12 gennaio 2015

Dimenticami Trovami Sognami: la copertina

Dopo averla rivelata in anteprima sul sito di Zona 42, vi presento anche qui la copertina che abbiamo preparato per la versione cartacea di Dimenticami Trovami Sognami, di Andrea Viscusi, in uscita alla fine del mese.

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Dimenticami Trovami Sognami è primo romanzo di Andrea Viscusi.
Andrea ha iniziato a scrivere nel 2008, pubblicando racconti in antologie di vari editori (Edizioni Della Vigna, Edizioni Scudo, Edizioni XII) e classificandosi nelle prime posizioni in concorsi di livello nazionale (Trofeo RiLL, Premio Robot, Premio Giulio Verne). Nel 2013 ha pubblicato Spore, la sua prima raccolta di racconti.

Per presentare il romanzo usiamo le parole dell'autore: "Dimenticami Trovami Sognami è una storia che si sviluppa su più fronti, tra loro collegati, e tratta di temi diversi ma anch'essi interdipendenti: l'esplorazione spaziale (ma non quella convenzionale), i sogni, gli universi alternativi (cioè, non proprio, ma mettiamola in questi termini), il potere creativo/distruttivo dell'intelligenza, e altre quisquilie tipo l'origine del cosmo, la superstoria dell'universo, la definizione di realtà e così via."

Quello di cui Andrea Viscusi non parla è la sensibilità da grande autore con cui miscela queste tematiche in una trama ricca di elementi emozionanti, tra personaggi indimenticabili e sviluppi inattesi. Dimenticami Trovami Sognami è un romanzo piuttosto originale nel panorama fantascientifico nazionale, un'opera che non temiamo di mettere alla pari con quanto di più notevole ci viene proposto dalla fantascienza straniera, ma con l'aggiunta di un inconfondibile e originale tocco nostrano.

Dimenticami Trovami Sognami
è arricchito da una riflessione di Elvezio Sciallis che, avendo già apprezzato la narrativa breve di Andrea Viscusi, introduce il lettore alle suggestioni e alle atmosfere che caratterizzano il romanzo.

Dimenticami Trovami Sognami
sarà disponibile sul sito di Zona 42, in versione cartacea e in versione digitale, a partire dalla fine di gennaio, oltre che in tutte le librerie che supportano il progetto della casa editrice, e sui principali store on-line. Se pensate che la vostra libreria di fiducia possa essere interessata ai nostri volumi non esitate a informarci: provvederemo a contattare il libraio.

01 gennaio 2015

2014: un anno di letture

Quest'anno il blog ha marcato male… Colpa del progetto Zona 42, naturalmente, che mi ha costretto ad abbandonare queste pagine per concentrarmi sul lavoro editoriale necessario per realizzare i nostri libri, farli conoscere, distribuirli.
Nessun rimpianto, chiaro, che  mai come quest'anno per me i libri e la lettura son diventati tanto importanti. Zona 42 ha bisogno di cure costanti e attenzione, ma in questi giorni ho avuto qualche ora di tempo libero in più e ho pensato bene di riepilogare tutte le letture dell'anno, che mi mancano i post che dedicavo ai libri letti, se non per confrontarmi con altri compagni lettori, almeno per non perdere traccia dei sentieri librari che mi è capitato di percorrere.

Di conseguenza questo sarà un post over-size, che in un colpo solo sono elencati tutti i titoli letti nel 2014. Tutti, o quasi, che mancano i libri letti per lavoro (quelli editi da Zona 42, e quelli letti con la prospettiva di una prossima pubblicazione).
Via che si parte! L'ordine è quello progressivo di lettura (salvo dove compare più di un titolo per autore).


Sarah Canary, di Karen Joy Fowler
L'anno non poteva partir meglio. Sarah Canary è un capolavoro, e c'è poco altro da aggiungere. A cavallo tra mainstream e fantascienza (la classificazione dipende da quali sono i riferimenti principali del lettore) è un romanzo complesso e indimenticabile. Mi piacerebbe riuscire a farlo tradurre un giorno per Zona 42. Se ne parlo pubblicamente (al contrario di altri libri letti nel corso dell'anno il cui giudizio preferisco tenere per me) è perché se anche un altro editore si proponesse di pubblicarlo ne sarei solo felice.


Robot 65
Di questo numero di Robot m'è rimasto impresso il racconto Things, di Peter Watts, acuta e brillante rivisitazione in una storia classica dall'unico altro punto di vista possibile.


The Carhullan Army, di Sarah Hall
Notevole romanzo di fantascienza distopica, The Carhullan Army racconta di una comunità femminile che mette in atto le più dverse strategie di sopravvivenza in un mondo sconvolto da cambiamente climatici e sociali. Grandi personaggi e suggestioni politiche in primo piano, per un romanzo profondamente inglese.

La voce dall'aldilà
, di Connie Willis
Lettura piacevole, come spesso accade con le opere di Connie WIllis, che non lascia però traccia nella memoria. Sarà che a me medium e compagnia bella (da qualunque punto di vista si vogliano raccontare) non riescono proprio ad appassionarmi.

Queste oscure materie, di Philip Pullman
Con la scusa di doverlo leggere per poterne poi parlarne con mio figlio, che se l'è goduta alquanto, in realtà erano anni che la trilogia di Pullman aspettava paziente il suo turno. Mi è piaciuto il piglio originale dell'autore e il tentativo di uscire dai clichés del genere (o meglio, di utilizzarli come grimaldelli per un obiettivo più ambizioso). Ha qualche difetto ma è una lettura formidabile che consiglierei a qulsiasi ragazzino là fuori.

Un anno nella città lineare, Paul di Filippo
Mi aspettavo molto di più da questa novella di Paul Di Filippo, che continuo a considerare uno degli autori di narrativa breve più originali nel panorama fantascientifico internazionale. Un anno nella città lineare m'è parso invece fin troppo schematico e tradizionale, tanto da rendere ben poco appassionante la lettura.

Costa sottovento, di Patrick O'Brian
Seconda puntata della saga di Aubrey e Maturin, tra impicci burocratici, battaglie navali e pene d'amore.
Confermo l'opinione espressa l'anno scorso al termine di Primo comando: gran bella lettura!

L'elenco telefonico di Atlantide, di Tullio Avoledo
Nonostante le numerose voci che me l'hanno ripetutamente consigliato, non avevo ancora letto nulla di Tullio Avoledo. Ho rimediato quest'anno con il suo primo romanzo. Avoledo scrive bene, i suoi personaggi sono credibili così come il contesto in cui si muovono, se la lettura non mi ha lasciato entusiasta dipende probabilmente dal fatto che a me le storia complottistiche mi annoiano in fretta. Il ritratto che l'autore traccia della vita aziendale vale però da solo il prezzo del biglietto.

Il fantasma di Laika e altri racconti
Il fantasma di Laika e altri racconti è il titolo del  consueto best of annuale che Urania dedica ai migliori racconti usciti, in questo caso, nel 2012.
Tra tutti i notevoli esempi di fantascienza breve raccolti dal duo Hartwell & Cramer mi hanno colpito quello che da il titolo alla raccolta, scritto da Karl Schroeder e L'artista di guerra, di Tony Ballantyne. Entrambi storie di conflitto ambintate nel prossimo futuro, entrambe storie che combinano notevoli ritratti di personaggi a scenari piuttosto originali.

Il palazzo del mutante, di Tim Powers
Ho inseguito questo romanzo per parecchi anni prima di riuscire a leggerlo (grazie Sandro!), che la fama che circonda l'autore mi attirava come una calamita. Saranno state le aspettative troppo alte, ma Il palazzo del mutante non mi ha convinto. L'ho trovato un po' datato nei ritratti dei personaggi e delle situazioni in cui si muovono, che puzzano di anni '70 già dalle prime pagine. Non che sia un brutto romanzo, anzi, solo che quella narrata da Powers non è il mio genere di storia.
Che ne è stato di te, Buzz Aldrin? di Johan Harstad
Uno dei migliori libri dell'anno. Una storia di disagio ed emarginazione narrata con una trasparenza, una delicatezza e una ricchezza davvero rara. Romanzo nordico, dunque freddo e perfettamente calibrato, ma che scalda il cuore, pagina dopo pagina. Nota di merito alla traduzione dal norvegese di Maria Valeria D’Avino.

Piste di guerra, di Lucius Shepard
Altro libro in attesa da eoni sugli scaffali elettronici del mio lettore. Precipitare nelle pagine di Piste di guerra è stato come tornare indietro nel tempo, e ritrovare una delle voci più significative delle mie letture anni '80. Ma non c'è nulla di invecchiato in questa storia, che si ferma giusto a metà strada tra Ballard e il realismo magico sudamericano.

Palinsesto, di Charles Stross
Io adoro Charlie Stross, ma sono sempre più convinto che la sua densità di scrittura (il tasso di idee per centimetro quadrato dei suoi libri è tra i più elevati in assoluto!) abbia bisogno del respiro di un romanzo, che invece nella misura della novella, come in questo caso, risulta eccessivamente compressa. Leggere Palinsesto è come fare un giro sulle montagne russe dell'immaginazione. Grandi soddisfazioni, ma troppo veloci… 

Il porto degli spiriti, di John Ajvide Lindqvist
Altro romanzo dell'anno. Il porto degli spiriti è una storia straordinaria di magia ed orrore quotidiano, condita di parecchio amore tra le righe. Dovendo scegliere un solo libro nell'elenco dlle letture del 2014, bé, probabilmente questo è quello che consiglierei alla maggior parte dei lettori.

L'inconfondibile tristezza della torta al limone, di Aimee Bender
Di questo libro ho parlato qui, una piccola delusione, forse, ma ben scritta, però.

Hunger Games, La ragazza di fuoco, Il canto della rivolta, di Suzanne Collins
Altra trilogia letta su richiesta di mio figlio. Fatti i dovuti distinguo, che fondamentalmente si tratta solo di sottolineare il target specifico a cui sono destinati questi romanzi, la trilogia della Collins è davvero un ottimo esempio di fantascienza distopica, che ha il pregio non indifferente di aver sdoganato la fantascienza presso un pubblico di lettori che manco sapeva esistesse (e che in molti casi continua ad ignorarlo, purtroppo).

Acqua buia, di Joe R. Lansdale
Accidenti Big Joe, quand'è che ti rimetti a scrivere con la voglia e l'energia e la passione dei vecchi tempi? Non ne posso più di leggere la solita storia di ragazzi in fuga in un mondo cattivo. Io continua a fare il tifo per te, ma tu datti una mossa!

Il defunto signor Gallet, Il cavallante della "Providence", di Georges Simenon
L'anno scorso ho finalmente dato una chance a Simenon, e 'mo chi mi ferma più? Anche questi due romanzi non mi hanno deluso, un po' per la sensazione di genuino viaggio nel tempo, un po' per il plot complesso che li caratterizza, un po' perché in fondo Maigret è un gran bel personaggio.

The Last Policeman, Countdown City di Ben H. Winters
Mi manca giusto il capitolo conclusivo di questa trilogia pre-apocalittica che è forse la miglior sorpresa dell'anno.
Nei giorni che precedono la catastrofe (un meteorite è in rotta per la Terra, e non c'è proprio nulla in grado di salvarci), Winters dipinge un ritratto credibile e pacato, terribile e appassionante della provincia americana alle prese con il disastro. Ma è il protagonista di queste storie, Hank Palace, l'ultimo poliziotto, ostinatamente legato ai suoi compiti mentre tutto va in rovina a rendere memorabile la lettura di questi romanzi. Non vedo l'ora di leggere World of Trouble, che a sentir chi l'ha già finito pare essere il romanzo migliore della trilogia.

Zona Uno, di Colson Whitehead
Ho avuto più di un dubbio prima di cominciare Zona Uno. Colson Whitehead ha scritto John Henry Festival che per me è uno dei migliori libri letti negli ultimi quindici anni, ma ha anche L'intuizionista, una delle peggiori ciofeche mi sia capitata in mano negli ultimi quindici anni.
Quando un autore simile prende a prestito i canoni del genere c'è da esserne preoccupati. Per fortuna Zona Uno è un ottimo romanzo, che prende il meglio della letteratura zombesca e di quella, diciamo, mainstream. Ogni tanto si incarta un pochino su se stesso, ma ne esce sempre con grande maestria. L'unico dubbio che mi rimane è perché gli zombie non si chiamano zombie, ma son dettagli.
Vizio di forma, di Thomas Pynchon
Pynchon è uno dei pochissimi maestri della letteratura contemporanea. Ogni suo romanzo è un evento, e Vizio di forma non fa eccezione. Il libro si legge che è un piacere (non c'è da sputar pallini come spesso accade con i testi di Pynchon), se non mi ha entusiasmato e forse per il suo ritratto di un'epoca che per me non ha alcun significato mitico (gli anni tra la fine dei '60 e i primi '70 del secolo scorso, ci risiamo!), ma non vedo l'ora di vedere il film che ne ha tratto Anderson, che rischia - caso raro - di essere addirittura migliore dell'originale.

Shantaram, di Gregory David Roberts
Di Shantaram ho già parlato qui: la peggior lettura dell'anno. Senza dubbio.

Tiroide, di Marco Parlato
Mi incuriosiva questo libretto. Non so come mai ha attirato la mia attenzione, certo la familiarità con il problema del protagonista ha contribuito, ma forse è stato anche il progetto editoriale di Gorilla Sapiens (sapete com'è, tra piccoli editori ci si annusa a vicenda…). Il romanzo non è niente di indimenticabile: una lettura piacevole che, purtroppo per l'autore, sa di già letto sin dalle prime pagine. O forse sono io che sono insofferente verso le storie dei 20/30enni in cerca di se stessi…

Mappe e leggende, di Michael Chabon
Ho letto due soli volumi di saggistica quest'anno, ed entrambi si occupano di libri. Questo di Michael Chabon è davvero figo, racconta, analizza e riassume meglio di quanto mi sia mai capitato di trovare tutti i motivi per cui leggere letteratura di genere è fonte di gran godimento! Motivo più che sufficiente per consigliarne la lettura a tutti i passanti.

L'ordine di Babele, di Flavio Villani
L'ordine di Babele è un romanzo oltremodo ambizioso: per l'uso del linguaggio, per la ricchezza espressiva che non oltrepassa mai la soglia del virtuosismo fine a se stesso e che diventa un tratto distintivo del testo, per lo sviluppo che tocca Vietnam, Iraq, Francia, Italia e Stati Uniti. Ci sono però un paio di aspetti che ho fatto davvero fatica a digerire: penso ai dialoghi che mi son parsi spesso pretenziosi, e in qualche modo sbagliati e al modo decisamente romanzesco (inteso qui in senso non propriamente elogiativo) che l'autore sceglie per collegare Emanuelle, la protagonista del romanzo, alla sezione americana della vicenda.
Detto questo L'ordine di Babele merita senz'altro la lettura, che è raro veder riuniti nello stesso romanzo trama complessa (e riuscita!), stile personale e densità d'informazione. Complimenti a Flavio Villani!

The Night Life of the Gods, di Thorne Smith
Mi piace ogni tanto il recupero storico di testi perduti, che mi sono stati segnalati nel tempo da vari amici (qui non ricordo se devo ringraziare Davide o Marco, ma tant'è…). The Night Life of the Gods è uno spassoso viaggio negli anni '30, con gli dei greci che tornano alla vita per darsi al gozzoviglio e allo spasso tra New York e la campagna. Con elfette sexy e scienziati a corredo e complemento. Molto divertente!

Robot 66
Questo numero di Robot parte subito col botto, ovvero con Golia, un racconto di Neil Gaiman, che come sempre riesce a tirar fuori il meglio anche dalla storia più trita. Altra storia da ricordare in questo numero della rivista Deols è quello di Stefano Andrea Noventa, intitolato Non lo saprai mai, storia di universi alternativi, violenza e redenzione che colpisce al cuore il lettore.

Dettato, di Sergio Peter
Libretto che mi ha incuriosito dopo aver letto qualche recensione in rete. L'editore lo definisce "romanzo", dal mio punto di vista è un insieme eterogeneo di scritti, memorie, racconti famigliari che hanno al centro la vita nella piccola comunità di Grandola e dintorni, alpi lombarde. Le storie di Sergio Peter sembrano appartenere a un'epoca lontana, nobilitate come sono dalla scrittura ispirata dell'autore, ma sono in realtà accadute l'altro ieri. Nel complesso Dettato suona troppo nostalgico e rivolto al recupero del passato per essere quel libro prezioso che avrebbe potuto essere. Le intenzioni di Peter sono meritorie, purtroppo degne del paese per vecchi che siamo diventati.

L'Estate Segreta di Babe Hardy, di Fabio Lastrucci
Il romanzo di Fabio Lastrucci è decisamente meglio di quanto mi aspettassi dopo averne letto la sinossi (Stanlio & Ollio in versione succhiasangue, a spasso per le strade di Hollywood). Il miglior pregio de L'Estate Segreta di Babe Hardy è l'evidente competenza e la passione che l'autore mette nel descrivere personaggi e ambienti del periodo, il difetto maggiore è la scarsa coerenza del tono della narrazione, incerto se mantenere ben saldi i piedi nel racconto biografico virato nell'orrore o se invece percorrere la complessa strada della commedia. L'incertezza dell'autore diventa quella del lettore che non sa bene quanto prendere sul serio una storia che avrebbe meritato ben altra visibilità.

Non sperate di liberarvi dei libri, di Umberto Eco & Jean-Claude Carrière
Una chiacchierata in compagni di due vecchi signori, assai competenti e pieni di saggezza sul ruolo del libro, del suo destino, della sua storia, con una ricca anedottica per rendere ancor più piacevole la lettura.

Libriomancer, di Jim C. Hines
Quando non basta un'idea meravigliosa per rendere indimenticabile un romanzo. Hines crea un mondo magico strepitoso, con la sua magia legata strettamente ai libri, alle loro storie, ai loro creatori. Peccato che la complessità della costruzione del mondo non si rifletta nella costruzione della storia (invero piuttosto normale) o nel carattere e nei rapporti dei personaggi, che non saltano mai davvero fuori dalle pagine per accompagnare il lettore nella vicenda. 

Cielo e ferro, di Italo Bonera & Paolo Frusca
Cielo e ferro è una raccolta di racconti che formano un affresco coerente di un futuro prossimo venturo di guerra e devastazione tra l'esercito integralista mondiale e i sopravvissuti della civiltà occidentale. Se il contesto è tutt'altro che originale, Bonera & Frusca riescono comunque a fare un ottimo lavoro grazie soprattutto all'ottima gestione di ritmo e personaggi. Se tutta la raccolta è invero potente e adrenalinica (con un tocco di amaro che non diventa mai eccessivamente retorico), alcuni racconti spiccano tra gli altri. Tra tutti i miei preferiti sono stati L'Unificatore, L'udienza e Meno di tre.

Solar, di Ian McEwan
Erano parecchi anni che non leggevo più Ian McEwan: dopo l'esperienza di Espiazione credevo non avesse ormai più nulla da dirmi. Solar invece, trovandosi a trattare temi confinanti con quelli del mio genere preferito, mi aveva parecchio incuriosito.
A fine lettura posso dire di essermi felicemente riconciliato con l'autore inglese. In Solar c'è tutto quel che di buono ci si può attendere da un romanzo di Ian McEwan: personaggi tratteggiati con una sensibilità non comune - per quanto sgradevoli possano apparire, rimangono comunque indimenticabili - riflessioni interessanti su scienza e società e cultura e istituzioni, una scrittura straordinaria per varietà di sfumature, che vanno dal farsesco al tragico, dal drammatico al grottesco, con qualche tocco di dolcezza quando meno te lo aspetti. Solar è un'altra delle migliori letture dell'anno.

Il chiosco, di Bruce Sterling
Il chiosco invece è stata una grossa delusione. Un racconto che ho trovato sfilacciato e inconcludente, zeppo di retorica alternativa, senza avere davvero qualcosa da dire, se non per quel tocco di esotismo dovuto a un'ambientazione inconsueta per un racconto di fantascienza anglosassone.









Bene, direi che è tutto. Se siete arrivati fino a qui, e volete magari condividere le vostre opinioni su qualcuno dei romanzi citati siete i benvenuti!

E visto che siamo ancora in tempo, auguro a tutti un 2015 meraviglioso come mai prima!



03 dicembre 2014

Zona 42 - Le copertine mancate

Questo post compare in mirror sul sito di Zona 42. Lo posto anche qui per permettere ai passanti di esprimere la loro opinione nello spazio commenti. Buona lettura! 

TreCopertineUno degli aspetti insieme pià piacevoli e complicati del lavoro editoriale necessario per realizzare i nostri volumi riguarda la scelta dell'immagine di copertina.
Quando siamo partiti con il nostro progetto abbiamo avuto subito ben chiaro che i nostri libri si sarebbero dovuti distinguere da quelli degli altri editori. Per permettere ai nostri potenziali lettori di riconoscerci nella massa di volumi disponibili in libreria abbiamo deciso di privilegiare una grafica di copertina uniforme per tutta la collana a prescindere dal titolo specifico che avremmo proposto e di allontanarci, per quanto possibile, dall'iconografia tradizionale che accompagna la letteratura di genere. Per presentare i nostri romanzi al pubblico volevamo immagini evocative che fossero coerenti al testo presentato ma che non ricalcassero in maniera didascalica un qualche aspetto del romanzo che accompagnavano. Per intenderci: niente astronavi, robottoni o eroi in posa plastica. Al posto del solito armamentario fantascientifico volevamo privilegiare una grafica che fosse più suggestiva che esplicita, in modo da incuriosire il lettore casuale piuttosto che attirare l'attenzione del tradizionale lettore di fantascienza che, immaginavamo, sarebbe già stato a conoscenza della natura del romanzo che gli stavamo proponendo grazie alla nostra presenza in rete e al passaparola degli altri frequentori del genere.

IlSoleDeiSoli Copertina betaDetto questo, le immagini le dovevamo pur scegliere, e se per Desolation Road la scelta è stata facile, che erano anni che la foto di quel binario aspettava paziente la possibilità di ilustrare il romanzo di Ian McDonald, già con Il Sole dei soli il percorso che ha portato alla grafica definitiva della copertina è stato più complesso. Il romanzo di Karl Schroeder avrebbe infatti dovuto inaugurare un ciclo e ci sembrava cosa buona e giusta caratterizzare anche in copertina l'appartenenza del romanzo all'universo di Virga.
La copertina che vedete qui a fianco rappresenta un passo del percorso che dopo modifiche e ripensamenti ci ha portato alla copertina definitiva. In quella che abbiamo poi effettivamente pubblicato abbiamo ridimensionato il riferimento a Virga, che risultava troppo ingombrante e disturbava con la sua presenza la percezione del titolo del romanzo. Abbiamo poi ruotato e pulito la fotografia, per rendere l'immagine più dinamica e quindi più consona alla stupefacente ambientazione creata da Schroeder.



Ma i problemi più interessanti (e le discussioni più accese!) ce li ha procurati Pashazade.
Il romanzo di Jon Courtenay Grimwood ha svariati motivi d'interesse: la componente fantascientifica, quella noir, un protagonista memorabile, l'ambientazione esotica. Riuscire a sintetizzare in un'unica immagine tutti questi elementi era compito sì entusiasmante ma anche piuttosto complesso. Annalisa, che ha curato il progetto grafico di tutta la collana de I libri dell'Iguana ha avuto il suo bel da fare per conciliare le spinte centrifughe delle proposte che arrivavano da noi di Zona 42. E se alla fine il risultato ci ha pienamente soddisfatto e anzi, supera le nostre pur alte aspettative, ci sembrava interessante rendere partecipi i nostri lettori di questo percorso, mostrare cosa si sono persi e spiegare le motivazioni che ci hanno portato a preferire la copertina scelta per presentare la nostra edizione di Pashazade.

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Le immagini che vedete qui sopra sono due tra le numerose varianti che si sono succedute lungo la strada verso Pashazade. Abbiamo fotografato un nostro amico e l'abbiamo fatto diventare il protagonista del romanzo, abbiamo aggiunto una prima versione della trascrizione in arabo del titolo e abbiamo aggiunto qualche suggestione mediorientale per contestualizzare l'immagine alla storia.
A colori o in bianco e nero, Ashraf Bey fa la sua porca figura, non trovate? Ma allora perchè escluderlo dalla copertina del romanzo di cui è indiscusso protagonista? Non è forse vero che uno sguardo come il suo ci avrebbe attirato l'attenzione di una buona fetta di pubblico che avrebbe altrimenti snobbato il nostro libro?
Ma poi, il nostro romanzo sarebbe piaciuti ai lettori e alle lettrici richiamati da quegli occhi in copertina? O non avremmo piuttosto ottenuto l'effetto contrario e allontanato quei lettori più interessati al contenuto del volume piuttosto che al contenitore?

Questi sono in rapida sintesi alcuni dei dubbi che ci ha posto questa copertina.
A questi dubbi si è accompagnata quella che, man mano che proseguivano le discussioni, è diventata una certezza: mettendo Ashraf in copertina non perdavamo forse quella coerenza grafica di cui tanto avevamo parlato prima di partire con il progetto Zona 42?

Il libro è uscito da un mese. In queste settimane abbiamo avuto modo di tastare sul campo le reazioni del nostro pubblico e siamo soddisfatti dall'aver constatato che la scelta adottata è stata accompagnata dai commenti positivi di tutti quei lettori con cui abbiamo avuto la fortuna di confrontarci.

In questi giorni stiamo iniziando a dibattere su quale sarà la copertina del nostro primo romanzo di fantascienza italiana che uscirà nei prossimi mesi. Se siamo piuttosto soddisfatti dell'aspetto dei nostri volumi, non ci dispiaceva però verificare con la platea più ampia della rete se anche voi, là fuori, condividete le nostre scelta.
Ogni opinione è benvenuta!

 …

08 ottobre 2014

Pashazade: la copertina

Ecco qui, anche nel mio blog, l'anteprima della copertina che Zona 42 ha preparato per la versione cartacea di Pashazade, di Jon Courtenay Grimwood, in uscita alla fine del mese.

Ogni commento è benvenuto!





27 settembre 2014

Dieci testi di saggistica

Provo a rianimare il blog riciclando su questa sponda uno di quegli elenchi per cui sono stato coinvolto su facebook.
Ecco quindi "l'elenco dei dieci testi di saggistica che ognuno si porta dietro nella sua esperienza di lettore". Ho partecipato volentieri a questa sorta di catena, un po' perché mi ha dato l'opportunità di scoprire titoli che non avrei mai considerato (quando vengono suggeriti da persone con cui ti pare di condividere qualche gusto lettererario e/o un qualche tipo di percorso comune, queste liste possono essere davvero interessanti), un po' perché m'ha dato modo di riguardare indietro al mio personalissimo percorso di lettore.

Sebbene io non sia un gran lettore di saggistica trovare dieci titoli non è stato poi così difficile, che i libri che seguono spiccano brillanti tra le letture che più hanno contribuito a formare la mia visione del mondo.

Ce n'è un po' per tutti i gusti: politica e musica, scienza e geografia, storia e sociologia. Per alcuni m'è capitato i parlarne in maniera un pochino più approfondita nel blog e il link porta al post di riferimento, altri sono letture precedenti alla nascita del blog stesso e quindi ciccia…

Se non li avete letti, leggeteli, che secondo me meritano. 

 
- Armi, acciaio e malattie, di Jared Diamond

Un libro fondamentale per capire come è messo il nostro pianeta e perché.

- Considera l'aragosta, di David Foster Wallace

Wallace pensa e scrive come nessun altro io abbia incontrato nell'ultimo decennio.

- Gli anarchici, di James Joll

Questo il posto in lista se l'è giocato con l'Autobiografia di Malcolm X, con la biografia del Che scritta da Jon Lee Anderson e, soprattutto, con La breve estate dell'anarchia di Hans Magnus Enzensberger. Ho scelto Gli anarchici, perché l'etica invincibile di un movimento sconfitto dalla storia è ciò che di meglio mi hanno lasciato queste letture.

- Gödel, Escher, Bach, un'eterna ghirlanda brillante, di Douglas Hofstadter

Un'esplosione di impulsi, stimoli e suggestioni. Un libro capace da solo di modificare la tua percezione della realtà.

- Guida ragionevole al frastuono più atroce, di Lester Bangs

Puoi non essere d'accordo con tutto quel che scrive, ma non puoi ignorare il rock'n'roll che suona forte tra le sue righe.

- Intelligenza e pregiudizio, di Stephen Jay Gould

Avrei potuto mettere un titolo a caso tra tutti quelli che ho letto, ho scelto questo perché forse è il suo libro più significativo. Stephen Jay Gould è scienza trasformata in parola e meraviglia.

- La leggenda dei monti naviganti, di Paolo Rumiz

Perché per me le montagne sono importanti, e a oggi questa è stata la miglior lettura per avvicinarle.

- L'anello di re Salomone, di Konrad Lorenz

Letto più di trent'anni fa, anche se non parla di gatti, è il libro migliore per avicinarsi alle bestiacce che ci circondano.

- Nel cuore della foresta, di Roger Deakin

Tante istantanee su panorami sconosciuti: boschi, foreste, alberi e legno che non ho mai visto, ma che ho sentito vicini come non mai.

- Sorvegliare e punire, di Michel Foucault

Ovvero, come siamo finiti come siamo finiti. Forse il volume più importante tra quelli presenti in questa lista.











03 settembre 2014

Visioni: Under the Skin

Under the Skin è un film eccezionale. Lo è per una serie di motivi. E non tutti hanno a che fare con la resa cinematografica della pellicola.
Per prima cosa è eccezionale che un film simile sia arrivato nei cinema. Ok, siamo ancora nella stagione estiva, e la concorrenza è quellla che è, ma non avrei scommesso un cent sulla possibilità che un film strutturato come questo di Jonathan Glazer, pur non avendo nulla di commercialmente attraente per il grande pubblico (avete presente cosa ci si aspetta, qui e ora, da un film di fantascienza, vero?), potesse arrivare nelle nostre sale.
Il merito è ovviamente di Scarlett Johansson, che presta nome, corpo e presenza scenica a un progetto che definire di nicchia è un chiaro understatement.

E Scarlett Johansson fa un lavoro eccezionale sul suo personaggio, con il suo corpo soprattutto, e con un viso e uno sguardo che forano lo schermo. Sia che il suo volto si illumini di un raro sorriso, che si interroghi silenziosa sul suo strano mestiere o che si perda nella disperazione di chi non ha nessun alternativa.

Under the Skin è un'eccezione anche nel suo essere una trasposizione cinematografica di un romanzo. Quante altre volte vi è capitato di assistere a un film che riesca a essere fedele al testo originale e al contempo decisamente superiore al suo corrispettivo cartaceo? Under the Skin (Sotto la pelle in italiano) è un romanzo di Michel Faber edito in italia senza etichette di genere, da Einaudi, una decina di anni fa. All'epoca della lettura mi sembrava l'esempio perfetto di come "il messaggio" dell'autore, insieme alla sua supponenza nel gestire temi e situazioni tipiche della letteratura di genere, potessere combinare un disastro narrativo (se volete approfondire, questo è il link alle mie note sul romanzo). Nella (ri)scrittura per il cinema di Under the Skin è stato eliminato tutto quel che di superfluo c'era nel romanzo, per concentrare l'attenzione dello spettatore sul destino unico della sua protagonista, riuscendo in questo modo a sublimarne la storia.



Under the Skin è fantascienza, ma non si preoccupa di doverlo dimostrare a ogni inquadratura. Ed è fantascienza che funziona proprio per quella qualità, tipica dei migliori esempi del genere, che consiste nel costringere il lettore a diventare parte attiva della narrazione, investendo in immaginazione per incassare in inquietudine e meraviglia.

Under the Skin è un film difficile, che appartiene idealmente a un'epoca cinematografica ormai tramontata, quella di Stalker, o dell'Uomo che cadde sulla Terra. Cinema ambizioso, alla ricerca di nuove formule espressive (o almeno di riportare sullo schermo formule espressive ormai desuete) che rischia di allontanare lo spettatore odierno per l'ambiguità voluta, la mancanza di spiegazioni e un senso di sospensione generato da una visione non immediatamente condivisa, o mediata, nella costruzione della vicenda.Non trovo molti altri esempi simili, oltre a quelli già citati, nella mia esperienza di spettatore. Piuttosto, se devo trovare una parentela ideale per l'aliena del film, mi viene in mente Sarah Canary, la protagonista dell'omonimo romanzo di Karen Joy Fowler.

Under the Skin funziona? A me la visione del film ha impressionato per la rappresentazione senza compromessi della diversità, di un'alienità intangibile ma allo stesso tempo permeabile, come in pochi altri film è dato trovare. Rivedersi negli sguardi, negli approcci, nella crescente curiosità della protagonista nei confronti dell'umanità fa quasi tenerezza, tanto più sottolineata dall'evidente indifferenza con cui viene raccolto il racconto delle nostre piccole storie, delle nostre piccole vite. Tutte storie normali, come i corpi che costellano gli spostamenti dell'aliena in giro per la Scozia. Storie come tanti piccoli semi, capaci di far crescere dubbi e curiosità e portare la protagonista all'impossibile rifiuto della sua stessa natura.

Unico punto debole del film è forse il finale, troppo facilmente speculare, che nega l'autonomia di una scelta e di un destino che la protagonista, alla fine del suo percorso, era ormai pronta ad accettare. Ma è un difetto minore in un progetto che spicca per l'attenzione al più minuto dettaglio (la camminata sbilenca della protagonista), la natura fredda e indifferente di una Scozia senza sole, le sue strade deserte e l'aria umida e poco ospitale di Glasgow.

E su tutto e tutti ancora Scarlett Johansson, che strega e cattura lo sguardo dello spettatore, per sedurlo e ingannarlo, in un gioco di reciproca fascinazione che non lascia speranze.

04 agosto 2014

Letture interrotte: Shantaram, di Gregory David Roberts

 Mumbay, Chhatrapati Shivaji Terminus - © Stefan H
Sono arrivato a leggerne più di un terzo (che sono poi 400 pagine!), ma non ne posso più.
C'è qualcuno là fuori capace di convencermi a proseguire?

Non che Shantaram non si legga agevolmente, la prosa di Gregory David Roberts è piana e sufficientemente suggestiva e la traduzione di Vincenzo Mingiardi gli rende piena giustizia, ma più vado avanti più il ritratto da supereroe (con superproblemi, come da tradizione!) del protagonista di questa autobiografia romanzata diventa insostenibile.

Passi che il buon Greg ci metta meno di due secondi da quando sbarca dall'aereo in India per diventare l'occidentale più amato di Bombay, passi che gli basti un sorriso, uno sguardo appena, per capire (e carpire!) l'umanità infinita di chiunque gli si presenti davanti e si faccia amici tutti quelli che incontra. Ma che nel giro di una settimana dal suo trasferimento nello slum ne diventi un punto di riferimento imprescindibile, che scambi rispetto e premure con gangster e poveracci (e chiunque altro, a pensarci bene…) e si intrattenga in piacevoli discussioni filosofiche con i signori del crimine della città, senza dimenticare le - oh! che romantico! - pene d'amore per la sua bella Karla, beh… mi pare giusto un filo eccessivo.

Mi aspettavo un romanzo sulla ricchezza e le contraddizioni dell'India, ero più che disposto a gustarmi anche un tocco di esotismo, ma soprattutto mi sarebbe piaciuto scorgere qualche tratto di verità, tra le pagine di questo - apparentemente - sontuoso romanzo fiume. E invece…

Per concludere posso permettermi un consiglio?
Se siete curiosi e volete esplorare il cuore di Mumbay, leggetevi piuttosto Giochi Sacri, di Vikram Chandra, che sta al romanzo di Gregory David Roberts come un Thali sta a un hamburger di McDonald's…