Ecco la seconda parte della lista delle mie migliori letture del 2015.
Qui non si parla di fantascienza ma di tutto il resto della produzione letteraria che mi è capitata per le mani negli scorsi dodici mesi.
In effetti l'anno appena trascorso è stato uno dei più miseri come quantità di letture, le cause sono quelle che citavo nel post precedente: Zona 42 mi ha fatto diventare un lettore per lavoro, che tra i libri letti sperando di poterli un giorno pubblicare, quelli letti perché qualche autore ce li ha inviati con la speranza di essere pubblicato e le numerose (ri)letture causa revisione dei libri che abbiamo pubblicato, il tempo da dedicare ai libri in attesa magari da anni sull'apposito scaffale si è sempre più ridotto.
Comunque sia andata qualche buon libro l'ho pur letto e se ne segnalo solo due, non vuol dire che non ci sia spazio per qualche altro suggerimento, magari più controverso, ma su cui mi piacerebbe confrontarmi con altri lettori.
I miei due libri dell'anno sono stati, in ordine di lettura Nel mondo a venire, di Ben Lerner, e Siamo tutti completamente fuori di noi, di Karen Joy Fowler.
Nel mondo a venire racconta di come tutti i tempi possibili siano lì, a disposizione della nostra vita, di come navigare tra presente, passato e futuro sia opera eminentemente letteraria, di come la nostra vita si incastri quasi casualmente tra i vettori del tempo e di come le altre persone, le altre storie, siano tanto indispensabili quanto inutili se non inserite nella nostra personale narrazione.Ben Lerner racconta la vita del suo alter ego letterario, tra crisi, viaggi, scelte e ricordi, e se riesce a coinvolgere il lettore lo fa grazie a uno stile ricco e terso allo stesso tempo, con la scelta vincente di guardare soprattutto al mondo là fuori invece di intrattenersi nell'esame del proprio ombelico. A metà strada tra Jonathan Lethem e il West, Nel mondo a venire è un romanzo stupefacente per la quantità di suggestioni che porta con sé.
Siamo tutti completamente fuori di noi, è un romanzo strano, difficile parlarne senza rovinare la sopresa al lettore che voglia avventurarcisi. Perché quel che parte come una storia di famiglia in crisi (i figli partono, le mamme invecchiano…) si trasforma in qualcos'altro, man mano che si rivelano origini e conseguenze del mistero che sta alla base del romanzo (una sorella scomparsa).Karen Joy Fowler condisce la storia di personaggi sfuggevoli e situazioni precarie e di improvvisi momenti di candida introspezione, tanto che il lettore (questo lettore) è costantemente spiazzato dal contenuto del romanzo che sembra essere sempre a un passo da un rivelazione definitiva. Tra le righe ci sono e succedono un sacco di cose interessanti, c'è tanta scienza (intesa come ragionamento su, piuttosto che come contenuti scientifici veri e propri), c'è una famiglia allo sbando per quelli che si scoprono essere i motivi sbagliati, c'è il raggiungimento di una consapevolezza che suona tanto amara quanto consolatoria.
Un gran bel romanzo insomma, profondo e sorprendente.
Se i due titoli qui sopra rappresentano senza dubbio le migliori letture dell'anno, devo citare anche quelle che si son rivelate più o meno deludenti. Si tratta di due autori americani le cui opere precedenti ho apprezzato assai e di un autore italiano, che non conoscevo, ma dal cui romanzo mi aspettavo qualcosa di diverso, di meglio.
Tra i contemporanei Jonathan Lethem è forse l'autore americano che amo di più, nel blog ho parlato spesso e volentieri dei suoi libri, di come abbia ritrovato nella sua scrittura una certa sintonia di vsione, una comunanza di interessi. I giardini dei dissidenti è il suo primo romanzo in cui non sono riuscito a entrare, l'ho trovato distante e fuori fuoco, concentrato come mi è parso sul chi (con personaggi sovracarichi di personalità, storie, suggestioni e manie) perdendo per strada il come, il perché, il cosa. E per un romanzo che vuole dichiaratamente percorrere la storia dei gruppi alternativi al potere americano mi pare difetto piuttosto sostanzioso. Poi certo, il romanzo si legge che è un piacere, perché Lethem rimane uno dei migliori scrittori sulla piazza. però ecco, mi aspettavo qualcosa di più.
Per Dave Eggers non ho mai nutrito lo stesso entusiasmo ma per me rimane comunque un autore importante, che qualche suo libro mi ha davvero colpito. Non posso dire lo stesso de Il Cerchio, romanzo che affronta temi importanti per la nostra contemporaneitò, ma che risulta schiacciato dall'intento pedagogico dell'autore. Di questo romanzo ho parlato in maniera un pochino pià approfondità qui.Altro romanzo interessante letto negli ultimi mesi, ma che non è riuscito a convincermi del tutto, è XXI Secolo di Paolo Zardi. In questo caso credo che i problemi di sintonia col romanzo siano dipesi più dalle mie aspettative che non da difetti intrinseci al testo di Zardi. A leggere la presentazione del libro mi aspettavo un testo dalla forte componente distopica, una storia calata in un contesto di crisi che raccontasse la nostra reazione, o il nostro adattamento, a tempi ancora pià grigi di quelli che stiamo vivendo. Purtroppo (dal mio punto di vista) XXI Secolo è solo il racconto di una crisi personale, con il mondo in disfacimento in cui è calata la storia poco più che una nota di colore a caratterizzare in maniera ancora più esplicita la situazione del protagonista.
Ultima nota sullo stato del blog. Come già detto più volte, mantenere vivo e attivo il blog è compito superiore alle mie possibilità attuali. Scrivere qui dentro mi manca però molto, per cui non è detto che non riesca a ritagliarmi qualche istante per qualche nota sulle letture future, che per me non c'è nulla come ripensare per iscritto a quanto letto per scoprire aspetti nuovi, sia nel testo in questione sia nel mio approccio alla lettura. Non prometto nulla, e voi non trattenete il respiro nell'attesa di un nuovo post, ma è una cosa a cui tengo parecchio. Speriamo di risentirci presto!
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