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© giorgio raffaelli |
Mi è stato fatto notare che negli appunti che posto manca molto spesso qualsiasi riferimento alla trama del libro che commento. Inserisco di rado riassunti o accenni alla trama perché vedo queste note come un modo per riflettere sull'esperienza di lettura piuttosto che come vere e proprie recensioni. Più che rivolgersi ai potenziali lettori sono un tentativo di dialogo con chi il dato testo l'ha già letto. Mi rendo conto che è un punto di vista piuttosto personale e non so quanto condivisibile, ma - ehi! - se ne può parlare.
Mi rivolgo quindi ai visitatori del blog cui capita di prendere spunto da queste note per le prossime letture: nei post letterari futuri vorreste comparisse qualche riferimento alla trama nella narrativa che commento?
Nell'attesa di dirimere la questione, ecco qualche altro libro, più o meno interessante, più o meno memorabile.
Wesley Stace - La ballata di Miss Fortune
Un romanzo, una ballata, una canzone. Nel ritornello le difficoltà di un'identità sessuale confusa, che quando nasci maschio e cresci nelle vesti della fanciulla del castello è difficile venirne a capo; nelle strofe la crescita e gli incontri, i buoni e i cattivi, la scoperta del sesso e la disperazione dell'amore.
Ho scoperto La ballata di Miss Fortune grazie a un post di Davide Mana e me ne sono rapidamente innamorato. Wesley Stace percorre con una leggerezza sorprendente il sentiero del disagio. Racconta di travestiti e follia con una dimestichezza confortante, mescola dolcezza e humour e dramma e avventura in una melodia avvincente, con il ritmo delle migliori ballate popolari e un sapore indicibilmente inglese. L'ottocento di Miss Fortune appare più vero del vero, dalle strade lerce di Londra alla campagna luminosa che racchiude nel suo splendore i segreti dei nobili nei loro manieri. Ancor più vero, nonostante l'impianto evidentemente romanzesco, è il racconto di un sesso negato e travestito, dei rapporti tra uomini e donne vincolati agli usi sociali, alle consuetudini familiari, alle necessità del corpo, narrati in modo magistrale per sensibilità di tocco e prospettiva.
Wesley Stace è anche un'abile musicista (e nel romanzo si percepisce netta l'attenzione e il debito verso musicanti, poeti e cantori) che suona e canta con lo pseudonimo di John Wesley Harding. Da qualche tempo gira nel mio lettore Who Was Changed And Who Was Dead e se è forse troppo facile stabilire parallelismi tra romanzo e musica, a me pare che, ad averne conosciuta la voce, riconosci il timbro di Wesley Stace anche tra le parole de La ballata di Miss Fortune.
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Joe Haldeman - Verso le stelle
Verso le stelle (Starbound in originale) è il secondo romanzo di una trilogia che vedrà in Earthbound (uscito nel dicembre 2011 negli Stati Uniti e, immagino, di prossima pubblicazione per Urania) il suo capitolo conclusivo.
Come già annotavo nel post dedicato a Dula di Marte, primo romanzo del trittico, anche in Verso le stelle Joe Haldeman conferma tutte le caratteristiche che rendono piacevole la lettura della sua fantascienza: attenzione al realismo, buona immaginazione, personaggi che si fanno ricordare, tono leggero e un sacco di mestiere.
In Verso le stelle non c'è nulla che il lettore di fantascienza non abbia già incontrato altrove. L'abilità di Haldeman sta tutta nella capacità di fare confluire elementi classici in un contesto attuale, narrando il tutto con una voce personale e riconoscibile. I suoi romanzi non saranno nulla di memorabile, ma rimangono tra le letture più piacevoli nel settore.
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Gianluca Morozzi - Colui che gli dei vogliono distruggere
Buongiorno, mi chiamo Iguana e ho un problema con i supereroi.
Dopo un periodo piuttosto lungo di full immersion fumettistica terminato alla fine degli anni '90, ho abbandonato il genere con qualche rimpianto e un gran senso di liberazione, che la lettura delle decine tra albi Marvel, Dc e compagnia che uscivano ogni mese era diventata un'abitudine più che un piacere.
Quando poi nel decennio sucessivo sono iniziati a uscire i primi blockbuster hollywoodiani che esploravano l'universo supereroistico sono andato diligentemente al cinema a godermi le avventure di X-Men e Uomo Ragno, ho apprezzato l'approccio di Shyamalan al genere, ma già con i Fantastici Quattro e quindi con gli ultimi Batman ho iniziato ad annoiarmi, per arrivare poi ai Vendicatori di quest'anno e non poterne francamente più.
Ma al mondo colorato ed eccessivo dei supereroi ci sono comunque affezionato e quando, girando per bancarelle, m'è capitato tra le mani Colui che gli dei vogliono distruggere di Gianluca Morozzi non ho resistito e me lo sono portato a casa. Per riconciliarmi con quel mondo scelta non poteva essere più felice.
Prima di questo romanzo conoscevo Gianluca Morozzi solo di fama, grazie a un paio di post letti in rete che avevano stimolato la mia curiosità, ma gli bastano poche pagine e Colui che gli dei vogliono distruggere mi ha già conquistato: l'azione parte a pochi minuti da casa mia e poi spazia senza sforzo apparente tra New York e l'Emilia e il deserto, avanti e indietro nel tempo, saltellando agevolmente tra universi paralleli e vicoli bolognesi.
Gianluca Morozzi è abilissimo a giostrare tra realtà fumettistiche e quotidianità, mescolando supereroi e rock'n'roll, riferimenti a storie precedenti (ho poi scoperto che la rock band dei Despero, che compare nel libro, è protagonista del suo omonimo primo romanzo), un tocco di fantascienza mica da poco e una meravigliosa idea che fonde le varie anime del romanzo in unico scenario coerente. E non ho nemmeno accennato ai personaggi… Vabbé, voi leggetelo, e poi sappiatemi dire.
Per me quello con Colui che gli dei vogliono distruggere è stato l'incontro librario più fortunato dell'anno, nonché la miglior lettura italiana del periodo, dentro e fuori dal genere.
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