02 luglio 2007

Traduzioni di cemento


Picture by WayneO42.
Di ritorno da una breve vacanza cercavo un libro brillante e veloce da leggere prima del ritorno al lavoro.
La scelta è caduta su Giungla di cemento del buon Charlie Stross.
Una certezza, mi son detto: primo titolo di Stross in italiano, premio Hugo, pubblicato su Odissea la collana di romanzi brevi Delos Books: non possono certo aver scelto una ciofeca e lo avranno curato nel migliore dei modi.

Poi ho iniziato a leggerlo, e mi son cadute le palle (perdonate il francesismo).
Immagino, anzi, ne sono certo, che il romanzo sia davvero brillante, scritto con il solito stile leggero tipico di Stross. Le idee ci sono e all'autore riesce di infilare tra una battuta e l'altra il fior fiore della tecnologia attuale insieme a mostri lovecraftiani a go go. Insomma un perfetto connubio di hi-tech, azione e presenze soprannaturali.

Senonché nell'edizione italiana tutto il ritmo, la leggerezza, l'ironia che permea la prosa di Stross si perdono completamente, che raramente mi sono imbattuto in una traduzione peggiore di questa.
Oh… intendiamoci, probabilmente il senso letterale delle frasi di cui è composto il romanzo c'è tutto. Ma l'impressione è che la traduttrice (o il team di traduttori, che sono ben 4 quelli citati nel colophon) non abbia capito una mazza del senso complessivo di quanto andava traducendo.
Indicativo della scarsa qualità della traduzione sono ad esempio il numero di "esso" o di "ciò" presenti tra le pagine, alcune frasi totalmente incomprensibili, parole varie usate a cazzo (secondo me, eh!).
L'uso smodato di parole in maiuscolo - probabilmente presenti anche nell'originale - non tradotte, o tradotte solo saltuariamente.
Termini che nel corso della vicenda cambiano. C'è lo Scorpion Stare fondamentale nello sviluppo della trama che diventa da metà romanzo in poi Scorpion Square (e ribadisco: ma perché non tradurlo?).
E poi errori marchiani come la presenza di una struttura usata dal terzo reich in germania con il nome in inglese (aargh!).

Ma qualcuno in Delos ha letto la traduzione prima di dare l'ok alla stampa?

Ragazzi io mi fido di voi, ma come si fa a proporre al pubblico un lavoro simile? Che servizio si rende al lettore, allo scrittore (il suo primo titolo in italiano!!!), alla casa editrice stessa?

Non so se pubblicherete le altre avventure di Bob Howard, io mi auguro sinceramente di sì. Ma spero davvero che controlliate meglio quello che esce con il vostro marchio in copertina.

13 commenti:

  1. Hai perfettamente ragione. D'altra parte una delle ragioni per cui ho smesso di tradurre e' che se vuoi farlo bene, devi dedicare ad un testo cinque o sei mesi. E nessuno ti paga abbastanza per farlo.

    In quanto agli esso ed egli, c'e' ben una ragione per cui ad un certo punto ho smesso di leggere traduzioni in italiano.

    Adesso quanto torno in italia e sono obbligata a seguire i miei telefilm in italiano, mi viene voglia di mettermi un cuscino sopra la testa.

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  2. Ciao Anna! Che piacere ritrovarti da queste parti.

    Non so quali siano le condizioni in cui lavorano i traduttori Delos, che di certo non è un editore che naviga nell'oro. Però un minimo di attenzione in più questo libro se la meritava.
    Comunque ormai 'sta cosa è andata, speriamo in futuro vada meglio…

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  3. Ti diro', e' quando cominci a leggere in inglese che ti rendi conto della qualita' delle traduzioni. Per la maggior parte dei lettori, una traduzione cosi' "va benissimo". Per cui gli editori si convincono che le traduzioni fatte cosi' "vanno benissimo".

    E il fatto e' che qualche libro sopravvive anche al piu' atroce massacro. Altri no. E quindi editori perplessi cominciano a chiedersi, ma questo ha avuto tanto successo in X, come mai qui non se lo fila nessuno?...

    D'altra parte, la miglior traduzione della mia carriera nessuno se l'e' filata di striscio, quindi che dire?

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  4. quello dei libri tradotti male è purtroppo un problema che peggiora sempre di più. Il problema è che alle case editrici interessa spendere bene in traduzioni solo per pochi romanzi. Non vi dico che richieste vengono fatte alla nostra agenzia ( www.milfacom.it )... praticamente la maggior parte delle volte dobbiamo dire di no a dei lavori perchè le case editrici hanno dei budget che sono inferiori della metà rispetto a quello che noi dovremmo spendere in traduttori! assurdo! credo che alla fine scelgano traduttori non professionisti.

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  5. essendo io traduttrice da diversi anni mi sento di difendere il lavoro dei traduttori, ovvero:

    1)le agenzie non possono sognarsi di lavorare senza traduttori perchè "campano" sul loro lavoro

    2)Un traduttore può lavorare senza un'agenzia (se solo queste non detenessero il monopolio)

    3)Le agenzie guadagnano sulla quantità: assoldano molti traduttori per un medesimo lavoro, i quali non sono in contatto fra loro e ricevono capitoli da tradurre che poi l'agenzia dovrebbe rendere uniformi, per terminologia, scorrevolezza etc.
    (nei romanzi spesso la terminologia non è univoca come può essere quella tecnica quindi al di là della bravura ognuno tradurrà quel che ritiene più opportuno. Mentre un solo traduttore, una volta scelti, utilizzerà sempre gli stessi termini curando poi forma etc.)

    4)un traduttore unico si dedicherà quindi con la dovuta attenzione e perizia alla traduzione chiedendo per tale lavoro il tempo e la tariffa adeguati alla professionalità impiegata.

    5)le case editrici, come le aziende etc. si rivolgono alle agenzie di traduttori per abbattere tempi e costi...poco importa il risultato tanto poi se il libro all'estero è piaciuto, si comprerà pure qui..

    e tutto questo inquina il mercato rendendo infelici i lettori ed infangando la professionalità di chi s'è fatto un m...di chi ha studiato sodo affrontando tanti sacrifici e si ritrova pure sbeffeggiato e squattrinato.

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  6. Cara anonima traduttrice,
    solo un appunto sul punto 3, che per il resto credo che quel che scrivi sia inconfutabile.
    A me non è mai capitato un romanzo tradotto da più traduttori uno all'insaputa dell'altro.
    Non è che mi faresti qualche esempio?

    Grazie.

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  7. Succede che le traduzioni siano malfatte; le case editrici reclutano spesso degli incopetenti per pagarli poco (meno di una collaboratrice domestica al nero). E' logico che se non si fa ricorso a professionisti della traduzione il risultato è pessimo.

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  8. Oh quanto hai ragione mio caro Iguana. A me capita spesso di notare lo stesso quando leggi le versioni in italiano di siti inglesi.
    Le traduzioni fanno pietà, sembra che abbiano usato babelfish o il traduttore di Google.
    È dire che esistono diverse agenzie traduzioni che con poche centinaia di euro ti traducono tutto il sito e immagino, facendo riferimento ai libri, che gli editori italiani abbiano delle figure di riferimento a cui fanno tradurre non un libro all'anno ma diversi. Ciononostante se ne fregano di avere un prodotto di qualità. Il libro che citi tu, che non conosco, praticamente risulta monco tradotto male, o sbaglio?
    Ciao :-)

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  9. Cara Agenzia di traduzioni, non cancello il tuo intervento perché credo nella tua buona fede, ma non ti sembra che un commento come questo sfori nello spam?

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  10. In generale penso che il mercato per quanto riguarda le traduzioni letterarie sia un po ristretto e vada a restringersi sempre piu...penso che il futuro della traduzione e dei traduttori sia quello delle traduzioni tecniche e di siti web.

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  11. Quello che è ancora peggio è che in Italia molte agenzie di traduzioni fanno tradurre anche traduttori che non sono madrelingua. La qualità di alcuni testi è pessima perché la concorrenza a livello tariffe è rude - i clienti si aspettano tariffe a cartella ridicole ma si attendono anche alla qualità. Dovrebbe essere implementata un regolamentazione in questo settore che di regole non ne ha.

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    1. Considerando quanto detto qui penso che sarebbe vitale poter fare un'analisi di tipo economico con dati su costi e ricavi, e so che non sarà mai possibile farlo. Sarebbe vitale, per poter finalmente capire la reale politica (leggi realpolitik) dietro le decisioni editoriali e bypassare gli annunci roboanti e didascalici che francamente rappresentano un'insulto al lettore di fantascienza. Lettore che oggi, a meno che non sia rappresentato prevalentemente da spingitori di pulsanti di consolle varie, penso sia abbastanza "adulto" per non essere trattato da cretino.
      Siamo allora solo al raschiare profitto ovunque e innanzitutto per motivi di pareggio di bilancio?
      O possiamo assegnare parte di queste forme di malcostume anche alla scarsa competenza o pigrizia di editori e curatori?
      Come valutare il fatto che la fantascienza in Italia è (o dà l'impressione) un piccolo stagno?
      E che grossi palmipedi, giovani e vecchi, lo stanno occupando da molto, troppo tempo?
      Avendo a disposizione un quadro basato su dati quantitativi si potrebbe cercare di capire se una miglior qualità rimane un'utopia.
      Certo, ragionando dal basso viene facile criticare, probabilmente il mercato di sf in Italia non può dare più di tanto.
      È certo anche, che le scelte di editori e curatori mi ricordano le scelte politiche e strategiche della DC dei tempi non lontani.
      Pagare poco i traduttori si può e quindi si fa.
      Mi chiedo se esistono gerarchie tra i varii traduttori (es: è possibile pensare che Riccardo Valla o Laura Serra guadagnino di più visto che a loro vengono affidate traduzioni di autori "importanti"?).
      Qualcuno sa qualcosa e può dirlo?
      Secondo me senza un'analisi economica dei dati di vendita non è possibile avere un quadro comprensibile dello stato della fantascienza in Italia.

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    2. Non ho idea di quali siano i numeri economici della fantascienza in Italia. L'unico dato trapelato è che le vendite di Urania si aggirano intorno alle 3000/5000 copie mese (l'ha dichiarato lo stesso Lippi in più di un'occasione).

      Ma per farsi un''idea del giro d'affari della fantascienza scritta è sufficiente farsi un giro in libreria, dove è praticamente inesistente: oggi come oggi lavorare nel settore vuol dire fondamentalmente passione, che in Italia nessuno diventa ricco (o tantomeno ci campa!) scrivendo/pubblicando fantascienza.

      Sui motivi per cui siamo messi così io qualche idea l'ho espressa (vedi 1, 2 e 3) e non credo che le colpe siano attribuibili a singoli curatori/editori.

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