30 novembre 2009

Altro che pecore elettriche. (Rugby, tifo & androidi italiani)


Picture by Codi Grifiti.
Sarà la sovrapposizione temporale degli eventi, i test match autunnali che arrivano insieme al premio Urania, ma ultimamente mi son trovato a paragonare lo stato della fantascienza italiana a quello della nazionale di rugby.
Sia i giocatori che gli autori nostrani si impegnano davvero al massimo, si sacrificano e lottano al meglio delle loro capacità per conseguire un risultato che però non arriva (quasi) mai. Ovviamente il tifoso premia l'impegno ed è disposto a chiudere più di un occhio di fronte ai limiti strutturali della propria squadra (o del proprio autore) arrivando a festeggiare anche il minimo successo come fosse un trionfo o a considerare una sconfitta dignitosa come un evento da ricordare.
Ma se questo atteggiamento è giusto e doveroso di fronte allo spettacolo di una squadra che scende in campo nonostante l'inferiorità tecnica e combatte fino all'ultimo per mantenere fede all'impegno preso mettendo tutta la grinta che ha in corpo per conquistare o difendere quegli ultimi metri che portano alla linea di meta, questo atteggiamento, dicevo, mi pare leggermente sterile quando ci si sposta dal terreno di gioco al campo delle lettere.

Vedi per esempio E-Doll il romanzo di Francesco Verso fresco vincitore del Premio Urania.
Nelle piazze e nei vicoli fantascientifici che frequento non mi era mai capitato di imbattermi in tanto acritico entusiasmo. Se da un lato fa piacere vedere un autore italiano di fantascienza supportato da una posse di fan agguerrita e pronta a rintuzzare ogni minima critica, dall'altro dispiace notare come la teoria rugbistica di cui sopra venga ancora una volta confermata.

Non ho alcun dubbio sulla serietà e la dedizione alla causa fantascientifica di Francesco Verso e non faccio nessuna fatica a riconoscergli le migliori intenzioni e il più grande entusiasmo. Ciò non toglie che al confronto delle opere di _______ (inserite il nome di uno dei primi dieci autori di sf che vi vengono in mente) il suo E-Doll non ci fa una gran bella figura.

Quali sono i difetti di questo romanzo, e perché non si è fatto niente per correggerli?

Per rispondere alla seconda domanda voglio partire dalle parole di uno dei professionisti responsabili dell'assegnazione del premio Urania al romanzo: "in revisione è toccato a me decidere cosa lasciare - tutto - cosa cambiare - pochissimo - e cosa aggiungere, ossia niente."
Una risposta come questa mi lascia basito. O il romanzo in questione è l'opera memorabile di un formidabile genio come nella fantascienza italiana non s'è mai visto (alleluia!) oppure in quella battuta tocca leggerci tutta la rassegnazione di chi, avendo avuto a che fare per tutta la vita con le ambizioni artistiche dei nostri autori, non ha più la forza o la voglia o il coraggio di mettere mano al lavoro di revisione che, immagino, per un autore praticamente esordiente sia sempre necessario.
Certo, esiste sempre l'ipotesi che io non abbia capito nulla delle qualità intrinseche di E-Doll, quindi lasciatemi elencare quelli che secondo me sono gli ahimé numerosi difetti del romanzo prima di sommergermi d'insulti.

- trama: la vicenda narrata in E-Doll è interessante, si sviluppa in tre filoni principali raccontando parallelamente la storia di un'investigazione, il percorso di formazione di una ragazzina, la presa di coscienza di un androide. Il comune denominatore del romanzo è il sesso, presentato di volta in volta come unica consolazione per l'investigatore, come strumento di potere per la ragazza, come mestiere e insieme inesorabile condanna per l'androide.
Le basi per un buon romanzo ci sono tutte. Peccato che nei momenti di svolta le scelte dell'autore invece di coinvolgere e affascinare il lettore lo spingono a chiedersi se non si poteva proprio trovare una soluzione diversa. Vedi per esempio l'incredibile scena dell'interrogatorio in diretta tv tra il Fabbricante e l'investigatore (episodio fondamentale del romanzo gestito nel peggiore dei modi) o il ritorno continuo della stessa anonima comparsa in tre momenti chiave della vita di Maya (la ragazzina) o l'incongruenza tra le capacità di analisi e riconoscimento di Angel (l'androide) e il travestimento della sua allieva. Tolto l'esempio iniziale, davvero imperdonabile, gli altri sono difetti veniali, da citare perché costituiscono parte della massa critica complessiva che ti fanno dire a fine lettura che insomma, dai, si poteva fare di meglio.

- personaggi: show don't tell, show don't tell, show don't tell! Il lettore di E-Doll non si trova mai al fianco dei personaggi. La percezione dell'azione è sempre filtrata dall'ingombrante presenza dell'autore che spiega spiega ma solo raramente mostra quello che succede.
L'unico personaggio che parla con una voce riconoscibile è Angel. Sull'androide Francesco Verso ha effettivamente fatto un buon lavoro di caratterizzazione e personalizzazione. Gli altri personaggi, al contrario, non spiccano mai per come si muovono o per come si esprimono, semmai per come l'autore descrive le loro reazioni alle varie situazioni in cui si trovano.
Questo difetto è accentuato dalla difficoltà a capire le motivazioni che muovono i protagonisti. Considerazione che fa il paio con i dubbi riguardanti l'evoluzione degli stessi nel corso della vicenda. Che a Maya basti lo sguardo di un poliziotto per trasformarsi da sex-addicted a brava ragazza tutta scuola e famiglia o che le conseguenze della raggiunta consapevolezza di Angel siano quelle descritte nel finale del romanzo (e che abbia comunque bisogno di Maya per realizzarle), danno un'idea della natura dei personaggi del tutto contraddittoria rispetto a quella presentata fino a quel momento.

- linguaggio. Forse l'aspetto del romanzo che m'è piaciuto meno. Eccessivamente contorto e confuso nell'esposizione, soprattutto quando si astrae dall'azione per indugiare sulla filosofia o le riflessioni dei personaggi.
Un esempio: "Quando lei vede il membro artificiale ergersi e ingrossarsi, abbassa gli occhi su di esso, simbolo del maschio e della sua inutilità resasi necessaria per un casuale incidente evolutivo." (pag. 42)
Non so voi, mai io una frase come questa non riesco proprio a capirla. Se tenete conto che questo è con buona approssimazione il linguaggio di tutto il volume (almeno nei momenti interlocutori del romanzo, e non sono pochi), vi rendete conto delle difficoltà che si incontrano per arrivare con scioltezza alla fine del volume.
Un discorso analogo andrebbe fatto su come l'autore affronta in generale il tema del sesso che sta alla base di tutto il romanzo. A me è parso di cogliere un continuo altalernarsi di due timbri contrapposti che faticano davvero a raggiungere l'equilibrio: da una parte la scelta di parlare degli innumerevoli atti sessuali in maniera ellittica e allusiva, dall'altra l'improvviso passaggio - senza nessuna percepibile necessità narrativa - a un linguaggio decisamente più esplicito e diretto.
Probabilmente questa è una scelta stilistica consapevole, però ecco, io non sono riuscito ad apprezzarla.

- ambientazione. Se c'è una domanda che mi piacerebbe porre all'autore è "perché Mosca?". Quale imprescindibile necessità narrativa ti ha costretto a scegliere la città russa? Per il lettore nostrano non sarebbe stato più coinvolgente vedere svolgersi l'azione in una città italiana?
Oltretutto come viene caratterizzata l'ambientazione moscovita del romanzo? Gli unici aspetti locali degni di nota sono la toponomastica e la citazione, sparsa qua e là, di numerosi piatti immagino tipici (immagino poiché, non conoscendo il russo, non sai mai se quello che i protagonisti mangiano è dolce o salato, prelibato o disgustoso, alta gastronomia o fast food). La specificità dello sfondo russo scelto dall'autore, che siano le periferie urbane della metropoli, gli uffici pubblici o i centri commerciali, non emerge da nessun altro punto di vista.
(per un confronto vedi ad esempio Brasyl di Ian McDonald: nonostante l'autore risieda nei dintorni di Belfast il ritratto che offre della realtà brasiliana è memorabile per vividezza, tridimensionalità e spessore.)

- ideologia & morale. Qui si entra in territori dove il giudizio è ancora più soggettivo. Non si tratta quindi di valutare se E-Doll è giusto o sbagliato, quanto piuttosto di capire se sia stato capace di entrare in sintonia con la mia specifica visione del mondo.
In questo senso c'è almeno un aspetto del romanzo che non ho digerito, ovvero l'idea del sesso visto sostanzialmente in due modi: o come strumento di potere o come puro sfogo animale. In tutto E-Doll non si esce mai da questa dicotomia, riducendo in pratica ogni atto sessuale a un momento di sopraffazione (ritualizzato, volontario, piacevole ma comunque mai paritetico tra i partecipanti). Nel romanzo si va addirittura oltre, fino a collegare esplicitamente violenza urbana e sesso in una catena di causa/effetto secondo me del tutto arbitraria.
Significativo in quest'ottica è anche il fatto che, nonostante i rapporti e l'identità sessuale siano il tema principale di E-Doll, non ci sia in tutto il romanzo una sola pagina di sano erotismo. Nel sesso vario e molteplice praticato dai protagonisti non c'è alcuna gioia, al massimo qualche consolazione.
Ben triste, no?

Una considerazione finale riguardo la valanga di critiche espresse sul romanzo.
Io non credo assolutamente che Francesco Verso sia l'unico responsabile delle carenze del libro. Sono convinto che se fosse stato seguito con più attenzione sarebbe stato possibile mettere una pezza a tutti i difetti elencati. Perché in effetti qualcosa di apprezzabile in E-Doll c'è ed è una cosa piuttosto rara nel panorama della scrittura di genere in Italia: l'intenzione di scrivere un romanzo di fantascienza originale, la consapevolezza di affrontare temi adulti, l'ambizione di rinnovare il panorama sf italico tentando una strada diversa. Se il romanzo non mi è piaciuto non vuol dire che mancassero idee o prospettiva, ma forse (forse!) solo pratica ed esperienza.
Poi certo, rimane il fatto che il premio Urania è una scadenza ineludibile. Vorrei modestamente segnalare che non è obbligatorio assegnare il premio a tutti i costi. Se la qualità grezza dei manoscritti che giungono in redazione non è all'altezza di uno standard minimo, per una volta si potrebbe anche rinunciare a un romanzo di fantascienza italiana. Altrimenti si potrebbe decidere di lavorarci sopra, insieme all'autore, per realizzare un'opera che abbia almeno un minimo di possibilità di raggiungere il livello qualitativo minimo richiesto a qualsiasi altro romanzo di fantascienza straniera.
Ma forse il punto è altro ancora. Temo ci si stia abituando alla mediocrità e invece di promuovere politiche editoriali che facciano crescere i giovani scrittori si preferisca mandarli allo sbaraglio, tanto il pubblico è di bocca buona e beve di tutto.
Poi è vero, c'è anche la possibilità che io non abbia capito nulla e che E-Doll sia effettivamente un capolavoro, ma per questo temo non ci sia rimedio.

80 commenti:

  1. Oh, quanto sono noiose queste critiche che tendono a far rilevare gli errori. E quanto poco produttive. Dopo un po', gli errori sono sempre quelli. E allora? Sono perfettamente d'accordo, il romanzo non è il migliore dei romanzi assoluti, e forse neppure di quelli possibili. Certo che se uno lo cambiava tutto e lo riscriveva tutto poteva essere diverso. Ma l'ottica da cui guardarlo è: è sufficiente rispetto alla media di quello che si pubblica? A me pare di sì, e mi pare, anzi, un po' più della media. Ti assicuro che qualkunque libro tu mi possa citare, ti troverò altrettante pecche. Attenzione perché entrambe le mposizioni sono sbagloiate e alla criticsa convessa di chi non approva niente si sposa quella concava di chi si entusiasma per tutto. Come dicevo, il romanzo ha i suoi pregi e per me poteva rimanere come era, anche se magari io avrei scritto qualcosa di diverso. Ma il romanzo è di Verso e non di Valla. (E' anche una questione di generazioni. Un vecchio babbione come il sottoscritto e un giovane autore che si lancia a scrivere, senza preoccupazioni. Io tendo a dare ragione al giovane. I giovani devono poter fare i loro errori. Soprqattutto se si tratta di errori che non fanno male a nessuno.)

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  2. Anche io non credo che la questione sia dividersi tra fautori di E-Doll e detrattori, come è successo altrove. Dietro al romanzo esiste sicuramente una logica promozionale intelligente che sfrutta anche questo aspetto, ma cerchiamo di andare oltre. Sono d'accordo in quasi tutto quello che scrive Iguana Jo. Quasi, perché in realtà due cose che lui sottolinea come controverse hanno un loro perché. La prima, l'ambientazione russa. E' proprio Verso a dire, se non sbaglio nell'intervista successiva al romanzo, che oltre a scegliere la Russia per conoscenza personale, l'ha eletta come luogo della narrazione perché certi eccessi vi trovano residenza ideale; a causa, dice l'autore, della mancanza dei condizionamenti tipici della morale cattolica; quindi il collante del sesso, che giustamente Iguana vede in Verso come manifestazione di violenza e non di erotismo, un sesso freddo come il ghiaccio; ma anche qui Verso lo dice, ha usato gli E-Doll come sfogatoio per le pulsioni violente degli umani, che se devono stuprare, aggredire o uccidere, adesso utilizzano gli androidi. O gli androginoidi, fate voi.
    Non posso che convenire sul fatto che E-Doll contenga in sé idee interessanti, forse quella più bella di tutte è l'autocoscienza dell'androide senza ricorrere più (era ora) ad Asimov. Idee che però si integrano un po' criticamente tra loro, guarda la parte noir-hard-boiled che francamente ci sta tanto per giustificare il focus sull'utilizzo violento degli E-Doll; e guarda anche il percorso di formazione di Gaya, solo abbozzato. Il linguaggio. Questo è il punto più critico. Continuo a sostenere che Verso scriva bene, meglio di molti autori della sf italiana. Ma non così bene da potersi permettere gli svolazzi stilistici che vediamo su E-Doll e che lasciano alcune frasi prive di un vero perché, se non proprio di un senso compiuto. Più essenzialità, meno barocchismi, un editing più severo avrebbero certamente giovato al romanzo. Sul discorso-editing andrebbe aperta un'ampia parentesi. Non mi spingo a dire che un'opera trendy sia stata accettata "tout court" perché non è da Urania. Certo, però, che eravamo abituati a ben altra severità, specie nei confronti di un quasi esordiente. Ed è un peccato, perché mettendo a posto qualche esuberanza, E-Doll poteva essere davvero un romanzo memorabile. Con buona pace di Bataille... ;-)

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  3. Sono sostanzialmente d'accordo... non sono un cultore della verosimiglianza nei romanzi ma il romanzo di Verso pretende dal lettore una creduloneria temo eccessiva (io fino a 20 pp dalla fine ho pensato che Maya - non Gaya - fosse davvero un E-Doll ma che non ne fosse consapevole e proprio per questa ragione venisse riconosciuta come tale dagli altri E-Doll e dal direttore della sessoteca. Pensavo che il romanzo fosse una lunga presa di coscienza di Maya come E-Doll, un E-Doll di nuova generazione, convinto della propria umanità, senza percezione di essere una macchina).
    Verso ha una buona penna ma a mio parere pecca di una certa saccenteria, di un eccessivo prendersi sul serio e di una, un po' disturbante, tendenza alle sentenze.
    Lippi disse di aver scelto questo romanzo non in senso assoluto ma tra quelli arrivati, sottolineando implicitamente come sia prevalsa la linea del meno peggio. Ammetto però che il precedente premio urania di Altomare era (consentitemi) alle soglie del ridicolo, mentre quello di De Matteo era davvero un ottimo testo. Lo ricordo con grande piacere, riuscì a spiazzarmi un paio di volte, cosa non facile da fare ad un lettore pieno di calli come me.
    Ciao.
    Seb.

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  4. Ciao Iguana Jo, ti ringrazio di aver letto e-Doll e ti aver espresso un giudizio così accurato. L'esortazione a migliorare, a mio parere, deve essere una pulsione imprescindibile per chiunque, sportivo, artista o lettore che sia. Gia' solo al fischio d'inizio, (per continuare con la tua metafora) il tuo pormi sotto i primi dieci maestri della SF (forse dovevi allungare la lista ai primi cento!) mi lusinga e, nel confessarti che dodici mesi fa sognavo di rispondere alle critiche e alle mail dei lettori di un mio romanzo, il mio cuore sobbalza.

    Ma venendo alle tue lecite osservazioni, mi permetto di ribattere ai punti da te sollevati.

    1) Trama - non vedo cosa ci sia di tanto incredibile nel gestire una scena in diretta TV. Non vediamo tutti i giorni le notizie dallo schermo? Cosa ti ha disturbato tanto in particolare? A chi ti riferisci con "anonima comparsa" e quali sarebbero a tuo giudizio questi tre momenti chiave?
    La protagonista si chiama Maya, non Gaya. Ho spiegato perche' Maya non viene riconosciuta da Vassili (ne resta sedotto) ma Angel nutre da subito dei sospetti verso di lei e la scopre dopo qualche capitolo, ma sta al gioco perche' lei gli consente di provare certe emozioni.

    2) Personaggi - Questo consiglio, da prima lezione di scrittura creativa, mi permetto di prenderlo con le molle. E' una pura questione stilistica, una sensibilita' mediata dal cinema, dai bisogni di "mostrare" l'azione in presa diretta. Se ne puo' parlare quanto vuoi. Io propendo a credere che sia un'impostazione narrativa di derivazione americana. Una delle tante possibili. Scrittori russi che ho letto, quali Pelevin, Erofeev e Sorokin come pure i francesi alla Houellebecq o Dantec non ne fanno gran uso. Io ho adoperato questo metodo in alcune scene di sesso ma non lo ritengono fondamentale per la riuscita di un romanzo.
    Riguardo le motivazioni - lo sguardo del poliziotto arriva in un momento di confusione per Maya. Non so te, ma a me e' capitato di fare grandi cazzate nei momenti di debolezza (tipo mi sono sposato! per poi separarmi dopo 3 anni). L'adolescenza, in particolare, e' un momento complicato, di incongruenze, di conflitti che non si risolvono. Qui siamo nel campo della soggettivita'. Una critica letteraria di Mosca, mi ha confessato di conoscere una ragazzina sputata come Maya! Altro punto, il finale: Angel non ha bisogno che Maya faccia nulla. Sta andando avanti da solo, ma poiché lei lo trova al Gorkij, non perde occasione per insegnarle qualcosa d'importante. E' la sua acquisita coscienza che lo induce a mostrarle una verita'.
    Per questo la presa di coscienza degli X-6 suicidi consente loro di operare l'unica scelta possibile. Senza travalicare i limiti imposti dalle Leggi di Asimov, solo la nascita di una coscienza permette di infrangere il tabù della vita. Perdonami, ma non ci vedo incongrenze. La palla a te...
    (segue in post successivo)

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  5. Grazie a tutti per i vostri contributi (specialmente a Francesco Verso: mi fa molto piacere tu abbia deciso di rispondere alle mie critiche. Non è da tutti, e già questo ti fa onore)

    A breve spero di riuscire a rispondere a tutti i commenti in maniera più articolata (sono al lavoro, e spero che nel frattempo la Telecom abbia provveduto a sistemare i problemi dell'ADSL casalinga).
    Nel frattempo mi scuso con l'autore per l'errore nel post (Gaya al posto di Maya, 'azz!) che ho provveduto a correggere.

    A presto.

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  6. raga, visto che c'è l'autore - ciao! - e che ci son o stati commenti sulla revisione, cosa ne avrebbe pensato se gli avessi riovesciato il romanzo come un calzino... per poi ottenere qualcosa che non era sostanzialmente diverso? (La frase incriminata a me pare comprensibilissima; un po' di sforzo, via; c'è anche la virgola, mica sono parole in libertà)
    ric the rabbit

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  7. Questo è un punto cruciale, oltre che allostorico, e dunque non posso che esserne grato a Riccardo: cosa sarebbe successo se fosse intervenuto pesantemente sul romanzo di Francesco Verso dissuadendone gli istinti barocchi o vitalistici, dai, e invece ne avesse incoraggiato un approccio più convenzionale? Di sicuro non staremmo a parlarne.
    Mi aspetto però altrettanto coraggio nei tempi a venire, e meno condiscendenza nei confronti di opere, some shooting stars, tanto per intenderci, che veramente non si capisce come abbiano fatto ad arrivare dove sono arrivate.
    Una notazione a margine: pare impossibile, ma finalmente stiamo parlando del romanzo senza doverci difendere dai giudizi di parte. Grazie Iguana Jo per averci offerto lo spazio! :-)
    Ah, per chi non lo sapesse, io sono il rompiballe per antonomasia, e cioè Giampietro...

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  8. ...segue da post precedente.

    3) Linguaggio - campo personale, dipende da cosa un lettore è abituato a leggere. Forse costa piu' fatica ma credo che una frase con piu' significati resista meglio all'erosione del tempo di lettura stesso. Io la chiamo "densita' linguistica" ma puo' benissimo essere presa per pesantezza. :-) Certi film di Tarkovskij o di Antonioni, di Aronofsky o Wenders possono essere considerati veri e propri "mattoni", mentre per altri, sono forme espressive artistiche. Nessuna velleità di confronto, uso solo un metodo per dimostrare un'ovvietà.

    4) Ho vissuto a Mosca per diversi mesi. Mia moglie e' russa. In piu' l'apertura verso l'innovazione, l'ingordigia di nuove esperienze, la voglia matta di recuperare un tempo di consumi a lungo negati, sono stati elementi cruciali che hanno fatto della Russia l'ambiente principe (oltre al Giappone) da cui e' possibile, non scontato, che giungano gli e-Doll. Sempre Aliona Shumakova, al S+F Festival ha ammesso che se non fosse stato per la copertina, con il nome di un autore italiano scritto sopra, mi avrebbe scambiato per un autore russo. Solo per dire che riempire di dettagli un romanzo non significa necessariamente conoscerne l'ambiente. I dettagli devono essere "significativi". Se tu non conosci un "blini" ma sai esattamente come si fa un "McRoyal" o una "paella valenciana", magari ti viene voglia di scoprirlo. :-)
    Ambientare il romanzo in Italia, avrebbe avuto problemi di verosimiglianza, contrasti socio-politici e ideologici molto più profondi. Noi non siamo da molti anni gli "early adopter" di alcun tecnologia, escluso forse il cellulare ma per motivi che sappiamo. Inoltre, viste le risposte che trovi nei blog e nei forum di FS, incluso questo, non mi pare che il lettore italiano si sia strappato i capelli gridando al capolavoro. Mi spiace contraddirti ma non leggo da nessuna parte quelle scene di "acritico entusiamo" che menzioni tu, anzi, se le hai sottomano, mi farebbe piacere se me le indicassi per mia informazione personale.
    ...segue altro post.
    c'e' un limite di 4.096 caratterei, sorry

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  9. 5) Ideologia e morale - dici bene che questo è un campo soggettivo ma non vedere come esista un legame tra "certa" violenza urbana e il sesso mi pare un pò miope. I truci fatti di sangue di questi giorni, gente arsa viva, prostitute abbandonate per strada, violenze casalinghe quotidiane, sono comunque intorno a noi. Ed è proprio alla luce di questi dati incontrovertibili che è nato e-Doll, dal desiderio di indagare certe pulsioni, forse inalienabili dalla natura umana. Non spaccio facili soluzioni, né la SF pretende di scrivere il futuro, solo ipotesi e lecite riflessioni sui percorsi dell'umanità. Quel fantomatico "what if" che muove tanta parte della SF mondiale. Mi spiace non averti dato qualche pagina di "sano erotismo". Del resto, non scrivo per piacere a qualcuno, piuttosto per raccontare una storia, che può risultare scomoda o sgradita, ma che rientra nella libertà di essere fedeli a se stessi piuttosto che agli standard di un mercato o alla sensibilità corrente. Non mi pare che qualcuno abbia obiettato nulla circa la tristezza di un romanzo come "La strada" di McCarthy, o sul cinismo de "Le possibilità di un'isola" di Houellebecq. Uno scrittore annusa l'aria in cerca di segnali, non ambisce alla gloria letteraria, che se verrà, sarà decretata dagli altri.

    6) Pratica ed esperienza - hai pienamente ragione e visto che questo è il mio secondo romanzo e che lavoravo in una multinazionale fino a 12 mesi fa, so di avere molta strada da fare e parecchie cose da migliorare. Sono qui per questo e il senso della mia risposta sta appunto nella voglia di proseguire su questo cammino. Il mio terzo romanzo risente già delle lezioni apprese da e-Doll. E spero che mi darai l'opportunità di farti ricredere, se non di tutte, almeno di alcune delle obiezioni mosse a e-Doll.

    Francesco Verso

    P.S. Ric, non disdegno i calzini rovesciati. Quelli che andavano di moda negli anni '80 e che magari torneranno a farsi vedere dalle pagine dei prossimi romanzi. :-)Passatemi l'accostamento indegno.

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  10. per chi invoca più sperimentalismo su Urania:
    sì a un romanzo che contiene spunti sperimentali, purché abbia una struttura di romanzo. No allo sperimentalismo di per sé. Deve esserci una storia interessante.

    soprattutto per FV:
    Inizialmente mi pareva che mancasse soprattutto la fantascienza, ossia una spiegazione degli e-doll. Più avanti, una parte dei ragionamenti mi pareva superflua, nel senso che ogni lettore un po' aggiornato con la filosofia della conoscenza poteva arrivarci da dolo (!). Personalmente ho apprezzato la ricerca sulla magia sexualis e avrei visto bene una riflessione sul vantaggio di ammazzarsi tutti (c'è per esempio un racconto di Egan in cui il bambino super-intelligente sceglie di non esistere).
    Poi, rivedendolo, le spiegazion scientifiche sugli e-doll mi parevano sufficienti e la fiolosofia non faceva nessun danno (chi non l'apprezza può semrpe saltarla...) e le elucubrazioni che piacico no a me sarebbe meglio che me le scrivessi io. Il finale è un po' in sottotono rispetto all'effervescenza precedente e ribadisce un amor vincit omnia. Preferivo la Maya ansiosa di nuove esperienze, a quella pacificata da un tran-tran emotivo. Il romanzo lascia aperfte tante cose, ma le lascia aperte nel modo giusto.

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  11. oops era "da solo" e non "da dolo"...
    (Non vorrei dare una impressione sbagliata; nel dire che su Urania non ci vedo lo sperimentalismo senza una storia, dico che se me li mandano in lettura per il premio Urania non li consiglio; gli Urania li sceglie Lippi! (Che comunque ama la storia e non disdegna lo sperimentale)

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  12. @Riccardo: sì, sì, abbiamo capito che tu non c'entri... ;-P

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  13. Sono piacevolmente stupito dalla ricchezza e accuratezza dell'analisi di Iguana Jo: più che un post di blog, il suo è un articolo letterario da rivista anglosassone, sobrio e sceltissimo nelle immagini (eccellente il paragone col rugby). Ne condivido in buona parte anche il contenuto, soprattutto per ciò che concerne le carenze dell'editing: col che non intendo dare addosso al coniglio Riccardo Valla, che aveva poco più di un mese di tempo a disposizione, ma all'obbiettiva mancanza di un adeguato supporto all'autore, in termini di consigli e suggerimenti. Penso, in definitiva, che il romanzo avesse bisogno di un'ultreriore mano di vernice, perché lo meritava e perché non possiamo permetterci di mandare nessuno "allo sbaraglio". La cosa più convincente detta da Iguana è proprio questa, a mio avviso: in un romanzo potenzialmente originale ma che ha diversi problemi di lingua e strutturazione, la resposabilità degli eventuali difetti rimasti non è solo dell'autore ma della sua controparte editoriale, a cominciare dal sottoscritto che come curatore della collana avrebbe potuto occuparsi personalmente e direttamente del problema. Francesco si è poi segnalato lo stesso, il suo sforzo è importante ed è stato lungi dal cadere nel vuoto, come dimostrano i numerosi commenti positivi: ma sono più che d'accordo sulla necessità di promettere, per il futuro, una maggiore sorveglianza e una più grande attenzione al lato editoriale, oltre che direttamente creativo, delle nostre operazioni a favore della sf italiana. Che non è affatto quel frutto maturo o quel paese di bengodi che alcuni ritengono di aver trovato, ma (ancora una volta concordo con l'Iguana) continua a zoppicare e a farsi strada, in troppi casi, fra incertezze, timori e tanta rassegnazione. G.L.

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  14. @G.L.: la cosa non può che farmi felice, visto che in passato in tanti ci siamo meravigliati per certe scelte. Chiudo: il romanzo di Francesco è un segnale importante circa la possibilità di scrivere ancora qualcosa di creativo. Ovvio che farlo non è banale, e spetta a editori ed editors non sprecare forze, energie e talenti. ;-)
    Ciao,
    Giampietro

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  15. Non ho riletto il romanzo dopo averlo inviato alla redazione, ma non ricordo che vi fossero parti di difficile interpretazione; dove ci potevano essere delle ambiguità le avevo risolte. A me pareva che la rposa "filasse"; sulla mailing list della fantascienza era stato trovato ben scritto e scorrevole.

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  16. Grazie ancora a tutti per aver arricchito questo spazio commenti (Wow! c'è pure G.L. che mi fa i complimenti, sono davvero lusingato!)
    Purtroppo io sono ancora bloccato con l'ADSL casalinga, quindi non riesco a partecipare come vorrei alla discussione. Spero di riuscire ad articolare qualche risposta infilandola tra un lavoro e l'altro.

    Cominciamo:

    @ Riccardo: Ti lamentavi della noiosità di un post simile. Rispetto la tua opinione ma purtroppo non conosco metodi migliori per a) lamentarmi delle letture poco piacevoli, b) non limitarmi a "'sto libro non m'è piaciuto" c) dare il mio piccolo contributo alla crescita della fantascienza italica.
    Quando dici "è sufficiente rispetto alla media di quello che si pubblica?" la mia risposta è no, almeno rispetto al livello medio di Urania. Ma poi perché dovremmo accontentarci della sufficienza? Io sono convinto che senza opere abbondantemente sopra la media la fantascienza italiana non approderà mai da nessuna parte e che l'unico modo per arrivarci sia lavorare insieme agli autori, magari su un progetto un po' meno effimero del premio Urania.

    @ Jump: io rimango convinto che un'ambientazione nostrana sarebbe stata preferibile, ma sul discorso Russia non Russia ci torno sopra più avanti, quando riuscirò a rispondere all'intervento di Francesco.
    Il discorso scrittura è quello che mi lascia più perplesso. Avevo apprezzato molto i tentativi - diversi, ma quasi paralleli - di Giovanni De Matteo e di Dario Tonani di aggiornare lo standard qualitativo della scrittura fantascientifica italiana, aumentandone la complessità senza perdere nulla in leggibilità, tanto che E-Doll mi pare un netto passo indietro: in questo romanzo ci sono momenti in cui la scrittura si avvolge su se stessa senza aggiungere nulla ne dal punto di vista narrativo, ne dal punto di vista informativo, ne dal punto di vista "filosofico" al contenuto del volume. E a lettore ho trovati questi deragliamenti francamente irritanti.

    @ Sep totalmente d'accordo. Specie quando sottolinei come l'autore abbia spinto un po' troppo sul pedale della sospensione del''incredulità. Anche su questo punto mi piacerebbe approfondire il discorso (spero solo di trovare il tempo…), che io per esempio tutto il discorso sull'elixir rubens mica l'ho tanto capito.


    A breve una risposta all'autore (spero!)

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  17. @Iguana Jo: guarda, penso che la Russia abbia lasciato una profonda traccia personale in FV, visto che la moglie dell'autore è russa lei stessa, quindi direi che è difficile sfuggirvi. Del resto io ho vissuto una vicenda simile con la Danimarca e so cosa significa... Tuttavia la radice italiana emerge chiaramente nella prosa, che omaggerà i grandi russi o Bataille finché si vuole, ma risente forse di più di tentativi sperimentali nostrani. Non riuscitissimi, probabilmente, ma non del tutto disprezzabili. Vero è, sono d'accordo, che De Matteo e soprattutto Tonani sono stati in questo senso più convincenti; entrambi però hanno ambientato le loro storie in un'Italia futuribile assai vivida, quindi penso a tuo gusto si lascino preferire a chi ha scelto una Russia che appare un po' velleitaria, ma solo perché non la conosciamo altrettanto bene. ;-)

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  18. Jo: più che sulla noiosità (io le trovo noiose; altri le amano) delle critiche, la questione da me sollevata era che le critiche demolitorie finiscono per assomigliarsi tutte. Come dicevo, i difetti dei romanzi li conosciamo bene e son sempre gli stessi. Invito a pensare con gratitudine alle parti apprezzabili, alrimenti la lettura è solo fatica bruta.
    Per me è un romanzo con molte parti superiori alla media e penso alle parti che mi sono piaciute.

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  19. @ Riccardo: no, la critica di Iguana Jo non somiglia alle altre. E' migliore, è acuta e solleva una questione che dovremo affrontare. G.L.

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  20. @ Xabaras
    Ti ringrazio per la possibilità che mi dai di continuare il discorso su E-Doll. Prima di proseguire voglio precisare - non ce ne dovrebbe essere motivo, ma è un mondo difficile - che tutti i rilievi mossi al romanzo sono ovviamente soggettivi, non partono da nessun preconcetto, salvo quello del piacere che cerco dalla lettura di un buon libro e sono espressi per chiarire prima di tutto a me stesso i motivi del mancato gradimento.
    Provo dunque a circostanziare meglio le mie critiche seguendo punto per punto le tue risposte al post. Il testo in corsivo virgolettato è tuo, il resto è mio. Non ho il libro sottomano, per cui perdonami eventuali imprecisioni.

    

Trama - "non vedo cosa ci sia di tanto incredibile nel gestire una scena in diretta TV. Non vediamo tutti i giorni le notizie dallo schermo? Cosa ti ha disturbato tanto in particolare? A chi ti riferisci con "anonima comparsa" e quali sarebbero a tuo giudizio questi tre momenti chiave?"
    La scena in diretta in cui Maya riconosce il nonno riporta quello che dovrebbe essere un interrogatorio ufficiale e quindi svolto in privato tra l'investigatore e il Fabbricante. Piuttosto improbabile no? (come del resto che Maya & Angel si trovino davanti a un schermo proprio nel momento giusto, ma ok, è un romanzo)
    L'anonima comparsa è l'omino che Maya incontra alla fermata dell'autobus, lo stesso con cui ha un rapporto orale piuttosto problematico, lo stesso che si va a schiantare poche pagine dopo. Sono tutte scene fondamentali (la prima presenta il personaggio, la seconda rappresenta la sua prima crisi, la terza non me la ricordo, ma era importante anche lei…).
    E a proposito di aspetti poco chiari, non è che mi riesci a spiegare il discorso dell'elixir rubens? Perché a me è rimasto il dubbio di aver assistito a un paio di scene assurde (strane emissioni di liquidi pseudo-organici, esplosioni liquide da improbabili parti del corpo, roba così insomma…) Per farla breve, come fanno gli umani a godere dei benefici dell'elisir?

    Personaggi - Non so se il show don't tell sia un'esclusiva americana. Di sicuro se segui le azioni di un personaggio è il metodo ottimale per far immedesimare il lettore in quel che sta succedendo. Poi certo, puoi scegliere l'impostazione che preferisci, ma non è detto che risulti altrettanto efficace (con questo lettore non ha funzionato).
    I cambiamenti nella natura dei personaggi sono leciti, ci mancherebbe, solo che dovrebbero risultare credibili al lettore.
    Io continuo a ritenerli forzati. Vedi per esempio Maya che in tutto il romanzo non da mai l'idea di essere una ragazza in crisi. Sa sempre benissimo quello che sta facendo (il perché invece è effettivamente più nebuloso), se arriva a capire le ragioni di sua madre (e questo ci sta tutto) non vuol dire che debba per forza trovarsi il moroso, no? Mai come nel tuo romanzo sesso e amore viaggiano su rotte distinte, perché farle convergere alla fine? (nel senso che a quel che è dato capire Maya alla fine rinuncia completamente al sesso selvaggio).
    Riguardo Angel: ok, lui può fare benissimo da solo. Ma allora perché costringere una ragazzina ad uccidere - fisicamente, con le sue stesse mani - colui che ama? Il comportamento dell'androide non è in contraddizione con l'umanità fin lì dimostrata dal personaggio?

    (continua…)

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  21. (…continua dal commento precedente)

    Linguaggio - "campo personale, dipende da cosa un lettore è abituato a leggere. Forse costa piu' fatica ma credo che una frase con piu' significati resista meglio all'erosione del tempo di lettura stesso. Io la chiamo "densita' linguistica" ma puo' benissimo essere presa per pesantezza."
    Sicuramente vero, però la densità non dovrebbe compromettere la comprensione del testo. L'esempio che facevo, per quanto minimo, dava un'idea delle contorsioni e della mancanza di logica interna di alcune affermazioni presenti nel testo. Il punto è che per quanto suonassero bene alcune parti di E-Doll mi sono risultate incomprensibili, se non contraddittorie. Il limite sarà mio, però tant'è.
    Giusto per ribattere esempio con esempio: in questi giorni sto leggendo Contro il giorno. Sebbene Pynchon sia uno degli autori più complessi mi sia mai capitato di leggere, il suo testo è "perfetto", nonostante comprenderlo costi a volte una fatica improba.

    Ambientazione - Le tue motivazioni per l'ambientazione russa (" l'apertura verso l'innovazione, l'ingordigia di nuove esperienze, la voglia matta di recuperare un tempo di consumi a lungo negati, sono stati elementi cruciali che hanno fatto della Russia l'ambiente principe (oltre al Giappone) da cui e' possibile, non scontato, che giungano gli e-Doll.") sono molto convincenti.
    I miei dubbi però riguardano soprattutto la capacità di sentire Mosca nel corso della lettura. Io non dubito della tua conoscenza dell'ambiente in cui hai ambientato la vicenda, il problema semmai è che questa conoscenza non riesce a trasparire dalle pagine (a parte gli elementi già evidenziati).
    Sul fatto di spostare la storia in un contesto più vicino al lettore: certamente ambientare il romanzo chessò, a Roma, avrebbe comportato maggiori difficoltà però sono convinto che avrebbe altresì offerto vantaggi considerevoli. Prima di tutto avere a disposizione un substrato anti e-doll immediatamente percepibile, e contemporaneamente non fare alcuna fatica a immaginare un uso smodato degli stessi androidi da parte del potere (cioé, non mi sto mica inventando niente, no?) oltre a tutti i vantaggi di ritrovare sulla pagina le stesse tensioni e gli umori cui siamo ormai abituati. Ma ok, su questo punto credo che la discussione non porti da nessuna parte.

    Per quanto riguarda l'acritico entusiasmo che citavi, beh… basta farsi un giro sul blog di Urania, o vedere come il romanzo sia stato strenuamente difeso sulla Lista di fantascienza, o girare tra qualche sito connettivista. ma ripeto, questo non è necessariamente un male. Per una volta è bello vedere un tifo così evidente per un romanzo di fantascienza nostrana.


    (continua…)

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  22. (…continua dal commento precedente)

    Ideologia e morale - "non vedere come esista un legame tra "certa" violenza urbana e il sesso mi pare un pò miope.". Parto da questa affermazione che credo riassuma molto dello spirito che anima il romanzo.
    Io non sono d'accordo per due motivi. Punto primo "certa" violenza urbana è sempre stata ed è statisticamente marginale rispetto al complesso dei crimini violenti commessi nelle nostre città. Secondo punto tu associ un calo COMPLESSIVO del crimine alla comparsa degli e-Doll. Ora per quanto sia narrativamente interessante creare questo legame tra sesso e violenza, a me pare che lo stimolo primario al crimine sia sempre un dato economico piuttosto che sessuale. Gli e-doll si integrano perfettamente nel complesso socio-economico odierno non tanto per le loro capacità di dare una risposta pratica al sadismo represso che - secondo te - pare dominare le pulsioni umane, quanto per il semplice fatto che rappresentano - non dimentichiamocelo - un servizio a pagamento. Per lo stesso motivo non vedo alcun legame tra la loro comparsa ed un eventuale calo del tasso di violenza urbana. Ci sarà sempre chi non si potrà permettere i servizi di un e-doll, con tutte le conseguenze del caso.

    A parte questa considerazione personale, mi piace molto la tua affermazione "non scrivo per piacere a qualcuno, piuttosto per raccontare una storia, che può risultare scomoda o sgradita, ma che rientra nella libertà di essere fedeli a se stessi piuttosto che agli standard di un mercato o alla sensibilità corrente." che credo dovrebbe guidare la penna di tutti gli autori in circolazione, mica solo la tua.
    Per questo motivo spero di leggerti nuovamente, che le tematiche che affronti - e l'ottica che adotti - mi sembrano comunque degne d'interesse. Da parte mia ti posso assicurare che non vedo l'ora di ricredermi riguardo alle critiche mosse a questo romanzo.

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  23. Ho riletto il post iniziale di Jo e continuo a trovarlo noioso. Il fatto che è che ne ho lette troppe, di critiche del genere, che sfruttando una certa retorica di similitudini forzate e di affermazioni per poi limitarle dimostrano quello che gli pare. Anch'io ho praticato per molto tempo la stessa arte, lo ammetto.
    Qui in Jo mi pare che togliendo tutto il superfluo, si accusi il romanzo di non soffermarsi sui personaggi, a parte quelli su cui si sofferma, di avere una scena che andava scritta in un altro modo, di non usare lo show don't tell (e dunque esagerare con l'info dumping, suppongo), di approfittare troppo del caso (pur ammettendo che è un romanzo). Quanto alle parti che gli sono piaciute, le liquida in fretta.
    Poi prende una mia frase e si stupisce, e dal suo stupore trae la soluzione: in sede di redazione bisognava cambiare tutto!
    Ora, Jo non può negare che il romanzo lo abbia colpito emotivamente, gli abbia fatto proiettare su di esso una bella affettività, direbbe un freudiano. Non si è limitato semplicemente a buttarlo nel cestino dopo il primo incontro.
    Dicendo che non mi pareva il caso di intervenire, intendevo appunto quel che è successo a Jo: il romanzo colpiva con forza nonostante le carenze (ragazzi, i giovani ne hanno sempre, e sono il bello; i vecchi babbioni come me hanno ormai imparato a pararsi il culo, quando scrivono romanzi, ma col sacrificio della freschezza) e che a modificarlo c'era il rischio di banalizzarlo. (Comunque, Jo, se ben ricordo, ho uniformato i points of view, se vogliamo parlar tecnico...)

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  24. @ Riccardo: Non ho nulla da eccepire al fatto che il mio post ti risulti noioso. Lasciami però dire che sebbene tu lo abbia pure riletto, il senso globale del mio intervento ti dev'essere proprio sfuggito.

    Se vogliamo proprio andare al nucleo della mia critica, le cose che proprio non ho retto di E-Doll sono state 1) il linguaggio usato dall'autore 2) la poca credibilità (o l'eccessiva richiesta di sospensione dell'incredulità) di alcune invenzioni e di parecchi momenti topici del romanzo.
    Poi tu puoi rigirare le mie parole come ti pare, i punti dolenti del romanzo secondo me rimangono quelli.
    (Gli esempi che faccio sono, appunto, esempi, che non avevo (e non ho) alcuna intenzione di infierire sul contenuto del volume.)

    Per quanto riguarda il discorso sulla revisione, la tua frase l'ho presa perché mi sembrava perfetta per introdurre il tema. Dal mio personalissimo punto di vista la fase di revisione è sempre più sottovaluta in sede di redazione, almeno per quanto riguarda i prodotti firmati da autori italiani. (Vedi anche quello che scrivevo a proposito di Bad Prisma).
    Come già ripetuto, a me pare che alcune cose del romanzo potevano essere modificate per rendere il tutto più fluido e credibile (non più piatto, né più noioso e/o uniforme). Che poi un professionista esperto non percepisca i limiti di credibilità o di linguaggio di una storia come E-doll a me, se permetti, non va mica tanto giù. Capisco che ci possano essere vincoli temporali (o economici) troppo stretti per un intervento massiccio sul romanzo, ma non veniamo a dirci che in E-doll andava tutto bene.

    Riguardo al presunto impatto emotivo del romanzo, ti posso confermare che checché tu ne dica E-Doll non mi ha particolarmente colpito. Come ho già scritto, è un romanzo interessante più per le intenzioni che per il contenuto. Più per l'ambizione che non nasconde che per gli effettivi risultati che raggiunge.
    Se vogliamo che la letteratura di genere nostrana continui a giocarsela nelle serie minori va benissimo così, ci mancherebbe, ma per giocare con i grandi ci vuole ben altro.

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  25. sulla plausibilità non la penso come te: io considero l'immagine e il suo impatto. Quanto al linguaggio, a me pareva adatto sia alla storia sia al genere. E' un noir fs, e secondo me in qusto genere ci stanno bene anche delle asprezze. Mi pareva un esperimento interessante vedere la reazione. All'inizio, prima che la discussione si bloccasse, mi pare che fosse piaciuto e non solo ai tifosi del nuovo per il nuovo.

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  26. Ciao Iguana Jo, grazie della risposta come al solito puntuale e esaustiva.
    La discussione si fa interessante e mi da lo spunto per riflettere su molti aspetti del romanzo e in generale della scrittura. Passo all'analisi.
    Trama - L'interrogatorio, seppur ufficiale, e' un evento mediatico che catalizza l'attenzione degli spettatori. Forse non e' espresso chiaramente ma l'idea era di spettacolarizzare anche quello. Quando certe notizie si diffondono ogni canale le trasmette e ogni trasmissione ci mette del suo. A me capita di accendere la TV e di vedere l'orrore del momento, almeno finche' non esce il successivo.
    L'anonima "comparsa" e' giustificata la prima volta che si incontra Maya, poiche' i clienti conoscono le strade del sesso, mentre e' verosimile la seconda, frequentando i locali di un certo tipo, mentre la terza e' casuale. Forse a te risulta forzata ma il caso ci mette spesso lo zampino nei fatti della vita.
    Elixir rubens, i benefici vengono goduti assimilando i principi attivi della sostanza, entrandovi a contatto mediante le sessioni sessuali. Non sono un chimico (non oltre le nozioni scolastiche), ma l'idea e' quella di ricevere un effetto simile a quello della caffeina, degli energy drink, delle sostanza psicotrope, fatte le debite proporzioni (piu' profonde e durature). La sospensione dell'incredulita' non mi pare cosi tirata per i capelli. Esistono molti studi scientifici a riguardo.

    Personaggi - Sullo "show don't tell", non mi dilungo. Attiene alla modalita' di scrittura. Non credo che Cervantes lo conoscesse. Non credo che Poe lo conoscesse. E' una tecnica moderna e funzionale, su questo hai ragione. Ma e' come dire che dobbiamo suonare tutta la musica in 4/4... come giustamente dici tu "con te non ci sono riuscito".
    Per quanto riguarda Maya, la presunzione e' tipica degli adolescenti. Il fatto di sapere cosa fare, e' dovuto proprio alla pochezza di esperienze vissute. So perche' ignoro tutto il resto. Per questo la sua crisi, e' percepita dal lettore, non da se stessa che arriva a comprendere solo alla fine quanto e' capitato alla sua famiglia. E alla fine non trova affatto il moroso. Solo uno con cui provare un'altra strada. Non e' affatto scontato che "vivranno felici e contenti"...
    Mai come nel tuo romanzo sesso e amore viaggiano su rotte distinte, perché farle convergere alla fine? (nel senso che a quel che è dato capire Maya alla fine rinuncia completamente al sesso selvaggio). Infatti non convergono, ne' Maya rinuncia a niente. Non ha mai fatto sesso selvaggio intenzionalmente, ha usato solo uno strumento per ottenere quello che voleva. E si e' ritrovata con'arma in mano (la sua bellezza), senza preoccuparsi di quello che avrebbe scatenato.
    Angel non costringe Maya a fare nulla. Le spiega al contrario che quella "terminazione" non e' la sua vera morte bensi la sua vera vita. E Maya accetta di esaudire quel desiderio. Siamo nel campo dell'eutanasia. Magari velato, e poco evidente. Fatto sta appunto che nessuno ha sollevato nulla prima di te, e quindi ti do atto di aver colto un elemento importante su cui ho lavorato parecchio e che forse non e' stato colto nelle sue implicazioni morali.
    Il comportamento dell'androide non è in contraddizione con l'umanità fin lì dimostrata dal personaggio? No, e' assolutamente in linea con la liberta' di porre fine alla propria esistenza, capacita' che contraddistingue gli esseri dotati di coscienza.

    segue in post successivo...

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  27. ... segue da post precedente.

    Linguaggio - certo alcune cose potevano essere limate, come lo stesso Lippi ha messo in evidenza. Tutto e' perfettibile e magari un giorno faremo uscire una seconda edizione di e-Doll. Chissa'? :-)

    Ambientazione - mio rischio. Ma ti pongo una domanda: se tu non sei stato a Mosca come fai a dire che la mia conoscenza della citta' non traspare dalle pagine? Su cosa basi questa affermazione? Sull'ambientazione italiana, mi verrebbe da dire che stai riscrivendo e-Doll come piacerebbe a te, questo mi fa piacere, perche' vuol dire che la storia si e' insinuata nei gangli della tua mente... :-)

    Entusiasmo - Sul blog di Urania si, ma sulla mia intervista ad esempio? Sulla ML di Fantascienza mi pare che una sola persona abbia difeso il romanzo, pur mettendone in evidenza alcune carenze. Dai un'occhiata al forum di Uraniamania dove la polemica impazza... :-) I connettivisti non fanno testo, sarebbe come fischiare la propria squadra dopo un gol (che pure e' successo a Roma!) Ma anche li, sul Forum di NeXT Station, non esiste un post su e-Doll. Direi quindi che i lettori sono equamente distribuiti su ambo i versanti.

    Ideologia - Punto primo "certa" violenza urbana è sempre stata ed è statisticamente marginale rispetto al complesso dei crimini violenti commessi nelle nostre città. Hai dei dati a supporto di quanto affermi? Ai dati che ho analizzato io, il numero di abusi e violenze sessuali casalinghe è molto maggiore di quanto non sembri. Parliamone ma è un elemente narrativo che ho volutamente estremizzato per uno scopo preciso. Secondo punto tu associ un calo COMPLESSIVO del crimine alla comparsa degli e-Doll. No, solo crimini a sfondo sessuale.

    Credo quindi, che sposando anche quanto percepito da Riccardo, il romanzo ti abbia dato qualcosa. E' appunto quel "qualcosa" che dovrebbe restare nella mente di chi legge e che perdura al di là delle imperfezioni su cui sto lavorando ardendemente. Questa profonda discussione mi sta arricchendo molto in questo senso e per questo ringrazio tutti quanti vi stiano partecipando.

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  28. x Vasto:
    mi mandi la tua mail a riccardo.valla@gmail.com?
    Volevo chiederti una cosqa

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  29. Ciao Francesco, rieccomi qua (ormai sono 10 giorni senza connessione, non so quanto ancora potrò andare avanti, bah…).

    Cerco di ridurre i temi in discussione, per non stare a continuare a ripetere le cose già dette in precedenza.

    Elixir Rubens - "Elixir rubens, i benefici vengono goduti assimilando i principi attivi della sostanza, entrandovi a contatto mediante le sessioni sessuali."
    Quindi per beneficiarne bisogna essere la parte "ricevente" nel rapporto. Quindi solo femmine o amanti della penetrazione posteriore possono ambire a questa sorta di immortalità?

    Maya & Angel - "(Maya) Non ha mai fatto sesso selvaggio intenzionalmente, ha usato solo uno strumento per ottenere quello che voleva. E si e' ritrovata con'arma in mano (la sua bellezza), senza preoccuparsi di quello che avrebbe scatenato."
    Beh… l'autore sei tu, però ti assicuro che da questa parte della barricata la sensazione era diversa. :-)
    (idem per quanto riguarda finale e vissero tutti felici - o almeno più rilassati di prima - e contenti)
    "(Il comportamento dell'androide) e' assolutamente in linea con la liberta' di porre fine alla propria esistenza, capacita' che contraddistingue gli esseri dotati di coscienza."
    Oddio, c'è anche chi cerca di realizzarla, la propria esistenza, però ok, va bene, la sorte di Angel non è incredibile. Rimangono invece intatte tutte le mie perplessità sul coinvolgimento di Maya nella sua terminazione.

    Mosca - " se tu non sei stato a Mosca come fai a dire che la mia conoscenza della citta' non traspare dalle pagine? Su cosa basi questa affermazione?"
    Proprio sul fatto che a fine lettura di Mosca non ne sapevo una virgola più di prima. Nel corso della lettura non ho mai percepito i personaggi come "russi": sarà stato il loro atteggiamento o la mancanza di particolarità nella loro maniera di esprimersi, ma tutti potevano venire indifferentemente da una qualsiasi periferia europea, essere in carico a qualsiasi commissariato occidentale (che forse è ancora più grave), uscire da una qualsiasi multinazionale del pianeta.
    Idem per lo sfondo cittadino. Non ho avvertito alcuna tipicità (salvo quelle che citavo nel post iniziale) tale da rimanere colpito/affascinato dalla specificità dell'ambiente moscovita.
    Forse il fatto di non essere stato particolarmente coinvolto dalla trama ha avuto il suo peso, ma la mia impressione rimane questa.

    Ideologia - "Punto primo "certa" violenza urbana è sempre stata ed è statisticamente marginale rispetto al complesso dei crimini violenti commessi nelle nostre città. Hai dei dati a supporto di quanto affermi? Ai dati che ho analizzato io, il numero di abusi e violenze sessuali casalinghe è molto maggiore di quanto non sembri."
    Forse dobbiamo capirci su cosa intendiamo per "certa violenza urbana", che io intendevo come "crimini di natura sessuale o assimilabile che vengono commessi per le strade - o simili - della città".
    Di conseguenza non comprendevo gli abusi e violenze sessuali casalinghe che certo sono molto più diffusi all'interno delle case che per le vie della città.
    Ma il punto è ancora un altro. La maggior parte dei crimini commessi oggi nelle nostre città (e presumibilmente anche domani e anche in Russia) sono furti e rapine. Non credo che l'invenzione delle e-doll possa cambiare questo dato, per questo motivo sottolineavo la componente economica relativa al loro uso (quasi) mai menzionata nel romanzo.
    (Per i dati riguardanti il crimine in italia puoi fare riferimento al Rapporto sulla criminalità disponibile sul sito del ministero dell'interno, occhio che il link indirizza a un pdf di quasi 4 Mb).

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  30. Jo continua a girare attorno alla questione con osservazioni giuste ma irrilevanti. E-doll non è un racconto di hard sf, ma una storia che a partire da un'immagine della fs, presenta due caratteri ipotetici: la psicologia di un e-doll intelligente e quella di una adolescente che reagisce alla loro presenza.
    L'e-doll, lungi dalla sottomissione, dalla vergogna, da tutte quelle cose di Asimov o simili, è orgoglioso di se stesso, e questo riguarda tutto un rapporto tra le persone "normali" e certe categorie fuori del normale. Con tutta la questione odierna dei trans mi pare un tema interessante. Se lo trovate, leggete Freaks di Fiedler.
    Quanto alla ragazzina, mi piace la sottolineatura di come reagisca acriticamente alla moda corrente. Mi pare un'idea interessante e insieme alla recedente fa di E-doll un romanzo non convenzionale (un ritratto non convenzionale di psicologie, meglio).
    Per l'elisir rosso, a me sembava una ripresa di vari temi della magia sexualis (una sua parte; nella magia sexualis occorre depurarlo e unirlo a un elemento che apre la dimensione astrale, cioè a qualche sostanza psicotropa; algrimenti si resta nella spagirica, credo; comunque avevo mandato le pagine sull'elixir al mio consulente esoterico Ezio Albrile e mi ha detto che ci sono in Kremmerz. Un altro esperto mi ha citato la Metafisica del Sesso di Evola, ero curioso di sapere dove le avesse prese Verso).
    Se vogliamo, su tutti i punti era possibile approfondire, ma io mi riferisco al romanzo che è e non a quello che sarebbe potuto essere se.

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  31. mah… può essere Riccardo, può essere.
    Però riferendomi appunto "al romanzo che è e non a quello che sarebbe potuto essere se", non posso che basare le mie osservazioni su quanto letto.
    Se io avanzo delle critiche fattuali al romanzo non dipende dall'aver letto E-doll come se fosse stato scritto da Egan, ma dal fatto che se l'autore presenta fatti e/o invenzioni e/o situazioni in maniera realistica e io non riesco a vederli allora c'è qualcosa che non funziona, o nel testo, o nella mia capacità di percepirli.
    Il modo più efficace che ho per togliermi il dubbio è chiedere spiegazioni.

    Per quanto riguarda l'infodump sull'elixir rubens (come anche sul termine prostituta, e altri) ti assicuro che quelle sono alcune delle porzioni del romanzo che ho apprezzato di più. In quei casi l'autore si attiene pacatamente al tema, offendo al lettore una sintesi di teorie più o meno realistiche (ma in questo caso assolutamente credibili) senza sbrodolamenti pseudo-filosofici o astrazioni autoriali.

    (Sulla sorte di Angel: ma se l'e-doll è così orgoglioso di se stesso, delle proprie capacità e della propria coscienza sorprendentemente acquisita, tutto questo orgoglio non è un motivo in più per rendere il suo suicidio incomprensibile?)

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  32. A me pare, a margine di una discussione che sta entrando sempre più nei dettagli, che:
    1) come dice a mio avviso giustamente Riccardo, il romanzo ha "colpito", nel senso che stimola al confronto, e questo
    è già un risultato. Tanto per intenderci, e lasciando fuori il nuovo di Vittorio Catani, che credo sarà ben presto approfondito e trattato, mi pare che ci siano state altre recenti uscite anche illustri nell'ambito del fantastico italiano che non hanno sollecitato altrettanto interesse: chi ha letto recentemente qualcosa su Imperium Solis di Farneti e Veracruz di Evangelisti? Ma vado fuori tema.
    2) è vero come dice Jo che di Mosca ci rimane poco "attaccato" all'immaginazione, non riusciamo a vederla bene, percepiamo solo caratteri moscoviti secondo la descrizione, o meglio, l'impressione che ce ne fornisce l'autore. Ma a ben vedere, FV l'aveva già scritto giorni fa: è il suo modo di fare narrativa a imporlo. Certo che forse a noi amanti della collocazione ambientale di un romanzo una Mosca più intelligibile avrebbe fatto piacere.
    3) Rimango della mia idea: a conti fatti, se Francesco avesse sviluppato il solo tema dell'androide senziente e della sua coscienza non asimoviana, sarebbe stato più che abbastanza per colpire nel centro dell' IT fantascientfico, senza ricorrere a travestimenti hard-boiled. Ma è la mia opinione di "piccioso" che spesso ha fatto polemica su "cos'è fantascienza", "cos'è fantasy", eccetera. E anche perché la stessa questione in passato è stata opposta a me come autore: "non è storia alternativa perché non è ambientato anche nel presente", non è sf "perché di fatto è un noir futuribile" e così via.
    Che oggi la pregiudiziale cada, e si possa essere ben accetti nel mondo complesso della sf italiana anche scrivendo un hard-boiled con soli presupposti fantascientifici, è in fin dei conti cosa che rallegra dunque anche il sottoscritto! :-)

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  33. Ciao Iguana Jo, ribatto...

    Elixir Rubens - non farmi spiegare come lo scambio di fluidi organici avvenga anche per "contatto" e non solo per "insufflaggio". :-)

    Maya e Angel - una banale tecnica che forse non hai notato e' la costruzione della tensione e del successivo rilascio (strumento narrativo ancor piu' semplice dello "show don't tell) nel finale di Maya. Dopo la scena con Angel, la scena con Aleksej serve proprio a questo.
    La realizzazione della vita di Angel, sta proprio nella sua morte terminale. Il suo orgoglio, preso atto della vita che fa, diventa il punto debole che fa vacillare la struttura della sua identita'. Non so come spiegarlo in modo piu' chiaro.

    Mosca - nei fatti e' una citta' europea, con stili di vita europei e i russi (benche' diversi per via delle etnie che li compongono) vivono come noi. Non sono gli alieni di turno. Quindi c'era da stravolgere molto. Forse il lettore di SF si aspettava un pianeta "Mosca"... Ma per me c'era solo da rendere un'atmosfera. Il comunismo si è dissolto nel nulla. La realtà urbana e sociale è un rapido appiattimento su stili occidentali, una spazzolata alle vecchie icone e via... L'ambientazione e' stata considerata (e non da me ovvio) uno dei punti di forza del romanzo.

    Ideologia - Ribadisco mi sono attenuto al solo fenomeno sessuale. Gli e-Doll non vogliono essere la panacea di tutti i mali. Perche' vuoi vederli cosi? Forse che le prostitute e le rapine hanno qualcosa in comune? Ti lascio riflettere sul fatto che la droga (un fenomeno che volendo crea dipendenza al pari degli e-Doll) pervade ogni strato della popolazione, senza distinzione di rango o ceto. Non dovevo fondare un romanzo sulla violenza, solo su un suo particolare aspetto legato alla sessualità.

    P.S. Riccardo il testo da cui ho attinto molte informazioni e' di Kenneth Grant, "Il risveglio della magia", Astrolabio.

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  34. @ Jump
    Solo una precisazione. Io tutti 'sti dubbi sulla fantascientificità di E-doll mica li ho avuti.
    Cavoli, ci son gli androidi è fantascienza!
    Credo invece che l'esile trama investigativa sia, purtroppo, e in questo concordo con te, l'unico collante narrativo dell'intera vicenda.
    Ritrovarsi a leggere un E-doll in versione fanta-psicologica, oppure virato più decisamente verso il romanzo di formazione, senza uno scheletro misterioso a sostenerlo, temo avrebbe reso l'esperienza ancora più ostica.

    @ Xabaras
    Credo che ormai siamo entrati sufficientemente nel dettaglio del romanzo da aver capito le rispettive posizioni, tanto che insistere mi sembra cosa brutta (e poi sì che Riccardo avrebbe ragione a parlare di noia!) :-)
    Magari ci risentiamo col prossimo romanzo!

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  35. la noia era mia; invece Giuseppe l'ha apprezzata (la critica). Ora però mi accorgo che a darmi annoiato da un tipo di critica che ho praticato anch'io finisco per diventare come Fini che critica le cose che qualche tempo fa predicava o Sofri che invita a tenere il lutto per i trans morti con la stessa sicurezza (invita con la stessa sicurezza, voglio dire) con cui invitava a eliminare i commissari.
    Spero comunque di avere chiarito le cose che ho apprezzato nel romanzo e che secondo me superavano i difetti.

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  36. Pur convinto che parte delle critiche mosse sia corretta e possa essere uno stimolo ulteriore per Francesco, semmai ne avesse bisogno, mi sembra si stia saltando il momento fondamentale, il punto di fuga: siamo di fronte ad un romanzo di s-f che si stacca dalla palliduccia tradizione italica. Stiamo commentando un romanzo che potrebbe essere americano o russo. E allora, confrontandolo con i maestri, dico che c'e' strada da fare, ma anche che e' un ottimo inizio... e che c'e' un personaggio meraviglioso (Angel) e che ce n'e' un altro conturbante (Maya) e che il Fabbricante - porco mondo - andava calcato di piu' perche' l'abbozzo e' interessante.

    Ottima recensione critica piena di note stilistiche, ma dov'e' il riconoscimento che la fiamma s'e' accesa?

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  37. Ottima critica, Jo, ce ne fossero.

    Rimanete in pochi (tu, Gamberetta e qualche altro sito) a tentare un percorso critico approfondito, serio, privo di piaggerie e che in più non evita il confronto.

    Vi (tu e i suddetti) ammiro sempre, sempre di più: avete una energia e una voglia che io non trovo più.
    Ormai sei un punto fisso fra i miei ever changing feeds, avanti così...

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  38. Parli del diavolo...
    Proprio oggi Gamberetta ha postato (bisogna scorrere l'articolo, ne parla dopo circa metà, nel riquadro rosa) l'analisi delle prime 36 pagine di questo libro e come spesso mi accade sono totalmente d'accordo con lei.

    Ti lascio il link:
    http://fantasy.gamberi.org/2009/12/07/vittima-natalizia-bambolina-omaggio/

    Noto che anche lei sta ormai stancandosi di recensire le incursioni italiane in territori sf/fantasy/horror, lo trovo un atteggiamento comprensibilissimo, se ne ricavano solo generiche accuse di invidia e altre risposte preconfezionate che non fanno evolvere in nessuna direzione né la discussione né l'inesistente scena italiana.

    Lettura divertente però, come al solito...

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  39. @Elvezio: esilarante! In una generale economia di sverniciamento di ego forse un po' troppo pronunciati, ma comunque esilarante e soprattutto abbastanza - abbastanza - condivisibile. ;-)

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  40. Vero, il problema dell'ego c'è, c'è d'altronde in tutta la Rete e suppongo che con il passare del tempo (Gamberetta è giovane) si smusserà. In più si becca anche un sacco di attacchi e mazzate quindi alla fine tutto si bilancia...

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  41. @Elvezio: veramente io parlavo anche dell'autore, ma la cosa si applica anche al recensore, ovviamente! :-) Se ti affacci alla ml di fantascienza, ti godrai un ritorno di fiamma della polemica davvero notevole. Su una cosa Francesco Verso ha centrato davvero l'obiettivo: il suo romanzo fa discutere. E questo è nettare per qualsiasi ego! :-))))

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  42. :)
    Capito, sì, vero, si applica ovviamente in entrambe le direzioni.
    Lo vedo molto attivo questo autore, ha risposto anche su Gamberi Fantasy con toni e tattiche cui sono abituato da decenni, quelle che si possono trovare nel libretto di Schopenahuer sulla dialettica,quello piccolo, con la copertina color giallo ocra, Adelphi, sull'arte di ottener ragione, due euro sulle bancarelle dell'usato e uno è a posto per tutta la vita e saprà rispondere e cantargliele a tutti su tutto.

    Sono esattamente meccanismi come questo (oltre all'imbarazzante qualità media della scrittura italiana di genere, che vedo confermata anche in questo caso) che mi hanno allontanato definitivamente da qualsiasi attività critica su testi italiani.

    Dopo un po' a leggere robe mediocri secondo me uno si involve e alla centesima risposta piccata dell'autore X che ovviamente mi chiedeva le credenziali e diceva che la mia era solo invidia ho detto basta e ora vivo meglio lavorando su testi della scena straniera.

    Quando mi si rivolgono appunti su miei racconti io (dopo i soliti due minuti, leciti, anzi, sani, durante i quali spacco sedie in giro per l'appartamento e bestemmio parecchi pantheon) non posso far altro che dar ragione a chi mi ha mosso determinate critiche e sbattermi per correggere e migliorare, sperando di imparare qualcosa.
    Non vedo altro tipo di reazione possibile, ma evidentemente non funziona così...

    Prevedo però gustosi sviluppi sui commenti nel post di Gamberi Fantasy, meglio sedersi comodi...

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  43. @ wile e-coyote: dal mio modesto punto di vista mi pare che siamo ben lontani dall'accensione non dico di una fiamma, ma anche di un misero cerino, nel tetro panorama fantascientifico italiano.
    Ti dirò, rispetto a romanzi come Sezione Pi-Greco o Infetc@, E-doll mi sembra un brutto passo indietro.
    Detto col massimo rispetto per Francesco Verso, sia chiaro. ma come ho già più volte ripetuto, l'entusiasmo e la visione non sono sufficienti da soli a fare un buon romanzo. Le intenzioni di e-doll sono ottime, ma di buone intenzioni sono lastricate le vie dell'inferno.


    @ Elvezio Ehi! Grazie per l'apprezzamento!
    'mo mi stampo il commento e me lo appendo in bagno! :-)

    Detto questo, mi tocca anche affrontare il tema Gamberetta, e ti rispondo copi/incollando quanto scrivevo un attimo fa in FML.
    Io seguo da parecchio tempo le gesta di Gamberetta, e sono passato attraverso tutte le fasi: apprezzamento totale, rispetto divertito, dubbio amletico, perplessità sostanziale.

    Anche se tendo a concordare in linea di principio con il diritto del lettore di andare giù peso quanto gli pare sul libro letto, a me pare che il lavoro critico di Gamberetta sia utile solo fino a un certo punto, ovvero finché cerchi conferma - approfondita, puntigliosa, maniacale - dei difetti che certa scrittura _dilettantistica_ porta sempre con sé. Oltre non si va.
    Ecco perché dopo parecchi mesi di frequentazione del suo sito mi sono ritrovato a pensarla - anche se non sarei mai riuscito a esprimerlo in modo così brillante - esattamente come chi descrive in questo modo, sulla FML, l'attività recensoria della signorina:
    "Ecco, l'approccio critico della gamberetta, nonostante il rosa, le faccette manga del suo blog, mi dà proprio l'impressione di una cattiva scimmia che ti rode il collo quando hai ancora la spada in mano e sei seduto a sbavare in un miserabile parco di periferia.
    Non c'è nulla di alternativo o cool in questo.
    E' un approccio autodistruttivo: scegli sistematicamente ciò che non ti piace e quindi si suppone ti faccia male (per di più all'interno di un solo genere con casuali escursioni all'esterno), lo stronchi con passione a torto o a ragione a seconda dei casi... e ti bei di tutta quella negatività e dei flippati che vengono ad applaudirti.
    Leggi solo merda o roba che ritieni tale e la risputi fuori.
    Mi ricorda un po' di poveri tossici che conoscevo. Alcuni simpatici, altri carogne fino al midollo, tutti comunque stupidi.
    E tutti morti.
    Ecco, per me il parlar di letteratura è una cosa un po' migliore di questo, un bel po' migliore."


    Del resto io ho provato a sostenere una discussione con lei sul suo approccio. Il risultato: silenzio.
    vedi qui.


    @ jump: io ormai non trovo mica più divertente l'attività recensoria di quel tipo. Voglio dire che mi piacerebbe vedere Gamberetta superare la fase spariamo-sulla-Croce-Rossa per arrivare a parlare di letteratura confrontandosi con i migliori, invece che con i soliti dilettanti allo sbaraglio.

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  44. Ciao Elvezio, ciao Jump, anche l'autore si diverte a leggere e a rispondere a certi post... :-) Ho passato l'eta' in cui mi offendo stizzito anche perche' conosco i difetti di e-Doll. Non ci posso piu' lavorare per ora ma tutto questo baccano mi sta aiutando per il prossimo romanzo. Non smettero' mai di ribadirlo perche' pare che il concetto non passi. Detto cio', Elvezio, non so perche' tu debba sorbirti gli sproloqui di chiunque giudichi il tuo lavoro, se sono critiche costruttive bene altrimenti ti fai solo del male... Wilde diceva di non fidarsi del parere di nessuno che non sia un artista come te. Senza eccedere come il "dubliner" amava fare, anche le critiche vanno soppesate, altrimenti rischi di rincorrere una scrittura composta dalla somma dei pareri piu' disparati.
    Mi spiace che in pochi (tra cui Iguana Jo) siano entrati nel merito del romanzo. Quella di Gamberetta, non e' una recensione bensi una scheda di lettura (neppure una scheda di valutazione per un editore). Una recensione avrebbe dovuto parlare del tema, della voce narrante, dello sviluppo dei personaggi, dell'ambientazione, delle questioni che solleva. Invece la ragazza (?) ha svolto un compitino di mera analisi stilistica su qualche frase, senza equilibratura, senza profondita' e soprattutto senza leggere il testo con attenzione. Non credo che il diritto di critica sia migliore del diritto di replica. Preferisco attenermi al merito di qualche cosa. :-)
    Cerco di praticare la temperanza ma a volte mi scappa di rispondere.

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  45. @Iguana Jo.

    Nei commenti a quella recensione ti ho risposto più volte. Ho smesso di risponderti perché hai fatto affermazioni come questa:

    “Anch’io credo che si possa cercare di valutare la credibilità di un’ambientazione. Certo. Ma non credo nell’oggettività di una dimostrazione di questo tipo.”

    Lasciando stare l’oggettività in senso assoluto che è un problema filosofico, quello che intendo per oggettività è l’aderenza a regole condivise.
    Esempio (ed è solo un esempio, senza indagare i distinguo, i casi particolari o altro):
    a) I romanzi devono essere verosimili.
    b) La verosimiglianza implica il rispetto delle leggi della fisica.
    c) Nel romanzo X i gatti volano.
    Se condividiamo i punti a) e b), c) è un errore. Non un errore per me, un errore oggettivo.
    Se invece tu non condividi i miei punti di riferimento o addirittura non pensi che si possa avere punti di riferimento, perché dovremmo discutere? Come diceva ieri un tizio nei commenti sul blog: “Gamberetta, magari avrai ragione, ma nella dimensione poetica, ecc. ecc.” Il tizio ha torto? No. Però non posso rispondergli altro che con il silenzio, visto che lui è nella dimensione poetica e io no.
    Qui lo stesso: o abbiamo una base condivisa o no. Il tuo negare l’oggettività mi fa propendere verso il no, dunque non può esserci dialogo. Pazienza. Non è grave, né è “maleducazione”. È solo prendere atto che io parlo arabo e tu cinese.

    Quello che invece è ben più di maleducazione, sono le affermazioni pesantemente offensive che hai scritto più oltre nello stesso commento:

    “La mia impressione, che nel caso provvederai a correggere, è che tu scriva essenzialmente per dimostrare qualcosa. Che in definitiva di quel che leggi ti importa solo nella misura in cui riesci a sopraffare l’autore con il tuo effluvio di appunti, critiche e osservazioni. Forse per questo è difficile vederti alle prese con un libro che ti è piaciuto. Forse per lo stesso motivo mi dai l’impressione di scegliere volutamente volumi che già sai potrai triturare senza troppe difficoltà.
    Quel che mi chiedo è che senso abbia questo atteggiamento se scelto come stile di vita, ops… stile di blog.
    Magari mi sbaglio (per questo motivo ti chiedevo le motivazioni dietro il blog), ma oh… la mia impressione (non la verità!) è questa.”

    Spero tu ti renda conto che non sei né mio padre, né mio fratello e dunque non puoi permetterti di indagare le mie motivazioni o la mia vita (neanche per scherzo).
    Spero tu ti renda conto che quello che hai scritto non è altro che la versione “politicamente corretta” di decine di commenti di cerebrolese alla recensione di “Twilight”, del tipo:
    “Gamberetta, certo che ci passi un sacco di tempo sui libri. Non è che non scopi abbastanza? Trovati un ragazzo!!!”
    Iguana, i libri che scelgo di leggere o recensire, le motivazioni che mi spingono, come impiego il mio tempo sono solo affari miei. Io non devo “correggere” le tue impressioni, se tu che non devi permetterti una confidenza del genere – se vuoi discutere con me.

    Infine,

    “Forse per questo è difficile vederti alle prese con un libro che ti è piaciuto.”

    Nel blog ci sono 37 recensione neutre o positive. Tuo commenti: zero. Forse è difficile vedermi alle prese con un libro che mi è piaciuto perché non guardi.

    Detto questo: il blog è “Gamberi Fantasy”, non “Il diario di Gamberetta”. Se ti sta bene, visitalo, se no, no. Se vuoi commentare, commenta, se no no. Ma la mia vita, i miei sogni, le mie aspirazioni, le mie motivazioni non sono in discussione.

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  46. Non amo (più) intervenire in discussioni come queste e non intendo commentare la prima parte in quanto non ho seguito la faccenda, ma sulla parte finale sento di dover dare ragione a Gamberetta, in quanto questa "percezione" la vivo anche io sulla pelle del mio sito.

    Gran parte dei lettori (anche quelli molto fedeli, ti assicuro) ha di Malpertuis la percezione di "un posto dove vengono stroncati tutti i film" come se io ci godessi.
    Poi vai a spulciare il mio database di recensioni e ti accordi che si tratta di un elenco molto bilanciato, praticamente diviso al 30% circa fra positive, negative e neutre.

    Questa percezione è inficiante e fastidiosa. Ovvio, anche quando un film mi pare un capolavoro ma magari il montaggio non mi convince lo dico e, non mettendo voti (nemmeno gamberetti freschi o puzzoni) bum, la gente chissà che intende...

    Ma le recensioni positive ci sono eccome anche se noto che raccolgono sempre meno commenti rispetto a quelle negative, come se alla gente piacesse il sangue, la critica feroce, il disprezzo e altre minchiate per me puramente incidentali od occasionali.

    Io ovviamente non amo questo meccanismo e cerco di tenermene alla larga e non perdo occasione, a ogni commento, di ribadire come non sia OGGETTIVAMENTE vero che io stronco sempre e godo nello stroncare...

    A me interessa parlare di, analizzare un'opera, poco importa che sia per me bella o brutta, all'interno della scena contemporanea...

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  47. @Elvezio: massì, il problema è che gli autori di per sé hanno schiene di vetro. Poi se ci si mettono anche i fan club... ;-)

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  48. Risposta noiosissima, lunghissima e che probabilmente non importa a nessuno. Ma oh… ormai siamo in ballo, balliamo.

    Parto da Elvezio, che le sue parole mi permettono di introdurre la risposta a Gamberetta.

    Elvezio scrive due cose interessanti:
    "Gran parte dei lettori (anche quelli molto fedeli, ti assicuro) ha di Malpertuis la percezione di "un posto dove vengono stroncati tutti i film" come se io ci godessi.
    Poi vai a spulciare il mio database di recensioni e ti accordi che si tratta di un elenco molto bilanciato, praticamente diviso al 30% circa fra positive, negative e neutre.
    "

    e poi

    "A me interessa parlare di, analizzare un'opera, poco importa che sia per me bella o brutta, all'interno della scena contemporanea... "

    Parto da qui perché anche queste pagine sono state prese ad esempio di sito dove si stroncano i libri. Cosa ovviamente non vera, basta verificare (per esempio cliccando sul tag letture nella colonna qui a destra).

    Ora, prima di passare alla sostanza, voglio ribadire quanto scrivevo a suo tempo riferendomi a Gamberetta: "“Forse per questo è difficile vederti alle prese con un libro che ti è piaciuto.”

    Quando scrivevo quelle parole (nel lontano 2007) sul blog del Gambero di recensioni positive non se ne vedevano, anche se non ho mai detto che non ce ne fossero. Ma a parte i dettagli, io ricordo di avere in seguito effettivamente letto qualche commento positivo, soprattutto su romanzi stranieri. Ma di recensioni positive che riguardassero opere italiane mi pare ce ne siano state giusto un paio in tutta la storia del blog (tra questi ricordo Pan di Francesco Dimitri, perché dopo averla letta ho subito comperato un suo romanzo).

    Ma il punto fondamentale per me è ancora un altro e si lega a quel che scriveva Elvezio.
    L'approccio all'opera di cui si vuole scrivere è secondo me fondamentale. Il motivo per cui si sceglie di criticare un libro piuttosto di un altro, la filosofia di fondo che muove il recensore, le discriminanti che lo influenzano nel decidere cosa privilegiare nella lettura della determinata opera, sono tutti fattori fondamentali (per me!) per decidere se seguire, e fidarmi, del recensore X o Y.

    E arriviamo a Gamberetta.
    Tu hai un bel da offenderti per le mie parole. A me non interessa un bel nulla della tua vita privata, mi interessa piuttosto quali sono le discriminanti che operi nella scelta di cosa recensire e nella stesura della critica stessa.
    Se poi tu non mi rispondi (liberissima, ci mancherebbe), non credo di far torto a nessuno se mi metto a ipotizzare quelle che per me sono le tue motivazioni. (continuo ad essere offensivo? boh… quel che ti posso dire è che non chiedo agli altri più di quello che sono disposto a dare. Poi vedi tu.)
    Ed è questo il punto dolente, il motivo per cui ho smesso di seguirti con assiduità.
    Quello che scrivevo allora è ancora valido.
    Perché leggi un libro?
    Per me leggere è un piacere, e condividere le impressioni che mi lascia una storia è parte di quel piacere.
    Di conseguenza leggere un brutto libro è una sofferenza che per quanto possibile cerco di evitare. Se nonostante tutte le precauzioni alla fine mi capita (e mi capita!), ne sono ovviamente dispiaciuto, e cerco di capire i motivi del mancato gradimento (che possono essere del libro, ma possono anche dipendere da me).

    (continua…)

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  49. (…prosegue dal commento precedente)

    Io delle tue recensioni continuo ad apprezzare l'estrema precisione e il dettaglio dell'analisi. Quello che invece non mi piace più è il senso di estremo godimento interiore che esprimono, soprattutto quando massacrano il volume di turno. Leggendo il tuo blgo mi son fatto l'idea paradossale (liberissima di correggermi!) che tu goda di più a demolire un brutto libro che a leggerne uno buono.
    E questo mi porta alla seconda difficoltà che ho nel seguire le tue pagine. Tu non ti metti mai sullo stesso piano del tuo interlocutore: o lo tratti da deficiente (notare per esempio la finezza di quel cerebrolese nel tuo commento qui sopra), o gli concedi udienza (si fa per dire) e lo illumini col tuo sapere.
    Insomma, per quante siano buoni i contenuti del tuo blog (e lo sono, non faccio nessuna fatica ad ammetterlo), a me pare che dalle tue parti latiti soprattutto il rispetto per altri, che ci sia una aria da guerra permanente che non riesco più a tollerare.
    È un problema mio? Certo!
    Però mi andava di condividerlo, con l'unico scopo non di offenderti, ma di offrirti (gratis! pensa te!) una critica costruttiva.
    OK. Ora puoi mandarmi a cagare.


    (Ah… a me vengono in mente almeno una dozzina di modi di far volare un gatto senza contraddire le ipotesi a) e b):
    - il gatto è in aereo
    - il gatto è stato gettato dalla finestra
    - le costanti fisiche non sono le stesse della nostra realtà
    - nel mondo del romanzo per gatto si intende un animale alato
    - nel mondo del romanzo per gatto si intende una macchina volante
    - il gatto è dotato di congegni anti-gravità
    - il gatto si trova in un ambiente privo di gravità
    - il gatto è un cyborg dotato di parti artificiali atte al volo
    - per volare si intende un movimento rapido a livello del suolo
    - il gatto è stato visto volare, ma chi lo afferma si sbaglia
    - il gatto è un pianeta orbitante intorno alla sua stella (o un asteroide a spasso per l'universo, o una stella, o …)
    - il gatto è magico (alè!)

    Gatti a parte, e per risponderti a tono, ecco qua: la credibilità di un ambientazione non ha nulla a che fare con la sua coerenza.
    La credibilità non dipende solo dal testo, ma dall'interazione del testo con il lettore (da cui la sua soggettività). La coerenza invece dev'essere interna al testo stesso. Se in un passaggio l'autore contraddice se stesso allora sì, commette "oggettivamente" un errore.
    Ma all'epoca noi non stavamo parlando di coerenza ma, appunto, di credibilità.)

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  50. “Quando scrivevo quelle parole (nel lontano 2007) sul blog del Gambero di recensioni positive non se ne vedevano, anche se non ho mai detto che non ce ne fossero.”

    1) Tu hai lasciato il commento alla recensione in oggetto il 17 Giugno 2008.
    2) Ma prendiamo pure la data della recensione (16 Novembre 2007). All’epoca avevo già fatto numerose recensioni positive (“Overclocked”, “Zero no Tsukaima”, “Worlds of Wonder” & altre), inoltre all’epoca venivano mostrati 10 articoli per pagina, dunque nella prima pagina del blog era visibile la recensione di “How to Write Science Fiction & Fantasy” di Scott Card – voto +1).
    3) Se invece intendi “non se ne vedevano” riferito alla data del tuo commento (17/06/2008 appunto), è ancora falso, perché all’epoca era in prima pagina la recensione di “Little Brother” – voto +1).

    Iguana, ti sembra rispettoso fare un’affermazione falsa senza verificarla?

    “Ma di recensioni positive che riguardassero opere italiane mi pare ce ne siano state giusto un paio in tutta la storia del blog.”

    L’Acchiapparatti di Tilos, Lo Specchio di Atlante, Amazon, Pan.

    Vero non sono tante, d’altra parte non si è forse discusso più volte che la scena del fantastico in Italia versa in condizioni pietose? E comunque sono il doppio di un paio. Iguana, ti sembra rispettoso fare un’affermazione falsa senza verificarla?

    “Quello che invece non mi piace più è il senso di estremo godimento interiore che esprimono, soprattutto quando massacrano il volume di turno. Leggendo il tuo blgo mi son fatto l'idea paradossale (liberissima di correggermi!) che tu goda di più a demolire un brutto libro che a leggerne uno buono.”

    Iguana, ti ho appena detto il messaggio prima che trovo offensivo questo genere di affermazioni, ti sembra rispettoso insistere? Ti sembra rispettoso indagare se e come godo?
    Inoltre, per rispondere anche alle tue domande precedenti: l’approccio del recensore non ha alcuna importanza. Nel senso: mettiamo che io sia sul serio sadica. I casi sono due: o io sono sadica, ma il libro è oggettivamente brutto; oppure io sono sadica e dunque distorco la verità per soddisfare il mio sadismo, in altre parole sono disonesta.
    Puoi sostituire “sadismo” con qualunque altra motivazione e non cambia il discorso. Il punto è o una persona è onesta – e chi se ne frega se recensisce perché è sadico, perché lo pagano, perché è vanitoso, perché come te vuole condividere il piacere della lettura – oppure non lo è, e anche qui non credo che importa molto perché una persona non sia stata onesta.
    Mi stai dando della disonesta? Non ti sembra che dovresti dimostrarlo con qualcosa di più di una semplice “impressione”?

    “Tu non ti metti mai sullo stesso piano del tuo interlocutore”

    Perché dovrei farlo? Ieri in un altro blog hanno scritto che vorrebbero trapassarmi la pancia con una spada e poi violentarmi mentre muoio. Devo mettermi su quel piano?
    “Tuilait è 1 romnzo blleximo!!1!!” O devo mettermi su questo piano?

    “o gli concedi udienza (si fa per dire) e lo illumini col tuo sapere.”

    Ed è sbagliato perché? Iguana, non mi paga nessuno, né è mio dovere condividere quello che so. “Gamberetta, bene, brava, impiega decine di ore per scrivere un articolo e poi mi raccomando, devi anche essere umile, gentile, rispettosa, educata, e conta che comunque devi crescere e non vali niente e il primo idiota che passa di lì è al tuo stesso livello.” Bello, eh?

    “Però mi andava di condividerlo, con l'unico scopo non di offenderti, ma di offrirti (gratis! pensa te!) una critica costruttiva.”

    Sai che il regolamento del blog, presente in prima pagina al tempo del tuo commento, spiega che sono gradite solo critiche specifiche alle singole recensioni, ma non al metodo generale?
    Iguana, ti sembra rispettoso andare in casa d’altri e non preoccuparti di quali siano le regole?

    Per concludere: frigna pure su FML(?) o dove vuoi, perché non avrai più alcun tipo di risposta da me. Le tue argomentazione sono semplicemente false o troppo puerili perché io ci perda altro tempo. Addio e mi scuso per l’OT.

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  51. Gamberetta, hai ragione. Ho peccato d'imprecisione nel riportare date e numeri. Non dovrebbe succedere, ma succede. Pazienza, la prossima volta starò più attento.

    Per il resto che ti devo dire? Tu sei liberissima di assumere l'atteggiamento che preferisci, ci mancherebbe.
    Leggerti è comunque una fonte costante d'ispirazione.

    Ti faccio i miei migliori auguri di buon proseguimento.
    Ciao.

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  52. Ora però due bacini e fate pace eh.
    Altrimenti vi picchio in testa con qualche pentalogia emo-fantasy, a volumi divisi, cartonati.

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  53. Mah, io continuo a meravigliarmi dell'atmosfera che si può creare intorno alla critica di un romanzo. Perché mai dall'analisi di un testo e dall'evidenziazione delle sue magagne si debba sempre necessariamente passare alle motivazioni personali o psicologiche di chi critica. Gamberetta ha scritto la sua, Iguana pure. Noi tutti ne usciamo più arricchiti, nel senso che abbiamo riflettuto sulle loro argomentazioni specifiche che hanno integrato la nostra opinione. Poi, uno può dire, questo mi sta simpatico e quest'altro no, ma che c'entra col titolo del thread? Ah, sì. C'entra col tifo. ;-)

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  54. Nel senso di brutta malattia, i suppose...

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  55. Ovviamente, Elvezio... Ovviamente...
    :-D

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  56. @ Elvezio: Nooooo! La pentalogia emo-fantasy è troppo! Mi arrendo! Gamberetta può fare di me quello che vuole…
    (comunque per la prossima volta ti consiglierei il volume unico, magari con cofanetto borchiato, è decisamente più doloroso - e maneggevole - visto l'uso che vuoi farne)

    @ Jump: no, aspetta, sei sicuro di aver letto bene i commenti precedenti? O parli per un insopprimibile pregiudizio?
    Mi sembrava di aver spiegato i motivi per cui mi interrogavo sullo stile - chiamiamolo così - recensorio del gambero.
    Il discorso era evidentemente slegato dal romanzo di Verso. Che al riguardo mi sembrava di aver già detto quel che avevo da dire.

    Come dicevo altrove, se non capisco una cosa io chiedo. Poi se uno ha voglia di stare al gioco e rispondere bene, altrimenti, beh… pazienza.
    Per esempio, per tornare al discorso sulla critica, una delle cosa che avrei voluto approfondire, se Gamberetta me ne avesse dato l'occasione, era il motivo per cui molto spesso dalle sue parti non si va oltre l'analisi "tecnica" del testo per non affrontare invece il discorso dei contenuti, per me decisamente più interessante, e di come - o se - questi riflettono sull'universo, la vita e tutto quanto.
    Il motivo è semplice, ho letto romanzi parecchio difettosi dal punto di vista tecnico, ma formidabili (e indimenticabili) vuoi per il tiro della storia, vuoi per la capacità di illuminare di una luce inconsueta aspetti diversi della realtà circostante.
    Un nome su tutti? Neal Stephenson.

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  57. @Iguana: pregiudizio dici nei confronti di Verso? No, no. :-)
    E' solo che cercavo di mantenere gli occhi sulla palla, e dunque sulla critica specifica della crostacea, essendo poco interessato alle sue motivazioni. E su Neal Stephenson sono d'accordo con te. Ci aggiungerei anche Dan Simmons.

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  58. Iguana tu sei stato bannato dal sito di Gamberetta?

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  59. Troppo concettualismo. Il romanzo non "fila", è pretenzioso (se voglio meditare sul mondo mi leggo un testo di filosofia). I migliori romanzieri rendono scorrevoli i loro testi; bisogna rendersi conto che a volte è più importante quel che non si scrive. Limare, limare.

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    1. Ciao Heropass, e benvenuto da 'ste parti!

      Non voglio ritornare sul romanzo di Verso, che quel che avevo da dire credo di averlo giù detto, però sai che su 'sta cosa che scrivi non sono mica tanto d'accordo?

      "se voglio meditare sul mondo mi leggo un testo di filosofia"

      Io invece credo che, nella maggior parte dei casi, la filosofia non sia altro che una specie di codificazione a posteriori di una qualche narrativa e che nulla ci avvicina di più al mondo di una buona storia.

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    2. Ciao, quella sulla filosofia è una provocazione volutamente semplicistica così come tutta l'esposizione. Sono d'accordo sulla buona storia: il problema è che leggo sf da anni e pur non essendo in possesso di studi letterari e metodologie critiche accademiche mi sento di poter dire che:
      1) I migliori libri (in genere) sono quelli che scorrono veloci (se non in tempo oggettivo, almeno in tempo soggettivo).
      2) Scrivi come mangi; ovvero: parti dai tuoi mezzi e poi, forse, col tempo, potrai fare il Rostropovich.
      3) Le scuole di tecnica narrativa ci hanno riempito i cassetti di scrittori ultracorpi: sembrano scrittori ma sono esempi di stanca emulazione. 'Sta roba che Urania pubblica è già vecchia prima di uscire in edicola.
      4) Un'idea non è una storia.
      5) Abolire il Premio Urania che sta diventando l'alibi per piazzare cose per me illeggibili (nel senso che le ho già lette tanto tempo fa.
      6) Forse il problema sta a monte. Mancano curatori ed editori "feroci" che mordono il culo allo scrittore.
      Vorrei capire se Campbell intesseva conversari letterari di sofisticata analisi del testo con Heinlein o Sturgeon.
      Mi risulta di no.
      7) Temo di dover rimpiangere le "sfrangiature di Fruttero e Lucentini.
      Saluti ed auguri per il blog.

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    3. Beh… come si fa a non essere d'accordo?

      Per quanto mi riguarda gli unici dubbi riguardano il punto 1).
      Alcune delle cose migliori che ho letto son durate un sacco (tempo soggettivo) proprio per la densità della scrittura che le caratterizzava. Penso a Pynchon, a Wallace, ma anche a Stephenson o a McDonald, per rimanere all'interno del genere.
      Insomma, la velocitò di scorrimento non è necessariamente un pregio del testo: a volte un romanzo scorre talmente veloce da non lasciare proprio nulla nella memoria del lettore.

      Elimina
  60. Ma certo. Non bisogna mai ragionare per estremi. Un testo troppo semplice rischia la monodimensionalita'. Vero pero' che quando si cerca l'effetto a tutti i costi - vedi Mieville, o Stross -il rischio e' l'opposto, cioe' quello di scrivere per un elite di fighetti. Occorrerebbe a mio avviso dare qualche punto di ancoraggio: per esempio, ne La citta' e la citta' di Mieville non si capisce proprio come possa funzionare una coesistenza del genere, quella tra Ul Qoma e Besz; anche se si puo' parlare quanto si vuole di metafore, qui pare chiaro che le due realta' si ignorino, o meglio, si "disvedano" anche nella pratica. Come sia possibile, difficile immaginarlo. E questo pesa come un macigno sull'intero romanzo, altrimenti affascinante.

    Saul Thigh

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    1. Ciao Saul Thigh (ma sei Heropass con un altro nome, o siete due entità distinte?)

      Non riesco a seguirti quando scrivi " quando si cerca l'effetto a tutti i costi…" riferendoti poi a Stross e Mieville.
      Stross mi sembra molto lontano dal "cercare l'effetto", Nei suoi romanzi l'idea forte, la speculazione sulla stessa e l'interazione dei personaggi con lo scenario sono parte integrante dello sviluppo della trama. Mieville lo conosco meno, ma se in Perdido Street Station tutto era effettivamente sopra le righe, il contesto fantastico del romanzo giustificava ampiamente certe scelte. (btw il difetto di quel romanzo era secondo me un eccessiva dispersione della storia, almeno nella sua parte iniziale).
      La città e la città ce l'ho in coda di lettura, quindi non riesco a seguire la tua critica. Di certo mi pare di poter dire che, qui e ora, le nostre città sono già tanto stratificate da contenere insieme complessi di vite parallele che si svolgono una all'insaputa dell'altra.

      Già che ci sono, mi spieghi cosa intendi per "elite di fighetti"?
      Giusto per capire se mi devo sentir offeso o meno! :-)

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  61. @Iguana: non sono Heropass. Quanto all'élite di fighetti, diciamo che a mio avviso sono quelli che amano acriticamente gli autori alla moda, quindi credo tu possa sentirti al sicuro. Stross secondo me l'effetto lo cerca quando ricorre così sistematicamente al gergo, così come Mieville lo ricerca complicando inutilmente le sue trame. E' come se entrambi pigiassero col piede sull'acceleratore in quello che può essere considerato il loro stile: già manierato all'inizio quello di Stross in Accelerando, accettabile e invitante quello di Mieville in PSS, molto meno in La città e la città. Se in quest'ultimo romanzo poi dobbiamo apprezzare solo le metafore, bè, ce lo dicessero subito! ;-)

    Saul Thigh

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    1. Questione di opinioni…
      Per me Stross rappresenta una delle letture più soddisfacenti degli ultimi anni. Quello che tu definisci gergo è, per me, una delle lingue più brillanti all'interno del genere. Mi viene il dubbio che venga percepito come tale a causa delle difficoltà che una scrittura come la sua si porta appresso quando viene tradotta in italiano, che non sei il primo che sento criticare Stross a causa del suo stile (almeno nella sua versione nostrana).

      Su La città e la città ti saprò dire una volta letto.

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    2. Che dirti, io ho provato a leggere. Stross piu' volte, ma anche in inglese non e' che mi appassioni. Anzi. Una curiosita'. Cosa pensi di Ted Chiang?
      Saul Thigh

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    3. Mi spiace per Stross, ma oh… sui gusti personali c'è poco da discutere.
      Per quanto riguarda Chiang, ne penso tutto il bene possibile: qui per esempio trovi qualche nota su Storie della tua vita.

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  62. Scusa Iguana ma rispondo usando l' "aggiungi commento": faccio un'enorme fatica a caricare se clicco sul semplice link "rispondi" (proverò a cambiare browser).
    Per quanto riguarda il punto 1 mi sono espresso troppo sinteticamente: l'intento era quello di esprimere il fatto che quando uno scrittore ti trascina verso il mondo che disvela in quel testo il tempo passa in modo diverso.
    Per me dire che un testo scorre veloce non significa letteralmente che lo leggo in un tempo quantitativamente più breve ma che l'affinità, l'interesse, l'eccitazione intellettuale o emozionale (sulla qualità e la meccanicità di queste ultime due ci sarebbe poi da scrivere per delle ore) in-formano il MIO tempo ed è un tempo di piacere per la bellezza che ne ricavo.

    Questa bellezza la riconosci.

    Per quel gusto del momento ed il retrogusto del dopo che ti lascia ml'aver letto un bel romanzo o racconto.

    È (o era) il miracolo proprio della fantascienza migliore che è sempre stato quello di avere un grande respiro (beninteso anche nelle antiutopie o nelle sue pagine più dure e crudeli).

    Anche quelli che sono stati definiti gli "artigiani" della fantascienza intendendo quegli scrittori minori (cioé i non-Dick, i non-Sheckley ecc.) avevano uno spirito ed una freschezza (e quante idee!) che oggi te li sogni.

    E bada che non guardo al passato perché non sono un nostalgico; oggi abbiamo grandi scrittori, Egan per me è un grandissimo esempio di eccellente fantascienza, Shepard, K.S. Robinson, Bear, e che dire di Simmons e potrei continuare.

    Come vedi per me è un discorso di qualità che manca.
    Mancano le idee, la capacità e la voglia di farle maturare, l'umiltà e, soprattutto, la vera necessità di scrivere se non il talento dello scrittore puro.
    Qui abbiamo prodotti editoriali e solo prodotti editoriali.

    Oggi io leggo asfissia. Mi ritrovo a guardare a che pagina sono arrivato.
    Se il tempo della lettura mi pesa i casi sono 2: o non sono nella giusta condizione (e a volte può essere anche questo), o il libro fa schifo, punto e a capo.

    La cosa che mi fa incazzare di più è che questi se la tirano come star; prova a leggere l'intervista di Bear su Robot e una qualsiasi intervista di un italiano: Bear parla come una persona normale, l'italiano dopo aver pubblicato una robetta da poco disquisisce sui massimi sistemi non solo della letteratura ma anche del mondo.

    Per me Lippi ha grandi responsabilità in questo; mi sembra dia troppo sfogo alle sue velleità di dar o trovare lustro letterario agli ultimi italiani pubblicati,non accorgendosi che quello che ci propina di letterario non ha niente se non la quarta di copertina e le interviste a corredo.

    Quel che mi sembra di vedere è la fantascienza italiana su una monorotaia.

    Aridatece Pestriniero!

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    1. "Anche quelli che sono stati definiti gli "artigiani" della fantascienza intendendo quegli scrittori minori (…) avevano uno spirito ed una freschezza (e quante idee!) che oggi te li sogni."

      Parto da questa affermazione, che per me costituisce il cuore del tuo commento e che, beh…, mi trova in totale disaccordo.
      Mi viene però il dubbio che la tua posizione dipenda molto dalla pochezza delle proposte editoriali fantascientifiche disponibili - qui e ora - in Italia. Del resto quasi tutti gli autori che citi hanno scritto le loro cose migliori vent'anni fa, e nel frattempo è venuta fuori un sacco di bella roba che però solo in rarissimi casi è arrivata nel nostre librerie.
      ((per una panoramica di quel che di buono - secondo me e altri appassionati - è venuto fuori negli ultimi decenni ti consiglio questo post, che ha l'ambizione di elencare i migliori romanzi degli ultimi vent'anni.)

      Sulla questione fantascienza italiana ho poco altro da aggiungere rispetto a quanto già detto in questo e altri post. Finché non verrà accolta e giudicata con lo stesso metro utilizzato per la fantascienza straniera, più che su una monorotaia continuerà a viaggiare in una bellissima corsia preferenziale, nel bel mezzo di un vicolo cieco.

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    2. Ciao, ovviamente de gustibus... per essere più preciso ti faccio qualche esempio dei minori di allora e di alcuni "minori" di oggi che mi sembra portino avanti bene la torcia:
      Laumer
      Compton
      Michael Coney
      Keith Roberts
      James White
      Bob Shaw
      Damon Knight
      e mi fermo sennò la lista non finisce più. Preciso che il termine "minori" non vale per me ma serve a definire scrittori che la critica ha lasciato un passo o due dietro i varii Asimov, Clarke, Simak, Dick se intendi quel che voglio dire.
      Oggi metterei autori come:
      Sheffield
      John Stith (quel che si definisce un onesto artigiano ma che ha scritto ottimi esempi di thriller fantascientifici)
      Cherryh
      Gerrold
      Resnick
      Watson.

      Sono d'accordo sul metro da usare per la fantascienza italiana; temo solo che, come spesso succede, invece di alzare il tiro per questi si abbasserà il tiro per quelli.

      La cosa più interessante da mettere in correlazione con le scelte editoriali sarebbe un'indagine economica sull'editoria specializzata.

      Questo ci darebbe una luce fondamentale e un'angolatura importante per "dimensionare" scelte che forse non hanno solo criteri letterari.

      Mi sbaglierò ma ho la sensazione che vi sia anche un atteggiamento didattico-didascalico (nonché una pigrizia intellettuale).

      Mi spiego: ipotizzando pure che alcune scelte siano difficili per costi, ho la sensazione che si voglia dare un indirizzo "troppo" preciso alla direzione che la fantascienza deve prendere (e qui sto parlando soprattutto di Urania).

      O anche: che si voglia seguire un'impronta estetica ben precisa che magari nel panorama attuale dei gusti della maggior parte dei lettori (ipotizzo nella mia ignoranza della questione) possa dare risultati migliori nelle vendite.

      Mi sembra impossibile che, ad esempio, in Europa non vi sia un mercato ben più ricco di quanto non fosse negli anni scorsi.
      Perché non pescare lì?

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    3. Io sono convinto che Urania abbia un sacco di colpe rispetto allo stato attuale della fantascienza italiana (cfr. 1, 2 e 3), ma non credo ci sia oggi una volontà di guidare la fantascienza verso determinati orizzonti. Credo anzi che l'unico forte vincolo che abbia la rivista Mondadori sia di natura strettamente economica.

      Sullo stato del mercato fantascientifico internazionale, mi par di capire che ci sia stata ovunque una contrazione. Per quanto più florido del mercato nazionale (ci vuol ben poco!) anche nel resto d'Europa la fantascienza non se la cava benissimo, almeno a livello di cifre,

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  63. Io ho letto Il ciclo di vita degli oggetti software, e l'ho trovato decisamente buono, anche se lo stile a volte è un po' sottotono. Decisamente apprezzabile, però, cosa che non posso dire, ahimé, di Greg Egan, con il quale Chiang secondo me condivide un modo di scrivere solo apparentemente dimesso. Anche con Egan, però, come mi accade con Stross, è un rigetto a pelle. Riconosco che ha ottime idee, ma la sua prosa per me è repellente, non nel senso che mi disgusti, beninteso, ma nel senso che mi repelle, mi respinge. Troppo "sottotraccia" e nello stesso tempo troppo fredda per i miei gusti.
    Saul Thigh

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  64. Quanto poi a Urania e alla sf, concordo su molte delle osservazioni di Iguana Jo: non credo nemmeno io ci sia un intento editoriale ben definito, se non quello di recuperare qualche soldo. La nuova guida editoriale di Franco Forte è un fatto che fa presumere dei ragionamenti precisi e una prossima strategia. Però anche qui bisogna intendersi su cosa proporre ai lettori: direi che Urania è un prodotto di nicchia, destinato sempre ai soliti. Bisogna capire se si vuole aumentare i lettori a scapito della qualità, o se si vuole cercare di far conoscere nuovi autori e indirizzare verso la cosiddetta "letteratura di idee". Non sono scelte facili.
    Quanto agli altri, Delos Books ha in sé le forze per fare discorsi nuovi e interessanti. Forse i più interessanti degli ultimi anni.
    Oltre, vedo pochissimo.
    Saul Thigh

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    1. Tifiamo tutti Delos, anche perché, è vero, non si vede molto altro all'orizzonte.

      Del resto tu scommetteresti i tuoi soldi su una nuova collana di fantascienza? Io no.

      Per quanto riguarda Urania, la testata Mondadori si ritrova nella situazione paradossale di essere un prodotto popolare (per prezzi e distribuzione) che veicola un genere letterario che popolare non lo è più ormai da decenni.
      Non invidio chi si trova a dover scegliere cosa pubblicare.

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    2. Mi sembrava di averti risposto, ma non vedo comparire nulla. Volevo solo dire che in realtà a Delos si associa ultimamente Bietti, che specie nel campo delle antologie italiane di sf sta facendo un ottimo lavoro. Poi su scenario genovese sta per farsi notare un nuovo editore, e anche qui dovrebbe lasciare spazio agli italiani. Lo so che non sempre i prodotti nostrani sono eccelsi, non di sola ucronia si può campare, è vero, ma bisogna avere fiducia... ;-)
      Saul Thigh

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  65. Credo invece che ci siano alcuni "blocchi" preconfezionati per motivi in massima parte di costi e poi anche estetici:

    1) Gli italiani in quanto italiani e/o vincitori dello sciagurato Premio Urania

    2) Romanzi new-noir fantascientifico con una spolverata di Blade Runner e terminologie cyberpunk che non usano più neanche in Lettonia (quando leggo "sintopelle" metto mano alla pistola) o come li vogliamo chiamare (nel quale si iscrivono a buon titolo semprealcuni italiani e ci metterei anche Altomare).
    Nota: il filone "Russia" vi dice niente? Io lo traduco così: ambientazione che va di moda.

    3) Refusi già acquistati (vedi Kim Newman o Jeff Somers che potrei anche inserire al punto due così come Westerfeld che viene dopo) che dovevano andare a finire in Epix, altra sciagurata collana indirizzata ai giocatori di Resident Evil.

    4) Polpettoni seriali per la fidelizzazione del lettore bulimico. Alastair Reynolds (il peggiore), Peter Hamilton (il più scorrevole), Ken McLeod (il più sopravvalutato).

    5) Fantascienza esotica: i cinesi, per ora: domani i peruviani.

    6) Compri tre paghi due: tutto Haldeman (per fortuna), Jack McDevitt (per fortuna)Larry Niven, Kage Baker, Scott Westerfeld, Robert Sawyer ecc. Nel pacco è compresa anche la pubblicazione degli scontrini della lavanderia (vedi Woody Allen).

    7) Le ristampe, in genere buone scelte.

    Nota: alcuni nomi possono essere inseriti, a buon diritto sia al punto 1 che al 2,3,4,5,6. Nel senso che un polpettone può essere anche messo nella categoria noir-fantascientifico o un italiano può essere messo nella categoria polpettone seriale.

    Voi non ci vedete nell'insieme delle scelte editoriali un "sottoinsieme" di scelte estetiche?
    Per me è abbastanza netto.

    La cosa più grave è che una costola di Urania stia prendendo vita in Robot e nella Delos: cominciano ad andare a pescare nello stesso laghetto.

    Detto questo, non è che io critichi a priori, ma per me i blocchi esistono e, dove esistono i blocchi non c'è possibilità per altri tipi di scelte, semplicemente perché non c'è più spazio rimasto...

    Forse le scelte legate ai costi sono stringenti ma mi sembra che un pò più di fantasia e di coraggio da un curatore o editore di fantascienza si potrebbe pretendere.

    Perlomeno non ci raccontino le favolette o i panegirici nella presentazione dei titoli che pubblicano.

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    1. Non so, a me pare che a condurre una politica editoriale così schematica sia più la fatica che il gusto.

      Io rimango della mia idea, che il limite più grosso nella scelta dei romanzi da pubblicare su Urania sia economico, che vuol dire costo dei diritti (il che taglia fuori tutti i big) e numero di pagine dell'opera originale, che vuoi pur tagliare ma difficilmente un romanzo in inglese di 500 pagine sta dentro all'Urania standard.

      La divisione in blocchi che fai tu, per quanto interessante, è una spiegazione a posteriori viziata dalla componente soggettiva del tuo giudizio (e poco importa che io sia per la maggior parte dei casi d'accordo con te).
      Del resto tutti ambiremmo a leggere solo quello che riteniamo migliore, ma vedi ben anche dal contributo di Saul Thigh qui sopra come sia davvero difficile concordare sui nomi degli autori che rappresentano quella fantascienza di qualità che ci manca così tanto…

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    2. È vero anche questo. La questione del costo dei diritti, però, mi trova in disaccordo da quanto dichiara Lippi a proposito dei costi di Reynolds che, a mio avviso, è stato scelto per via del fatto che (credo) abbia venduto tanto in Inghilterra e negli U.S.A. Quindi penso che abbiano fatto uno sforzo economico, in questo caso.

      La mia accusa di pigrizia sta nel fatto che, se le cose stanno così, hanno speso i soldi per puntare su un autore "vincente" che compensi quei titoli che vendono meno (ma qui bisognerebbe avere i dati dei costi dei diritti e delle vendite, cosa che ci permetterebbe di ragionare in via non più ipotetica).

      E qui mi fermo sennò divento prolisso e noioso (e potrei quindi diventare un prossimo autore di Urania.... snigger, snigger...).

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