10 novembre 2009

Letture ottobre 2009


Picture by Iguana Jo.
Don DeLillo - Great Jones Street
La cosa migliore di Great Jones Street è il suo essere un racconto in presa diretta dai tenebrosi anni '70. La cosa peggiore di Great Jones Street? Continuare a essere un romanzo in presa diretta dai rutilanti anni '70.
Gli anni '70 descritti da DeLillo sono proprio come me li immagino: deprimenti, umidi e oscuri. Con quella qualità desaturata dei colori che invece di creare un'atmosfera la demolisce. Il romanzo è brillante, intendiamoci. DeLillo scrive come pochi altri. L'unico limite sta appunto nella scarsa attualità del mondo che descrive. Un mondo che anticipa il nostro ma che nel frattempo è praticamente scomparso, diventando territorio per scrittori nostalgici - e non è il caso di DeLillo - o rockers incurabili. Il mito del rock'n'roll decrittabile dalla vicenda di Great Jones Street (la rockstar in fuga dalla band, la crisi creativa, la droga e il businness) è qualcosa che ormai non esiste più, essendo stato ormai divorato dalla febbre del punk e dalla voracità di MTV. Però è in qualche modo consolante vedere narrare già nel 1973 la devoluzione di quella che all'epoca era ancora un icona rivoluzionaria. Dopotutto, e nonostante tutto, la musica non è finita e forse, da qualche parte, il fantasma di Bucky Wunderlick è ancora vivo, anche se è probabilmente troppo sfatto per combattere insieme a noi.


Roberto Bolaño - Chiamate telefoniche
Roberto Bolaño è il primo scrittore che scopro grazie ad Anobii. Dopo averne sentito decantare le lodi da più di un vicino, m'è venuto voglia di provare a leggerlo. Ho scelto questo volume di racconti un po' perché le antologie mi son sempre piaciute, un po' perché la forma breve mi consente di assaggiare aspetti diversi della sua produzione.
Magari mi sbaglio, ma l'impressione più forte che mi ha lasciato Roberto Bolaño è quella di essere un sopravvissuto (ai terribili anni '70 sudamericani, al talento artistico, al destino dei coetanei scomparsi) e di non riuscire a prescindere dal suo destino di uomo di lettere in esilio, in fuga, in perenne crisi esistenziale. I protagonisti delle sue storie sono sempre solitari, con seri problemi di socializzazione, con un qualche trauma alle spalle cui però non riescono proprio a rinunciare. Sono persone normali che si muovono ai margini del grande mondo la fuori, che non capiscono, che tentano di interpretare, ma che non cercano mai veramente di comprendere.
Ecco, forse il limite di questi racconti è che troppo spesso tra le righe delle storie (diverse, con una varietà di panorami e personaggi e situazioni) si vede l'autore, sempre l'autore, comunque l'autore, che non riesce a farsi da parte, a lasciar vivere autonomamente persone e situazioni, a non far pesare la sua ingombrante presenza, avvolgendo la realtà nelle spire a volte sin troppo soffocanti della creazione letteraria.
I racconti tormentati di Chiamate telefoniche sembrano avere un passato più profondo di quel che realmente hanno. Si collocano volontariamente fuori tempo, ma raggiungono a volte un'intensità rara, specie quando le tensioni tra necessità artistica e storia raccontata si sciolgono in un magistrale equilibrio narrativo.
Non so se leggerò altro di Bolaño, che in fondo non sento troppo vicino, di certo non rimpiango la lettura di questo volume.


Lucius Shepard - Stelle senzienti
Rock'n'roll e fantascienza. In realtà in Stelle senzienti c'è giusto il tempo per una sbirciata dietro le quinte del primo e per una spruzzata veloce della seconda, che poi il romanzo è finito. Però questa storia di Lucius Shepard funziona per l'evidente conoscenza che l'autore ha del sottobosco rock e per la sensibilità e l'affetto che dimostra nel tratteggiare i suoi personaggi, che siano coppie in crisi, bestie musicali o quarantenni rassegnati. La favola della realizzazione del talento potenziale, della sua perdita e delle conseguenze che il contatto con una forza superiore porta con sé sarà anche un tema già letto e riletto, ma questa versione di Shepard è comunque capace di regalare qualche emozione.


Jon Courtenay Grimwood - Pashazade
Perché nessuno mi ha mai parlato di Jon Courtenay Grimwood? Ricordo un'unica citazione di quest'autore ai tempi di ICF, la persona che ne parlava era affidabile e quindi mi ero debitamente segnato il titolo del romanzo. Però da allora son passati quasi 10 anni di assordante silenzio. Possibile che questo scrittore sia così poco conosciuto da 'ste parti?
Me lo chiedo perché Pashazade è una delle cose più interessanti, divertenti e avvincenti lette in ambito fantascientifico negli ultimi anni. Nel romanzo di Jon Courtenay Grimwood c'è un protagonista memorabile che si rivela nella sua complessità man mano che si procede con la lettura; c'è un'ambientazione formidabile: un'Alessandria d'Egitto di un prossimo futuro ucronico in cui le due guerre mondiali non ci sono mai state, ma che non per questo appare meno credibile o reale; c'è un plot avvincente, a metà strada tra mistero della camera chiusa e noir urbano; ci sono una serie di comprimari che si fanno ricordare, colti all'incrocio tra oriente e occidente, in precario equilibrio tra fascinazioni tecnologiche e tradizioni millenarie.
Insomma, in Pashazade c'è tutto quel che serve per divertirsi, tanto che adesso non vedo l'ora di mettere le mani sui due romanzi successivi della serie.


Beppe Fenoglio - Una questione privata
Vedi cosa mi perdo a ignorare scientemente la letteratura italiana? Sì, sono una vittima del sistema scolastico, ma sto cercando di rimediare. Dammi tempo, che un po' alla volta questi grandi autori italiani me li voglio leggere tutti. Un grazie a Chiara, quindi, che mi ha suggerito Beppe Fenoglio.
Nella corposa introduzione al romanzo si spiega come Una questione privata sia IL romanzo della Resistenza. Non so se è davvero così che, per dire, a me era già piaciuto moltissimo La messa dell'uomo disarmato. Di certo nel romanzo di Fenoglio si avverte tutta la fatica, il sudore e il freddo della lotta partigiana, si avverte la furia e la passione condita con la paura, la fame e la noia. Si scorge per un attimo un'Italia complicata e molteplice, uno schieramento tutt'altro che monolitico di fronte al nemico, la violenza improvvisa e accecante ma anche un'onestà che sa davvero d'altri tempi.
Che il tutto abbia la forma di un romanzo d'amore (ma siamo più dalle parti della passione ossessiva e furiosa di Wuthering Heights piuttosto che nel reparto baci-e-consolazione della narrativa romantica) è una specie di arcano, ipnotico ed emozionante e razionalmente quasi incomprensibile, almeno letto qui e ora.
In effetti sono arrivato alla fine di una Una questione privata scosso e stravolto quasi come Milton, il protagonista del romanzo. Non so se è l'insieme di suggestioni evocate dal racconto o se è la capacità di Fenoglio di farci rivivere un momento fondamentale della nostra storia, ma leggere questo libro è stata un'esperienza quasi commovente. In poco più di cento pagine ci rivediamo come eravamo, come saremmo sempre dovuti essere, come forse non saremo mai. E non so se è una fortuna o la più grande disgrazia ci potesse capitare.

2 commenti:

  1. Anche tu a fissare le capre? :D

    RispondiElimina
  2. Naah… è solo un caso di pre-visione a distanza.

    (e comunque nessuna capra è stata danneggiata nel corso di questo esperimento. Anche se il dubbio che anche questo esemplare fosse stato debelatizzato m'è venuto…)

    RispondiElimina