22 febbraio 2006

Compagni di tutto il mondo


Originally uploaded by Iguana Jo.
Per me è un po' imbarazzante, ma va bene, parliamo di politica.
(nota esplicativa: non è la politica in se ad essere imbarazzante, è che di solito per me la politica è questione di scelte quotidiane, non di massimi sistemi, da cui l'imbarazzo...)

Perché a sentire l'aria che tira, ad ascoltare le dichiarazioni di questo e quel politico, io inizio a preoccuparmi. Insomma, sperando che il prossimo aprile tutto vada per il meglio, mi piacerebbe capire se è davvero tanto sconvolgente immaginare una forza di sinistra come rifondazione al governo con la margherita.

Siamo tutti d'accordo (!): nel migliore dei mondi possibili saremmo già tutti felicemente anarco-comunisti, per cui il problema non si porrebbe nemmeno. Ma visto che cui e ora le cose vanno già abbastanza di merda non sarebbe forse meglio tentare di influenzare/spingere/orientare le decisioni governative verso quelli che sono gli ideali che muovono le persone che in tale forza politica si riconoscono piuttosto che lasciar fare a 'sti centristi tutto quello che gli pare (alla faccia delle persone che poi tali decisioni dovranno sopportare) con la scusa di mantenere puro e intatto il manto di idealistica purezza che sembra ricoprire ogni decisione comunista?
Vale di più la purezza dell'ideologia (che rimarrebbe comunque tale, mica ci si svende l'anima a tentare di piegare verso sinistra la rotta governativa), o la vita quotidiana dei milioni di persone che quotidianamente le decisioni del governo devono subire?
Le persone elette a rappresentarci devono servire la comunità (assecondando il più possibile il loro ideale politico) o devono servire l'ideale politico (accontentando quando possibile le persone per cui si trovano a legiferare)?

Voi cosa ne pensate? I comunisti ci lasceranno (di nuovo) nella merda berlusconiana o si daranno una mossa (con tutti i compromessi del caso)?

Cosa sarebbe preferibile?

15 febbraio 2006

Creazionismo elementare

Originally uploaded by Iguana Jo.
Va bene. È scontato. I figli 'so piezz'e core.
Però questa ve la devo raccontare.
Francesco frequenta la seconda elementare. Lunedì scorso abbiamo avuto il colloquio di fine quadrimestre con le maestre.
Tra le varie cose le maestre ci hanno raccontato di come Francesco sia stato colto a discutere in maniera convinta, ma civile (precisazione indispensabile visto il soggetto, che, ahinoi, di solito le discussioni finisco con le mosse dei power rangers o di qualche wrestler dal nome impronunciabile), con un paio di suoi compagni di classe a proposito della nascita dell'universo, della vita sulla terra, di dinosauri ed esseri umani.
La discussione è nata dalle avventate dichiarazioni dei summenzionati compagni di classe che, manco a dirlo, sostenevano la creazione dell'universo mondo nei canonici sette giorni a opera del vecchio barbuto.

I poverini frequentano il catechismo, che ci volete fare, mentre Francesco frequenta una famiglia senza dio con una spiccata propensione fanta/scientifica.
E quindi vai di evoluzione (la vita è nata nell'acqua!) vai di teorie cosmologiche (le terra è nata dalla fusione di un mucchio di asteroidi), vai di paleontologia spicciola (c'è voluto un sacco di tempo perché gli animali si trasformassero in uomini, e i dinosauri ci hanno lasciato un sacco di ossa...).
Insomma, c'è di che essere orgogliosi, non trovate?

Lettura consigliata del giorno: qualunque cosa vi capiti per le mani di Stephen Jay Gould (non lo conoscete? Peccato, era un paleontologo, ma soprattutto il miglior scrittore scientifico mi sia mai capitato di leggere).

08 febbraio 2006

A me piace(va) un sacco Tom Robbins!

Originally uploaded by Iguana Jo
Perché non mi piace più Tom Robbins? Perché dalla posizione di scrittore preferito è passata a quella di scrittore da evitare?

Tutto è iniziato con Even Cowgirls Get the Blues (Il nuovo sesso: Cowgirl): un'illuminazione, un'ondata di energia, divertimento, intelligenza che mi ha entusiasmato. La saga di Sissy mi è rimasta nel cuore e nello stomaco, negli occhi e nella mente. Mi ha riempito e non mi ha mai più lasciato. Un romanzo indimenticabile, di quelli da consigliare sempre e comunque a chiunque. Un libro capace di caratterizzare separandoli coloro che lo hanno apprezzato da quelli che non sono riusciti ad entrarci in sintonia.

Letto questo romanzo il passo successivo è stato leggere Natura morta con picchio. A sentire quel che si diceva in giro sembrava che questo romanzo avesse segnato la storia della Cultura Alternativa Americana. Probabilmente a me di 'sta Cultura Alternativa Americana non me ne deve fregare più di tanto, e il romanzo m'ha lasciato abbastanza indifferente, che a confrontarlo con la lettura precedente non c'era davvero paragone.

Poi è arrivato Coscine di pollo, l'altro romanzo che m'ha fatto inserire Robbins tra gli autori-di-cui-leggeresti-qualunque-cosa-anche-la-lista-della-spesa. Tra i momenti fanastico-surreali, la ricostruzione storica del conflitto israelo-palestinese, la sferzante ironia sul fondamentalismo americano e la ribalda innocenza dei suoi protagonisti, Coscine di pollo è un altro romanzo indimenticabile, di quelli che oltre ad illuminarti il cammino ti fanno ridere da spanciarti lungo la strada.

Ternimato di leggerlo c'è stata una lunga pausa: altri romanzi di Robbins non se ne vedevano all'orizzonte. A forza di non trovarlo non l'ho più cercato, ho letto altro, ho esplorato nuovi territori. Son ritornato alla fantascienza ecc. ecc.
Poi improvvisamente (almeno per me) le librerie sono state invase dai romanzi di Robbins. Non so per quale motivo, se per qualche assonanza con la fantascienza che stavo leggendo, se le suggestioni fossero altre o se la scelta dipendesse dal ricordo dei romanzi letti anni prima, fatto sta che ho provato a prendere uno di questi romanzi.

Il romanzo in questione era Profumo di Jetterbug. L'ho trovato carino, il che è tutto dire. Divertente, a tratti spassoso, ma con un fastidioso sottofondo di filosofia new-age spicciola che alla lunga tendeva alla noia (la mia almeno). In più ho iniziato a sospettare una visione politica che più procedevo nella lettura più mi irritava. Ma ok, mi son detto, un libro sbagliato può anche capitare, sono in debito con Robbins di due capolavori, posso pur dargli un'altra possibilità.

L'altra possibilità, l'ultima a oggi, si intitolava Beati come rane su una foglia di ninfea. Questo romanzo m'ha proprio nauseato, da una parte il suo allegro anarchismo originale sempre più trasformato in un liberismo alla si fotta chi non ce la fa, dall'altra una storia noiosa e scontata come poche su uno sfondo di teorie mistico alternative degne del mago Otelma (faccio per dire, eh!). Insomma un fallimento totale. L'unica cosa che ricordo avevo apprezzato era la teoria galattica sulle rane.

Per cui ditemi voi, visti i miei rapporti con l'autore, vale forse la pena provare qualcosa d'altro? Per me no, almeno fino a prova contraria.

Ma visto che comunque Tom Robbins qualcosa (molto!) di buono me l'ha lasciato vi lascio con una sua citazione fantascientifica, che mi trova tuttora completamente concorde e che è molto utile per inquadrare il personaggio. È dedicata a un altro grandissimo scrittore americano, William Gibson: "Se Raymond Chandler fosse stato rapito da formose commedianti aliene e costretto a competere in un rodeo cibernetico sul lato oscuro della Luna, una volta tornato fra noi avrebbe scritto libri come Luce Virtuale".

02 febbraio 2006

Cut-Out


Dave McKean: Narcolepsy
Originally uploaded by Iguana Jo.
Post foto-didattico, nato dalle richieste di questo gruppo di flickr...

Premessa: in photoshop non esiste un metodo migliore, è talmente vasto che per raggiungere lo stesso risultato si possono seguire strade completamente diverse.
PC & Mac: a parte compatire coloro che non conosco la mela (ma questo è un altro discorso :-), per quel che so non esistono differenze tra le due versioni di ps. Quello che gli utenti PC possono trovare diverso sono il tasto [mela] e il tasto opzione [alt]. Per il primo credo si debba usare il tasto [command], per il secondo il tasto dx del mouse. Ma dato che non uso un PC ogni ulteriore precisazione è gradita.

Detto questo posso provare a spiegare qual è il mio metodo per fare il cut-out. (Vedi p.es. l'immagine qui a fianco)

- creare nella palette dei livelli un livello di variazione Miscelatore Canale per ottenere un bianco e nero di proprio gradimento. (una volta aperta la finestra del Misceltore Canale barrare in basso la casella monocromatico e divertirsi con le barre dei tre canali).
- una volta decisi i parametri del Miscelatore Canale selezionare nella palette dei livelli la maschera che compare a fianco all'icona del livello stesso
- selezionare nella maniera a voi più consona (lazo, pennello, strumenti di selezione vari...) l'area che volete colorata nella vostra immagine, cancellate dalla maschera selezionata precedentemente l'area selezionata e... Ta-Dan! avete praticamente finito.

Com'è venuto?

26 gennaio 2006

Conoscete la vostra velocità?

© giorgio raffaelli
In fuga. In fuga dal dolore, dal lutto, dalla violenza, in fuga dall'America.
Innocenti ingenui e ignoranti, due under trenta americani si inventano la Missione: portare il dollaro americano direttamente in mano a chi non l'ha mai visto. Veloci veloci sempre più veloci, con la necessità di scordarsi del sè di ieri, di quello di domani, del luogo di provenienza. Un overdose di nuovi panorami da sovrapporre alle immagini stantie e sofferenti dei ricordi.

Noi lo sappiamo. La fuga è inutile se quel che vuoi scordare ti accompagna.
Ma forse il punto non è questo. Il punto è l'America. E gli Americani. E l'oggi.
Se prima osservavamo affascinati Jack & Neal vagabondare pieni di innocenza ed energia per le strade di un'America altrettanto innocente, ora per Will & Hand il giocattolo si è rotto. Rimane l'intenzione, ma mancano le energie, la capacità di ritrovare la strada. L'innocenza non ritorna, l'energia va cercata altrove.

Ma esistono da qualche parte? Intendo l'innocenza, l'energia: sono merci ancora disponibili sul mercato? Sono/siamo in grado di riconoscere i segni? Ritroveranno i nostri eroi un senso nell'orientamento della mappa globale?

Non so se sulla strada si possa trovare ancora una qualche risposta, se nonostante tutto il Marocco ricorda la California, la Lettonia il Nebraska e ovunque ci sono persone in vendita, persone invisibili e persone che non ti vedono. Del resto non importa quante volte abbiano tentato di convincerti, la tua storia non è un romanzo. E se correre attenua il dolore, alla fine la vita ti raggiunge lo stesso. Resta lo sguardo puro, la possibilità dell'innocenza.
Il prezzo è stato pagato.

Poche parole, frasi spezzate e pensieri sconnessi per tentare di raccontarvi Conoscerete la nostra velocità. Leggetelo anche voi: vi farà ridere, vi farà piangere, vi spezzerà il cuore e vi farà incazzare. Alla fine Dave Eggers vi lascerà sazi e ne avrete abbastanza.
Almeno per un po'.

24 gennaio 2006

La Zona


Through
Originally uploaded by Iguana Jo.
Cogliendo lo spunto da qui volevo proseguire nel discorso sul Gap in un viaggio parallelo al suo. Tanto il territorio è infinito e c'è spazio per tutti...

Il gap (ma chiamiamolo Zona che, concordo, è meglio) è qualcosa che mi ha sempre affascinato. La prima volta credo di averlo incontrato in Ballard (la sua foresta di cristallo ha un che di zonale come del resto molti degli altri suoi paesaggi, primo tra tutti il suo mondo sommerso), ma forse tutte le opere dell'autore inglese sono collocabili in qualche area della Zona, dall'isola di cemento al condominio, dai pianeti deserti alle piscine abbandonate...

A parte Ballard, mi sembra di aver visitato la Zona anche in qualche vecchio racconto di Lucius Shepard (a propo'... si vedrà mai una nuova edizione di Settore Giada?) o nei vagabondaggi del protagonista di Amnesia Moon e probabilmente l'elenco potrebbe proseguire ancora a lungo.
Del resto la Zona è sempre intorno a noi, appena al di là della sguardo, ai margini della percezione. La Zona è uno stato d'animo che prende dimensione geografica, lo spazio per un'esplorazione personale, una mappa in bianco per tracciare lo spazio interno.

La Zona è un ovunque personale, un luogo altro, una fuga, un rifugio, un sogno o un incubo. La verità sta negli occhi di chi lo osserva, di chi ha il coraggio di penetrarne gli oscuri e luminosi anfratti. La Zona ci penetra e ci circonda. La Zona siamo noi, da soli nel nostro mondo singolare.

Buon viaggio, attenti a non perdervi.

17 gennaio 2006

Bolzano/Bozen: apartheid provinciale

Originally uploaded by Aelle.

– Da dove vieni?
– Vengo da Bolzano.

– Ma allora parli tedesco...

Questo il ritornello che immancabilmente si ripete. Chiunque sia il mio interlocutore la sequenza è sempre la stessa: vieni da Bolzano?Allora parli tedesco.
Quello che magari cambia è l'intonazione della voce: a volte interrogativa, a volte curiosa, più spesso semplicemente affermativa. Evidentemente in Italia l'idea di Bolzano è questa: terra straniera incidentalmente dentro i patri confini.

Non mi interessa contestare, confermare o dibattere tale opinione. Non mi interessano abbastanza la patria (qualunque patria) e i confini, non mi interessa convincere nessuno al riguardo, non ho né la voglia né la capacità di imbastire un dibattito sull'appartenenza etnica. Francamente son tutte cose per cui provo una certa nausea.

Quello che posso fare è provare a raccontare quello che è stato crescere a Bolzano, le ipotetiche possibilità e le disillusioni della realtà, il potere tranquillizzante del denaro e come la prospettiva possa rendere relativo il concetto di maggioranza.
In breve, parlare dell'apartheid che ha contraddistinto la mia vita come quella di chiunque sia cresciuto nella provincia di Bolzano durante gli anni '70 (non che poi le cose siano cambiate, ma non ne ho più esperienza diretta).

Che poi nella sostanza il discorso non è nemmeno lungo. Da quando nasci a quando vai a scuola, dal quartiere in cui abiti al lavoro che ti scegli, dagli amici che frequenti alla tomba che occuperai, tutto è già definito. Questo suonerà incredibile nel resto d'Italia, ma è perfettamente possibile non parlare una sola parola di tedesco (salvo durante le interrogazioni a scuola) per tutta la propria vita bolzanina.
Ci sono asili, scuole elementari, scuole medie e scuole superiori italiane e asili, scuole elementari, scuole medie e scuole superiori tedesche. Nel raro caso in cui queste siano contigue (vedi la scuola elementare e le medie che ho frequentato) gli orari di ingresso sono diversi. I quartieri sono etnicamente suddivisi, nel punti di contatto ci sono linee di confine invisibili che tutti noi che ci siamo passati conosciamo e riconosciamo. Persino le chiese sono doppie. La stragrande maggioranza dei bar sono etnicamente frequentati, ovviamente le persone che ti trovi a frequentare parlano la tua stessa lingua. Anche il cimitero è diviso tra settori italiani e tedeschi.
Vista da fuori la situazione appare del tutto folle. Da dentro è assurdamente normale.
Poi per fortuna la vita è un po' meno prevedibile delle premesse etniche su cui vorrebbero fondarla, e le cose un po' più complicate, ma la volontà politica di tenerci separati è evidente.

Del resto a Bolzano le cose funzionano decentemente (a volte molto più che decentemente).
Nonostante le apparenze Bozano non è Belfast, in nessun momento si sono vissute situazioni paragonabili a quelle di altre regioni multietniche (abbiamo ancora tutti negli occhi le immagini della ex-yugoslavia, vero?), e anche se negli anni '60 s'è vissuta una breve stagione di terrorismo indipendentista la situazione non è nemmeno lontanamente paragonabile a quella dei paesi Baschi, tanto per rimanere nella civilissima Europa.

Come mai? Siamo naturalmente pacifici, miti e tolleranti o forse i motivi sono altri?
Come dicevo sopra non ho intenzione di inoltrarmi in analisi sociologiche/culturali/politiche etc etc.
Quello che ho visto e continuo a vedere è che nella ridente provincia bolzanina quella che in teoria dovrebbe essere una minoranza discriminata è in realtà una maggioranza discriminante, che i soldi pacificano molte situazioni spinose, che quando possiedi fisicamente (a volte in maniera legalmente inalienabile) la terra occupata dall'invasore e lo fai pagare pure molto per la sua permanenza non c'è alcun motivo pratico e/o ideale per innalzare barricate (salvo quelle morbide, che umiliano magari lo spirito ma che senz'altro non inducono sofferenze nel circondario).

Ovviamente queste brevi note non esauriscono il discorso, e magari ci tornerò sopra. Per ora mi piacerebbe davvero molto sapere qual è la vostra idea, l'immagine che vi siete fatti della mia terra d'origine. Che siate bolzanini, sudtirolesi o altoatesini, residenti o emigrati, che abitiate in qualsiasi altro luogo del mondo ditemi cosa ne pensate.
E raccontatemi magari com'è vivere a Bolzano ora.

12 gennaio 2006

Il vicolo


Bolzano Amarcord (1973-1981)
Originally uploaded by Iguana Jo.
Attenzione, post nostalgico, da leggere con prudenza. Poi non dite che non vi ho avvertiti.

Non so quanti palloni abbiamo forato giocando a pallone in questo vicolo. Ci passavamo interi pomeriggi (allora a scuola non c'era il tempo pieno), tutta l'estate che passavamo a Bolzano. Erano gli anni settanta e io ero Cruyff o Mazzola, Aldo era Beckenbauer o Rivera. Si giocava in due, tre, quattro al massimo, che di più non ci si stava. Le due porte erano l'ingresso del cortile di Aldo e quello di Carlo. In mezzo le solite auto parcheggiate (che se non ricordo male di solito erano una 128, una 127, più avanti c'era la Prinz - ahh, averci una foto!) il pallone che regolarmente ci si infilava sotto. Le pause erano date unicamente dalle auto che dovevano passare per andare all'officina in fondo al vicolo, o dai genitori che tornavano a casa.

Ma non c'erano solo le infinite partite di calcio. Il vicolo e i cortili che vi si affacciavano erano lo scenario ideale per i giochi di guerra, nascondino, guardie e ladri: si scavalcavano cancelli, si saltavano dirupi, muretti e scantinati tra un cortile e l'altro, tra un vicolo e l'altro (e gli abitanti degli altri vicoli erano nemici, alieni, sempre cattivissimi e pericolosi, del resto chi mai c'ha giocato insieme?).
Ricordo i nomi, ricordo le facce che avevamo: Aldo, Carlo, Giorgino (che fine hai fatto Giorgino?) c'erano loro tre soprattutto, poi c'era mio fratello Marco, la Monica e la Luisella, e gli altri che c'erano solo ogni tanto e i ragazzi grandi: Marco e Claudio, che avevano certamente di meglio da fare, ma che ogni tanto si adattavano a giocare con noi.
Ci divertivamo in questo vicolo, ed è strano vederlo così vuoto e silenzioso. Sarà l'inverno, o forse tutti i bimbi sono cresciuti. Tanto il vicolo non ha fretta, rimane lì, in attesa della prossima generazione di fanciulli da svezzare.

11 gennaio 2006

Piccola città, bastardo posto


Quest'ultimo fine settimana sono tornato a Bolzano, l'occasione: i 40 anni di uno dei miei migliori amici storici. Già dire sono tornato è sintomatico. Quando cresci in un posto non importa da quanto tempo o come te ne sei andato, alla fine è quello il luogo che chiami casa.

Ma Bolzano che razza di casa è? Ricordo che quando me ne andai, vent'anni fa, fu una sorta di liberazione. Certo, ero in pieno dramma adolescenziale, in rotta coi parenti, con una città che non aveva niente da offrire, con la necessità quasi fisica della fuga, con una sofferenza addosso che c'ho messo un sacco di tempo ad ammorbidire, ad addomesticare.

Ritorno a Bolzano dunque, non più cittadino, ma nemmeno turista (questo mai!), forse reduce. Da battaglie personali, da incontri, scontri, sconfitte e illuminazioni. Fughe e ritorni. E come un reduce vago per la mia città, la guardo con occhio attento alle minime variazioni, cerco nelle facce delle persone un ricordo, un volto. Il segno di un'appartenenza. Difficilmente capita di incontrarlo, ma in fondo non ne sento più il bisogno e la ricerca è più un'abitudine che una necessità. Che ormai con i miei piccoli fantasmi ho fatto la pace. Che per Bolzano non giro più ramingo, ma passeggio. Che ora che sono lontano è davvero un piacere il ritorno.
Bolzano in fondo non mi manca. Del resto con i vecchi amici i ponti non li ho mai tagliati. Se c'è una cosa che qui in pianura mi manca non è la città, casomai la montagna. Ma questa è un'altra storia. Ne riparleremo.

04 gennaio 2006

Mi sono innamorato di uno scimmione



Sono appena tornato dal cinema e sono molto molto contento. King Kong è meraviglioso, la quintessenza del film d'avventura come se ne facevano una volta. In più metteteci una tecnologia degli effetti speciali al top, una regia da cui traspare evidente l'amore per la magia del cinema, la capacità di Jackson di passare istantaneamente dalla scena più trucida a quella più demenziale, degli attori perfetti per i loro ruoli (dedicate un po' d'attenzione ai comprimari, sono fantastici!).
Insomma, andatelo a vedere, che merita.

02 gennaio 2006

Un banchetto per i corvi

Dopo averlo atteso per più di tre anni ho finalmente letto il quarto volume delle Cronache del ghiaccio e del fuoco di George RR Martin.
Non mi era mai capitato di nutrire un'attesa così spasmodica per un libro. Del resto non ho letto altri cicli con lo stessa tensione, la stessa capacità di avvincere, con personaggi così reali che ti sembra di conoscerli da sempre.
Chi conosce le Cronache mi capisce. A chi non ha mai letto Martin basti dire che è merito (o colpa, dipende dai punti di vista) di questa saga se ho iniziato a leggere in inglese. Ho fatto il mio primo ordine su Amazon proprio per poter far fronte alla crisi d'astinenza che m'aveva preso al termine del primo volume edito in italiano, a cui non faceva seguito alcuna traduzione dei successivi.
Poi è successo che mentre leggevo il terzo volume, già pregustando la prossima uscita del quarto, si sono diffuse voci secondo cui il buon Martin ne avrebbe rimandato l'uscita causa problemi nello sviluppo della storia stessa. Aaarggh!!!
Era il 2002. Si sperava in un ritardo di qualche mese, poi le cose gli sono evidentemente scappate di mano e ci siamo ritrovati alla fine del 2005 con questo A Feast For Crows, che nonostante le sue 700 pagine esce dimezzato nel suo contenuto: metà delle vicende e dei personaggi protagonisti dei volumi precedenti saranno protagoinisti della seconda parte in uscita il prossimo anno, si spera.

Ma com'è il romanzo? Valeva la pena aspettare tutto 'sto tempo?
Sì.
E no.

Sì. Perché ritornare a Westeros dopo tutti questi anni è stato fantastico. Ritrovarsi nella trama che filo dopo filo Martin sta tessendo, riconoscere una situazione, rivedere una faccia, rivivere un momento. Tutto molto bello. Avvincente e drammatico come ricordavo.
Però questo non mi basta. Oltre al panorama, allo sfondo, sarebbe bello avere anche un qualche primo piano, dei protagonisti all'altezza. Purtroppo in questo quarto volume i personaggi lo sono solo in parte. Leggendo fino in fondo il grosso tomo ci si rende benissimo conto delle difficoltà che l'autore deve aver attraversato nella stesura: la difficoltà di riempire con degli avvenimenti un momento interlocutorio della storia; la necessità del climax ogni tot pagine; il bisogno di far crescere alcuni personaggi e farne sparire degli altri.
Per questo ben vengano gli excurus turistico/geografici (sebbene conditi con un indigesto eccesso di genealogia e araldica). Ecco allora Dorne o Bravoos, le periferie delle città e i paesaggi di campagna. Ben vengano anche i peregrinaggi di Brienne e compagnia, ben vengano perfino le tetre riunioni degli uomini di ferro. Ma la sostanza manca, manca la presenza di un personaggio memorabile (c'è solo Jamie che con qualche alto e basso tiene comunque botta, che la dolce sorellina con tutta la sua (over)dose di stronzate e cattiveria non è più la regina che tutti ricordavamo), manca un qualche evento catalizzatore per tutta la storia. Insomma manca un centro, c'è qualche ghiotto accenno a quel che succederà, si gettano le premesse per cambiamenti epocali, si seminano indizi e si stuzzica l'immaginazione del lettore. Tutto bene con qualche riserva quindi, che per tutto il libro ho sentito la mancanza di personaggi come Daeneris, come Tyrion, anche di Catelyn, tanto per dire. Speriamo dunque che il prossimo capitolo esca al più presto, che da Martin siamo abituati ad aspettarci sempre qualcosa di più.

30 dicembre 2005

Un anno di libri (e qualche film)



Come sono solito fare ormai da qualche anno, ecco di seguito le classifiche delle migliori letture di questo 2005, con in più la segnalazione di qualche film.
Visto che per me è la prima volta sul blog val la pena ricordare che quelli che seguono sono titoli che m'è capitato di leggere durante l'anno che sta per finire, non sono quindi libri usciti necessariamente quest'anno. Idem per i film, con l'ulteriore annotazione che anche quest'anno i film che ho visto sono decisamente pochi, molti meno di quelli che mi sarebbe piaciuto vedere.



Ogni ulteriore classifica, nota, critica o giudizio è più che benevenuto.

Ma bando alle ciance, ecco i titoli:

Migliori letture del 2005 - classifica assoluta (a parte il primo gli altri sono da considerarsi a pari-merito)
La messa dell'uomo disarmato - Un romanzo sulla resistenza di Luisito Bianchi
L'opera struggente di un formidabile genio di Dave Eggers
River of Gods di Ian McDonald
Tramonto e polvere di Joe R. Lansdale
Infinite Jest di David Foster Wallace

Migliori letture del 2005 - letteratura di genere
River of Gods di Ian McDonald
La quinta testa di Cerbero di Gene Wolfe
The Player of Games (l'Impero di Azad) di Iain M. Banks
Il paese della menzogna di Christopher Brookmyre
Rumble Tumble di Joe R. Lansdale

Visioni memorabili del 2005
Good Night and Good Luck di George Clooney
Moebius di Gustavo Mosquera R.
Lost in translation di Sofia Coppola
Ferro 3 di Kim Ki-duk

Link alla classifica 2004

Link alla classifica 2003

28 dicembre 2005

Buon compleanno Andrea


Andrea
Originally uploaded by Iguana Jo.
Oggi mio fratello Andrea avrebbe compiuto 35 anni.

Ma Andrea se n'è andato. Cinque anni fa una tempesta se l'è portato via mentre tornava da Silvia e Matteo dopo una giornata di lavoro. Un incidente tanto ridicolo e incredibile quanto tragico: un ramo spezzato dal vento è precipitato sulla sua automobile. Un istante prima, un istante dopo, e non sarebbe successo nulla.

Il tempo aiuta a stemperare la rabbia e il dolore, rimangono la nostalgia, la memoria.
A me piace ricordarlo così, sorridente e soddisfatto, com'era nella sua vita.

Buon compleanno fratellino.

22 dicembre 2005

Born in the sixties


Strummerville
Originally uploaded by Iguana Jo.
Questo è per chi è nato negli anni sessanta.
Per chi non è più in forma ormai da un pezzo (o anche solo da ieri pomeriggio), per chi nel frattempo ha perso i capelli (o li sta ancora vedendo cadere), per chi non c'ha più le tette di una volta, per chi ha magari messo su famiglia, per chi lavora, lavora, lavora (e cazzo, lavorare stanca, lo vuoi capire!?).
Bene, ci siete?
Andate a cercare quel vecchio disco/cassetta/cd, sì, proprio quello che inizia con "He's in love with rock'n'roll woaahh (ma va bene anche se inizia con "London calling to the faraway towns"). Accendete lo stereo (lo so che ormai è in silenzio da un po', ma vedrete che funziona ancora), alzate il volume a manetta, ormai è fatta.

Finito il disco? Ok. Spegnete 'sto cazzo di computer e uscite. C'è un mondo da cambiare, la fuori.

(o da mandare a farsi fottere, come minimo).


...e sì. Oggi il buon vecchio Strummer mi manca un po' più del solito.

21 dicembre 2005

...è più prosa che poesia.


Peaceful thinking
Originally uploaded by Iguana Jo.
Ok. Parliamo del natale.
Perché diciamocelo, parlare del natale serve soprattutto ad esorcizzarlo, che arrivati al 21 del mese ormai non se ne può già più.

Oh, non fraintendetemi.
Il natale è una bella cosa: si sta a casa dal lavoro, si vedono i parenti, i bambini aspettano i regali, ...altro? Ah sì. si mangiano i tortellini di mia suocera. E poi? Poi è finito, e ci si può immergere in quell'altro incubo, "cosa fai l'ultimo dell'anno?".

Non sono religioso, non mi frega nulla del vortice consumista, non mi interessa l'albero e men che meno il presepe. Credo che l'obbligo dei regali sia un'inutile vessazione (che i regali si fanno se si ha voglia di farli, e non così, che che tu abbia voglia o meno ti tocca e non rompere).

E poi vogliamo parlare della fantomatica atmosfera natalizia? Che non si vede in giro tanta gente esaurita come nella settimana che precede il lieto evento. Che basta andare a comprare un litro di latte al supermercato che devi essere pronto alla rissa per la fila alla cassa, che sembra che improvvisamente i parcheggi siano l'ultima trincea, da arrivarci a manetta, minacciare i dintorni con sguardi infuocati e da abbandonare solo a prezzo della vita, che inizi ad odiare tutti, amici o parenti che siano, solo perché ti obbligano a trovargli il regalo giusto.
E allora io dico no, grazie. Ci rinuncio. E il mio natale ritorna ad essere quello che dicevo sopra: a casa dal lavoro, riunioni di famiglia, bimbi contenti e tortellini.

E il resto?

Beh... il resto se lo cucca Annalisa, che invece per quel Natale c'è tagliata molto più di me.
Sono un uomo fortunato, eh!?

19 dicembre 2005

A che temperatura brucia la carta?


Originally uploaded by Aelle.
Dovevo scrivere un interessantissimo post su Farenheit 451, su Cronache Marziane, su Ray Bradbury. Su come alcuni libri invecchino bene, su come non sempre accada lo stesso ai loro autori. Sul timore che si prova a riprendere in mano un libro che tanto ci era piaciuto vent'anni prima. Sulla paura di rovinare il ricordo, di veder sparire la magia che un buon libro è sempre in grado di creare.
Dovevo farlo, con calma, ragionandoci per bene sopra, ne sarebbe venuto fuori il post perfetto.
Ma qui mi mettono fretta...
E allora quello che posso scrivere è che vincendo i timori di cui sopra ho riletto da poco Cronache Marziane e Farenheit 451.
Sebbene consideri il primo l'opera migliore di Bradbury devo ammettere che anche F451 ha retto benissimo il passaggio del tempo. Alcune intuizioni del suo autore rimangono tuttora attualissime (penso alla pubblicità invasiva, alle soap-opera, alla paura come forma di controllo). Ma anche il segugio non è male, senza citare quelli che sono ovviamente i temi fondamentali del romanzo, l'amore per i libri, l'evoluzione dl protagonista. E il formidabile (per quanto incredibile) finale. (Se foste interessati qui potete leggere qualche mia nota sul film che ne ha tratto Truffaut).

Purtroppo per Bradbury (o meglio purtroppo per me, che m'è capitato di leggerlo), le sue cose successive non sono all'altezza delle sue prime opere. Forte del ricordo dei molti racconti letti in tenera età ho preso in libreria Il grande mondo laggiù (un'antologia di racconti scritti dai '60 in avanti) beh... dire che non mi ha fatto impazzire è un eufemismo. Quello che più di tutto m'ha deluso è il livello di melensaggine, melodramma e perbenismo che condisce molti dei racconti. Quella specie di lirismo andato a male che sa di retorica spiccia e sruffianamento del lettore.
Sì, proprio il famoso lirismo di Bradbury, il suo marchio di fabbrica insomma, ciò che rendeva immediatamente riconoscibili le sue storie fantascientifiche in mezzo alla vasta produzione di quegli anni. Perché è assolutamente vero, in F451 e ancor di più nelle Cronache, 'sto lirismo bradburesco c'era già, ma non era fine a se stesso: al di sotto della patina lirica c'erano delle idee, e delle storie che se anche viaggiavano sul filo sottile della retorica riuscivano a far breccia e a saltar fuori dalle pagine del libro.

Quindi: leggetevi Bradbury, Le Cronache Marziane e Farenheit 451 sono due capolavori, due dei pochi libri di fantascienza scritti negli anni '50 che reggano meravigliosamente gli anni passati. Dopo di che dimenticatevi di lui, e cercate magari qualcosa di Ian McDonald, che tra gli autori attuali è forse quello che più ricorda l'autore americano, senza la sua retorica e con in più un gran senso dell'umorismo praticamente assente nel buon Ray.

16 dicembre 2005

Sarà vera gloria?


South Harris Landscape
Originally uploaded by Iguana Jo.
Dunque, ieri ho postato su flickr la foto che vedete. Stamattina arrivando al lavoro sono andato come sempre a dare un'occhiata alla situazione: nuovi commenti / favorite / viste. Chi è su flickr lo sa. È una droga...

Beh... sono rimasto basito. Dopo nemmeno un giorno sono già attorno alle 250 viste / 37 favorite / 26 commenti. È imbarazzante. Davvero, non sto qua a tirarmela. La foto è bella, piace anche a me, ci mancherebbe.
Ma non è il tipo di foto che mi piace andare a commentare in giro. Non è il tipo di foto che mi entusiasma, che mi fa strappare degli ohhhh di meraviglia. In definitiva è una foto normale di un gran bel posto. Mi viene da dire, no, guardate, vi state sbagliando. Con tutte le foto fantastiche che ci sono in giro, perché state a perder tempo con questa? Dai, mi state prendendo in giro?

O forse è solo un effetto volano (che però qualcuno mi dovrebbe spiegare come funziona davvero): quando la foto raggiunge un certo grado di visibilità, perché magari capita sull'explore, attira automaticamente spettatori come mosconi.
Oh, è bello, mica mi sto a lamentare perché ricevo tante visite. Ricevere tanti commenti, vedere tante persone scegliere la tua foto è una gran soddisfazione. Ma a me in fondo rimane un sentore leggermente amarognolo, e non so neppure perché...

15 dicembre 2005

Non ci sono.


Low low pressure
Originally uploaded by Iguana Jo.
Oggi è uno di quei giorni in cui vorrei non esserci. Non c'è niente di sbagliato, ma tutto è un po' fuori registro. Sarà che questa settimana è abbastanza lofi al lavoro, sarà lo scazzo pre-natalizio (magari intitolerò uno dei prossimi post "di me e del natale: una storia senza futuro" seeee proprio...), sarà che avrei voglia di farmi una passeggiata nel bosco piuttosto che prender su e andare a chiudermi al lavoro e tornare a casa che è già notte...

Vabbe', passerà, fortunatamente sono allergico alla depressione. Piuttosto mi sale l'incazzo: non sarò una grande compagnia ma almeno sopravvivo.
..e per fortuna che c'è il blog di Lui a tirarmi su il morale.

14 dicembre 2005

Ancora sulla pena di morte

A proposito delle reazioni seguite al barbaro omicidio di Stanley Tookie Williams, sulla pagina che Jan Sol Partre ha dedicato al suo ricordo è nata una piccola discussione riguardo l'opportunità e il clamore che questo caso specifco ha suscitato nei media rispetto all'allarmante (e pressochè ignorata) problematica della pena di morte nel resto del mondo.
Questa è la mia personale opinione al riguardo.


Prova a considerare a cosa più in generale. Qual'è una delle reazioni più comuni che suscitano chessò, i banchetti per la raccolta delle firme? (qualunque banchetto può andar bene)
"Ma non c'hanno niente di meglio da fare?" "Ma non ci sono problemi più importanti?" "Con tutti i casini che ci sono al mondo dovrebbero invece occuparsi di (mettere la causa fondamentale per risolvere IL problema del pianeta)?"
Sposando questo principio si evita di fare qualsiasi cosa, perché tanto c'è sempre qualcosa che meriterebbe maggiore attenzione, uno sforzo migliore.
Per questo motivo non ha per me il minimo senso criticare chi qualcosa lo fa, per quanto minimo questo qualcosa sia. Se tu ritieni ci siano cause più importanti per cui sbattersi prego, accomodati, ma non venire a fare la morale a me per quel poco, pochissimo che sto facendo. Per favore.

Riguardo al caso simbolo.
Cos'è che ti spinge a prendere posizione contro la pena di morte? Qual'è il tuo scopo? Esprimere un assoluto morale o cercare di ottenere qualche risultato? Immagino che siano entrambi (per me sono entrambi). Secondo te è più probabile che la protesta, il parlarne, il cercare di sensibilizzare al problema, sia recepito di più in una nazione democratica o da un regime fascista? Dov'è che la tua azione ha più possibilità di raggiungere un obiettivo? In che modo lo raggiungi? A mio avviso un qualche risultato lo si potrà ottenere solo raggiungendo una massa critica di consenso che può nascere solo sulla base di un caso simbolo. Questo credo, e su questa base prendo posizione.
Che dichiararsi contro la pena di morte in Cina o a Cuba o negli Emirati Arabi è senz'altro giusto e doveroso. Lottare perché venga abolita ovunque è una cosa che condivido appieno. Semplicemente non credo che il mio piccolo sforzo possa avere alcun risultato in quei paesi (cosa che invece le pressioni politico/economiche potrebbero benissimo ottenere, p. es.).
Ma come dicevo sopra sono ben felice di vedere persone che per queste cose si sforzano, lavorano si impegnano molto più di me.

(già che ci sono metto il link alle pagine italiane di AI , che per chi frequenta queste pagine e legge la nostra piccola discussione sono più facilmente consultabili)