01 ottobre 2008

Use of Weapons


Iain Banks (Picture by Iguana Jo).
Concludo questa serie di post dedicati a Iain Banks riproponendo sul blog alcune note su quello che considero tuttora il suo capolavoro. Direttamente dal 2004 ecco quello che scrivevo a proposito di Use of Weapons.

Per una volta un romanzo che non delude le aspettative accumulatesi nel corso degli anni.

Use of Weapons (in italiano La guerra di Zakalwe) è straordinario: per la potenza immaginifica, per la forza evocativa, per il pathos e la drammaticità delle situazioni che presenta, per la costruzione della vicenda, per la vena di umorismo che permea (nonostante tutto) molti degli episodi narrati.

Use of WeaponsUse of Weapons è il terzo romanzo fantascientifico firmato da Iain M. Banks. Ha per protagonista l'uomo conosciuto come Cheradenine Zakalwe e la storia che narra è quella delle sue vicissitudini guerresche, del mistero che circonda (e ha segnato indissolubilmente) il suo passato, del suo rapporto con la Cultura.

Use of Weapons è anche (o soprattutto) un meraviglioso e inquietante laboratorio etico, in cui gli scenari della space opera più rutilanti e spettacolari si intrecciano con i conflitti interiori dei protagonisti, con il loro senso di giustizia e la loro umanità.

Una nota sulla traduzione. Mi è stato più volte detto che la versione italiana soffriva di un grosso bug, dovuto ad un'incomprensione della vicenda da parte del traduttore. Memore di questo fatto, e complice il caso che me li ha resi disponibili entrambi nello stesso momento, ho letto il romanzo in originale sfogliando a volte il volume italiano in cerca di conferme e/o chiarimenti, vista la mia non eccelsa padronanza dell'inglese.
Da quello che ho potuto notare però il problema più evidente nella traduzione non è tanto il difetto summenzionato, quanto piuttosto la somma di dettagli, particolari, sfumature che semplicemente non esistono nell'edizione originale. Tanto Banks è essenziale e diretto (nelle descrizioni, nei dialoghi), tanto tende a diventare convoluto e didascalico nella versione italiana. Non so se è normale una simile trasformazione del testo. Certo io non me la auguro.


4 commenti:

  1. Use of Weapons è l'ultimo romanzo di Banks che io abbia letto in italiano, e probabilmente quello più maltrattato da traduzione/proofreading.
    Se ben ricordo è quello in cui "gun" viene sempre tradotto con "pistola" e "magazine" (caricatore di proiettili) con "rivista"... il che dà origine a situazioni grottesche ("cercò qualche rivista che si adattasse alla sua pistola").

    Non scherziamo - tradurre Banks è un lavoro improbo, ma un minimo di controllo da parte dell'editore sarebbe stato gradito :-P

    Lato positivo - a leggerlo in inglese dura di più.

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  2. In effetti non ho notato grossi svarioni negli altri romanzi di Banks letti in italiano.

    Il mio problema però è la scarsa padronanza dell'inglese, che va bene far durare i libri un po' di più, ma anche capirli completamente non sarebbe male! :-)

    Anche per questo motivo apprezzerei davvero che si ricominciasse a tradurre qualche romanzo fantascientifico più consistente di quelli che capitano su Urania…

    (poi è vero, Banks è davvero bello da leggere in inglese, ma oh… che fatica!)

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  3. Stai incontrando il momento di furia che prende tutti quelli che passano da leggere in traduzione a leggere in originale. Intellettualmente sai che le due cose sono diverse ma quanto lo tocchi con mano hai un momento in cui ti dici MA SONO DIVERSI!!!

    Tradurre Banks non e' facile, ma alcune cose sono piu' facili di altre. Inversions, stranamente, e' stato una passeggiata. Excession.... EEEEEEEEK!

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  4. Però vorrei che fosse chiaro che io preferirei davvero leggere in italiano: farei la metà della fatica e capirei molto meglio quanto l'autore va raccontando. Dopotutto sono convinto che il traduttore conosca molto meglio di me la lingua che va traducendo.
    Semmai quello che manca (a volte? spesso?) a chi si trova ad affrontare testi complessi come per esempio quelli di Banks è l'abilità di scrittura che dovrebbe essere pari, se non superiore, alla capacità tecnica di comprendere e tradurre il testo originale.

    Comunque mi accontenterei anche solo di vedere gli editori mettere un poco di cura in più in quello che fanno. (vedi p. es. la terrificante traduzione di Guerreros offertaci da Mondadori.)

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