01 gennaio 2015

2014: un anno di letture

Quest'anno il blog ha marcato male… Colpa del progetto Zona 42, naturalmente, che mi ha costretto ad abbandonare queste pagine per concentrarmi sul lavoro editoriale necessario per realizzare i nostri libri, farli conoscere, distribuirli.
Nessun rimpianto, chiaro, che  mai come quest'anno per me i libri e la lettura son diventati tanto importanti. Zona 42 ha bisogno di cure costanti e attenzione, ma in questi giorni ho avuto qualche ora di tempo libero in più e ho pensato bene di riepilogare tutte le letture dell'anno, che mi mancano i post che dedicavo ai libri letti, se non per confrontarmi con altri compagni lettori, almeno per non perdere traccia dei sentieri librari che mi è capitato di percorrere.

Di conseguenza questo sarà un post over-size, che in un colpo solo sono elencati tutti i titoli letti nel 2014. Tutti, o quasi, che mancano i libri letti per lavoro (quelli editi da Zona 42, e quelli letti con la prospettiva di una prossima pubblicazione).
Via che si parte! L'ordine è quello progressivo di lettura (salvo dove compare più di un titolo per autore).


Sarah Canary, di Karen Joy Fowler
L'anno non poteva partir meglio. Sarah Canary è un capolavoro, e c'è poco altro da aggiungere. A cavallo tra mainstream e fantascienza (la classificazione dipende da quali sono i riferimenti principali del lettore) è un romanzo complesso e indimenticabile. Mi piacerebbe riuscire a farlo tradurre un giorno per Zona 42. Se ne parlo pubblicamente (al contrario di altri libri letti nel corso dell'anno il cui giudizio preferisco tenere per me) è perché se anche un altro editore si proponesse di pubblicarlo ne sarei solo felice.


Robot 65
Di questo numero di Robot m'è rimasto impresso il racconto Things, di Peter Watts, acuta e brillante rivisitazione in una storia classica dall'unico altro punto di vista possibile.


The Carhullan Army, di Sarah Hall
Notevole romanzo di fantascienza distopica, The Carhullan Army racconta di una comunità femminile che mette in atto le più dverse strategie di sopravvivenza in un mondo sconvolto da cambiamente climatici e sociali. Grandi personaggi e suggestioni politiche in primo piano, per un romanzo profondamente inglese.

La voce dall'aldilà
, di Connie Willis
Lettura piacevole, come spesso accade con le opere di Connie WIllis, che non lascia però traccia nella memoria. Sarà che a me medium e compagnia bella (da qualunque punto di vista si vogliano raccontare) non riescono proprio ad appassionarmi.

Queste oscure materie, di Philip Pullman
Con la scusa di doverlo leggere per poterne poi parlarne con mio figlio, che se l'è goduta alquanto, in realtà erano anni che la trilogia di Pullman aspettava paziente il suo turno. Mi è piaciuto il piglio originale dell'autore e il tentativo di uscire dai clichés del genere (o meglio, di utilizzarli come grimaldelli per un obiettivo più ambizioso). Ha qualche difetto ma è una lettura formidabile che consiglierei a qulsiasi ragazzino là fuori.

Un anno nella città lineare, Paul di Filippo
Mi aspettavo molto di più da questa novella di Paul Di Filippo, che continuo a considerare uno degli autori di narrativa breve più originali nel panorama fantascientifico internazionale. Un anno nella città lineare m'è parso invece fin troppo schematico e tradizionale, tanto da rendere ben poco appassionante la lettura.

Costa sottovento, di Patrick O'Brian
Seconda puntata della saga di Aubrey e Maturin, tra impicci burocratici, battaglie navali e pene d'amore.
Confermo l'opinione espressa l'anno scorso al termine di Primo comando: gran bella lettura!

L'elenco telefonico di Atlantide, di Tullio Avoledo
Nonostante le numerose voci che me l'hanno ripetutamente consigliato, non avevo ancora letto nulla di Tullio Avoledo. Ho rimediato quest'anno con il suo primo romanzo. Avoledo scrive bene, i suoi personaggi sono credibili così come il contesto in cui si muovono, se la lettura non mi ha lasciato entusiasta dipende probabilmente dal fatto che a me le storia complottistiche mi annoiano in fretta. Il ritratto che l'autore traccia della vita aziendale vale però da solo il prezzo del biglietto.

Il fantasma di Laika e altri racconti
Il fantasma di Laika e altri racconti è il titolo del  consueto best of annuale che Urania dedica ai migliori racconti usciti, in questo caso, nel 2012.
Tra tutti i notevoli esempi di fantascienza breve raccolti dal duo Hartwell & Cramer mi hanno colpito quello che da il titolo alla raccolta, scritto da Karl Schroeder e L'artista di guerra, di Tony Ballantyne. Entrambi storie di conflitto ambintate nel prossimo futuro, entrambe storie che combinano notevoli ritratti di personaggi a scenari piuttosto originali.

Il palazzo del mutante, di Tim Powers
Ho inseguito questo romanzo per parecchi anni prima di riuscire a leggerlo (grazie Sandro!), che la fama che circonda l'autore mi attirava come una calamita. Saranno state le aspettative troppo alte, ma Il palazzo del mutante non mi ha convinto. L'ho trovato un po' datato nei ritratti dei personaggi e delle situazioni in cui si muovono, che puzzano di anni '70 già dalle prime pagine. Non che sia un brutto romanzo, anzi, solo che quella narrata da Powers non è il mio genere di storia.
Che ne è stato di te, Buzz Aldrin? di Johan Harstad
Uno dei migliori libri dell'anno. Una storia di disagio ed emarginazione narrata con una trasparenza, una delicatezza e una ricchezza davvero rara. Romanzo nordico, dunque freddo e perfettamente calibrato, ma che scalda il cuore, pagina dopo pagina. Nota di merito alla traduzione dal norvegese di Maria Valeria D’Avino.

Piste di guerra, di Lucius Shepard
Altro libro in attesa da eoni sugli scaffali elettronici del mio lettore. Precipitare nelle pagine di Piste di guerra è stato come tornare indietro nel tempo, e ritrovare una delle voci più significative delle mie letture anni '80. Ma non c'è nulla di invecchiato in questa storia, che si ferma giusto a metà strada tra Ballard e il realismo magico sudamericano.

Palinsesto, di Charles Stross
Io adoro Charlie Stross, ma sono sempre più convinto che la sua densità di scrittura (il tasso di idee per centimetro quadrato dei suoi libri è tra i più elevati in assoluto!) abbia bisogno del respiro di un romanzo, che invece nella misura della novella, come in questo caso, risulta eccessivamente compressa. Leggere Palinsesto è come fare un giro sulle montagne russe dell'immaginazione. Grandi soddisfazioni, ma troppo veloci… 

Il porto degli spiriti, di John Ajvide Lindqvist
Altro romanzo dell'anno. Il porto degli spiriti è una storia straordinaria di magia ed orrore quotidiano, condita di parecchio amore tra le righe. Dovendo scegliere un solo libro nell'elenco dlle letture del 2014, bé, probabilmente questo è quello che consiglierei alla maggior parte dei lettori.

L'inconfondibile tristezza della torta al limone, di Aimee Bender
Di questo libro ho parlato qui, una piccola delusione, forse, ma ben scritta, però.

Hunger Games, La ragazza di fuoco, Il canto della rivolta, di Suzanne Collins
Altra trilogia letta su richiesta di mio figlio. Fatti i dovuti distinguo, che fondamentalmente si tratta solo di sottolineare il target specifico a cui sono destinati questi romanzi, la trilogia della Collins è davvero un ottimo esempio di fantascienza distopica, che ha il pregio non indifferente di aver sdoganato la fantascienza presso un pubblico di lettori che manco sapeva esistesse (e che in molti casi continua ad ignorarlo, purtroppo).

Acqua buia, di Joe R. Lansdale
Accidenti Big Joe, quand'è che ti rimetti a scrivere con la voglia e l'energia e la passione dei vecchi tempi? Non ne posso più di leggere la solita storia di ragazzi in fuga in un mondo cattivo. Io continua a fare il tifo per te, ma tu datti una mossa!

Il defunto signor Gallet, Il cavallante della "Providence", di Georges Simenon
L'anno scorso ho finalmente dato una chance a Simenon, e 'mo chi mi ferma più? Anche questi due romanzi non mi hanno deluso, un po' per la sensazione di genuino viaggio nel tempo, un po' per il plot complesso che li caratterizza, un po' perché in fondo Maigret è un gran bel personaggio.

The Last Policeman, Countdown City di Ben H. Winters
Mi manca giusto il capitolo conclusivo di questa trilogia pre-apocalittica che è forse la miglior sorpresa dell'anno.
Nei giorni che precedono la catastrofe (un meteorite è in rotta per la Terra, e non c'è proprio nulla in grado di salvarci), Winters dipinge un ritratto credibile e pacato, terribile e appassionante della provincia americana alle prese con il disastro. Ma è il protagonista di queste storie, Hank Palace, l'ultimo poliziotto, ostinatamente legato ai suoi compiti mentre tutto va in rovina a rendere memorabile la lettura di questi romanzi. Non vedo l'ora di leggere World of Trouble, che a sentir chi l'ha già finito pare essere il romanzo migliore della trilogia.

Zona Uno, di Colson Whitehead
Ho avuto più di un dubbio prima di cominciare Zona Uno. Colson Whitehead ha scritto John Henry Festival che per me è uno dei migliori libri letti negli ultimi quindici anni, ma ha anche L'intuizionista, una delle peggiori ciofeche mi sia capitata in mano negli ultimi quindici anni.
Quando un autore simile prende a prestito i canoni del genere c'è da esserne preoccupati. Per fortuna Zona Uno è un ottimo romanzo, che prende il meglio della letteratura zombesca e di quella, diciamo, mainstream. Ogni tanto si incarta un pochino su se stesso, ma ne esce sempre con grande maestria. L'unico dubbio che mi rimane è perché gli zombie non si chiamano zombie, ma son dettagli.
Vizio di forma, di Thomas Pynchon
Pynchon è uno dei pochissimi maestri della letteratura contemporanea. Ogni suo romanzo è un evento, e Vizio di forma non fa eccezione. Il libro si legge che è un piacere (non c'è da sputar pallini come spesso accade con i testi di Pynchon), se non mi ha entusiasmato e forse per il suo ritratto di un'epoca che per me non ha alcun significato mitico (gli anni tra la fine dei '60 e i primi '70 del secolo scorso, ci risiamo!), ma non vedo l'ora di vedere il film che ne ha tratto Anderson, che rischia - caso raro - di essere addirittura migliore dell'originale.

Shantaram, di Gregory David Roberts
Di Shantaram ho già parlato qui: la peggior lettura dell'anno. Senza dubbio.

Tiroide, di Marco Parlato
Mi incuriosiva questo libretto. Non so come mai ha attirato la mia attenzione, certo la familiarità con il problema del protagonista ha contribuito, ma forse è stato anche il progetto editoriale di Gorilla Sapiens (sapete com'è, tra piccoli editori ci si annusa a vicenda…). Il romanzo non è niente di indimenticabile: una lettura piacevole che, purtroppo per l'autore, sa di già letto sin dalle prime pagine. O forse sono io che sono insofferente verso le storie dei 20/30enni in cerca di se stessi…

Mappe e leggende, di Michael Chabon
Ho letto due soli volumi di saggistica quest'anno, ed entrambi si occupano di libri. Questo di Michael Chabon è davvero figo, racconta, analizza e riassume meglio di quanto mi sia mai capitato di trovare tutti i motivi per cui leggere letteratura di genere è fonte di gran godimento! Motivo più che sufficiente per consigliarne la lettura a tutti i passanti.

L'ordine di Babele, di Flavio Villani
L'ordine di Babele è un romanzo oltremodo ambizioso: per l'uso del linguaggio, per la ricchezza espressiva che non oltrepassa mai la soglia del virtuosismo fine a se stesso e che diventa un tratto distintivo del testo, per lo sviluppo che tocca Vietnam, Iraq, Francia, Italia e Stati Uniti. Ci sono però un paio di aspetti che ho fatto davvero fatica a digerire: penso ai dialoghi che mi son parsi spesso pretenziosi, e in qualche modo sbagliati e al modo decisamente romanzesco (inteso qui in senso non propriamente elogiativo) che l'autore sceglie per collegare Emanuelle, la protagonista del romanzo, alla sezione americana della vicenda.
Detto questo L'ordine di Babele merita senz'altro la lettura, che è raro veder riuniti nello stesso romanzo trama complessa (e riuscita!), stile personale e densità d'informazione. Complimenti a Flavio Villani!

The Night Life of the Gods, di Thorne Smith
Mi piace ogni tanto il recupero storico di testi perduti, che mi sono stati segnalati nel tempo da vari amici (qui non ricordo se devo ringraziare Davide o Marco, ma tant'è…). The Night Life of the Gods è uno spassoso viaggio negli anni '30, con gli dei greci che tornano alla vita per darsi al gozzoviglio e allo spasso tra New York e la campagna. Con elfette sexy e scienziati a corredo e complemento. Molto divertente!

Robot 66
Questo numero di Robot parte subito col botto, ovvero con Golia, un racconto di Neil Gaiman, che come sempre riesce a tirar fuori il meglio anche dalla storia più trita. Altra storia da ricordare in questo numero della rivista Deols è quello di Stefano Andrea Noventa, intitolato Non lo saprai mai, storia di universi alternativi, violenza e redenzione che colpisce al cuore il lettore.

Dettato, di Sergio Peter
Libretto che mi ha incuriosito dopo aver letto qualche recensione in rete. L'editore lo definisce "romanzo", dal mio punto di vista è un insieme eterogeneo di scritti, memorie, racconti famigliari che hanno al centro la vita nella piccola comunità di Grandola e dintorni, alpi lombarde. Le storie di Sergio Peter sembrano appartenere a un'epoca lontana, nobilitate come sono dalla scrittura ispirata dell'autore, ma sono in realtà accadute l'altro ieri. Nel complesso Dettato suona troppo nostalgico e rivolto al recupero del passato per essere quel libro prezioso che avrebbe potuto essere. Le intenzioni di Peter sono meritorie, purtroppo degne del paese per vecchi che siamo diventati.

L'Estate Segreta di Babe Hardy, di Fabio Lastrucci
Il romanzo di Fabio Lastrucci è decisamente meglio di quanto mi aspettassi dopo averne letto la sinossi (Stanlio & Ollio in versione succhiasangue, a spasso per le strade di Hollywood). Il miglior pregio de L'Estate Segreta di Babe Hardy è l'evidente competenza e la passione che l'autore mette nel descrivere personaggi e ambienti del periodo, il difetto maggiore è la scarsa coerenza del tono della narrazione, incerto se mantenere ben saldi i piedi nel racconto biografico virato nell'orrore o se invece percorrere la complessa strada della commedia. L'incertezza dell'autore diventa quella del lettore che non sa bene quanto prendere sul serio una storia che avrebbe meritato ben altra visibilità.

Non sperate di liberarvi dei libri, di Umberto Eco & Jean-Claude Carrière
Una chiacchierata in compagni di due vecchi signori, assai competenti e pieni di saggezza sul ruolo del libro, del suo destino, della sua storia, con una ricca anedottica per rendere ancor più piacevole la lettura.

Libriomancer, di Jim C. Hines
Quando non basta un'idea meravigliosa per rendere indimenticabile un romanzo. Hines crea un mondo magico strepitoso, con la sua magia legata strettamente ai libri, alle loro storie, ai loro creatori. Peccato che la complessità della costruzione del mondo non si rifletta nella costruzione della storia (invero piuttosto normale) o nel carattere e nei rapporti dei personaggi, che non saltano mai davvero fuori dalle pagine per accompagnare il lettore nella vicenda. 

Cielo e ferro, di Italo Bonera & Paolo Frusca
Cielo e ferro è una raccolta di racconti che formano un affresco coerente di un futuro prossimo venturo di guerra e devastazione tra l'esercito integralista mondiale e i sopravvissuti della civiltà occidentale. Se il contesto è tutt'altro che originale, Bonera & Frusca riescono comunque a fare un ottimo lavoro grazie soprattutto all'ottima gestione di ritmo e personaggi. Se tutta la raccolta è invero potente e adrenalinica (con un tocco di amaro che non diventa mai eccessivamente retorico), alcuni racconti spiccano tra gli altri. Tra tutti i miei preferiti sono stati L'Unificatore, L'udienza e Meno di tre.

Solar, di Ian McEwan
Erano parecchi anni che non leggevo più Ian McEwan: dopo l'esperienza di Espiazione credevo non avesse ormai più nulla da dirmi. Solar invece, trovandosi a trattare temi confinanti con quelli del mio genere preferito, mi aveva parecchio incuriosito.
A fine lettura posso dire di essermi felicemente riconciliato con l'autore inglese. In Solar c'è tutto quel che di buono ci si può attendere da un romanzo di Ian McEwan: personaggi tratteggiati con una sensibilità non comune - per quanto sgradevoli possano apparire, rimangono comunque indimenticabili - riflessioni interessanti su scienza e società e cultura e istituzioni, una scrittura straordinaria per varietà di sfumature, che vanno dal farsesco al tragico, dal drammatico al grottesco, con qualche tocco di dolcezza quando meno te lo aspetti. Solar è un'altra delle migliori letture dell'anno.

Il chiosco, di Bruce Sterling
Il chiosco invece è stata una grossa delusione. Un racconto che ho trovato sfilacciato e inconcludente, zeppo di retorica alternativa, senza avere davvero qualcosa da dire, se non per quel tocco di esotismo dovuto a un'ambientazione inconsueta per un racconto di fantascienza anglosassone.









Bene, direi che è tutto. Se siete arrivati fino a qui, e volete magari condividere le vostre opinioni su qualcuno dei romanzi citati siete i benvenuti!

E visto che siamo ancora in tempo, auguro a tutti un 2015 meraviglioso come mai prima!

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03 dicembre 2014

Zona 42 - Le copertine mancate

Questo post compare in mirror sul sito di Zona 42. Lo posto anche qui per permettere ai passanti di esprimere la loro opinione nello spazio commenti. Buona lettura! 

TreCopertineUno degli aspetti insieme pià piacevoli e complicati del lavoro editoriale necessario per realizzare i nostri volumi riguarda la scelta dell'immagine di copertina.
Quando siamo partiti con il nostro progetto abbiamo avuto subito ben chiaro che i nostri libri si sarebbero dovuti distinguere da quelli degli altri editori. Per permettere ai nostri potenziali lettori di riconoscerci nella massa di volumi disponibili in libreria abbiamo deciso di privilegiare una grafica di copertina uniforme per tutta la collana a prescindere dal titolo specifico che avremmo proposto e di allontanarci, per quanto possibile, dall'iconografia tradizionale che accompagna la letteratura di genere. Per presentare i nostri romanzi al pubblico volevamo immagini evocative che fossero coerenti al testo presentato ma che non ricalcassero in maniera didascalica un qualche aspetto del romanzo che accompagnavano. Per intenderci: niente astronavi, robottoni o eroi in posa plastica. Al posto del solito armamentario fantascientifico volevamo privilegiare una grafica che fosse più suggestiva che esplicita, in modo da incuriosire il lettore casuale piuttosto che attirare l'attenzione del tradizionale lettore di fantascienza che, immaginavamo, sarebbe già stato a conoscenza della natura del romanzo che gli stavamo proponendo grazie alla nostra presenza in rete e al passaparola degli altri frequentori del genere.

IlSoleDeiSoli Copertina betaDetto questo, le immagini le dovevamo pur scegliere, e se per Desolation Road la scelta è stata facile, che erano anni che la foto di quel binario aspettava paziente la possibilità di ilustrare il romanzo di Ian McDonald, già con Il Sole dei soli il percorso che ha portato alla grafica definitiva della copertina è stato più complesso. Il romanzo di Karl Schroeder avrebbe infatti dovuto inaugurare un ciclo e ci sembrava cosa buona e giusta caratterizzare anche in copertina l'appartenenza del romanzo all'universo di Virga.
La copertina che vedete qui a fianco rappresenta un passo del percorso che dopo modifiche e ripensamenti ci ha portato alla copertina definitiva. In quella che abbiamo poi effettivamente pubblicato abbiamo ridimensionato il riferimento a Virga, che risultava troppo ingombrante e disturbava con la sua presenza la percezione del titolo del romanzo. Abbiamo poi ruotato e pulito la fotografia, per rendere l'immagine più dinamica e quindi più consona alla stupefacente ambientazione creata da Schroeder.

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Ma i problemi più interessanti (e le discussioni più accese!) ce li ha procurati Pashazade.
Il romanzo di Jon Courtenay Grimwood ha svariati motivi d'interesse: la componente fantascientifica, quella noir, un protagonista memorabile, l'ambientazione esotica. Riuscire a sintetizzare in un'unica immagine tutti questi elementi era compito sì entusiasmante ma anche piuttosto complesso. Annalisa, che ha curato il progetto grafico di tutta la collana de I libri dell'Iguana ha avuto il suo bel da fare per conciliare le spinte centrifughe delle proposte che arrivavano da noi di Zona 42. E se alla fine il risultato ci ha pienamente soddisfatto e anzi, supera le nostre pur alte aspettative, ci sembrava interessante rendere partecipi i nostri lettori di questo percorso, mostrare cosa si sono persi e spiegare le motivazioni che ci hanno portato a preferire la copertina scelta per presentare la nostra edizione di Pashazade.

Pashazade Cop 14x19 - Ashraf-1Pashazade Cop 14x19 - Ashraf-2

Le immagini che vedete qui sopra sono due tra le numerose varianti che si sono succedute lungo la strada verso Pashazade. Abbiamo fotografato un nostro amico e l'abbiamo fatto diventare il protagonista del romanzo, abbiamo aggiunto una prima versione della trascrizione in arabo del titolo e abbiamo aggiunto qualche suggestione mediorientale per contestualizzare l'immagine alla storia.
A colori o in bianco e nero, Ashraf Bey fa la sua porca figura, non trovate? Ma allora perchè escluderlo dalla copertina del romanzo di cui è indiscusso protagonista? Non è forse vero che uno sguardo come il suo ci avrebbe attirato l'attenzione di una buona fetta di pubblico che avrebbe altrimenti snobbato il nostro libro?
Ma poi, il nostro romanzo sarebbe piaciuti ai lettori e alle lettrici richiamati da quegli occhi in copertina? O non avremmo piuttosto ottenuto l'effetto contrario e allontanato quei lettori più interessati al contenuto del volume piuttosto che al contenitore?

Questi sono in rapida sintesi alcuni dei dubbi che ci ha posto questa copertina.
A questi dubbi si è accompagnata quella che, man mano che proseguivano le discussioni, è diventata una certezza: mettendo Ashraf in copertina non perdavamo forse quella coerenza grafica di cui tanto avevamo parlato prima di partire con il progetto Zona 42?

Il libro è uscito da un mese. In queste settimane abbiamo avuto modo di tastare sul campo le reazioni del nostro pubblico e siamo soddisfatti dall'aver constatato che la scelta adottata è stata accompagnata dai commenti positivi di tutti quei lettori con cui abbiamo avuto la fortuna di confrontarci.

In questi giorni stiamo iniziando a dibattere su quale sarà la copertina del nostro primo romanzo di fantascienza italiana che uscirà nei prossimi mesi. Se siamo piuttosto soddisfatti dell'aspetto dei nostri volumi, non ci dispiaceva però verificare con la platea più ampia della rete se anche voi, là fuori, condividete le nostre scelta.
Ogni opinione è benvenuta!

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08 ottobre 2014

Pashazade: la copertina

Ecco qui, anche nel mio blog, l'anteprima della copertina che Zona 42 ha preparato per la versione cartacea di Pashazade, di Jon Courtenay Grimwood, in uscita alla fine del mese.

Ogni commento è benvenuto!





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27 settembre 2014

Dieci testi di saggistica

Provo a rianimare il blog riciclando su questa sponda uno di quegli elenchi per cui sono stato coinvolto su facebook.
Ecco quindi "l'elenco dei dieci testi di saggistica che ognuno si porta dietro nella sua esperienza di lettore". Ho partecipato volentieri a questa sorta di catena, un po' perché mi ha dato l'opportunità di scoprire titoli che non avrei mai considerato (quando vengono suggeriti da persone con cui ti pare di condividere qualche gusto lettererario e/o un qualche tipo di percorso comune, queste liste possono essere davvero interessanti), un po' perché m'ha dato modo di riguardare indietro al mio personalissimo percorso di lettore.

Sebbene io non sia un gran lettore di saggistica trovare dieci titoli non è stato poi così difficile, che i libri che seguono spiccano brillanti tra le letture che più hanno contribuito a formare la mia visione del mondo.

Ce n'è un po' per tutti i gusti: politica e musica, scienza e geografia, storia e sociologia. Per alcuni m'è capitato i parlarne in maniera un pochino più approfondita nel blog e il link porta al post di riferimento, altri sono letture precedenti alla nascita del blog stesso e quindi ciccia…

Se non li avete letti, leggeteli, che secondo me meritano. 

 
- Armi, acciaio e malattie, di Jared Diamond

Un libro fondamentale per capire come è messo il nostro pianeta e perché.

- Considera l'aragosta, di David Foster Wallace

Wallace pensa e scrive come nessun altro io abbia incontrato nell'ultimo decennio.

- Gli anarchici, di James Joll

Questo il posto in lista se l'è giocato con l'Autobiografia di Malcolm X, con la biografia del Che scritta da Jon Lee Anderson e, soprattutto, con La breve estate dell'anarchia di Hans Magnus Enzensberger. Ho scelto Gli anarchici, perché l'etica invincibile di un movimento sconfitto dalla storia è ciò che di meglio mi hanno lasciato queste letture.

- Gödel, Escher, Bach, un'eterna ghirlanda brillante, di Douglas Hofstadter

Un'esplosione di impulsi, stimoli e suggestioni. Un libro capace da solo di modificare la tua percezione della realtà.

- Guida ragionevole al frastuono più atroce, di Lester Bangs

Puoi non essere d'accordo con tutto quel che scrive, ma non puoi ignorare il rock'n'roll che suona forte tra le sue righe.

- Intelligenza e pregiudizio, di Stephen Jay Gould

Avrei potuto mettere un titolo a caso tra tutti quelli che ho letto, ho scelto questo perché forse è il suo libro più significativo. Stephen Jay Gould è scienza trasformata in parola e meraviglia.

- La leggenda dei monti naviganti, di Paolo Rumiz

Perché per me le montagne sono importanti, e a oggi questa è stata la miglior lettura per avvicinarle.

- L'anello di re Salomone, di Konrad Lorenz

Letto più di trent'anni fa, anche se non parla di gatti, è il libro migliore per avicinarsi alle bestiacce che ci circondano.

- Nel cuore della foresta, di Roger Deakin

Tante istantanee su panorami sconosciuti: boschi, foreste, alberi e legno che non ho mai visto, ma che ho sentito vicini come non mai.

- Sorvegliare e punire, di Michel Foucault

Ovvero, come siamo finiti come siamo finiti. Forse il volume più importante tra quelli presenti in questa lista.











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03 settembre 2014

Visioni: Under the Skin

Under the Skin è un film eccezionale. Lo è per una serie di motivi. E non tutti hanno a che fare con la resa cinematografica della pellicola.
Per prima cosa è eccezionale che un film simile sia arrivato nei cinema. Ok, siamo ancora nella stagione estiva, e la concorrenza è quellla che è, ma non avrei scommesso un cent sulla possibilità che un film strutturato come questo di Jonathan Glazer, pur non avendo nulla di commercialmente attraente per il grande pubblico (avete presente cosa ci si aspetta, qui e ora, da un film di fantascienza, vero?), potesse arrivare nelle nostre sale.
Il merito è ovviamente di Scarlett Johansson, che presta nome, corpo e presenza scenica a un progetto che definire di nicchia è un chiaro understatement.

E Scarlett Johansson fa un lavoro eccezionale sul suo personaggio, con il suo corpo soprattutto, e con un viso e uno sguardo che forano lo schermo. Sia che il suo volto si illumini di un raro sorriso, che si interroghi silenziosa sul suo strano mestiere o che si perda nella disperazione di chi non ha nessun alternativa.

Under the Skin è un'eccezione anche nel suo essere una trasposizione cinematografica di un romanzo. Quante altre volte vi è capitato di assistere a un film che riesca a essere fedele al testo originale e al contempo decisamente superiore al suo corrispettivo cartaceo? Under the Skin (Sotto la pelle in italiano) è un romanzo di Michel Faber edito in italia senza etichette di genere, da Einaudi, una decina di anni fa. All'epoca della lettura mi sembrava l'esempio perfetto di come "il messaggio" dell'autore, insieme alla sua supponenza nel gestire temi e situazioni tipiche della letteratura di genere, potessere combinare un disastro narrativo (se volete approfondire, questo è il link alle mie note sul romanzo). Nella (ri)scrittura per il cinema di Under the Skin è stato eliminato tutto quel che di superfluo c'era nel romanzo, per concentrare l'attenzione dello spettatore sul destino unico della sua protagonista, riuscendo in questo modo a sublimarne la storia.



Under the Skin è fantascienza, ma non si preoccupa di doverlo dimostrare a ogni inquadratura. Ed è fantascienza che funziona proprio per quella qualità, tipica dei migliori esempi del genere, che consiste nel costringere il lettore a diventare parte attiva della narrazione, investendo in immaginazione per incassare in inquietudine e meraviglia.

Under the Skin è un film difficile, che appartiene idealmente a un'epoca cinematografica ormai tramontata, quella di Stalker, o dell'Uomo che cadde sulla Terra. Cinema ambizioso, alla ricerca di nuove formule espressive (o almeno di riportare sullo schermo formule espressive ormai desuete) che rischia di allontanare lo spettatore odierno per l'ambiguità voluta, la mancanza di spiegazioni e un senso di sospensione generato da una visione non immediatamente condivisa, o mediata, nella costruzione della vicenda.Non trovo molti altri esempi simili, oltre a quelli già citati, nella mia esperienza di spettatore. Piuttosto, se devo trovare una parentela ideale per l'aliena del film, mi viene in mente Sarah Canary, la protagonista dell'omonimo romanzo di Karen Joy Fowler.

Under the Skin funziona? A me la visione del film ha impressionato per la rappresentazione senza compromessi della diversità, di un'alienità intangibile ma allo stesso tempo permeabile, come in pochi altri film è dato trovare. Rivedersi negli sguardi, negli approcci, nella crescente curiosità della protagonista nei confronti dell'umanità fa quasi tenerezza, tanto più sottolineata dall'evidente indifferenza con cui viene raccolto il racconto delle nostre piccole storie, delle nostre piccole vite. Tutte storie normali, come i corpi che costellano gli spostamenti dell'aliena in giro per la Scozia. Storie come tanti piccoli semi, capaci di far crescere dubbi e curiosità e portare la protagonista all'impossibile rifiuto della sua stessa natura.

Unico punto debole del film è forse il finale, troppo facilmente speculare, che nega l'autonomia di una scelta e di un destino che la protagonista, alla fine del suo percorso, era ormai pronta ad accettare. Ma è un difetto minore in un progetto che spicca per l'attenzione al più minuto dettaglio (la camminata sbilenca della protagonista), la natura fredda e indifferente di una Scozia senza sole, le sue strade deserte e l'aria umida e poco ospitale di Glasgow.

E su tutto e tutti ancora Scarlett Johansson, che strega e cattura lo sguardo dello spettatore, per sedurlo e ingannarlo, in un gioco di reciproca fascinazione che non lascia speranze.

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04 agosto 2014

Letture interrotte: Shantaram, di Gregory David Roberts

 Mumbay, Chhatrapati Shivaji Terminus - © Stefan H
Sono arrivato a leggerne più di un terzo (che sono poi 400 pagine!), ma non ne posso più.
C'è qualcuno là fuori capace di convencermi a proseguire?

Non che Shantaram non si legga agevolmente, la prosa di Gregory David Roberts è piana e sufficientemente suggestiva e la traduzione di Vincenzo Mingiardi gli rende piena giustizia, ma più vado avanti più il ritratto da supereroe (con superproblemi, come da tradizione!) del protagonista di questa autobiografia romanzata diventa insostenibile.

Passi che il buon Greg ci metta meno di due secondi da quando sbarca dall'aereo in India per diventare l'occidentale più amato di Bombay, passi che gli basti un sorriso, uno sguardo appena, per capire (e carpire!) l'umanità infinita di chiunque gli si presenti davanti e si faccia amici tutti quelli che incontra. Ma che nel giro di una settimana dal suo trasferimento nello slum ne diventi un punto di riferimento imprescindibile, che scambi rispetto e premure con gangster e poveracci (e chiunque altro, a pensarci bene…) e si intrattenga in piacevoli discussioni filosofiche con i signori del crimine della città, senza dimenticare le - oh! che romantico! - pene d'amore per la sua bella Karla, beh… mi pare giusto un filo eccessivo.

Mi aspettavo un romanzo sulla ricchezza e le contraddizioni dell'India, ero più che disposto a gustarmi anche un tocco di esotismo, ma soprattutto mi sarebbe piaciuto scorgere qualche tratto di verità, tra le pagine di questo - apparentemente - sontuoso romanzo fiume. E invece…

Per concludere posso permettermi un consiglio?
Se siete curiosi e volete esplorare il cuore di Mumbay, leggetevi piuttosto Giochi Sacri, di Vikram Chandra, che sta al romanzo di Gregory David Roberts come un Thali sta a un hamburger di McDonald's…

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24 giugno 2014

Zona 42 va a Treviso


Sabato prossimo 28 giugno noi di Zona 42 saremo nei pressi di Treviso, alla libreria Lovat di Villorba, per presentare il nostro progetto.
Sarà l'occasione per presentare Desolation Road, per fare il punto sul nostro progetto editoriale e per chiacchierare di fantascienza, libri e letteratura con tutti gli appassionati.

Invitiamo tutti i lettori veneti (o di passaggio da quelle parti) a venirci a trovare, che poi magari si va a mangiare qualcosa in compagnia!

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19 giugno 2014

Zona 42 e il crowdfunding

 Zona 42 e il crowdfunding Come alcuni di voi sanno Zona 42 è una realtà indipendente che titolo dopo titolo ha intenzione di conquistare un vasto pubblico e una riconoscibilità in libreria. Dall’inizio del progetto abbiamo sostenuto come il lettore e il libraio amico siano i nostri interlocutori principali, le persone che con il loro supporto possono accompagnarci per un lungo percorso.

Con questo presupposto abbiamo deciso di portare su Starteed, sito italiano di crowdfunding, il prossimo titolo in pubblicazione: Pashazade di Jon Courtenay Grimwood.
L'idea di utilizzare questo strumento di finanziamento dal basso è un banco di prova per valutare quanto le buone intenzioni da più parti espresse si possano trasformare in fatti, per rendere tangibile il passaparola della rete, utilizzando come strumento di diffusione i principali canali social.

Per questo motivo siete voi che state leggendo queste righe l’elemento fondamentale per il completamento della raccolta fondi.  
Zona 42 continua e continuerà a portare ottimi titoli in libreria, il crowdfunding deve essere uno stimolo in più per proseguire sapendo di avere a fianco persone convinte come noi.

Per il successo della raccolta è fondamentale tener presenti tre aspetti:
 - la diffusione del progetto dipende dal vostro aiuto: rilanciate il link Starteed, parlatene sul vostro blog, cliccate “mi piace”.
- la formula è “tutto o niente”: o si raggiunge la cifra indicata o non si prende nulla. Non possiamo perderci per la strada.
- i fondi vanno raccolti entro i primi di settembre, per questo motivo non esitate e partecipate immediatamente, se lo volete.

Abbiamo deciso di lanciare ora il progetto, anche se siamo a ridosso dell’estate: contiamo sul fatto che i lettori possano essere invogliati a contribuire mentre leggono gli altri nostri titoli sotto l’ombrellone.  

Questo è tutto, bando alle ciance, Pashazade vi aspetta!

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11 giugno 2014

Zona 42: Presentazioni, programmi, prospettive

Pubblico anche sul blog il pezzo presentato sul sito di Zona 42 in cui facciamo il punto su quel che abbiamo combinato nelle ultime settimane e, soprattutto, su quel che arriverà nei prossimi mesi. Buona lettura!

Zona 42 testataIn queste ultime settimane siamo stai piuttosto indaffarati, tanto da non riuscire ad aggiornare tempestivamente il sito con le ultime novità, già annunciate all'ItalCon e nell'ultima presentazione che ci ha visto protagonisti a Modena.

Presentazione ItalCon (blog)Ma andiamo con ordine. Alla fine di maggio si è tenuta a Bellaria la quarantesima ItalCon, che rappresenta il più importante appuntamento annuale per gli appassionati di fantascienza. Come ormai da qualche anno, la convention si svolge in abbinamento alla SticCon e alla YavinCon, che sono invece gli eventi che radunano rispettivamente gli appassionati di Star Trek e Star Wars. Per qualche riflessione a margine della nostra partecipazione vi rimando al post precedente, nello spazio commenti potete trovare anche un'interessante discussione a proposito della natura di questo tipo di incontri.

EmilyBookshop 4 LRSabato scorso abbiamo invece presentato Desolation Road a Modena, grazie all'ospitalità di Emily Bookshop, una piccola realtà indipendente che ha da poco aperto i battenti. Elisa, la libraia padrona di casa, ha organizzato le cose per bene e ci siamo trovati in una libreria piena ad ascoltare Chiara Reali, la traduttrice del romanzo di Ian McDonald, che ha letto da par suo un estratto del romanzo, lasciando il pubblico a bocca aperta grazie a un'interpretazione del testo davvero emozionante. A seguire abbiamo parlato in lungo e in largo del romanzo, del "curioso destino della fantascienza in Italia", delle prossime uscite e di quel che ci piacerebbe proporre nei prossimi mesi. L'aspetto più soddisfacente della serata è stato confrontarsi con un pubblico che era al 90% del tutto digiuno di letteratura fantascientifica: vedere la curiosità e l'interesse che ci hanno dimostrato ci ha lasciati con qualche speranza in più riguardo al futuro del nostro percorso. Qui abbiamo caricato qualche foto dell'incontro.

Ma si parlava di novità, ed ecco dunque il momento di annunciare anche sul nostro sito quali saranno i prossimi titoli che andranno ad arricchire il nostro catalogo.

Per la fine di giugno è attesa la pubblicazione de Il Sole dei soli, di Karl Schroeder, tradotto da Silvia Castoldi e Marco Passarello, con un introduzione di Davide Mana. A breve vi mostreremo la copertina, e parleremo più diffusamente del romanzo.

Grimwood_PashazadeA ottobre uscirà il nostro terzo titolo: Pashazade, di Jon Courtenay Grimwood, un thriller ambientato in un'Alessandria d'Egitto del prossimo futuro, dove il fascino dell'ambientazione nordafricana (l'autore ha vissuto per parecchio tempo da quelle parti) si unisce all'irresistibile carisma di uno dei personaggi più interessanti ci sia capitato di incontrare in tanti anni di letture. Siamo convinti che Ashraf al-Mansur non vi lascierà indifferenti. Pashazade è il primo romanzo della trilogia arabesca composta da Grimwood, trilogia che si completerà con l'uscita di Effendi e Felaheen. I tre romanzi sono autoconclusivi, e seguono le vicende di Ashraf Bey in tre momenti diversi della sua permanenza in Nordafrica. Pashazade, Effendi e Felaheen sono stati candidati ad alcuni dei più prestigiosi premi (Arthur C. Clarke, BSFA, John W. Campbell, British Fantasy Award) e in un caso hanno vinto il titolo di miglior romanzo dell'anno pubblicato in Gran Bretagna.
Nell'ottica di coinvolgere il nostro pubblico e realizzare quindi il miglior lavoro possibile anche con questo romanzo, a giorni debutterà il nostro primo esperimento di crowdfunding. Abbiamo deciso di percorrere questa strada, piuttosto nuova per l'editoria nostrana, per sondare le possibilità di uno strumento che altrove sembra stia dando ottimi risultati. I segnali in rete sono incoraggianti, speriamo che alle buone intenzioni espresse da più parti seguano i fatti. Anche per questo progetto vi rimandiamo comunque a un apposito articolo che uscirà nei prossimi giorni.

Stross_HaltingStateI titoli che seguiranno alla pubblicazione di Pashazade manterranno ben fermo in Europa il baricentro della casa editrice. Il programma futuro di Zona 42 prevede infatti la pubblicazione di Halting State di Charles Stross, un autore che crediamo non abbia bisogno di presentazioni, e quindi quella del nostro primo romanzo di fantascienza italiana. Per il momento preferiamo non rivelare le date di uscita delle due opere, sappiate però che arriveranno entrambe nella prima metà del prossimo anno, se non prima.

Per quanto riguarda i desiderata su cui ci è capitato di confrontarci con qualche lettore in rete o in giro per convention, dobbiamo purtoppo dire che abbiamo perso la gara per Ancillary Justice: Ann Leckie ha preferito affidare il suo romanzo a un editore sulla piazza da parecchi anni più di noi. Se ci dispiace non riuscire a proporre ai nostri lettori un romanzo simile, siamo comunque lieti che qualcosa si stia muovendo nell'asfittico panorama fantascientifico nazionale, che a sentir gli agenti era da un po' che non si assisteva a una gara per un titolo del genere.

Se anche non pubblicheremo il titolo della Leckie, ci rimane comunque l'imbarazzo della scelta per decidere cosa portare in Italia tra tutti i romanzi di qualità usciti all'estero negli ultimi decenni. Noi abbiamo tutte le intenzioni di continuare come abbiamo fatto finora, mettendoci tutta la passione e la competenza possibile.
Voi continuate a seguirci, che insieme ne vedremo delle belle.

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28 maggio 2014

Di ritorno dall'ItalCon

© Annalisa Antonini & Giorgio Raffaelli
L'ItalCon è l'appuntamento annuale che riunisce il mondo italiano della fantascienza. Da qualche anno a questa parte l'evento è stato accorpato alla SticCon, che è invece il più importante incontro dei trekkies italiani e probabilmente il più frequentato evento del genere in Italia.
Esclusa una felice partecipazione a una vecchia ItalCon (a Fiuggi, nel 2009) per me è stata la prima volta a Bellaria e, soprattutto, la prima volta con un ruolo ufficiale, in qualità di editore con il nostro progetto Zona 42.

Come Zona 42 la nostra esperienza all'ItalCon si può riassumere in pochissime parole: non credo ci torneremo più. Almeno non ufficialmente.
Suonerà drastico, e forse anche un po' pretenzioso: siamo gli ultimi arrivati, facciamo appena in tempo a partecipare e già ci arroghiamo il diritto di criticare e polemizzare.
Il motivo di una scelta che a caldo ci appare inevitabile è stata la sensazione che ci siamo portati a casa dall'esperienza di Bellaria, ovvero che dei libri, della letteratura, della fantascienza scritta, agli organizzatori della SticCon non frega poi molto.

La mancanza di eventi di cartello, la sala mal segnalata, i panel mai annunciati, i banchi dei libri emarginati e laterali, la partecipazione praticamente nulla dei convenuti agli incontri in programma: tutte scelte lecite e comprensibili (il business che ruota intorno a Star Trek e Star Wars è la priorità della Con, evidentemente), ma dal nostro punto di visto decisamente poco condivisibili, ci fanno pensare che l'integrazione dell'ItalCon nel grande baraccone dell'incontro di Bellaria sia probabilmente un male necessario, ma del tutto superfluo agli scopi dell'organizzazione.

Detto questo, vediamo i lati positivi, che sono, come spesso accade in questi casi, l'incontro con i vecchi amici e le nuove conoscenze e tutte le chiacchierate e le discussioni che sempre accompagnano questi appuntamenti.

A Bellaria ho rivisto Giovanni De Matteo che presentava Corpi Spenti, il seguito di Sezione π² in uscita a giugno per Urania, ho conosciuto Lady Simmons (e compagno!) ed è stato davvero un piacere e già si parla di organizzare qualcosa a Torino (grazie anche ai ragazzi del MuFant, con cui si è parlato domenica), ho incontrato Andrea Viscusi, che causa defezione all'ultimo minuto (pienamente giustificata!) del suo compagno d'avventura, m'ha coinvolto nella presentazione di Spore, ed è stata una gran bella esperienza.
E poi gli incontri nei corridoi, i pranzi con i Vanamonde e Silvio e Dario, Annalisa che ha portato pazienza e la Lui che ha contribuito a scaldare l'atmosfera.
Sì, dal punto di vista umano la mia due giorni di Bellaria è stata splendida.

Tornando ai momenti ufficiali della convention, la presentazione del progetto Zona 42 è andata abbastanza bene, con la sala che si è via via riempita e la fondamentale partecipazione di Silvia Castoldi e Marco Passarello, ovvero i traduttori de Il Sole dei soli, di prossima uscita, che ne hanno dato una visione davvero entusiasta. E con una interessante discussione finale (grazie Lui!) che si è purtoppo dovuta interrompere causa sforamento dei tempi a nostra disposizione.
Abbiamo parlato dei nostri progetti futuri, fatto qualche anticipazione sulle prossime uscite (se ne riparlerà nei prossimi giorni in un apposito post sul sito di Zona 42) e azzardato qualche riflessione su quali siano le migliori strategie per far conoscere il nostro progetto editoriale al mondo là fuori.

Non so quale saranno in futuro i rapporti tra Zona 42 e questo tipo di eventi. Una risposta possibile potrebbe essere focalizzarci su incontri più mirati e specializzati, o magari provare a organizzare qualcosa in autonomia, tenendo conto delle nostre risorse e delle nostre possibilità.
La riflessione è aperta, rimanete sintonizzati!

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20 maggio 2014

Zona 42 va all'ItalCon

© Giorgio Raffaelli
Nel prossimo fine settimana Zona  42 si trasferisce a Bellaria per presentarsi al popolo fantascientifico che frequenta l'ItalCon, la più importante manifestazione del genere in Italia. Come ormai da qualche anno a questa parte, l'ItalCon, arrivata ormai alla quarantesima edizione,  si svolge insieme a SticCon e YavinCon, che rappresentano invece gli appuntamenti annuali dei club di appassionati di Star Trek e Star Wars. Ci si aspetta quindi la presenza di folle sterminate (si fa per dire!), pronte a immergersi nelle atmosfere a metà strada tra Marte e il West del nostro Desolation Road.

Scherzi a parte, noi presenteremo il nostro progetto domenica mattina alle 11.00 nello spazio Babel del Centro Congressi Europeo di Bellaria.
Sarà l'occasione per fare il punto della situazione, parlare dei progetti futuri (Grandi annunci! Novità in arrivo! Titoli! Nomi!), fare quattro chiacchiere con chi ha già letto Desolation Road e con tutti i potenziali lettori che non hanno ancora avuto l'occasione di accostarsi al romanzo di Ian McDonald. 
Vi aspettiamo numerosi!

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16 maggio 2014

Letture: L'inconfondibile tristezza della torta al limone, di Aimee Bender

Torniamo a parlare di libri con un volume che a fine lettura m'ha lasciato un po' così, in bilico tra scetticismo e genuino entusiasmo. Forse buttar giù qualche nota mi aiuterà a chiarire le idee. Si parla del secondo romanzo di Aimee Bender, L'inconfondibile tristezza della torta al limone.

© Aelle

Primo spunto: non avrei mai letto un libro con un titolo simile e la sinossi che lo accompagna, se non avessi avuto ben presente cosa aveva combinato in precedenza la sua autrice. Aimee Bender mi ha colto alla sprovvista qualche anno fa con le sue Creature Ostinate (una delle migliori letture dell'epoca) e si è poi confermata ottima narratrice con l'altra sua antologia (che è stata scritta prima, ma che io ho letto dopo), quel Grida il mio nome edito prima da Einaudi e ripubblicato di recente da minimum fax con il titolo La ragazza con la gonna in fiamme.
Con i racconti di Aimee Bender vado sul sicuro, che la sua scrittura sembra fatta apposta per esaltarsi sulla breve distanza. La dimensione del romanzo, che richiede allo scrittore un approccio diverso, quasi da passista della narrazione, non potendo esaurire la sua corsa in poche pagine, mi sembrava invece poco adatta alle caratteristiche dell'autrice. Per questo motivo me ne son tenuto ben distante. Fino ad ora.

Secondo spunto: racconti e romanzi, trova le differenze…
Aimee Bender ha immediatamente conquistato la mia attenzione grazie alla combinazione tra una prosa intensa e leggera, spesso malinconica e le invenzioni esplosive, conturbanti e in generale parecchio strane che illuminano le sue opere. Questa miscela funziona a meraviglia nello spazio del racconto, ma temevo non fosse abbastanza resistente da reggere la lunghezza di un romanzo.
Risultato? mah…  L'inconfondibile tristezza della torta al limone si legge che è un piacere, ma il peso specifico delle stranezze (passatemi il termine), rispetto agli aspetti più tradizionali del racconto della vita quotidiana della solita famiglia della classe media americana (avvertite anche voi una certa ostilità all'argomento? bene) ha portato questo lettore a chiedersi più di una volta se non fosse il caso di abbandonare il volume in favore di testi che rispondessero meglio alla propria esigenza di meraviglie e turbamenti.
Però no, dai, sarei ingiusto con la Bender. Il romanzo è scritto bene, e le meraviglie cui mi ha abituato (chiamatele fantastiche, fantascientifiche, surreali, la definizione dipende dai territori letterari che vi sono più congeniali) sono funzionali alla storia, le danno un senso e una complessità che altrimenti si sarebbe persa. Certo, forse semplificano la vita dell'autrice, ma rendono l'esperienza della lettura più ricca e affascinante e quindi, perché lamentarsi?
Il mio problema è che le vite dei personaggi de L'inconfondibile tristezza della torta al limone non mi interessano più di tanto e quindi… E quindi arriviamo al

Terzo spunto: personaggi e interpreti.
Perché è vero, i personaggi sono resi in maniera magistrale: Rose e Joseph, i loro genitori, gli amici e gli incontri. Tutto ottimo, se vi interessa il genere. Io invece faccio fatica a comprendere 'sti ragazzi per cui il college è la normalità e non andarci sintomo di una disfunzione psico/sociale, assuefatti come sono a una vita preconfezionata che nemmeno l'irrompere dell'impossibile riesce a turbare. Molto più interessanti, dal mio punto di vista, gli scorci di una Los Angeles normale, osservati spesso dalla prospettiva del pedone piuttosto che dai finestrini delle auto o degli autobus che attraversano la città, che offrono al lettore una prospettiva  parecchio diversa dall'immutabile iconografia della metropoli che Hollywood ci impone ormai da tempo immemore. Sono questi gli attimi - insieme ai momenti dedicati al cibo e ai ristoranti - in cui il racconto mainstream mi appassiona, pur mancando di quegli effetti speciali che continuano ad essere il richiamo più forte che mi attira tra queste pagine.
I turbamenti adolescenziali della giovane Rosie, le turbe del fratello, l'autismo ipnotico della vita del padre e quella sempre sull'orlo di una qualche crisi della madre: Aimee Bender offre al lettore un ritratto perfetto della middle class californiana (ecco, se fossi un recensore serio, questo è quello che dovrei scrivere!), ma a me interessa la magia della narrazione, quel che la Bender ha già dimostrato di saper fare nei racconti. E no, alla fine non rimango deluso: le pagine in cui cibo ed emozioni (risentimento, dolore, gioia o allegria) si mescolano nella bocca di Rosie, quelle - purtroppo troppo rare - in cui Joseph perde corpo e sostanza soffocato dal suo stesso mistero, le porte degli ospedali che rimangono chiuse, le nonne lontane e sconosciute, ma vicine negli oggetti, rotti e strapazzati che siano.
C'è molto di buono ne L'inconfondibile tristezza della torta al limone, magari un pochino diluito, ma c'è. Ed è qualcosa che è difficile dimenticare, nonostante tutto.

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12 maggio 2014

Ben Harper dal vivo a Padova, 9 maggio 2014

There's always someone younger
someone with more hunger
(don't let it take the fight outta you)


© Francesco Castaldo

E così venerdì sera siamo andati a Padova al concerto di Ben Harper.
E beh… nonostante le premesse non fossero le migliori sono tornato entusiasta dall'esperienza.

© Giorgio Raffaelli
Abbiamo visto Ben Harper la prima volta all'arena di Verona qualche anno fa. Suonava con gli Innocent Criminals ed eravamo riusciti a a farci accreditare come fotografi. Saranno state le condizioni in cui ho assistito al live, o la spettacolare collocazione del concerto, in ogni caso ho trascorso una gran bella serata: ottima musica, foto invidiabili, clima ideale. Se per me le parti migliori sono stati i momenti in cui  Ben Harper esplorava la sua vena funky/rock, ottimamente supportato dalla sua band, il piccolo siparietto a metà dello show in cui il musicista californiano ha proposto qualche pezzo acompagnato solo dalla sua chitarra è stato forse il momento più debole del concerto. Ok, Ben Harper è bravo, ma ehi! il tiro della band aveva tutt'altro impatto.

Quest'anno ho preso i biglietti per tempo (erano il regalo di complenno di Annalisa) senza avere la più pallida idea riguardo al tipo di show che avrebbe proposto. Quando ho scoperto che il live sarebbe stato uno one-man show (ok, c'era anche la sua mamma, ma ci siamo capiti…) ho avuto qualche dubbio sull'esito della serata.
Ma siam partiti comunque carichi, che "Ben Harper è Ben Harper" (Annalisa) e "male che vada spero ci sian delle poltrone comode" (io).

Da parte mia temevo una reazione Blutarsky, e il buon Ben l'ha rischiata in paio di momenti, quando il suono del suo slide si avvolgeva su se stesso senza arrivare da nessuna parte, ma nel complesso non credevo che quasi tre ore di un tizio che suona da solo la chitarra potessero rivelarsi così emozionanti.

Che Ben Harper sia un ottimo chitarrista non lo scopro certo io, ma prima di venerdì sera non avevo mai sentito qualcuno usare la voce con la stessa qualità, lo stesso talento, la quasi infinita gamma di toni ed emozioni che lui è riuscito a tirar fuori per tutta la durata del suo concerto.

Ben Harper non è mai stato tra i miei artisti preferiti. Massimo rispetto, certo, ma m'è sempre parso fin troppo perfetto, con quell'atteggiamento da bravo ragazzo che si porta dietro, e il rischio della noia sempre dietro l'angolo. Se parliamo di voci vuoi mettere con un tipo come, chessò, Jeff Buckley? Ben Harper non pare proprio tipo da buttarsi in un fiume, e poi dai, la famiglia e la vita sana…
Anche suonare con la sua mamma, vi pare roba da rockstar?

© Melissa Nicholson



Ma Ben Harper è evidentemente un testone. Segue la sua strada, e poche balle. Lavora come un mulo, e si vede: canta cento volte meglio ora rispetto a qualche anno fa, suona le sue chitarre (ne avrà usate quindici diverse durante lo spettacolo, oltre a proporre qualche pezzo al piano) con una dedizione, un amore che si ferma sempre appena a un passo dall'ossessione, tirando fuori suoni che se non li senti non ci credi. Con quell'aria di trovarsi lì quasi per caso, la goffaggine dei movimenti e la ritrosia nei rapporti con la platea. E qualcosa da dire, e la capacità di farsi sentire. Noi l'abbiamo ascoltato più che volentieri per tutta la serata e ci siamo ritrovati a casa consapevoli di aver assistito a un gran concerto.

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