessità narrativa. Ho deciso di leggere La torre nera un po' per l'inevitabile curiosità di sapere come va a finire, un po' per vedere se i giudizi confortanti letti un po' ovunque sarebbero stati confermati dai fatti.

Arrivato in fondo posso dire che La Torre Nera mantiene tutte le promesse, e conclude in maniera più che degna una storia che per lunghi tratti sembrava girare in tondo, svelando qualche mistero, dando risposte - magari poco piacevoli - alle domande dei personaggi, con un finale che riesce ad essere al contempo consolatorio e terrificante. Onore al merito a Stephen King dunque, che oltre ad essere un ottimo artigiano della scrittura, dimostra di saper condurre in porto una storia complicata come questa senza troppe concessioni ai desideri del pubblico, con un rigore e una coerenza esemplari.
E sì, credo che Roland un po' mi mancherà.



Joe R. Lansdale - Cielo di sabbia

Mi piace il modo in cui Joe R. Lansdale tratta i ragazzi. Che siano i lettori cui è destinato Cielo di sabbia o i personaggi stessi del romanzo, Big Joe non scende a compromessi, li lascia liberi di comportarsi come meglio credono, li lascia provare, li lascia sbagliare, a volte vincere, a volte piangere, ma senza alcuna supponenza, senza porsi quale esplicito giudice morale di comportamenti o scelte. Lasciandoli soprattutto parlare con la propria voce.

In effetti se c'è un motivo per cui val la pena leggere Cielo di sabbia è nella voce narrante del suo giovane protagonista. Joe Lansdale - e con lui Luca Conti, traduttore del romanzo - rende perfettamente il punto di vista di Jack, adeguando lessico e profondità a quelle di un adolescente che, sebbene si muova e agisca nella dust bowl della grande depressione, risulta riconoscibile nei comportamenti e perfetto nelle relazioni che instaura con i suoi compagni di viaggio (tra cui spicca Jane, meravigliosa femme fatale quattordicenne, anno più anno meno) anche qui e ora.
Sebbene non abbia le ambizioni dei precedenti romanzi "di formazione" dell'autore texano (penso a La sottile linea scura o a The Bottoms) Cielo di sabbia è una lettura piacevole e divertente, buona per grandi e piccini, nel solco tracciato negli anni dal talento e dal mestiere di quello che continua ad essere uno dei miei autori preferiti.

30 agosto 2012

Letture: Murakami, Lindqvist, Murgia, Walton, Lansdale.

© giorgio raffaelli
Benritrovati! Le vacanze son finite già da qualche giorno, ma ho esitato un po' a farmi vivo qui dentro. Quando il blog rimane fermo per più di una settimana faccio sempre fatica a riprenderlo in mano. C'è l'inerzia della pigrizia estiva, la timidezza del rifar vedere la propria faccia virtuale in giro dopo tanto tempo, e poi c'è la quantità di cose di cui vorresti parlare e che fai fatica a mettere in fila.
Per uscire dall'imbarazzo partiamo con una raffica di note sulle letture dei mesi passati. Ho in saccoccia qualche decina di recensioni (chiamiamole così, per questa volta) appena abbozzate. Se aspetto di svilupparle per bene il blog rischia di morire d'inedia. Ho deciso quindi di spararne qualcuna in una serie di post cumulativi. Se poi qualcuno di voi là fuori avesse voglia di discutere di questo o quel romanzo, non ha che da dirlo, e se ne può parlare in maniera più diffusa e approfondita.


Murakami Haruki - Kafka sulla spiaggia
Finalmente Murakami Haruki ha ricominciato a raccontare storie capaci di emozionarmi come quelle dei suoi esordi; finalmente ci sono personaggi riconoscibili, vivi, vitali; finalmente l'autore giapponese ha trovato una via d'uscita dal vicolo cieco solipsista ed etereo di almeno un paio dei romanzi che hanno preceduto Kafka sulla spiaggia.
Kafka sulla spiaggia è un'ode alla marginalità. Nei romanzi di Murakami essere esclusi dal consesso civile non è una condanna ma una benedizione: permette una libertà limitata solo dai vincoli (amore, abbandono, dolore e altre inquietudini) che i personaggi si impongono e con cui si confrontano per tutto il corso della narrazione. E lo sconfinamento della vicenda nel fantastico, ambiguo, quasi ipnotico, sempre necessario, non è altro che un'altra possibilità che ci offre il nostro quotidiano, individuale, solitario punto di vista sulla realtà.
Mi piace Murakami, mi regala una serenità che non trovo altrove.


John Ajvide Lindqvist -L'estate dei morti viventi
"Scrivo versi tra i non morti nella fase REM"
Queste parole da un pezzo di Salmo (Prima di dormire) non smettono di risuonarmi in testa ogni volta che ripenso al romanzo di John Ajvide Lindqvist.
Non so cosa me le faccia accostare a L'estate dei morti viventi, che in fondo i due testi c'entrano ben poco uno con l'altro. Forse l'atmosfera di tranquilla disperazione, la rassegnazione a una sconfitta che non è una resa, ma nasce dalla consapevolezza di essere minoranza isolata, o forse è solo la mescolanza bastarda di riferimenti narrativi e musicali… (che poi vogliate leggere queste parole in riferimento al romanzo, all'hip-hop italiano, o alla nostra natura di lettori di genere, beh… fate voi.)
Non sono avezzo ai topoi dell'horror. Gli zombi li conosco, come la maggior parte di voi, per qualche frequentazione cinematografica e per la loro ubiquità mediatica, ma non sono un esperto. Non so quindi dove collocare L'estate dei morti viventi nel panorama dell'horror contemporaneo. Di sicuro so che m'è piaciuto parecchio, forse per il tono quieto, senza strepiti o urla, con cui è narrata la solita storia di zombi, o forse per la capacità di affrontare il tema dei non-morti non eccedendo in facili simbolismi o metafore sociali, ma riuscendo comunque a parlare di scienza e religione e politica e sentimenti, non perdendo mai il fuoco sui personaggi, sulle loro storie, e sull'orrore che li circonda.
Per finire un ringraziamento a Elvezio Sciallis: è la sua recensione che mi ha spinto verso L'estate dei morti viventi. (E se per caso in questo grazie ci leggi un sottile invito a riprendere a parlare di libri, beh… cosa stai aspettando?)


Michela Murgia - Accabadora
Erano anni che giravo intorno a questo romanzo. Me ne avevano parlato bene in tanti, ma la politica dei prezzi Einaudi mi ha tenuto lontano da 'sto libro per un sacco di tempo. (Non compero romanzi che costino più di 12/15 euro, Vendere le 164 pagine di Accabadora a diciotto euro a me pare un latrocinio.)
Nel 2011 è uscita però un'edizione economica del volume, ed eccomi quindi qui a parlarne.
Accabadora merita tutti i riconoscimenti che ha avuto. È un ottimo romanzo da tutti i punti di vista: c'è la ricostruzione storica (la campagna sarda, la Torino anni '50); la tridimensionalità dei personaggi, che son tanto veri e vicini che è difficile metterli da parte una volta concluso il romanzo; una scrittura asciutta e coinvolgente; la possibilità di riflettere tra le righe della storia di condizione femminile, di etica, di scelta e di destino; una trama solida, con mistero, dramma e passioni, ottimamente gestita e risolta.
Io però non posso a fare a meno di chiedermi com'è possibile che un'autrice trentenne, capace e sensibile come Michela Murgia, debba ritrovarsi a scrivere l'ennesima storia sul passato che mai più ritornerà? Perché qua da noi non si riescono a leggere storie altrettanto profonde e interessanti di questa Accabadora capaci però di riflettere sul nostro futuro? Sarà solo un'impressione - smentitemi se potete! - ma perché in Italia non siamo capaci di mettere il nostro passato in un angolo e vedere quel che c'è più avanti? Domanda retorica, lo so, ma quale occasione migliore per riproporla?


Jo Walton - Tooth and Claw
Avete presente quelle storie fine ottocento, tipicamente inglesi, con la classica famiglia in difficoltà, il padre improvvisamente scomparso, le figlie da sistemare, i fratelli su cui si può contare fino a un certo punto, un nobile malvagio all'orizzonte e poche speranze di salvezza, vincolati come sono tutti alla rete di convenzioni sociali che legano e immobilizzano qualsiasi tentativo di cambiamento, con magari la brezza lontana di una rivoluzione alle porte? Lo sviluppo di una storia simile può sfociare in dramma o risolversi in commedia, ma ha tutta l'apparenza, riproposto qui e ora, di una vicenda stucchevole e retorica.
Jo Walton però ne sa una più del diavolo e su questa struttura opera un unico magnifico cambiamento, sufficiente a rendere entusiasmante la lettura di Tooth and Claw: tutti i protagonisti di questa saga familiare sono draghi. Sì, proprio draghi: vari metri di lunghezza, ali, artigli e zanne.
La conseguenza più immediata di questa scelta è che la struttura della società in cui i draghi vivono non è definita (solo) da vincoli sociali, ma bensì fisici: le dimensioni contano.
Ma Jo Walton non ha alcuna intenzione di scrivere una parodia: il meraviglioso lavoro di world building che sta alla base della vicenda ne è la prova più evidente, così come la sensibilità nella creazione e nella gestione dei personaggi. Come nella miglior tradizione del romanzo ottocentesco ci sono momenti esilaranti, altri piuttosto drammatici (e screziati di una certa vena granguignolesca che non stona per nulla, visto il contesto). La scelta di attenersi al registro della commedia romantica non impedisce all'autrice sottili osservazioni sui rapporti tra i sessi o le strutture di potere, che avvicinano il mondo dei draghi a realtà più prossime all'esperienza del lettore.  
Tooth and Claw è un romanzo fantasy, non ci sono dubbi, ma un fantasy piuttosto diverso da quelli che si trovano solitamente nelle nostre librerie. Da leggere, e goderne pagina dopo pagina.


Joe Lansdale - Sotto un cielo cremisi
Hap Collins e Leonard Pine hanno cambiato editore italiano, ma la sostanza non cambia. Nonostante gli anni passino e gli acciacchi dell'età comincino a farsi sentire, il duo più famoso del Texas orientale continua a far danni. Nonostante il ritmo non sia più quello dei tempi d'oro, e alcuni momenti e situazioni risultino forzati, Hap e Leonard tengono botta anche Sotto un cielo cremisi, sorretti dal mestiere di Lansdale e dalla potenza di fuoco che schierano contro un mondo sempre più brutto e cattivo.
Era da qualche anno che non leggevo nulla del mio autore texano preferito, forse potevo scegliere un romanzo migliore, ma oh… Joe Lansdale non riesce proprio a deludermi.




17 settembre 2009

Letture luglio/agosto 2009 - seconda parte


Picture by Iguana Jo.
Avevo tutte le intenzioni di aggiornare il blog con maggiore assiduità e invece a causa dell'improvviso picco lavorativo di questo inizio settembre il mio tempo-rete si è drasticamente ridotto e quel poco che m'è rimasto se n'è andato nel tentativo di fronteggiare le reazioni al post su Bad Prisma. Ora che la situazione sembra essersi acquietata rieccomi con la seconda parte dell'elenco delle letture di luglio e agosto. A breve (spero!) la terza e ultima parte.
Prima di iniziare coi libri voglio ricordare Jim Carroll, che se n'è andato la settimana scorsa.
Carroll era un outsider della scena letteraria e musicale americana, ciò nondimeno i suoi Basketball Diaries mi hanno lasciato un ottimo ricordo di 'sto ragazzo strafatto di droga e poesia.

Roger Deakin - Nel cuore della foresta
Esiste una parola per definire la nostalgia per qualcosa che in fondo non ci appartiene? Roger Deakin con questo libro compie un piccolo miracolo: rendere i luogo sconosciuti oggetto delle sue esplorazioni più familiari di quelli che ti circondano quotidianamente. Ci riesce grazie a una combinazione unica di curiosità e competenza, passione e umiltà.
I pezzi che compongono questo volume (dai racconti di viaggio in Kazakistan o nel bosco dietro casa, agli incontri con artisti, ai reportage su mestieri in via d'estinzione) tracciano le coordinate di un mondo verde in costante trasformazione in cui il legno nelle sue più diverse declinazioni, dall'albero alle foreste, agli oggetti di uso più o meno comune, diventa incontrastato protagonista.
Grazie a questo libro ho riscoperto il piacere dell'osservazione curiosa del verde che mi circonda. A fine lettura mi sono ritrovato a guardare gli alberi con una consapevolezza diversa, che fossero gli abeti e i larici di una foresta alpina, i salici e le betulle sulle sponde di un lago o i tigli e le querce di un parco cittadino.
Nel cuore della foresta è un volume pieno di piccole meraviglie, in cui probabilmente l'unico difetto è la mancanza di una mappa che permetta di seguire più agevolmente i vagabondaggi di Deakin, specie quelli tra le foreste britanniche.


Joe R. Lansdale - La morte ci sfida
Ecco il Lansdale che preferisco. Quello che non indaga le profondità dell'animo umano né si attarda nel moralismo da bravo ragazzo del sud, ma che invece mantiene dritta la barra del timone narrativo puntando ai fatti e alle invenzioni, condendo violenza, ritmo e atmosfera in una miscela di generi che colpisce il lettore come un uragano del Texas. Ne La morte ci sfida c'è il West, l'eroe solitario in cerca di pace e redenzione, la bella del villaggio e un sacco di zombie. Allacciatevi le cinture di sicurezza, che qui si viaggia a vista!


Haruki Murakami - La fine del mondo e il paese delle meraviglie
Che fine ha fatto il cyberpunk? Possibile che a distanza di venticinque anni non sia rimasto nient'altro che un unico romanzo a memoria di un movimento che all'epoca sembrava davvero rivoluzionario? Forse che davvero i suoi aspetti visuali e modaioli hanno soppiantato nell'immaginario quanto di buono quegli autori avevano creato a livello letterario? Chi si ricorda fuori dalla cricca fantascientifica di personaggi come Rucker, Maddox, Shirley, Cadigan, Laidlaw?
Eppure qualcosa di buono quegli scrittori devono averlo fatto, che le suggestioni di questo vecchio romanzo di Murakami Haruki arrivano per buona parte dallo stesso brodo primordiale da cui sarebbero emersi più tardi altri autori importanti come Jonathan Lethem o lo stesso David Foster Wallace. Non voglio sopravvalutare la rilevanza dell'input fantascientifico nella creazione del romanzo di Murakami, solo sottolinearne l'importanza per ancorarne il soggetto a un sentire popolare allora molto diffuso. Del resto La fine del mondo e il paese delle meraviglie è una sintesi pressoché perfetta tra opposti attrattori. Così, se il confronto tra scrittura alta e letteratura di genere è uno dei possibili motivi d'interesse del volume (ma non certo il più originale o innovativo), altrettanto interessanti risultano essere le miriadi di dettagli posti in apparente contrasto tra loro e quindi distillati in una visione, questa sì parecchio più originale delle parti di cui è composta.
Nel romanzo la consistenza tecnologica e le meraviglie cibernetiche della Tokyo futura descritta nei capitoli dedicati al Paese delle meraviglie fanno da contraltare alla quiete della misteriosa enclave in perenne e fantastica stasi descritta nelle parti del romanzo ambientate nella terra desolata alla fine del mondo: tanto il primo è un mondo realistico in cui la lotta per la sopravvivenza è all'ordine del giorno, quanto il secondo appare il frutto di un escapismo portato alle estreme conseguenze. Nel mondo "reale" tutta l'azione avviene al coperto, in glaciali palazzi o in oscuri sotterranei, mentre ne la fine del mondo un ambiente naturale, sempre in qualche modo ostile e tenebroso, non manca mai di accompagnare gli spostamenti e le riflessioni del protagonista. Nella città la violenza, i sentimenti e le iniziative personali costituiscono l'humus da cui si originano tutte le storie; nel misteriosa localtà alla Fine del mondo i sogni e le ombre sono le uniche espressioni di umanità residue.
Se il primo è un mondo decisamente fantascientifico, il secondo è assolutamente fantasy (al lettore le riflessioni sui pro e i contro dei relativi universi narrativi). Ma, come scrivevo sopra, Murakami non è uno scrittore di genere. Sebbene le caratteristiche fantastiche siano decisamente funzionali al romanzo e approfondite in maniera esemplare, il nucleo de La fine del mondo e il paese delle meraviglie sta nelle peripezie fisiche e sentimentali del protagonista, sempre in bilico tra un individualismo che lo conduce inevitabilmente alla marginalità sociale ed emotiva e un coinvolgimento sempre più estraniante con il mondo circostante. La ricerca di un equilibrio lo condurrà fino alle estreme conseguenze, nel tentativo radicale di conciliare razionalità ed emozioni, cercando nel frattempo una soluzione al dolore del mondo.
La struttura binaria totalizzante de La fine del mondo e il paese delle meraviglie porta naturalmente con sé il rischio di un eccessivo schematismo. Sebbene in alcuni momenti l'alternarsi tra i due mondi risulti un po' troppo meccanico, la grazia di Murakami Haruki, la scioltezza della sua scrittura, il suo passo lieve ma sicuro, sono tali da incantare il lettore ben oltre l'ultima pagina del romanzo.
Ed è quasi un dispiacere notare che successivamente anche Murakami ha in qualche modo normalizzato, se non la scrittura, quasi sempre ad altissimo livello, almeno gli aspetti più fantastici del suo orizzonte narrativo.

05 giugno 2008

Rapporto letture - Maggio 2008


PIcture by Iguana Jo.
Ecco qui l'elenco delle letture di maggio:

David Foster Wallace - Considera l'aragosta
È da qualche settimana che ci penso, ma non riesco proprio a ricordare un altro volume con una tale concentrazione di scrittura brillante, chiarezza d'esposizione e pura e semplice intelligenza. Che scriva di industria del porno o di Dostoevskij, di politica o dell'umorismo di Kafka, di aragoste o di talk-show radiofonici David Foster Wallace dimostra ogni volta (come se ce ne fosse bisogno!) una capacità ultraterrena di rendere interessante, illuminante e divertente qualsiasi argomento si trovi ad affrontare.
Una nota particolare per il saggio "Autorità e uso della lingua": non avrei mai immaginato che mi sarei tanto appassionato alla recensione di un dizionario. In questo saggio, probabilmente il più significativo dell'intera raccolta, Wallace riesce a parlare dell'uso della lingua, delle implicazioni politiche che sempre il linguaggio porta con se e della lotta - politica - tra studiosi di correnti diverse in un modo che non credevo fosse nemmeno immaginabile: visto l'argomento mi sarei aspettato di trovarmi immerso nella lettura di un mattone terrificante e invece, oltre ad essere illuminante come di consueto, la lettura di questo saggio è stata pure estremamente goduriosa. Provare per credere.

Ian McDonald - Empire Dreams
A Ian McDonald sono molto affezionato. Per me è uno dei migliori scrittori di fantascienza in circolazione, ma è praticamente sconosciuto in Italia, nonostante siano ormai più di vent'anni che sforna magnifici romanzi.
Empire Dreams è la sua prima antologia di racconti. Pubblicato nell'ormai lontano 1988 è un volume decisamente variegato per temi e situazioni, ma assolutamente coerente per lo stile e la personalità dell'autore. Le caratteristiche che da sempre contraddistinguono la produzione di Ian McDonald sono infatti ben evidenti già in queste opere d'esordio: un'immaginazione sfrenata, da lasciare a bocca aperta anche il più scafato frequentatore del genere; una scrittura estremamente curata, che se anche scivola in qualche racconto verso uno stile un po' troppo barocco rimane sempre di una qualità decisamente superiore agli standard fantascientifici medi; una notevole attenzione nella creazione e nella caratterizzazione dei personaggi, capaci di rimanere impressi come poche volte accade nella memoria del lettore.
Non tutti i racconti dell'antologia sono dei capolavori, ma a me ha fatto particolarmente piacere ritornare sul Marte terraformato del suo romanzo d'esordio, dare un'occhiata all'Irlanda che attraversa molte sue storie, incontrare un Van Gogh inedito e spingermi ai confini del sistema solare per poi tornare precipitosamente a terra.
Per tutti questi motivi non smetterò mai di consigliare a tutti di provare almeno una volta la fantascienza di Ian McDonald.
Un ringraziamento particolare lo devo ad Anna FDD che non solo mi ha regalato quest'antologia che risulta ormai introvabile, ma me l'ha pure fatta autografare (con la dedica!) dall'autore stesso.

Joe R. Lansdale - La notte del drive-in 3
Era proprio ora di tornare nel folle Drive-In del mio texano preferito!
C'è poco da dire, il Lansdale che adoro non è quello degli ultimi tempi che pur con tutte le sue incredibili capacità compositive sforna romanzi che sono diventati via via sempre più normali, ma quello capace di mescolare nella maniera più sbracata splatter, fantascienza, volgarità gratuite e azione sfrenata, il tutto in un contesto quasi metafisico in cui alla risata liberatoria segue spesso e volentieri l'istante di puro genio. Questo è l'Orbit che ricordavo e questa terza incursione nei suoi territori non delude le aspettative. Ci son voluti 11 anni. Valeva la pena aspettare.

Ian McEwan - L'inventore dei sogni
Di Ian McEwan conosco bene l'abilità di muoversi attraverso le più tenui sfumature della moralità, la sua capacità di affrontare il male che ci circonda e ci appartiene, di raccontare in maniera esemplare l'ambiguità dei rapporti e delle relazioni dei suoi personaggi. Per questo motivo ero piuttosto curioso di leggerlo nell'inconsueta veste di autore per ragazzi.
L'inventore dei sogni è il più classico dei libri dedicati all'nfanzia: quante volte abbiamo letto di ragazzini trasformati in gatti o che si ritrovano improvvisamente adulti, di storie di prepotenze scolastiche o di incomprensioni familiari. Ma nonostante tutto il peso dei libri passati, rileggere le stesse vicende raccontate da un autore con la sensibilità di McEwan ce le restituisce come nuove al piacere della lettura. Onore al merito, quindi. Ora sono davvero curioso di sentire i miei figli cosa ne pensano.


Questo è tutto per il mese appena trascorso. Per la prossima puntata aspettatevi ancora fantascienza, un salto nella nuova letteratura americana e qualche assaggio di scrittori nostrani.


Seguite i link per le letture di gennaio, febbraio, marzo e aprile.


05 settembre 2007

Rapporto letture - Luglio/Agosto 2007


Originally uploaded by biblioragazzi.
L'estate è un periodo prodigo di letture. Direi che anche quest'anno è andata abbastanza bene. Ecco quindi l'elenco dei libri degli ultimi due mesi. Ogni commento è come sempre benvenuto.

Charlie Stross - Giungla di cemento
Un giro sull'ottovolante fantastico del sig. Stross. Leggerezza & fantascienza & burocrazia & mostri vari. Peccato per la traduzione italiana che non rende merito alla scrittura dell'autore. Ne avevo già parlato qui.

Lester Bangs - Deliri, desideri e distorsioni
Secondo volume dedicato agli scritti di Lester Bangs. La scrittura di Bangs è potente e lisergica e scomposta, ma tra i deliri e le distorsioni è possibile intravedere la passione, la rabbia e la compassione che animano il suo lavoro, che in fondo il rock'n'roll è un mezzo come un altro per parlare della vita, dell'universo, di tutto quanto.
Se sei un grande scrittore almeno. E Bangs lo era.

Jeffery Deaver - Sotto terra
Prima volta che mi imbatto in questo autore che pare essere apprezzatissimo tra i cultori del thriller. Il romanzo in questione è certamente piacevole, i personaggi azzeccati, la trama sufficientemente interessante. D'altra parte però nel libro non c'è niente che colpisca davvero il lettore. Per qualche ora di puro intrattenimento va benissimo, se cercate qualcosa di memorabile beh… non è questo il caso.

Joe R. Lansdale - Una stagione selvaggia
Cronologicamente Una stagione selvaggio è il primo romanzo della serie che ha per protagonisti Hap Collins & Leonard Pine, ma arriva in Italia dopo che i successivi quattro volumi sono già stati pubblicati. La prima avventura dei due bravi ragazzi texani soffre di tutte le ingenuità di un'opera scritta da un autore alle prime armi ma ha comunque il pregio di svelare qualche retroscena della vita del dinamico duo. E poi Lansdale è Lansdale, leggerlo è sempre un piacere anche quando non è al massimo delle sue capacità.

Dave Eggers - Erano solo ragazzi in cammino. Autobiografia di Valentino Achak Deng
Sicuramente il libro migliore di questi ultimi due mesi. Ne avevo già parlato in questo post. Leggetelo.

AA.VV. - Supernova Express - Antologia manifesto del Connettivismo
La fantascienza italiana tenta un nuovo approccio alla scrittura, ma ad oggi manca ancora un'opera di riferimento su cui poter costruire un movimento. Supernova Express avrebbe potuto/dovuto rappresentare la vetrina narrativa del manifesto connettivista, il risultato però non è tra i più incoraggianti e secondo me siamo ancora lontani dal tracciare una nuova via per la fantascienza nostrana. Spero ardentemente di sbagliarmi.

Andrea Camilleri - La voce del violino
Camilleri ormai è un classico, e anche se personalmente preferisco i suoi romanzi storici, Montalbano è sempre e comunque una certezza. Questo romanzo non fa eccezione e si conferma una lettura piacevole più per la capacità dell'autore di rendere vivi i personaggi e indimenticabile la sua Sicilia che per la trama gialla, in verità piuttosto esile, che lo caratterizza.

David G. Hartwell & Kathryn Cramer (a cura di) - Venti galassie
Da qualche tempo l'Urania Millemondi estivo è dedicato alla raccolta dei migliori racconti dell'anno curata da David G. Hartwell e Kathryn Cramer. In questo caso l'anno presentato è il 2003 e i venti racconti che compongono l'antologia offrono un buon panorama di quella che è la fantascienza attuale. Ci sono tutti i nomi più importanti della scena con racconti che affrontano il genere con approcci decisamente variegati, sintomo che la fantascienza ha ancora qualcosa da dire. Non tutti i racconti mi hanno pienamente soddisfatto ma la qualità media è decisamente buona.
Anche in questo caso spiace notare come la traduzione italiana non sempre sia all'altezza del testo. In questo caso tutta la seconda parte del volume soffre secondo me di un eccessivo appiattimento stilistico. Ma vabbé, meglio che niente…

Nick Laird - La banda delle casse da morto
In parte incuriosito dalla presentazione sul sito di minimum fax, in parte a causa delle precedenti memorabili letture nordirlandesi (vedi p. es. Ian McDonald o Robert McLiam Wilson) mi sono letto il romanzo d'esordio di Nick Laird. La lettura non delude le aspettative. Ok, il romanzo non è un capolavoro, ok, tratta temi già letti e riletti. Però lo fa con grazia e ironia, con una storia brillante e avvincente, con personaggi che suscitano tenerezza e simpatia. Niente di trascendentale ma in definitiva un romanzo piacevole, ottimo per il periodo estivo.

Mikael Niemi - Musica rock da Vittula
Idem come sopra. In questo caso la molla è stata la lettura dell'opera successiva dell'autore svedese. Ma se Il Manifesto dei Cosmonisti m'era parso un'originale rilettura dei temi e delle situazioni di tutta la fantascienza che l'ha preceduto, questo Musica rock da Vittula è il solito romanzo di formazione. Piacevole e divertente, malinconico e brillante. Che rimane impresso soprattutto per l'esoticità dell'ambientazione piuttosto che per la profondità dei personaggi o per l'originalità della scrittura. Mi aspettavo qualcosa di più, ma in fondo quello che ho trovato mi ha lasciato comunque soddisfatto.

Emily Brontë - Cime tempestose
Se il romanzo di Eggers è stata la lettura del mese, il classico di Emily Brontë è di certo il romanzo più sorprendente di quest'estate. Ne ho già parlato in questo post, qui non mi rimane che ribadire la mia totale rivalutazione della letteratura dell'epoca (anche se il merito va spartito con Susanna Clarke che con il suo Jonathan Strange e il signor Norrell è stata la vera molla per affrontare l'ottocento inglese).

Wilson Tucker - L'anno del sole quieto
Altra sorpresa in chiave minore, che in realtà non mi aspettavo molto da questo romanzo fantascientifico del 1970. Invece Wilson Tucker mi ha sorpreso per il tono pacato e sommesso del romanzo, per la capacità di tenere sotto controllo le derive fideistico/religiose che potevano distruggere la storia, per la semplicità con cui conduce in porto la sua apocalittica vicenda.
Ma a parte ogni considerazione sulla qualità letteraria del romanzo devo aggiungere che L'anno del sole quieto è uno dei titoli migliori in cui mi sia imbattuto.

E anche per questa volta l'elenco è finito.
Per il prossimo mese vi avverto: si tornerà a parlare di grande (esagerata!) fantascienza.

Le puntate precedenti invece le potete trovare qui:
Gennaio, Febbraio, Marzo/Aprile, Maggio, Giugno.

05 giugno 2007

Rapporto letture - Maggio 2007


Picture by Iguana Jo.
Mese positivo sul fronte letture questo maggio 2007. Romanzi e racconti magari più leggeri del solito ma con una qualità di scrittura sembra ben oltre la sufficienza.

Ma andiamo in fila. Di Accelerando di Charlie Stross e di Infect@ di Dario Tonani ho già scritto (vedi link), l'ultima lettura fantascientifica del mese è un classico: Largo! Largo! di Harry Harrison. Un romanzo decisamente consigliabile, scritto con uno stile pacato e avvincente, che descrive la progressiva dissoluzione di qualsiasi speranza nella New York sovrappopolata alla fine del XX secolo. Scritto negli anni '60 periodo in cui la crisi demografica calamitava l'interesse di molti scrittori di fantascienza Largo! Largo! si distingue per l'approccio noir, per il realismo dei dettagli e per la mancanza di qualsiasi retorica salvifica di solito ben presente nella sf americana del periodo. Una bella sorpresa insomma.

Cambiando totalmente genere ecco gli ultimi due volumi della trilogia di Bartimeus di Jonathan Stroud, L'occhio del golem e La porta di Tolomeo in cui si portano a compimento le vicende del giovane mago Nathaniel, del demone Bartimeus e si scopre il catastrofico esito delle trame di potere all'interno della nomenklatura magica che opprime l'Inghilterra.
Romanzi leggeri certo, adatti ad un pubblico di tutte le età, ma con un sottotesto molto interessante su potere, libertà e rivoluzione (mica robetta, eh!). Non male per un ciclo fantasy pubblicato sulla scia di Harry Potter, ma che riesce a splendere di luce propria illuminato com'è dalla presenza di un demone assolutamente brillante e da quella di un giovane mago che per una volta non si merita tutti gli onori della cronaca.

Infine un po' di violenza texana per concludere in bellezza questo mese di letture: ho finalmente letto In un tempo freddo e oscuro del grande Joe Lansdale. Nei racconti che compongono l'antologia ci sono tutti i temi e le situazioni cari all'autore texano: dal noir campagnolo, alla fantascienza tenebrosa, dal racconto brillante dalle venature splatter alla violenza più cupa e disturbante. Un volume per ribadire ancora una volta le capacità di scrittore di Lansdale, nell'attesa di qualcosa di più corposo e recente.

Per il mese prossimo attendetevi almeno un paio di antologie, con sapori tra il retrò fantastico dalla vecchia Inghilterra e lo stupefacente andante da quello che si appresta a diventare il mio scrittore serio (!) preferito.