31 dicembre 2008

Fine anno, tempo di classifiche (e auguri!)


Picture by Iguana Jo.
Il 2008 ormai è andato, e se anche le cose nel mondo vanno sempre nel solito modo schifoso io non mi posso proprio lamentare. L'anno che sta finendo è stato pieno di soddisfazioni per me e per tutta la famiglia: abbiamo conosciuto persone meravigliose, ci siamo dati all'attività sportiva (poca, ma buona!), siamo pure tornati in Irlanda, cosa chiedere di meglio?

Augurando a tutti un 2009 magnifico ecco qui il consueto post che riassume sotto forma di classifiche le migliori cose incontrate durante il mio anno di letture.

Narrativa:
- La strada, di Cormack McCarthy
- Giochi sacri, di Vikram Chandra
- L'urlo e il furore, di William Faulkner
- Brasyl, di Ian McDonald
- La regina degli scacchi, di Walter Tevis
- Saga, di Tonino Benacquista
- L'intrepida Tiffany e i piccoli uomini liberi, di Terry Pratchett
- L'istinto della caccia, di Dashiell Hammett
- King of Morning, Queen of Day, di Ian McDonald
- Il mio nome è rosso, di Orhan Pamuk

Saggistica:
- Considera l'aragosta, di David Foster Wallace
- La leggenda dei monti naviganti, di Paolo Rumiz
- Perché non sono cristiano, di Bertrand Russell

Narrativa di genere (fantascienza, fantasy, horror, etc.):
- La strada, di Cormack McCarthy
- Brasyl, di Ian McDonald
- L'intrepida Tiffany e i piccoli uomini liberi, di Terry Pratchett
- King of Morning, Queen of Day, di Ian McDonald
- Looking for Jake and Other Stories, di China Miéville
- Il cimitero senza lapidi e altre storie nere, di Neil Gaiman
- L'ultimo cavaliere, di Stephen King
- Il meglio della SF, a cura di Gardner Dozois
- Il grande tempo, di Fritz Leiber
- Clone, di Theodore L. Thomas, & Kate Wilhelm

Le classifiche sono un gioco da non prendersi troppo sul serio. Però sono molto utili per offrire una panoramica sulla direzione che hanno preso i miei gusti. In questo senso altrettanto interessante può essere valutare quali siano stati i libri più deludenti dell'anno. Per me non ci sono grossi dubbi: il romanzo su cui avevo investito le maggiori aspettative è stato Guerreros, ma l'ultimo romanzo di William GIbson è stato ben lungi dal rivelarsi soddisfacente.
Altrettanto si potrebbe dire della produzione italiana in cui mi sono imbattuto quest'anno. Se si escludono un paio di racconti dell'antologia Tu sei lei il libro nostrano che m'è piaciuto di più è il volumetto autoprodotto di Lui Tasini Piccola storia del “se” caduto dal terrazzo. Probabilmente ci dev'essere qualcosa che non funziona tra me e la letteratura italiana: o sono stato particolarmente sfortunato nei miei incontri o davvero tra le cose prodotte in italia non c'è stato nulla capace di attirare la mia attenzione.
Come sempre ogni commento, critica o suggerimento è benvenuto.

Per le classifiche degli scorsi anni potete fare un salto qui: 2007, 2006, 2005, 2004, 2003.

Bene. Anche per quest'anno è fatta.
Vi auguro un meraviglioso 2009.
Divertitevi e fate a modo!

29 dicembre 2008

Rapporto letture - Dicembre 2008

 
Picture by Iguana Jo.
Breece D'J Pancake - Trilobiti
Sapore di terra umida e desolazione, indifferenza, odore di fumo e sconfitta. I racconti di Pancake hanno il sapore delle vecchie canzoni di Bruce Springsteen ma senza alcuna traccia di redenzione, con il panorama - bellissimo - delle montagne degli Stati Uniti orientali a fare da sfondo indifferente alle storie di famiglie disfunzionali, alle vite di uomini costretti alla solitudine e rassegnati alla sconfitta. Un libro che scava in profondità e in poche righe traccia il destino di un'intera nazione.


Fritz Leiber - Il grande tempo
La fantascienza che non t'aspetti, a metà strada tra Shakespeare, il cabaret e la soap opera. Il grande tempo parte dalle premesse più solide e caratteristiche del genere (il viaggio nel tempo, la guerra globale, le forze oscure che decidono il destino dell'universo) ribaltandone la prospettiva per raccontare una piccola storia di incontri e rapporti, di parole e personaggi. Il teatro incontra la letteratura ai confini della realtà e sforna un'opera memorabile.


Walter Tevis - La regina degli scacchi
Beth Harmon m'è rimasta nel cuore. Non capita spesso di imbattersi in personaggi capaci di uscire in modo così dirompente dalle pagine di un libro.
In effetti Walter Tevis non è nuovo a creazioni così memorabili: sia Newton, protagonista de L'uomo che cadde sulla Terra, sia il trittico di personaggi che vagano per la terra desolata de Solo il mimo canta al limitare del bosco erano tanto ben caratterizzati da riuscire da soli a rendere indimenticabili i romanzi che ne narravano le vicissitudini.
Se quei due romanzi erano straordinari per la loro capacità di coniugare la fantascienza al racconto di un'alienazione totalmente e irrimediabilmente umana, La regina degli scacchi è un gioiello per la capacità che ha di raccontare il disagio e l'emarginazione, il talento e la redenzione senza nessuna concessione alla retorica o al melodramma, offrendo al contempo al lettore uno sguardo appassionato sull'universo parallelo dei giocatori di scacchi. Il genio di Beth Harmon non ha nulla di romantico, lei è tutt'altro che simpatica e Tevis non fa nulla per nascondere i suoi difetti, ma la sua presenza è tale che non puoi non appassionarti alle sue vicende, affezionarti alla sua vita e portarla poi con te fuori, nel mondo.


Gardner Dozois (a cura di) - Il meglio della SF
Qualche giorno fa scrivevo di quanto fosse imperdibile questo volume. Qui lo ribadisco: se la fantascienza vi incuriosisce ma non avete idea di cosa offra oggi ai suoi lettori, se credete che il genere sia solo Asimov o Dick, se siete tuttora convinti (ahivoi!) che sia roba da ragazzini beh… questa è il volume che fa per voi. Peccato che questo Il meglio della SF sia solo un'urania., destinato a sparire e a rimanere l'ennesimo volume meteora da prendere al volo o dimenticare per sempre.


Niccolò Ammaniti - Ti prendo e ti porto via
No, non ci siamo. Non so cosa mi aspettassi, ma alla fine questo Ammaniti s'è rivelata una mezza delusione. Oh… il romanzo si legge tranquillamente fino in fondo, i personaggi son ben delineati e l'azione è sempre sufficientemente appassionante e tirata da non annoiare il lettore. Però il senso persistente di sfiga e sventura, la presenza davvero troppo ingombrante del narratore che parla parla parla anche quando potrebbe tranquillamente tacere, la mancanza di autonomia dei personaggi, veri e propri burattini nelle mani dell'autore e l'evidente esagerazione prospettica che vira al grottesco anche il più quotidiano particolare, beh… alla lunga son cose che tendono a rovinare il piacere della lettura.


Terry Pratchett - L'intrepida Tiffany e i piccoli uomini liberi
Ma chi l'ha detto che il fantasy è una lunga fuga dalla realtà? (ops, forse ero io?)
Se questo è indubbiamente vero per la stragrande maggioranza dei volumi assimilabili al genere, allora è davvero sorprendente incontrare un'eccezione come questo romanzo di Terry Pratchett. Ne L'intrepida Tiffany e i piccoli uomini liberi ci sono streghe e mostri, e bambini rapiti e spiritelli e fatine, tutto il solito bagaglio di cliché insomma, però nelle mani di Pratchett la somma degli stereotipi da un risultato così brillante e meraviglioso e originale che si ha la sensazione che tutti i mondi fantastici incontrati fino ad oggi siano serviti unicamente a creare le basi per questo romanzo.
Ma Pratchett va ancora oltre, utlizzando i canoni del fantasy per scrivere un inno al pensiero libero e indipendente. Senza dimenticare i Nac Mac Feegle, naturalmente. Meraviglioso.




Seguite i link per le letture di gennaio, febbraio, marzo, aprile, maggio, giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre e novembre



19 dicembre 2008

Il meglio del meglio - Promemoria

Avviso ai naviganti: correte in edicola e accaparratevi lo speciale Urania uscito un paio di settimane fa. Contiene la prima parte della super-antologia curata da Gardner Dozois che raccoglie il meglio delle sue venti antologie annuali pubblicate dal 1985 al 2005.
Tra i dodici racconti che hanno trovato spazio in questa uscita ci sono capolavori assoluti come Mercato d'inverno di William Gibson e storie micidiali come quella di John Kessel (Il prodotto puro) e di John Crowley (Neve) oltre a pagine memorabili scritte tra gli altri da gente del calibro di Gene Wolfe, Lucius Shepard e Pat Cadigan.
Nel complesso un'antologia con una qualità media altissima, come da anni non mi capitava di leggere.

Affrettatevi che Urania poi scompare.

17 dicembre 2008

C'ho il blog in panne.

"Quel gran genio del mio amico, lui saprebbe cosa fare, lui saprebbe come aggiustare, con un cacciavite in mano fa miracoli.
Ti regolerebbe il minimo alzandolo un po' e non picchieresti in testa così forte no e potresti ripartire certamente non volare, ma viaggiare."



Picture by Iguana Jo.
Ho sempre pensato - non è vero, ma ci siamo capiti - che se fossi arrivato a citare Battisti (e Mogol!) nel blog sarei stato pronto per andare in pensione. In effetti la tentazione di lasciar perdere m'è venuta, ma oh… come farei poi senza uno spazio a disposizione per sputare sentenze e illuminare con la profondità del mio sapere l'ignaro visitatore?

Rimane però il fatto che ultimamente il blog langue, a parte le solite note di lettura, non sono stato capace di riempire queste pagine di altri contenuti. Vista la crisi (ehi, ho scritto davvero crisi, mannaggia, sono succube del mainstream) ho pensato di fare l'elenco delle buone intenzioni - e di quelle meno buone - per vedere se in questo modo riesco a uscire dall'impasse.


Avrei voluto
- Avrei voluto farvi un veloce elenco dei film visti negli ultimi tempi (la mia media di visioni ha avuto un'improvvisa impennata nell'ultimo mese), ma poi mi son reso conto che parlare di cinema in quel modo sarebbe stato deleterio, un ulteriore inutile contributo all'aumento del rumore di fondo. In fondo rendere partecipe il web del fatto che mi son piaciuti assai sia la Promessa dell'assassino che Flag of your Fathers, che Cloverfield in fondo è un buon film, che ho rivisto con immutato piacere Ogni cosa è illuminata o che mi sono addormentato guardando Sabrina (per non parlare di Monster House o di Spiderwick, non nel senso che mi sono addormentato, ma che si aprirebbero spazi polemici pseudocritici e meta-pedagogici da cui non si uscirebbe più), non avrebbe poi 'sta grande utilità, né per me che tanto lo so già, né per l'ignoto lettore di queste pagine. Insomma ho deciso che qui dentro o si tenta di parlare di cinema in un modo che permetta a me e a chi passa di approfondire contenuti ed emozioni del film x oppure è meglio lasciar perdere, che non vorrei rientrare nel novero di chi le spara grosse e per lo più a casaccio così, giusto per sgranchirsi le dita sulla tastiera.

- Avrei voluto scatenare tutta la mia verve polemica nei confronti degli editori nostrani che non perdono occasione per pubblicare l'ennesimo meraviglioso romanzo italiano sugli anni '70 mentre qui e ora tutto sta andando in merda. Però a minimum fax gli voglio bene, e non si merita un attacco simile, oltretutto l'unica altra cosa di Vasta che ho letto m'era piaciuta assai, insomma più di penso più la verve polemica mi si sgonfia. E poi tanto chi vuoi che se li legga certi romanzi? (no, ok, lo so che si vendono come il pane, ma a parte i soliti noiosissimi noti chi è che ne parla in giro?)

- Avrei voluto anche trovare il modo di insultare Giuseppe Genna nel modo più efficace, sfruttando fino all'ultimo grammo della mia capacità dialettica. Volevo appellarmi a tutto il buon senso reperibile in rete per affermare in maniera incontrovertibile che l'entità Giuseppe Genna è il Male. In lui si raccolgono tutti i difetti dell'industria culturale italiota: l'urlo della pecora e il furore da salotto, il lamento e la ruffianaggine, l'indubbia capacità sposata al pensiero unico (ma d'opposizione! sia mai!), l'io ipertrofico e la mancanza di dubbio, l'intransigenza conveniente e la guerra per bande, la provocazione velleitaria e la rinuncia in partenza, e quello che forse è il difetto più esemplare dell'elenco: il richiamo della strada e la completa ignoranza, peggio, la supponenza nei confronti di chi per strada ci vive.
Ma poi mi son detto, quale capacità dialettica? e poi chissenefrega di Genna?
Oltretutto chi me lo fa fare di leggere i suoi libri? Non c'è già abbastanza sofferenza nell'universo?
Va là Genna, che t'è andata bene!


Quello che non vorrei
- Non vorrei mettermi a rincorrere l'argomento del giorno, anche se a volte la tentazione è forte. Il motivo è semplice: c'è gente molto più brava di me in giro. Oltretutto avendo deciso scientemente - e da un bel pezzo - di rinunciare alla lettura di quotidiani e riviste d'informazione, faccio davvero fatica a sapere quale sia "l'argomento del giorno", aggiungeteci che ho smesso da un pezzo di guardare programmi televisivi diversi dal televideo (che siano tg, approfondimenti o, ohibò!, intrattenimento poco importa) e capirete che la partita sarebbe persa in partenza.

- Non vorrei nemmeno cedere alla tentazione di buttare tutto in politica. Pare ne parlino tutti, di solito per lamentarsi, ma forse quella non è la Politica per come la intendo io. E quindi vedremo, certo che anche in questo caso basta dare uno sguardo fuori, e beh… la voglia mi passa molto in fretta (la fuori oltre alla maggioranza lamentosa e incazzereccia c'è pure gente che ne sa a pacchi, e quindi magari è meglio leggere loro, piuttosto che scrivere sciocchezze).

- Non vorrei nemmeno ammorbare l'ignoto visitatore con i pensierini della sera, con menate postadolescienziali o con contributi pseudo-diaristici. C'ho più di quarant'anni, facciamocene una ragione.


Mi piacerebbe
- Mi piacerebbe riuscire a trovare il tempo per riflettere e approfondire e riportare sul blog alcune questioni che davvero mi interessano, dalla fotografia alla fantascienza, dalla percezione del mondo attraverso cinema e letteratura all'esplorazione del territorio, e a quello che significa sovrapporre aspettative e ricordi e realtà.
Non che abbia qualche seria speranza di riuscirci, però suona bene, no?

- Soprattutto mi piacerebbe avere la costanza, la disciplina e le capacità di riuscire a essere leggibile, che è la cosa più difficile, ma anche quella che in fondo mi da più soddisfazione.



Ok. Fine delle trasmissioni. Restate sintonizzati.


11 dicembre 2008

Anna is back!


Picture by Iguana Jo.
Non che se ne sia mai andata davvero, ma era un po' che non contribuiva al panorama fantascientifico nostrano. Vedere quindi che ha inaugurato un nuovo blog in italiano è un'ottima notizia, almeno per il sottoscritto.

Se il buon giorno si vede dal mattino (o almeno dai primi post), beh… devo dire che in questi ultimi anni mi è davvero mancata.
Bentornata!


10 dicembre 2008

Dichiarazione Universale dei Diritti Umani


Picture by Iguana Jo.
Articolo 1
Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

Articolo 2
1) Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.

2) Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico internazionale del paese o del territorio sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi limitazione di sovranità.

Articolo 3
Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona.

Articolo 4
Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; la schiavitù e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma.

Articolo 5
Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamento o a punizioni crudeli, inumane o degradanti.

Articolo 6
Ogni individuo ha diritto, in ogni luogo, al riconoscimento della sua personalità giuridica.

Articolo 7
Tutti sono eguali dinanzi alla legge e hanno diritto, senza alcuna discriminazione, ad una eguale tutela da parte della legge. Tutti hanno diritto ad una eguale tutela contro ogni discriminazione che violi la presente Dichiarazione come contro qualsiasi incitamento a tale discriminazione.

Articolo 8
Ogni individuo ha diritto ad un'effettiva possibilità di ricorso a competenti tribunali nazionali contro atti che violino i diritti fondamentali a lui riconosciuti dalla costituzione o dalla legge.

Articolo 9
Nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato.

Articolo 10
Ogni individuo ha diritto, in posizione di piena uguaglianza, ad una equa e pubblica udienza davanti ad un tribunale indipendente e imparziale, al fine della determinazione dei suoi diritti e dei suoi doveri nonché della fondatezza di ogni accusa penale gli venga rivolta.

Articolo 11
1) Ogni individuo accusato di un reato è presunto innocente sino a che la sua colpevolezza non sia stata provata legalmente in un pubblico processo nel quale egli abbia avuto tutte le garanzie necessarie per la sua difesa.

2) Nessun individuo sarà condannato per un comportamento commissivo od omissivo che, al momento in cui sia stato perpetuato, non costituisse reato secondo il diritto interno o secondo il diritto internazionale. Non potrà deI pari essere inflitta alcuna pena superiore a quella applicabile al momento in cui il reato sia stato commesso.

Articolo 12
Nessun individuo potrà essere sottoposto ad interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nella sua casa, nella sua corrispondenza, né a lesioni del suo onore e della sua reputazione. Ogni individuo ha diritto ad essere tutelato dalla legge contro tali interferenze o lesioni.

Articolo 13
1) Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato.

2) Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio paese.

Articolo 14
1 ) Ogni individuo ha il diritto di cercare e di godere in altri paesi asilo dalle persecuzioni.

2) Questo diritto non potrà essere invocato qualora l'individuo sia realmente ricercato per reati non politici o per azioni contrarie ai fini e ai principi delle Nazioni Unite.

Articolo 15
1) Ogni individuo ha diritto ad una cittadinanza. 2) Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua cittadinanza, né del diritto di mutare cittadinanza.

Articolo 16
1) Uomini e donne in età adatta hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia, senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza o religione. Essi hanno eguali diritti riguardo al matrimonio, durante il matrimonio e all'atto del suo scioglimento.

2) Il matrimonio potrà essere concluso soltanto con il libero e pieno consenso dei futuri coniugi.

3) La famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato.

Articolo 17
1) Ogni individuo ha il diritto ad avere una proprietà sua personale o in comune con altri.

2) Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua proprietà.

Articolo 18
Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione tale diritto include la libertà di cambiare di religione o di credo, e la libertà di manifestare isolatamente o in comune, e sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell'insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell'osservanza dei riti.

Articolo 19
Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.

Articolo 20
Ogni individuo ha diritto alla libertà di riunione e di associazione pacifica.

2) Nessuno può essere costretto a far parte di un'associazione.

Articolo 21
1) Ogni individuo ha diritto di partecipare al governo del proprio paese, sia direttamente, sia attraverso rappresentanti liberamente scelti.

2) Ogni individuo ha diritto di accedere in condizioni di eguaglianza ai pubblici impieghi del proprio paese.

3) La volontà popolare è il fondamento dell'autorità del governo; tale volontà deve sere espressa attraverso periodiche e veritiere elezioni, effettuate a suffragio universale eguale, ed a voto segreto, o secondo una procedura equivalente di libera votazione.

Articolo 22
Ogni individuo, in quanto membro della società, ha diritto alla sicurezza sociale, nonché alla realizzazione, attraverso lo sforzo nazionale e la cooperazione internazionale ed in rapporto con l'organizzazione e le risorse di ogni Stato, dei diritti economici sociali e culturali indispensabili alla sua dignità ed al libero sviluppo della sua personalità.

Articolo 23
1) Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell'impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione.

2) Ogni individuo, senza discriminazione, ha diritto ad eguale retribuzione per eguale lavoro.

3) Ogni individuo che lavora ha diritto ad una remunerazione equa e soddisfacente che assicuri a lui stesso e alla sua famiglia una esistenza conforme alla dignità umana ed integrata, se necessario, da altri mezzi di protezione sociale.

4) Ogni individuo ha diritto di fondare dei sindacati e di aderirvi per la difesa dei propri interessi.

Articolo 24
Ogni individuo ha diritto al riposo ed allo svago, comprendendo in ciò una ragionevole limitazione delle ore di lavoro e ferie periodiche retribuite.

Articolo 25
1) Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all'alimentazione al vestiario, all'abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari; ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia o in ogni altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà.

2) La maternità e l'infanzia hanno diritto a speciali cure ed assistenza. Tutti i bambini nati nel matrimonio o fuori di esso, devono godere della stessa protezione sociale.

Articolo 26
1 ) Ogni individuo ha diritto all'istruzione. L'istruzione deve essere gratuita almeno per quanto riguarda le classi elementari e fondamentali. L'istruzione elementare deve essere obbligatoria. L'istruzione tecnica e professionale deve essere messa alla portata di tutti e l'istruzione superiore deve essere egualmente accessibile a tutti sulla base del merito.

2) L'istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali. Essa deve promuovere la comprensione, la tolleranza, l'amicizia fra tutte le Nazioni, i gruppi razziali e religiosi, e deve favorire l'opera delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace.

3) I genitori hanno diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli.

Articolo 27
1) Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico ed ai suoi benefici.

2) Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.

Articolo 28
Ogni individuo ha diritto ad un ordine sociale e internazionale nel quale i diritti e le libertà enunciati in questa Dichiarazione possano essere pienamente realizzati.

Articolo 29
1 ) Ogni individuo ha dei doveri verso la comunità, nella quale soltanto è possibile il libero e pieno sviluppo della sua personalità.

2) Nell'esercizio dei suoi diritti e delle sue libertà, ognuno deve essere sottoposto soltanto a quelle limitazioni che sono stabilite dalla legge per assicurare il riconoscimento e rispetto dei diritti e delle libertà degli altri e per soddisfare le giuste esigenze della morale, dell'ordine pubblico e del benessere generale in una società democratica.

3) Questi diritti e queste libertà non possono in nessun caso essere esercitati in contrasto con i fini e i principi delle Nazioni Unite.

Articolo 30
Nulla nella presente Dichiarazione può essere interpretato nel senso di implicare un diritto di un qualsiasi Stato, gruppo o persona di esercitare un'attività o di compiere un atto mirante alla distruzione di alcuni dei diritti e delle libertà in essa enunciati.

03 dicembre 2008

Rapporto letture - Novembre 2008


Picture by Iguana Jo.
Cristiano de Majo & Fabio Viola - Italia 2
Non frequento molto il genere reportage, forse per questo motivo il volume di De Majo & Viola m'è parso la versione speculare di un bellissimo libro letto all'inizio dell'anno. Mi riferisco a La leggenda dei monti naviganti di Paolo Rumiz: nella parte di quel volume dedicata all'Appennino si vagava per un Italia realissima e abbandonata, mentre in Italia 2 l'attenzione è rivolta invece a luoghi magari frequentatissimi ma totalmente irreali nel loro riflettere l'immaginario popolare di questi anni. Quanto m'è parso emozionante il panorama descritto da Rumiz tanto m'è parso freddo e cinico e povero il ritratto del paese offertoci da De Majo & Viola.
L'approccio dei due autori al viaggio (dalla villetta di Cogne ai raduni neofascisti a Predappio, dai templi new-age di Damanhur alla Matera ricostruita da Mel Gibson, da San Giovanni Rotondo al teatro Ariston, come recita il blurb del libro) m'è parsa comunque la cosa migliore di Italia 2. Nel loro interrogarsi sul senso dei luoghi visitati - o della visita di certi luoghi - i due autori non offrono facili risposte e sebbene il loro acume venga a tratti sopraffatto da un eccesso di moralismo, il fatto di lasciare al lettore molte più domande di quante non ne avesse in partenza è un aspetto senz'altro positivo.
In Italia 2 c'è però un difetto sostanziale che rischia davvero di pregiudicare tutta la credibilità del progetto. Mi riferisco alla necessità per un libro simile di essere onesto e corretto, di proporre al lettore il maggior gradiente di verità possibile. Invece si inciampa più spesso di quanto sarebbe accettabile in "confusioni temporali" (non so come altro definirle) che oltre ad irritare il lettore offrono il fianco a giudizi poco lusinghieri sulla correttezza giornalistica degli autori: non è infatti possibile incappare in un progetto come questo in viaggi di un paio di giorni che partono in novembre e terminano a ottobre (la visita a San Giovanni Rotondo) o perdersi tra ingiustificabili sovrapposizioni di date (sempre fine ottobre/inizio novembre) per visite che paiono nelle descrizioni molto più lunghe e articolate (Trieste, Predappio, Venezia). Saranno anche dettagli, ma è da questi particolari che si giudica uno scrittore (o due).

Paul Reps & Nyogen Senzaki (a cura di) - 101 storie Zen
A pelle mi verrebbe da dire che 101 storie Zen è un libro inutile, che lo zen è come il jazz, o ce l'hai o c'è poco da fare. Però questo libretto avrà avuto nella sua storia editoriale decine e decine di edizioni dalla sua prima comparsa negli anni 30 dello scorso secolo ad oggi, e un motivo per tanto successo dovrà pur esserci.
Forse la diffusione di queste 101 storie Zen (io stesso non so proprio come ha fatto a capitarmi in casa) è dovuta ad una sorta di effetto bignami: in poche decine di pagine puoi assaggiare l'esotica saggezza orientale, puoi curiosare senza troppe difficoltà tra le brillanti parabole esistenziali di monaci e studiosi e saggi della millenaria tradizione sino/giapponese. Senza troppi sforzi puoi godere insomma dell'illuminazione riflessa dello zen. Mica male, no?


Ian McDonald - Brasyl
Ian McDonald non cessa mai di stupirmi con la sua straordinaria capacità di evocare meraviglie ovunque posi lo sguardo. Dopo l'India di River of Gods ecco questo viaggio tra le pieghe della storia del Brasile tra contorsioni quantistiche, doppelgänger a gogo, suggestioni Conradiane (il viaggio nel cuore di tenebra della giungla amazzonica in questo senso è esemplare) e un'immersione totale nell'atmosfera caotica, calda e sensuale di Rio de Janeiro e San Paolo.
Personaggi affascinanti, azione a tamburo battente e soprattutto la sfrenata immaginazione di McDonald si sviluppano e si incrociano nelle tre fasi temporali attraverso cui si dipana il volume: dall'odissea amazzonica di padre Luis alla fine del '700, alle inquietanti vicissitudini di una produttrice di tv spazzatura nella Rio odierna, fino alle strabilianti avventure di un favelado di successo nella San Paolo del 2032. In mezzo tutto il Brasile possibile, con la scrittura ritmata ed evocativa dell'autore a creare un background di suoni odori immagini e sapori che risulta presto indissolubile dalla trama fantascientifica che rende Brasyl un romanzo unico nel suo genere. Formidabile.


Daniel F. Galouye - Stanotte il cielo cadrà
Forse Galouye è stato solo sfortunato a capitarmi in mano dopo la lettura di Brasyl, ma non credo che il mio giudizio sarebbe cambiato se anche l'avessi letto in un altro momento.
Il fatto è che Stanotte il cielo cadrà soffre di tutti i difetti di gran parte dei romanzi di fantascienza usciti negli ormai lontanissimi anni '50 dello scorso secolo: totale inconsistenza dei personaggi, dinamiche relazionali tra gli stessi che sfiorano il ridicolo involontario, una resa oltremodo semplicistica dei rapporti di potere - della stessa umanità nel suo complesso - e delle relazioni di causa/effetto tra fenomeni.
Insomma, 'sto romanzo poteva forse stupire un'ipotetico appassionato di fantascienza di 60 anni fa, che in effetti l'ipotesi pseudo-solipsistica/onirica della creazione del mondo ha un suo fascino , ma letto qui-e-ora è quasi un insulto alla capacità critica del lettore.


AA.VV. - Robot 53
Non dev'essere stato facile tradurre il racconto di Ian McDonald che impreziosisce questo numero di Robot. Ma se anche la resa italiana non fosse ottimale la storia è talmente potente da riuscire a colpire comunque il lettore. La moglie del Djin si svolge parallelamente alle vicende narrate in River of Gods, ma in questo caso l'azione si dipana nelle strade e nelle lussose residenze di Nuova Delhi, tra demoni virtuali, cyber poliziotti e ballerine innamorate. Un gran bel racconto giustamente premiato con l'Hugo lo scorso anno.
Dopojavascript:void(0) un pezzo da novanta come questo non dev'essere stato facile decidere cosa impaginare nel resto del volume. A mantenere alto lo standard del numero ci pensa un solido racconto di Franco Forte, poi purtroppo la qualità scende inesorabilmente con le successive due proposte italiane, troppo ancorate a vecchi stilemi fantascientifici per risultare davvero interessanti. Per fortuna in questo numero di Robot lo spazio dedicato alla riproposta di racconti già editi è dedicato a Enrica Zunic. Il suo Ain del nome dei numeri e della riparazione del cielo mantiene intatte tutte le sue qualità, la sua forza, il suo dramma.
L'ultimo racconto del volume è Uscire senza salvare di Ruth Nestvold, un'ordinaria vicenda di spionaggio industriale e corpi in prestito. Un racconto non particolarmente memorabile che si lascia tuttavia leggere senza opporre troppa resistenza. A completare il numero la solita messe di articoli interviste e approfondimenti che rendono Robot una rivista unica per qualità e quantità delle proposte giornalistico/saggistiche offerte al lettore.
Per finire approfitto del blog per fare i miei più sentiti auguri a Vittorio Curtoni per una pronta guarigione: Forza Vic, noi qui facciamo tutti il tifo per te!



Seguite i link per le letture di gennaio, febbraio, marzo, aprile, maggio, giugno, luglio, agosto, settembre e ottobre


16 novembre 2008

Parole sante?


Originally uploaded by vkp_patel.
Vagando per Anobii mi sono imbattuto in un commento a Lo Hobbit che ha attirato la mia attenzione e fatto scattare alla tastiera:
"Ho il sospetto che una delle ragioni per cui ai giovani lettori piacciono tanto fantasy e fantascienza sia che, quando lo spazio e il tempo sono stati alterati permettendo ai personaggi di viaggiare comodamente ovunque attraverso il continuum , sfuggendo così ai pericoli e alla spietata legge dell'orologio, il problema della mortalità affiora di rado"
Thomas Pynchon

Ma come? Pynchon citato a commento di Tolkien? Wow! che ardire! che occasione di discussione!
La mia risposta poteva essere più brillante, lo ammetto, ma oh… sono i rischi della reazione impulsiva:
"Evidentemente capita anche ai geni di dire delle strunzate :-)
(secondo te/voi, i giovani lettori si pongono il problema della mortalità?)"


La risposta di sigurd, brillante autore dell'insolito accostamento letterario non si è fatta attendere:
"E' proprio questo il problema, ma non dipende da loro.
Tolkien e simili offrono ai ragazzi ciò che "vogliono" non ciò di cui hanno bisogno.
Io sono stato "giovane lettore", forse lo sono ancora, e il problema della mortalità me lo ponevo spesso, e me lo pongo tuttora; è forse l'unico grande tema su cui ogni grande scrittore dovrebbe farci riflettere. Se uno scrittore non si confronta con la mortalità, per me non è un grande scrittore e farebbe bene a raccogliere telline o spaccare ricci."


La chiacchierata poteva tranquillamente proseguire in quella sede, ma preferisco spostarla qui, per comodità, che il sistema dei feedback anobiiano non è troppo comodo da seguire. Ecco che si parte:

Prima di arrivare al punto un'osservazione a sigurd riguardo quanto scrive: ma tu sai davvero ciò di cui i giovani hanno bisogno?
Parliamo quindi di mortalità. Io non credo che un giovin-lettore si ponga sul serio il problema dell'entropia dell'universo, tanto meno di quella personale. Solitamente son concetti talmente astratti da essere di volta in volta esaltati quanto ignorati, ingigantiti quanto sottovalutati, esaltati quanto paventati. Le valutazioni solite insomma di chi non conosce davvero ciò di cui va riflettendo. E va bene così, ci mancherebbe! Sai che tristezza per il giovin-lettore mettersi a fare i conti alla sua tenera età con l'inevitabilità della propria fine.

E gli scrittori che dovrebbero fare? Mah…
Il fatto è che non sono così sicuro che la mortalità debba essere il leitmotiv fondamentale della letteratura occidentale (è di questo che stiamo parlando, no?), tanto meno di quella nicchia della narrativa che risponde al nome di fantascienza (per la fantasy il discorso si fa molto più arduo, credo, dovendo prima capire cosa intendiamo per fantasy, se quella di derivazione più specificatamente Tolkeniana, o se invece si vuole allargare il discorso sul fantastico toout-court). Limitiamoci alla fantascienza dunque.
La fantascienza è soprattutto letteratura di idee. È speculazione nella sua più alta espressione. Può assumere le vesti di letteratura escapista, è vero (e ciò nonostante può rimanere ancora molto divertente!), ma nelle sue espressioni migliori è ben ancorata nel presente e tutt'altro che libera dalla "spietata legge dell'orologio".

Con queste premesse come fai a isolare e focalizzare l'attenzione solo sulla mortalità? E perché poi?
A volte ho come l'impressione che mi sfugga il punto. Per dire: 'sta cosa della mortalità è davvero così fondamentale? Non ci siamo già troppo immersi di nostro, lettori e scrittori alla pari, tanto che il tema è praticamente inevitabile ogni qualvolta raccontiamo una storia?
O meglio: raccontare una storia non rappresenta sempre un tentativo - velleitario, magari sopravvalutato - di cercare l'immortalità? o almeno di sfuggire alla morte?

Ogni approfondimento è benvenuto.

06 novembre 2008

Rapporto letture - Ottobre 2008


Picture by Iguana Jo.
Dashiell Hammett - L'istinto della caccia
Ogni volta che mi imbatto in un libro come questo non posso fare a meno di pensare che gli americani mi hanno ormai definitivamente fottuto il cervello, non senza il mio totale accordo, sia chiaro. Voglio dire, se non avessi letto Raymond Chandler nella mia adolescenza vedrei il mondo nello stesso modo?
I racconti di Dashiell Hammett raccolti in quest'antologia sono perfetti per spiegare il fascino che gli USA hanno esercitato su di me: poche balle, dialoghi fulminanti, un pragmatismo che sfiora il sublime, un rigore morale senza pari, il tutto condito con abbondanti dosi di testosterone e piombo, senza dimenticarsi di gettare uno sguardo attento alle pieghe più oscure del circondario. Questo in una serie di racconti scritti 80 anni fa. Roba da rimanerci secchi.


Cormac McCarthy - Cavalli selvaggi
Dopo aver letto l'antologia di Hammett prendere finalmente in mano questo romanzo di Cormac McCarthy m'è sembrata la soluzione più ragionevole. Gli ingredienti sono gli stessi, con in più tutta la consapevolezza derivata dai decenni che separano i due scrittori. La frontiera di McCarthy dopotutto è cresciuta nello stesso humus che ospita le gesta dell'anonima lince hammettiana e i valori e le gesta dei protagonisti sono in qualche modo sovrapponibili. Del resto gli eroi di McCarthy sono gli stessi della tradizione hard-boiled inaugurata da Hammett: monolitici, individualisti all'estremo, portatori di un codice assoluto e inflessibile ma al contempo estremamente pragmatici e comunque emarginati dal consesso sociale vigente. Cow-boys in perenne e inarrestabile cammino verso il tramonto.
Cavalli selvaggi in questo senso è esemplare, ambientato alla fine degli anni '40 dello scorso secolo sembra scritto in presa diretta tanto vera risulta l'atmosfera della frontiera texano-messicana che si respira nel romanzo.


Paolo Nori - Spinoza
Del romanzo di Paolo Nori ho già parlato in questo post. Come ricordavo in quell'occasione, se ci fosse qualche amante dello scrittore emiliano on-line, mi piacerebbe davvero capire con che atteggiamento andrebbero affrontati romanzi come questo, che temo a me sfugga qualcosa.


Bertrand Russell - Perché non sono cristiano
Visti i tempi mefitici che ci troviamo a respirare prendere in mano un libro come questo di Bertrand Russell è una salutare boccata d'ossigeno.
Nel corso della lettura si vivono sensazioni che vanno dalla totale ammirazione per la brillante capacità argomentativa di Russell, allo sconforto più terribile per quanto le cose siano rimaste ferme all'epoca in cui l'autore scriveva queste pagine. Tanto ovvie e ragionevoli sono le posizioni espresse dal filosofo inglese, tanto il mondo sembra essere rimasto bloccato in un circolo vizioso di superstizione, sospetto e intolleranza, con i culti dell'ignoranza (per usare un'espressione eganiana) che proliferano allegramente mentre il libero pensiero sembra sempre più emarginato. Ma ieri Obama ha vinto le elezioni, quindi perché preoccuparsi?


Stephen King - L'ultimo cavaliere
Per finire il mese in bellezza ecco un altro romanzo che deve molto al western. Ma L'ultimo cavaliere non è solo sangue sudore e polvere da sparo. Oltre al western epico - ispirato comunque più dalle tinte oscure di un Sergio Leone piuttosto che a quelle più tradizionali del cinema a stelle e striscie - il primo romanzo di Stephen King mi sembra sia altrettanto debitore alla new wave fantastico/fantascientifico degli anni '60/'70 dello scorso secolo. Come altro spiegare la pressante componente lisergica del romanzo? E l'atmosfera onirica che si respira nel deserto della torre nera non è simile a quella rintracciabile tra le pagine di un Moorcock o di un Delany?
Erano più di vent'anni che non leggevo un romanzo del Re, beh… questa prima puntata nel mondo della Torre Nera mi ha fatto tornare la voglia di frequentarlo.


Seguite i link per le letture di gennaio, febbraio, marzo, aprile, maggio, giugno, luglio, agosto e settembre.




30 ottobre 2008

Qualche foto di (mini)rugby

Domenica scorsa abbiamo accompagnato i pargoli a Parma che le loro squadre hanno partecipato al primo torneo della stagione.
Sul sito del Modena Rugby potete vedere qualche foto (vera! con i colori giusti!) dei minirugbisti in azione.
Buon divertimento!

29 ottobre 2008

Spinoza dice…

Ho conosciuto Paolo Nori grazie a un'amica che mi ha calorosamente suggerito di leggere Noi la farem vendetta, ma io sono un testone e visto che Spinoza costava la metà ho preso quello che ho scoperto essere il terzo romanzo della copiosa produzione dell'autore emiliano. Esaurita la premessa e prima di partire con i fuochi d'artificio forse è il caso di aggiungere che Nori mi sta davvero simpatico, che ha un sito web (www.paolonori.it) che mi pare rispecchi fedelmente la sua produzione libraria e che non è detto che prima o poi le nostre strade non si incroceranno di nuovo. Però…


Picture by Iguana Jo.


Non ho mica capito se Paolo Nori ci è o ci fa.
Arrivato a circa un terzo di Spinoza ero convinto che l'autore ci facesse alla grande: il modo di raccontare, l'uso della lingua, i temi e le situazioni, tutto mi sembrava studiato a tavolino per impressionare, divertire e in fondo fondo commuovere il lettore con l'immersione totale nel prosaico mondo finto naif del buon Paolo Nori.
Il fatto che l'autore evitasse come la peste di affrontare qualsiasi discorso esulasse dalla monotematica sfera percettiva di Learco Ferrari - alter ego dell'autore e protagonista del romanzo - e che questa fosse apparentemente (e sapientemente) trasparente al lettore, l'insistere ripetutamente sulla sincerità a senso unico dell'io narrante (sempre raccontata con una divertita scrittura in levare, e in ogni caso mai soddisfacente per il protagonista), il ricorrere al continuo uso di reiterazioni e salti e ritorni di identiche situazioni mi son parsi tutti ottimi esempi della percepibile abilità tecnica dell'autore ma al contempo non ho potuto evitare di pensare che tutta 'sta abilità autoriale fosse in forte contraddizione con l'apparenza naif del racconto.

Il romanzo però continuava a incuriosirmi, forse perché i luoghi dell'azione mi sono familiari, forse perché volevo capire dove andava a parare il racconto, quindi ho proseguito la lettura fino in fondo. Arrivato alla fine è successo ciò che raramente accade: quelli che ad inizio lettura mi sono parsi dei difetti insostenibili si sono via via trasformati se non in pregi almeno in quelli che in definitiva sono gli elementi di interesse del romanzo.
Non tutti i difetti si risolvono, o comunque non lo fanno a sufficienza da rendermi Spinoza indimenticabile, ma lo fanno quel tanto che basta a lasciarmi da voglia di provare qualche altro volume della saga di Learco Ferrari. Certo, a fine lettura qualche dubbio è rimasto - vedi sotto per un elenco dettagliato! - però oh… magari se qualche visitatore del blog mi aiuta riesco a risolvere pure questi.

Ecco qui a futura memoria le perplessità che mi affliggono dopo aver terminato Spinoza:
- Paolo Nori sei vecchio dentro! A un certo punto della lettura mi sono reso conto che mi immaginavo Learco Ferrari come un quasi cinquantenne in balia degli eventi. Immaginatevi la sorpresa nello scoprire che Nori nel 1999 aveva appena 36 anni. Oh… un po' di animo suvvia!
- M'è rimasto il dubbio che un romanzo come questo piaccia soprattutto perché gratifica il lettore di una innegabile superiorità (umana, sociale, economica, quello che vi pare insomma) nei confronti del disgraziato protagonista della storia. Magari mi sbaglio, ma tant'è.
- La vita vera™ è totalmente esclusa dal romanzo, o quanto meno appena tenta di far capolino viene subito messa al suo posto con una battuta fulminante o con un'(auto)ironica riduzione al grado zero (mangiare, bere, dormire). Ecco, mi piacerebbe capire il perché di questo approccio. In altre parole: l'universo Learco Ferrari è davvero sufficiente a se stesso?
- In Spinoza non succede niente, tranne il ripetuto meravigliarsi dell'io-narrativo riguardo l'ottima piega che continuano a prendere gli eventi. Curioso per uno che fa di tutto per tirarsi continuamente calci nei maroni (in senso lato, eh!).

Vabbé, la finisco qui. Lettori di Paolo Nori, fatevi vivi.
Grazie.

27 ottobre 2008

Wall-e


Picture by Iguana Jo.
Wall-e è il silenzio di un mondo in pace rotto solo dai rumori dell'assestamento entropico e dal vento che è il suo opposto speculare. I primi sono soffici e morbidi, sia quando sono improvvisi scricchiolii metallici sia quando escono da una vecchia registrazione di un millennio fa, il secondo arriva come rombo di tuono violento e aggressivo e totalmente naturale.
Poi si accende la tv ed esplode il musical, la roba più artificiosa che mente umana abbia mai prodotto al cinema. Con la sola eccezione della fantascienza, probabilmente.
Ed è un colpo da spezzare il cuore vedere perfettamente sintetizzati in un film pieno di meraviglia due/tre/quattro delle cose che più apprezzo nella mia posizione di consumatore assennato e adeguato e omologato e perfettamente integrato: fantascienza e musical, cgi e macintosh (il riavvio, quel riavvio!).

Wall-e corre e lavora e raccoglie storie a futura memoria, Wall-e è un'intelligenza artificiale allo stato brado, ancora infantile, ancora ingenua. Un Forrest Gump robotico senza la necessità dello sviluppo, dell'integrazione o della comunicazione, l'archetipo di un'assenza umana.
Wall-e vive nella stanza dei giochi più meravigliosa dell'universo. È circondato di oggetti, di memorie, di storie ed ecco che tutto il ciarpame che lo circonda, perfettamente organizzato totalmente disponibile, torna alla sua pura essenza di materiale narrativo, tutto potenziale in attesa di essere esplorato.
Poi di nuovo Wall-e accende la televisione ed eccoci ancora lì: a cantare, sfiorarsi e sorridere, in un sublimato esplosivo che di umano non ha nulla tranne forse il nostro meglio (inutile e formidabile): il pensiero è negato nel musical, è istinto e danza ed emozione. A Wall-e non serve altro. O forse sì. E infatti arriva Eve.

Eve arriva ed è la quintessenza del puro pensiero umanoide tecnoparanoico in tutta l'indicibile complessità della dottrina corrente: spara prima, chiedi poi. Eve pare educata alla scuola del vecchio West (non è da lì che arriviamo tutti?). Però è tenera in un modo tutto suo, forse perché in fondo è curiosa, e forse perché è davvero qualcosa di nuovo all'orizzonte. E poi Eve impara, anche se ci metterà tutto il tempo del mondo, tutto il tempo del film, per dimenticare la sua eredità antropomorfa e capire il valore della vicinanza.

Successivamente nel film succede di tutto, e nel tutto ci stanno gli errori e gli ammiccamenti e le suggestioni: ci sono dei simpatici pazzerielli colorati ma in fondo taaanto buoni, ci sono un sacco di umani ottenebrati - ma comunque simpatici, ci mancherebbe! - che appena illuminati seguono il leader (come sempre, siamo in america baby!), ci sono robot fedeli alla direttiva buona e robot fedeli alla direttiva cattiva (facciamoli a pezzi dunque!), niente sottigliezze che oh… è un film per bambini, che però, ehi! deve piacere a tutta la famiglia!

Poi alla fine ci sono i titoli di coda, e ben si vede che chi erediterà la terra (con tutto il lavoro necessario alla rinascita. con tutta l'inteliigenza necessaria alla sopravvivenza, senza la responsabilità dei fallimenti passati) sarà la gens robotica: agli umani rimarrà il divertimento (Banks docet!): la danza, la pittura e le piante di pizza. E vivremo, finalmente, felici e contenti. E spero (spero!) che allora Wall-e sia un antenato della Cultura, la prima mente-con-un-nome-buffo, che altrimenti mi sale la depressione.

(grazie a Chiara, per avere messo il dito nel posto giusto!)



E per finire qualche nota varia, l'ovvia polemica con la critica quotidiana e altri pugnettismi random:

- Da dove arriva tutta 'sta menata del film ecologista? basta far vedere l'immondizia per vedere la luce verde? ma allora la situazione della Campania è l'alba di una nuova era? Cioé lì di merda ce n'è a pacchi! Ahhh… ma forse Wall-e è un film ecologico perché ci dicono che abbiamo sputtanato il pianeta? Ma dai, che sciocchi a non averlo capito prima.

- I sorridenti poltroni da incubi che popolano l'Assioma sono una metafora del teleconsumatore occidentale tipico o il sogno di ogni produttore hollywoodiano? (Pixar è Hollywood, a scanso di equivoci).

- perché Eve salva gli umani in pericolo? (in un primo tempo ho pensato in termini asimoviani, ma allora non si spiega il comportamento dell'HAL-9000 timoniere - o forse sì, chissà… a voi il piacere di sprofondare nel vortice del comportamento robotico classico)

- è curioso notare come anche stavolta sia il cinema a salvare l'umanità (e apprezzo molto il fatto che sia Gene Kelly a farlo!). In particolare il cinema anni '60, che dopo è arrivato Guerre Stellari, è nato il marketing e di cinema universalmente riconoscibile solo come cinema non ce n'è stato (quasi) più.

- Wall-e è il film più meraviglioso che io abbia visto da molto molto tempo. Il primo tempo almeno.

- È interessante come di un film del genere si possa dire tutto e il contrario di tutto. Del secondo tempo, almeno.

- Se la Pixar non esistesse bisognerebbe inventarla.

14 ottobre 2008

Una giornata perfetta.


…che poi ci vuole davvero poco. Il sole, il mare, da bere, da mangiare, e soprattutto qualche bella persona a condire il tutto.
Grazie alla Lui queste cose succedono davvero.
Bello, no?

(la foto non rende giustizia alla giornata. Portate pazienza: quando sono troppo impegnato a divertirmi, mica ci riesco a fare anche delle belle foto!)

08 ottobre 2008

Libri In Ordine 6.1


Quando si ha una libreria che straripa di volumi la catalogazione degli stessi diventa quasi una necessità. In rete si trovano parecchi programmi più o meno gratuiti in grado di aiutare il lettore. Con Anobii c'è anche la possibilità di costruirsi il proprio catalogo direttamente sul web.

Di applicazioni catalogatorie ce n'erano già parecchie quando ho iniziato a tener dietro ai volumi di casa. ma per un motivo o per l'altro nessun database librario mi ha mai conquistato: o erano semplicemente troppo cari, o troppo poco versatili, o avevano un interfaccia che non mi piaceva. Alla fine ho smesso di cercare una soluzione preconfezionata, mi sono arrangiato e ho costruito il mio bel catalogo personalizzato con FileMaker.

LibriInOrdine è un database creato per tenere in ordine i volumi della mia libreria. Oltre alle solite informazioni sul libro (autore/titolo/editore/etc etc) il database permette di sapere dov'è collocato un certo volume, quando è stato letto, come è stato giudicato. Con LibriInOrdine è possibile visualizzare istantaneamente l'intera libreria ordinata per autore/titolo/editore/data lettura/giudizio/collocazione volume. Si possono cercare autori specifici, visualizzare solo i titoli di un determinato autore, stampare le copertine dei volumi e avere qualche dato statistico delle letture effettuate.

Dalla nascita di LibriInOrdine sono ormai passati parecchi anni e il database si è arricchito via via di nuove funzionalità, ma era parecchio tempo che non ci mettevo le mani per un restyling più sostanzioso (l'ultima versione pubblicamente disponibile, la 5.4, risale ormai al lontano 2004).
Ora ho finalmente trovato il tempo per dargli una nuova veste grafica, razionalizzare un po' di campi e inserire qualche nuova caratteristica. Se siete curiosi scaricate LibriInOrdine 6.1 (il file linkato è zippato e pesa circa 4.2 Mb), dategli un'occhiata e poi ditemi magari cosa ne pensate. LibriInOrdine è un file aperto: potete apportarvi tutte le modifiche che ritenete più opportune. Ringrazio fin d'ora chiunque vorrà rendermi partecipe di eventuali nuove versioni del file.
Naturalmente ogni suggerimento critico è benvenuto.

07 ottobre 2008

Due di noi


Oh! Ma quanto siamo belli io e Jacopino qui sopra?

La foto l'ha scattata Annalisa su una spiaggia spazzata dal vento e dalla pioggia nel nord dell'Irlanda. Il mio panorama ideale insomma (anche se qui non è che si veda molto).

06 ottobre 2008

Rapporto letture - Settembre 2008


Picture by Viola&Attila.
David G. Hartwell & Kathryn Cramer (a cura di) - Stelle che bruciano
Il consueto appuntamento che l'Urania Millemondi estivo dedica alla raccolta annuale dei migliori racconti fantascientifici scelti dalla coppia Hartwell & Cramer presenta in quest'uscita l'anno 2004. La raccolta offre un pregevole sguardo sullo stato dell'arte della produzione breve in un genere che del racconto ha fatto spesso la propria più interessante vetrina.
Per quanto riguarda la qualità del volume, anche quest'anno l'antologia non si smentisce con racconti strepitosi mescolati ad altri che non mi hanno particolarmente colpito.
Tra i 23 autori presenti mi piace segnalare Bradley Denton, che con le avventure del suo super cane Chip riesce a coniugare in maniera emozionante un tema classico all'attualità, Pamela Sargent che ci offre uno scorcio sul pianeta Venere visto da una Terra che ha visto giorni migliori e Sean McMullen che l'ha pensata davvero grossa pur di farci andare su Marte.
In definitiva Stelle che bruciano è buona antologia e soprattutto è uno dei rari volumi disponibili in cui la forma racconto ha tutto lo spazio che merita.


William Gibson - Guerreros
Ho postato qualche nota sull'ultima fatica Gibsoniana qui. Nonostante la delusione io continuo a fare il tifo per il nostro. Speriamo bene.


John Varley - Titano
Erano anni che cercavo questo romanzo di Varley in giro per bancarelle. Un paio di mesi fa l'ho finalmente incrociato alla fiera di San Lazzaro (oilì oilà!). Ora che l'ho letto posso dire che mi aspettavo una storia completamente diversa, ma anche che quella che ho trovato non è poi così male.
Il racconto delle avventure di un gruppo di sopravvissuti in un ambiente decisamente alieno è un classico della narrativa fantascientifica. Non sempre gli esiti sono esaltanti (penso ai Creatori di Universi di Farmer, per esempio). In questo caso Varley è bravo a ideare personaggi interessanti e a riuscire a spiegare abilmente le varie stranezze che i nostri eroi si trovano a incontrare.
Titano non sarà un romanzo di quelli che ti cambiano la vita, ma è un ottimo prodotto d'intrattenimento.


Iain M. Banks - Criptosfera
Criptosfera è un vecchio romanzo di Iain M. Banks appena riedito dalla Editrice Nord. Non c'è la Cultura, non c'è nemmeno lo spazio sconfinato o uno dei suoi consueti scenari galattici: Criptosfera è un romanzo sulla realtà virtuale, condito come sempre accade con l'autore scozzese con abbondanti dosi di intelligenza artificiale.
L'ambientazione in una Terra lontanissima nel futuro, con costruzioni gigantesche e panorami tendenti al surreale, è forse l'aspetto più azzeccato del romanzo. Il progredire della vicenda m'è parso invece decisamente più zoppicante rispetto agli standard cui Banks ci ha abituato: sarà la costruzione estremamente schematica della storia, sarà la scelta di inserire un personaggio che si esprime con un alfabeto fonetico piuttosto scomodo da leggere (almeno sul lungo periodo), sarà la difficoltà nel visualizzare compiutamente tutti gli scenari che si dipanano nel corso della lettura, ma questo è il primo romanzo di Banks che ho fatto fatica a terminare. A fine lettura rimane l'ebbrezza per la spettacolarità e il gigantismo dell'ambientazione, ma rimane anche il dubbio che stavolta gli effetti speciali siano più importanti della storia del romanzo.


Seguite i link per le letture di gennaio, febbraio, marzo, aprile, maggio, giugno, luglio e agosto.


01 ottobre 2008

Use of Weapons


Iain Banks (Picture by Iguana Jo).
Concludo questa serie di post dedicati a Iain Banks riproponendo sul blog alcune note su quello che considero tuttora il suo capolavoro. Direttamente dal 2004 ecco quello che scrivevo a proposito di Use of Weapons.

Per una volta un romanzo che non delude le aspettative accumulatesi nel corso degli anni.

Use of Weapons (in italiano La guerra di Zakalwe) è straordinario: per la potenza immaginifica, per la forza evocativa, per il pathos e la drammaticità delle situazioni che presenta, per la costruzione della vicenda, per la vena di umorismo che permea (nonostante tutto) molti degli episodi narrati.

Use of WeaponsUse of Weapons è il terzo romanzo fantascientifico firmato da Iain M. Banks. Ha per protagonista l'uomo conosciuto come Cheradenine Zakalwe e la storia che narra è quella delle sue vicissitudini guerresche, del mistero che circonda (e ha segnato indissolubilmente) il suo passato, del suo rapporto con la Cultura.

Use of Weapons è anche (o soprattutto) un meraviglioso e inquietante laboratorio etico, in cui gli scenari della space opera più rutilanti e spettacolari si intrecciano con i conflitti interiori dei protagonisti, con il loro senso di giustizia e la loro umanità.

Una nota sulla traduzione. Mi è stato più volte detto che la versione italiana soffriva di un grosso bug, dovuto ad un'incomprensione della vicenda da parte del traduttore. Memore di questo fatto, e complice il caso che me li ha resi disponibili entrambi nello stesso momento, ho letto il romanzo in originale sfogliando a volte il volume italiano in cerca di conferme e/o chiarimenti, vista la mia non eccelsa padronanza dell'inglese.
Da quello che ho potuto notare però il problema più evidente nella traduzione non è tanto il difetto summenzionato, quanto piuttosto la somma di dettagli, particolari, sfumature che semplicemente non esistono nell'edizione originale. Tanto Banks è essenziale e diretto (nelle descrizioni, nei dialoghi), tanto tende a diventare convoluto e didascalico nella versione italiana. Non so se è normale una simile trasformazione del testo. Certo io non me la auguro.


30 settembre 2008

Senza ritegno

Come forse saprete sabato scorso Iain Banks ha partecipato in qualità di scrittore proveniente dalla Scozia, paese ospite del Festival, ad un incontro pubblico a Verona in occasione del Festival Internazionale dei Giochi di Strada “Tòca Tí”.


Me & Mr. Banks (Picture by x).
Non credevo che a quarant'anni suonati avrei rivissuto uno di quei momenti da adolescente in estasi da rockstar.
Ormai dovrebbe essermi chiaro ed evidente che gli artisti sono solo persone normali che fanno un mestiere diverso dal mio. Che producano dischi, scrivano romanzi, girino film o calchino le scene del teatro, risultano probabilmente molto più interessanti nelle loro opere piuttosto che non nelle quattro parole che capita di scambiarci incontrandoli casualmente per strada o nelle occasioni pubbliche cui può capitare partecipino.

Però la curiosità è più forte di ogni ragionevolezza e se scopri che uno dei tuoi scrittori preferiti parteciperà ad un incontro pubblico a un centinaio di chilometri da casa tua non puoi proprio esimerti dal prendere su e farti i chilometri che servono per vederlo finalmente dal vivo. Non solo, oltre a vederlo non puoi proprio perdere l'occasione di portarti a casa un souvenir dell'incontro, e cosa c'è di meglio che farsi firmare un suo romanzo?
Detto fatto. Il problema è che mi son ritrovato con quindici volumi di Banks in libreria e insomma, ecco, mi sono sembrati un po' troppi per una sessione di firme, e poi cavolo, scrivesse dei romanzo smilzi! Tra cartonati ed altre edizioni, la colonna formata dai suoi volumi raggiunge tranquillamente gli 80 cm!
Per fortuna nell'impresa non sono solo, e il buon x che mi accompagna, persona molto più seria del sottoscritto, decide di venire a Verona totalmente sprovvisto di volumi e si sobbarca volentieri (almeno a parole!) il peso di qualche libro. Alla fine decido che 10 volumi è il numero limite, che portarne di più risulterebbe davvero imbarazzante. (A proposito di imbarazzi, avevo prestato a un'amica Use of Weapons, ma non potevo certo rinunciare alla firma di Banks sul mio romanzo preferito, e quindi lungo la strada per Verona ci siamo pure fermati a recuperare il tomo. L'ho scritto in cima, senza ritegno, mica scherzavo…).
Naturalmente oltre ai libri carico macchina fotografica e flash, sia mai che mi lasci o scappare l'occasione di immortalare l'evento!

Iain Banks si presenta al pubblico italiano indossando una (orrenda) camicia che decorata com'è da una texture di cardi stilizzati dovrebbe probabilmente sottolineare la sua scozzesità. Ma questa è l'unica esplicita concessione alla sua terra d'origine.
Banks è brillante, scherza con il pubblico e si schernisce con divertita auto-ironia riguardo alla sua doppia attività di scrittore "serio" e fantascientifico.
Non rilascia dichiarazioni particolarmente memorabili, né cerca di imporre un particolare punto di vista. A dirla tutta è anche troppo diplomatico (o semplicemente troppo educato) soprattutto quando gli si chiede una qualche riflessione su politica e attualità o quando il discorso entra nello specifico della sua opera, specie quando Aly Barr, literature officer dello Scottish Arts Council (che promuove l’evento), se ne esce con un'infelice osservazione sul ruolo del gioco in una società anche troppo regolamentata e oppressiva quale gli pare essere la Cultura (ahi!).

Banks preferisce lasciare parlare i suoi libri. La lettura di un estratto da un suo romanzo che l'autore ha presentato al pubblico non lascia infatti troppe possibilità di dubbio riguardo il Banks pensiero.
Il tema della manifestazione in cui si colloca l'incontro è il gioco, la scelta del brano è quindi caduta (inevitabilmente direi) su The player of Game (l'introvabile L'impero di Azad, Ed, Nord, traduzione di Anna Feruglio Dal Dan) romanzo in cui si narrano le vicissitudini di Gurgeh, abitante della Cultura nonché campione indiscusso nelle più diverse specialità ludiche, alle prese con un gioco senza pari in un arretrato settore stellare della galassia.
La presentazione dell'Impero di Azad dal punto di vista del drone culturale, le note a margine su politica sesso e potere, beh… lasciano davvero pochi margini di dubbio riguardo l'approccio dell'autore alla fantascienza e danno un'immediata idea della prosa estremamente divertente e al contempo profonda e illuminante di Iain Banks.

Se devo rilevare qualche difetto nell'incontro (a parte la sua brevità), questo è probabilmente da trovare nella scarsa dimestichezza del traduttore - peraltro ineccepibile dal punto di vista professionale - con l'universo fantascientifico banksiano. Il fatto di ritrovarsi tra le mani parole come Cultura, Contatto o Mente senza rendersi conto del significato esteso che hanno nella produzione di Banks, beh… potete immaginare la scarsa fruibilità della traduzione italiana della chiacchierata che ha seguito la lettura del brano del romanzo.

Al termine dell'incontro c'è rimasto il tempo per una veloce intervista con l'autore (che speriamo veda la luce in uno spazio più consono) e per gli autografi di rito (anche se 10 volumi… vabbé…). Alla fine ho abbandonato le ultime riserve di pudore rimaste e ho chiesto a Banks la più classica delle foto ricordo. A parte il mio ghigno di soddisfazione, beh… non è che nella foto si veda altro.

In conclusione mi piace annotare quello che m'è parso un sincero entusiasmo della prof. Carla Sassi, esperta di letteratura scozzese del Dipartimento di Anglistica dell’Università di Verona nonché promotrice dell'evento, nei confronti del Banks fantascientifico. La professoressa s'è fatta trovare pronta nonostante la discussione abbia ignorato completamente la produzione mainstream del nostro ed è stata molto disponibile nel permetterci di incontrare Iain Banks a margine della manifestazione.

25 settembre 2008

Appuntamento a Verona


Picture by ascendent.
Sabato prossimo 27 settembre alle ore 18.00 Iain Banks sarà alla biblioteca civica di Verona per parlare del gioco nella letteratura contemporanea con Aly Barr, funzionario del Dipartimento di Letteratura dello Scottish Arts Council, e Carla Sassi, docente di Anglistica dell’Università di Verona.
(l'evento è organizzato in occasione di Tocatì - Festival Internazionale dei Giochi in Strada )

Io credo proprio che ci sarò.

(per i pochi sfortunati che non conoscono l'autore scozzese, beh… Iain Banks è probabilmente il più grande spettacolare divertente interessante meraviglioso scrittore di fantascienza del mondo.)


22 settembre 2008

Italia, XXI secolo

Vi segnalo questi due post di Giovanni De Matteo. Ogni parola in più è superflua.


Picture by jannakis.
La carneficina: sangue per San Gennaro
L’altra sera, alla vigilia delle celebrazioni per il santo patrono della città più bistrattata al mondo, negli stessi minuti in cui il Napoli tornava in Europa dopo oltre un decennio di purgatorio, 25 km a nord del San Paolo una pioggia di piombo si abbatteva su 6 extra-comunitari, davanti alla sartoria “Ob Ob exotic fashions” di Castel Volturno, al civico 1083 della statale Domitiana. 84 bossoli sono stati ritrovati sulla scena del crimine, e i corpi immersi in un lago di sangue. Una mattanza. La contrapposizione tra la festa della città e la violenza brutale dimostrata dai sicari è stridente.
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La spiegazione più attendibile (suggerita dall’assenza di firme a corredo dei pezzi) è che il Corriere non avesse nessuno in zona a rendere conto della strage e per questo in redazione si siano affidati ai dispacci delle agenzie stampa. Come è interessante notare dagli archivi dell’ANSA, fino alla tarda mattinata del 19 non erano in molti ad avere le idee chiare. Questa agenzia delle 00.30 del 19/9, per esempio, è emblematica: vi si parla di sette vittime, tutte nigeriane, mentre poi diverrà chiaro che tra le vittime nessuna era di nazionalità nigeriana, e che la settima fosse in realtà un italiano con precedenti per furto e rapina. Niente è invece emerso sui precedenti penali dei sei extracomunitari ammazzati. Converrete anche voi che un extracomunitario dalla fedina pulita ammazzato come un cane è cosa ben diversa da un delinquente extracomunitario fatto fuori in un regolamento di conti, ma il primo non serve agli scopi psico-terroristici di nessuno, mentre il secondo troverà sempre accoglienza come mostro in prima pagina. Gli errori capitano, per carità, ma quando vanno a costruire un quadro che avvalora l’ipotesi di ricostruzione avanzata senza esitazioni dagli inquirenti, qualche sospetto sulla buona fede degli organi di informazione diventa legittimo.
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Dopo la mattanza
Meritano una menzione d’onore gli italiani che ieri erano a Castel Volturno per commemorare la strage degli innocenti del 18 settembre 2008. Merita un attestato speciale il telegiornale de La7, che nell’edizione di sabato sera per primo - a quanto mi risulti - ha trovato il coraggio di parlare di “matrice razzista” per questo eccidio ancora senza movente.
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Intanto, grazie a Giuseppe D’Avanzo, apprendiamo finalmente i nomi delle vittime. Nomi rimasti oscuri fino a ieri, come se i morti non fossero stati nemmeno uomini degni del privilegio di venire battezzati e chiamati per nome, ma solo comparse destinate al sacrificio per un servizio giornalistico da 2 minuti in prima serata o da tre colonne su un giornale. Sono Samuel Kwaku, 26 anni, e Alaj Ababa, del Togo; Cristopher Adams e Alex Geemes, 28 anni, liberiani; Kwame Yulius Francis, 31 anni, e Eric Yeboah, 25, ghanesi. Mentre è ancora ricoverato con ferite gravi Joseph Ayimbora, 34 anni, anche lui del Ghana.
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19 settembre 2008

Freddo e vuoto, pure troppo.


Picture by Iguana Jo.
Immaginatevi un enorme magazzino dipinto nei toni del grigio, del bianco e dell'azzurro. Immaginatevi qualche automa dall'aspetto umanoide che vi si aggira con l'aria di avere un incarico della massima importanza ma senza esserne troppo convinto. Prevedete qualche incontro casuale, qualche dialogo il cui senso è tutto giocato su significati estranei al contesto (che voi ovviamente non conoscete) e soprattutto munitevi delle riviste di architettura più in voga. A questo punto avrete già un'idea più o meno esatta di cosa troverete in Guerreros, titolo italiano (seeee…) di Spook Country.

Nell'ultimo romanzo di William Gibson c'è questa manciata di personaggi uno più figo dell'altro e ci sono un sacco di location che più cool non si riescono mica a trovare. Ci sono Los Angeles e New York e Vancouver. Ci sono armi e tecnologia e visioni. C'è tutto quello che ti aspetteresti di trovare in un romanzo che voglia esplorare la contemporaneità. Ma tutti questi elementi suonano stonati, tutti questi luoghi, persone, oggetti galleggiano nel vuoto, tutt'intorno non c'è assolutamente niente e la temperatura è costantemente cinque gradi più fredda di quanto ti aspetteresti.
Certo, scorrendo le pagine ogni tanto compaiono parole come Iraq o arte locativa o guerra o riciclaggio di denaro, ma sono appunto parole, non assumono mai valenza concreta e tangibile. Sono astrazioni utili per il giochino intellettuale che l'autore mette in piedi, piccoli appigli per il lettore affamato d'attualità, che magari servono a soddisfare la sua coscienza sociale più attenta della media.
Il desolato panorama in cui si alternano ritmicamente locali all'ultima moda e segreti rifugi urbani sarà anche paradigmatico della situazione in cui ci troviamo a vivere (non ho alcuna intenzione di approfondire questo aspetto, che di aria fritta in giro ce n'è già abbastanza), ma a me ha dato piuttosto l'impressione di un progressivo distacco dell'autore dalle sorti del mondo, a metà strada tra l'arroganza dello snob che arringa il pubblico dall'alto della sua torre e l'ignoranza totale di cosa significhi vivere qua fuori. Insomma, la freddezza con cui tutti i suoi personaggi portano avanti la loro agenda, il fatto che qualunque minimo cambiamento nella trama abbia assai più del romanzesco che del reale, la rarefazione dei rapporti umani riscontrabile in ogni relazione che si instaura nel corso della vicenda: tutto mi fa pensare che Gibson sia ormai ad anni luce non solo dallo sporco dello Sprawl ma anche da quegli sprazzi di realtà ben visibili ne L'accademia dei sogni.

A rendere ancora più irritante la lettura ci si mette anche l'edizione italiana. (Prima che vi venga il dubbio, no, non mi riferisco alla meravigliosa copertina o alla geniale scelta del titolo.)
Non che riponga più molte speranze nella professionalità degli addetti ai lavori - almeno in quelli che lavorano per i grandi gruppi del settore - ma stavolta Mondadori ha davvero passato il limite. Poche volte mi sono imbattuto in una traduzione più trascurata. Certo, c'è sempre la sottile possibilità che tutte le brillanti invenzioni che compaiono qua e là nel romanzo siano frutto di qualche licenza dell'autore, ma insomma… vedersi trasformare una metropolitana in automobile e viceversa nel corso di tre paragrafi, leggere di una pistola definita apparecchio e riscontrare in generale una scarsa attenzione/credibilità nella costruzione di frasi ed espressioni non è cosa da Gibson. La cosa dispiace molto soprattutto perché l'autore della traduzione è Daniele Brolli che a mio avviso ha sempre fatto un ottimo lavoro nei romanzi precedenti dello scrittore americano (oltre ad avere molti altri meriti, ma vabbé… questo è un altro discorso).

Arrivato in fondo al libro (perché nonostante tutto, Guerreros si legge tranquillamente fino alla fine, anzi, se non ci fosse stato il nome di William Gibson in copertina forse l'avrei pure apprezzarlo un pochino di più - poco poco eh!) rimane la speranza che questo romanzo rappresenti solo un mancamento temporaneo - un passo falso come lo era stato American Acropolis - e che Gibson torni presto ad esplorare un po' più in profondità questo mondo spettrale, che di altre storie che si limitano a scorrere sulla superficie delle cose non ne sento proprio la necessità.

15 settembre 2008

In memoriam

Per quanto ricercati, astrusi o devianti siano, nei racconti di Wallace c'è sempre la possibilità di scorgere la Verità, come se di colpo si squarciasse un velo e potessi per un attimo scorgere il vero volto della realtà. Per questo motivo, e nonostante tutti i dubbi, continuo e continuerò a leggere Wallace. Non lo capirò mai fino in fondo, ma anche solo quel poco è sufficiente a rendermelo memorabile.

E invece lui ha deciso di mollare. Non so se capiremo mai il motivo del suo gesto, io credo che probabilmente lo standard di umanità cui DFW faceva riferimento fosse semplicemente insostenibilmente alto anche per una persona eccezionale come lui.
Non so perché la sua morte mi ha colpito tanto, non mi era particolarmente vicino, non era un amico e tanto meno un parente. Di sicuro so che DFW era una delle pochissime persone capaci di indagare l'esistenza fino alle sue più estreme propaggini e ritornare poi con un senso e la capacità di comunicarlo. Un uomo capace di andare oltre il cinico (anti?)conformismo che contraddistingue un'intera generazione di disincantati osservatori intellettuali e ricercare la Verità, senza compromessi, senza ammiccamenti, senza salvagente. Un uomo con l'umiltà di un'esploratore e il talento di un vero artista. Un modello che dimostrava con la sua esistenza che era possibile (che è possibile!) riuscire a parlare del mondo e dei suoi abitanti in maniera profondissima eppure comprensibile, esprimere un'opinione senza per forza volerla imporre, essere liberali senza per questo apparire accondiscendenti.

"La vostra preoccupazione per ciò che gli altri pensano di voi scompare una volta che capite quanto di rado pensano a voi." (infinite Jest)

Ma forse noi pensavamo troppo a DFW, e glielo facevamo sapere. Chissà.
Ovviamente non ho mai conosciuto l'uomo David Foster Wallace, mi sono limitato a leggere i suoi libri. Non so quindi che razza di persona fosse davvero, ma se la sua umanità era anche solo la metà di quanto appare dai suoi libri, beh… sarebbe stato comunque una persona formidabile.
Mi spiace davvero che si sia ammazzato, mi spiace non abbia trovato un motivo in più per restare ancora un po', mi spiace perché m'è sempre sembrato una brava persona. E qui e ora abbiamo un disperato bisogno di persone come lui.

14 settembre 2008

David Foster Wallace

Ho appena saputo della morte di David Foster Wallace.

Sono annichilito. Io amavo quest'uomo.
Ora il mondo (il mio mondo per lo meno) è decisamente più povero.


Picture originally uploaded by anthologist.