14 febbraio 2008

Urania e la fantascienza


Picture by Iguana Jo.
Commentando un post sul blog di X mi chiedevo come fosse possibile che la maggioranza dei lettori di fantascienza nostrani fosse così conservatrice.
La domanda è da un po' che mi frulla in testa, forse è tempo di provare a dare qualche risposta.

Innanzitutto, siamo sicuri che il pubblico fantascientifico sia tanto conservatore?
A fare un giro tra gli scaffali delle librerie pare evidente: degli scrittori che occupano perennemente lo spazio dedicato alla sf la maggior parte è morta e sepolta da decenni. Le sparute novità (che già questo è un termine esageratamente ottimista) sono seppellite tra decine di ristampe: su un'ipotetica disponibilità di 100 volumi quelli scritti negli ultimi dieci anni si contano sulle dita delle mani.

La situazione si ripete più o meno negli stessi termini uscendo dalle librerie e provando a chiacchierare con qualche lettore. I nomi che saltano fuori son sempre gli stessi. Si parte da Asimov & Dick, se si è fortunati si sente citare Ballard, si arriva al massimo a Simmons e Sterling, e naturalmente a William Gibson (sempre sia lodato) che però conta ormai la gran parte dei suoi lettori al di fuori del ghetto fantascientifico.

Certo, quest'analisi superficiale potrebbe anche essere indicativa di un genere ormai in declino, a prescindere dai gusti dei lettori. Un genere insomma in cui sono proprio gli autori a latitare, a cui manca la capacità di rinnovarsi, senza idee o prospettive.

Ovviamente io non sono d'accordo.
A smentire l'idea di un genere al capolinea ci sono tizi che rispondo al nome di Stross, Banks, MacDonald, Egan, Chang (ma questi sono solo i primi che mi vengono in mente). Tutti questi autori hanno avuto almeno un assaggio di traduzione italiana. Nessuno di loro ha avuto il ben che minimo successo, almeno a giudicare dalla loro storia editoriale, salvo che tra una microscopica schiera di appassionati all'interno della già piccola nicchia dei lettori di fantascienza. Per quei lettori gli autori citati sono un garanzia di qualità, per la maggioranza del pubblico sono troppo particolari, troppo letterari (come mi disse una volta Sandrone Dazieri a proposito di MacDonald), per essere apprezzati.

Non so da dove nasca questa situazione, ma ho le mie teorie.
I libri degli autori citati sono all'altezza dei migliori romanzi mainstream, sono opere che affascinano, turbano, emozionano, ma sono anche storie che richiedono sempre un minimo di impegno al lettore. Questi scrittori non scrivono romanzi facili, per quanto siano divertenti (e lo sono!) non si limitano al puro intrattenimento, ma inducono riflessioni, pongono dubbi, speculano senza risparmiarsi sulla realtà, sulla morale, sulla storia.
Ma il lettore di fantascienza italiano standard della realtà non sa che farsene. Cerca la fuga, l'evasione, il divertimento scacciapensieri. E fa benissimo così, ci mancherebbe. Non ho la minima intenzione di fargli cambiare idea: ognuno è libero di scegliersi le letture che preferisce, che leggere dovrebbe sempre rimanere innanzitutto un divertimento.
Detto questo a me rimane comunque la necessità di capire com'è che il lettore conservatore continua a trovare pane per i suoi denti, mentre quelli che apprezzano l'idea di una fantascienza speculativa sono costretti a leggere i romanzi in lingua originale.
Forse è quindi il caso di rimodulare la domanda iniziale. Non è tanto il pubblico conservatore il problema della fantascienza in Italia, quanto piuttosto l'assenza di un pubblico di lettori di fantascienza disposti ad avventurarsi dove nessun altro lettore italico è mai giunto prima.

Come siamo arrivati a questa situazione? Perché nel resto del mondo occidentale si pubblica e si legge quella fantascienza più ricca e difficile che qui invece non trova lettori? Le risposte standard sono sempre le stesse: la cultura scientifica in Italia è sempre stata deficitaria; già ci son pochi lettori figurati quelli di sf; la fantascienza è quella roba coi razzoni, i robot e magari gli ufo, roba da ragazzini coi brufoli insomma.

E certo sono tutte risposte che hanno una loro forza, sono credibili e seppur poco consolanti danno qualche spiegazione.
Ma io ho un'altra idea.
Io credo che la responsabilità della mancanza di evoluzione dei lettori italiani di fantascienza sia anche, se non soprattutto, di Urania.
Sì. Proprio Urania. La rivista che all'inizio della sua storia ha senz'altro contribuito alla diffusione della fantascienza in Italia, ma che ormai è una delle principali cause del suo appiattimento, almeno secondo il mio modesto parere.

Pensiamoci un attimo.
- Urania ha proposto costantemente in edicola per più di cinquant'anni, con cadenze di uscita che sono arrivate a essere anche settimanali, una fantascienza adatta ad un pubblico di massa privilegiando quindi la quantità, a fronte di una qualità che doveva per forza di cose livellarsi al ribasso per accontentare più gente possibile. Per lo stesso motivo è ormai invalsa popolarmente l'idea che la fantascienza sia lettura d'evasione, niente di serio, qualcosa da leggere se non sia ha niente di meglio da fare.

- Urania ha ucciso il mercato della fantascienza in Italia. Il prezzo dei volumi in edicola ha costruito nel tempo l'idea che la fantascienza dovesse costare poco (pochissimo) col risultato che sono progressivamente scomparsi (almeno a livello di prezzo) i tascabili di fantascienza che hanno sempre costituito il serbatoio per tutte quelle proposte diverse che nel tempo avrebbero potuto costruire uno zoccolo duro di lettori in libreria.
Quanti sono disposti a spendere 18 euro per un autore di cui non hanno mai sentito parlare? Qual'è l'editore disposto a proporre a un prezzo medio qualcosa che il suo pubblico di riferimento è abituato a pagare pochissimo?
Risultato: meno libri di fantascienza in libreria, meno scelta all'interno del genere, ristampa costante di quei tre nomi tre che continuano a vendere.

- Urania ha umiliato la fantascienza scritta proponendo per decenni traduzioni parziali, censure assurde, traduzioni grossolane. Così facendo ha abbassato ulteriormente la qualità delle sue proposte.

- Per i non addetti ai lavori in Italia Urania è sinonimo di fantascienza scritta.
Sono più di cinquant'anni che Urania detta lo standard di quello che è fantascienza nella penisola. La conseguenza più deleteria è che questo è vero soprattutto per chi non si occupa di sf, non la legge, non la frequenta. E che si ritrova come modello ideale di fantascienza quella proposta - con tutti i difetti summenzionati - dalla rivista Mondadori. Piaccia o no, Urania è il biglietto da visita per chi si avvicina per la prima volta al genere.
Questo fatto forse aiuta spiegare la progressiva riduzione dei lettori, il fallimento di un ricambio generazionale che non c'è mai stato, la sufficienza con cui è considerato il genere al di fuori delle aree protette in cui viene coltivato, e protetto, e soffocato.


Non so come si possa risolvere questo stato di cose, non so nemmeno se si riesca a ipotizzare una soluzione. Del resto io sono solo un lettore, ma mi piace la fantascienza, mi piace la capacità che ha di riflettere sull'oggi senza essere impastoiata dall'attualità, mi piacciono le sue potenzialità narrative, la meraviglia e la tragedia, l'emozione e la speculazione.
Vorrei solo poterla continuare a leggere.


20 commenti:

  1. Ammiro il tuo coraggio. Avere detto le stesse cose (in maniera a dire il vero piu' arrabbiata) a me e' costato, alla fine della fiera, l'esilio.

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  2. Beh… mi aiuta il fatto che in fondo io sono solo un semplice lettore.
    Con la fantascienza non ci devo campare.

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  3. Perché, c'è davvero qualcuno che ci campa?

    Be', tornando al nostro ragionamento, pur condividendo in parte il discorso con i dovuti distinguo (che tu conosci bene dalla nostra ultima cena), volendo ammettere che la colpa è di Urania, la svolta degli ultimi 2 anni - che pure ha scontentato una frazione non irrilevante dello zoccolo duro, come nel caso del mio libro o dei titoli di Harrison e Simmons - dovrebbe essere un buon segno per sperare nel futuro! O sbaglio? Quindi: lunga vita a Urania! ;-)

    X

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  4. @ Iguana: lo so, e a dire il vero quando ho lasciato il mestiere ho pensato, beh, adesso posso dire quello che voglio! poi mi sono resa conto che, francamente, non me ne importava piu'. Comincio a pensare che gli italiani abbiano la fantascienza che si meritano come hanno il governo che si meritano. Lo so, e' crudele.

    @ X: un sacco di gente che conosco ci campa, piu' o meno bene. Io conoscevo Charlie Stross quando ancora non aveva pubblicato una virgola. Ma non vivono in Italia. Non devono tagliuzzare le traduzioni, non devono censurare le parolacce, non devono accettare la carita' di un'unica pubblicazione in volume nella vita. Non gli viene detto "questo racconto e' bello ma poco italiano".

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  5. Sostanzialmente d'accordo, ma non è che gli altri editori poi si siano posti come scelte in una posizione completamente differente. E non necessariamente per seguire le scelte di Urania. E c'è da dire che Urania è stata meno monolitica di quanto tu metta in rilievo: se Ballard è arrivato in Italia lo si deve ad Urania. D'altronde, anche se con una cura forse superiore nelle traduzioni, mi risulta che anche altri editori abbiano operato di forbici, almeno sulle "parolacce". E' vero che almeno nell'edizione SFBC di "Straniero in terra straniera" c'era l'avvertenza che il testo era stato modificato per non turbare i sentimenti religiosi dei lettori e quindi l'operazione era palesata e non fatta di nascosto. Mettiamoci però in mente che, almeno a sentire gli addetti ai lavori, tutti i tagli erano regolarmente approvati dagli autori.

    Fatti questi distinguo ribadisco che sono sostanzialmente d'accordo con te.

    Unico punto di disaccordo, quanti sono disposti a spendere 18 euro per un libro, punto e basta?

    Lanfranco Fabriani

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  6. @ X: per quanto riguarda il discorso Urania non ne faccio assolutamente una questione personale con i vari curatori (l'unica colpa che non gli perdono - oltre a quella di aver accettato il lavoro :-)) - è quella di aver mutilato le opere che presentavano. Pratica del resto abbandonata dagli anni '80 in poi).
    Ho il massimo rispetto per Altieri, ma ribadisco: il problema non è il curatore, è il format (se si può dire così).
    Se domani Urania chiudesse e Mondadori decidesse di sfornare una collana da libreria a 10/12 euro a volume… ecco, questa potrebbe essere una soluzione accettabile (per me almeno), e ben venga Altieri a dirigerla.

    @ Anna: è da un po' che la penso così anch'io. Ma la speranza è l'ultima a morire.

    @ Lanfranco: Alcuni editori hanno provato a fare proposte diverse. Penso alla collana Vertigo di Einaudi, o anche a Fanucci, prima con Solaria poi con le uscite da 18 euro. Entrambi hanno praticamente smesso di proporre fantascienza.
    In questi esempi non vedi lo spettro di Urania che si aggira sullo sfondo? E non è (solo) questione di contenuti, quanto piuttosto di insostenibile confronto economico.
    Io spendo (a volte) 18 euro per un volume. Ma solo se sono sicuro che non lo troverò prima o poi in edizione economica e solo se è di un autore che mi da qualche certezza.
    Anche se a dirla tutta ultimamente non comperò più volumi che non godano di qualche promozione…

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  7. @ Lanfranco: non mi riferivo specificamente ad Urania, da quel punto di vista.

    Non la sapevo questa di Straniero in Terra Straniera... (testa, scrivania)

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  8. Gran bel post. Grazie.
    Brevissimamente e in superficie:
    Mi ha fatto rimuginare. Sento di concordare con te su molti punti, ma non pienamente, perché in fondo con me il metodo Urania ha funzionato: leggo Urania, ma leggo fantascienza pubblicata da altri(quando la trovo).
    Diciotto euro per un libro mai sentito prima sono tanti, forse troppi se accanto c'è l'ennesima ristampa col 15% di sconto.
    Rinvigorire e ampliare il "pubblico" della fantascienza dovrebbe passare anche attraverso una distribuzione decente e una informazione al riguardo delle pubblicazioni che esca dai soliti siti complessi e dispersivi e in qualche modo troppo di parte (anche se adorabili per chi aveva il poster dello spaccato dell'Enterprise).

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  9. Ciao gattostanco!
    Ma guarda che anch'io leggo Urania, del resto non c'è molto altro nel panorama fantascientifico nazionale.
    Il punto è proprio lì, temo che sia proprio l'ingombrante presenza di Urania ad impedire di fatto altre pubblicazioni fantascientifiche.
    Il passato anche recente è pieno di collane che hanno tentato di proporre sf. Sono tutte miseramente fallite.
    E secondo me il prezzo ha avuto il suo peso. Chi te lo fa fare a te lettore ipotetico che non frequenti il genere di spendere anche solo 10 o 15 euro per un volume
    di sf quando in edicola puoi trovare altrettanto a 4 euro?
    Che se ti va bene becchi un Egan, ma se ti va male, addio fantascienza…

    (btw c'è poi da aggiungere che se Egan te lo sei perso in edicola, te lo sei perso per sempre)

    Per quanto riguarda l'informazione, a me ha aiutato un sacco frequentare la mailing list di fantascienza, anche se ultimamente non si parla troppo di libri.
    Altrimenti ci sono il sito (e magari pure il forum) di Fantascienza.com.

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  10. Egan credo d'essermelo perso: non sempre arrivo per primo alle edicole o ai supermercati. ...Ho scoperto adesso chi sei, in colpevole ritardo, e porgo i miei rispettosi e ossequiosi omaggi :)

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  11. Mah… per me non è tanto questione di velocità.
    È che Urania dopo un mese sparisce, a prescindere dalla qualità della fantascienza al suo interno.

    (oh… ti ringrazio per gli omaggi, ma sei sicuro di non confondermi con qualcun altro?)

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  12. hai ragione, ma è un circolo (vizioso) difficile da spezzare:
    - a causa del noto deficit culturale italico, la domanda di fantascienza-da-spiaggia abbonda;
    - l'offerta non manca, e Urania&C. innondano il mercato di romanzetti di bassa qualità;
    - l'inondazione suddetta avvalla l'opinione che la fantascienza sia un genere di massa, fatto di robot, balle spaziali et similia (quando addirittura non la si confonde con la fantasy: vedi il tuo post sulla disposizione degli scaffali nelle librerie)
    - e così anche quei lettori che potrebbero essere interessati ad una fantascienza di qualità e farne così aumentare la domanda (e, quindi, l'offerta) ne ignorano del tutto l'esistenza - ed io mi ritrovo di fronte amici che dicono che non gli piace "il genere" - e ciò è assurdo. sarebbe come dire 'non mi piacciono i romanzi storici' - dipende..

    p.s. le foto le prendo semplicemente da google-immagini

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  13. Hai ragione Francesca, soprattutto quando sottolinei come ormai la fantascienza non sia più un genere di massa.
    La fantascienza è forse il genere letterario migliore per riflettere su questi tempi complicati, eppure per l'immaginario comune s'è fermata ai razzoni & co. (che a volte ci sono ancora - vedi Banks - solo che il contesto è leggermente più complesso.)

    Ed è altrettanto vero che molto spesso i lettori che citi non sanno nemmeno che esistono libri simili…

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  14. penso che la causa del fatto che i lettori di f siano conservatori forse stà nel fatto che siamo un pò più vecchi della mei . Inoltre ,ho provato a leggere gli ultimi urania,sinceramete quando ripenso a P D.a Heinlein ,Clarck etc.. mi prende lo sconforto .

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  15. Beh… anonimo visitatore, non è che quello che scrivi sia tanto consolante.
    Se la fantascienza diventa patrimonio della vecchiaia che futuro possiamo augurarci?

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  16. Mah, io non sono d'accordo su diversi punti, ma, siccome non ho voglia di impelagarmi in una dotta analisi, mi limito a una semplicissima osservazione: perché le stesse cose che accadono in Italia accadono in paesi, come la Francia, dove Urania non è mai esistita?

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  17. Ciao Selene. Non so bene a cosa ti riferisci con il tuo tirare in ballo la Francia.
    Se intendi dire che pure lì il mercato sf è asfittico, beh… non è una novità.
    Tutti coloro che hanno dibattuto sull'argomento hanno concordato che la fantascienza è in calo globalmente.
    (ne abbiamo parlato anche nel seguito di questo post: http://iguanajo.blogspot.com/2008/02/urania-e-la-fantascienza-parte-seconda.html)

    Però una cosa è certa. In Francia Greg Egan, Peter Hamilton, Iain Banks, Charles Stross (giusto per citare gli stessi autori di cui si parlava in questi post) sono regolarmente reperibili in libreria. Ti pare che in italia succeda lo stesso?

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  18. Beh verissimo la fantascienza e in calo, ma ci sono ancora molti appassionati come me :D che quando vogliono unire in un gdr battlestar galactica e la saga della Vojager di star trek se lo inventano e ci giocano ^^

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  19. Gli SF writers purtroppo in Italia nonhanno vita semplice: o si adeguano al diktat del mercato e pubblicano libri esclusivamente per gli scaffali del supermarket, oppure giacciono inerti in un magazzino di libreria.
    Però non la faccio tanto tragica. Per esempio, su www.lulu.com vi sono libri interessanti di SF, non banali (per carità, non è per farvi andare a visionare la mia vetrina lulu, ma solo per amor di verità). Se avete voglia e tempo, andate a guardare.
    interessantissimo post!

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  20. Ciao Staigh, e benvenuta da 'ste parti.

    Per quanto gli scrittori di sf nostrani abbiano davvero pochi spazi c'è anche da dire che la poca fantascienza italiana che viene pubblicata non è che sia poi 'sto gran che (parlo in generale, ovvio, che le eccezioni ci sono).
    Il punto è che se la fantascienza non è disponibile in libreria non si può nemmeno creare quel minimo di humus letterario grazie al quale gli scrittori interessati al genere possono crescere.

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