25 agosto 2010

Oops, I did it again…


Picture by Iguana Jo.
Urania per me doveva rimanere un capitolo chiuso. Tutto quel che avevo da dire l'ho già detto anche troppe volte.
Però i fatti di questi giorni mi obbligano a tornare ancora sull'argomento.
Il motivo? La candida ammissione da parte del curatore di Urania che i romanzi pubblicati dalla collana mondadoriana subiscono tagli che possono arrivare fino al 15% del testo originale. Il che significa che una pagina su sette di quelle scritte dall'autore non verrà pubblicata e quindi letta dal pubblico uraniano.
Il motivo? Puramente economico. Nessuna censura, nessun giudizio di merito (si fa per dire), solo l'impossibilità da parte della rivista di superare un certo numero di pagine.
La candida confessione è stata accompagnata da un profluvio di gentilezze nei confronti dei lettori che avevano osato manifestare la loro sorpresa, indignazione e sì, addirittura protesta, sul blog della testata.
Il messaggio è chiaro: o vi leggete i volumi come ve li proponiamo o vi arrangiate. Se non vi va bene non venitecelo nemmeno a dire, che tanto la vostra opinione non ci interessa, anzi, ci annoia.

Io mi chiedo, e vorrei chiedere soprattutto al mio amico Giovanni che con Urania collabora fattivamente, fino a che punto si può considerare accettabile la manomissione di un testo originale da parte di un editore, dove è finito il diritto del lettore di lamentarsi di un prodotto che non corrisponde alle sue aspettative, quali sono i principi etici che governano la gestione di Urania (se ce ne sono…).
E poi Giovanni mi piacerebbe sapere qual è stata la tua reazione alla scoperta che la tanto esecrata pratica del taglio arbitrario del testo originale è stata riesumata da Urania proprio durante la gestione Lippi, che con tanto entusiasmo hai sempre difeso e sostenuto. Nessuna amarezza? Neanche un briciolo di delusione, di rabbia? Solo rassegnazione?
Dove tracci ora il tuo personale confine tra l'importanza della scrittura e le esigenze del mercato?

Immagino quali possano essere le risposte. L'impegno di Urania a pubblicare fantascienza che nessuna altro pubblica, la possibilità di leggere testi e autori altrimenti destinati all'oblio, la costante proposta di novità e classici che solo la testa uraniana propone al pubblico italiano. Che i limiti del mercato impongono scelte difficili, che si fa il possibile per portare a casa capra e cavoli. Che alla maggioranza del pubblico va bene così (tanto mica lo sa, no?)
Etc etc etc.

Ma non si era detto che la fantascienza era qualcosa di più di un tot di parole vendute a peso?

46 commenti:

  1. Contraddico la mia promessa ed intervengo su questo blog.
    Principalmente per due motivi:
    In prima battuta perchè ho apprezzato il tuo intervento amico mio,questo senza ruffianeria di nessun genere,del resto ti stimo proprio per gli interventi di questo tipo che fai ogni volta che è necessario(anche se ti piacciono gli U2 vabbè ma nessuno è perfetto..Scherzo,scherzo,scherzetto).
    In seconda battuta perchè sono uno di quei lettori coinvolti nel "casus belli".
    In particolare avevo semplicemente chiesto che se c'erano dei casi simili in futuro sarebbe bastato segnalarlo e poi noi lettori avremmo deciso in tutta libertà.
    Nella mia ingenuità,sopratutto dato che in passato avevo manifestato pubblicamente in quel blog la mia ammirazione per Lippi e De Matteo,non credevo di aver detto cose tanto terribili,e tu lo puoi testimoniare ,dato che spesso e volentieri su quel blog in contemporanea intervenivi anche tu.E poi cavolo tanti anni di letture di Urania avrebbero dovuto significare qualcosa...sempre nella mia ingenuità,beninteso.
    Come è andata a finire ormai è storia nota.
    Ora una idea ben precisa della situazione me la sono fatta,ma se me lo consenti intendo aspettare qualche ora per fare un commento a mente fredda.Ed in maniera analitica in modo,spero,di portare linfa benefica al dibattito che dovesse eventualmente nascere.
    Questo sempre per la stima che porto a De Matteo come autore.
    Però un lettore potrà esprimere le sue idee?O no?
    Ci sentiamo ragazzaccio,certo però che alla notte dell'Iguana scordati proprio che mettiamo canzoni degli U2....scherzo,scherzo,scherzetto.

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  2. Caspita, Iguana - solo il 15%?
    Ed io che ricordavo ancora con affetto quel mitico "Come avevo scoperto perquisendo l'ufficio", in un vecchio romanzo di Van Voght, che con semplicità quasi zen (eh? quale perquisizione? quale ufficio?) segnalava un capitolo intero tagliato per far stare la storia nel formato!

    Altro che il suono di una sola mano!
    Illuminazione istantanea.
    Fu lì, più o meno, che smisi quasi completamente di leggere Urania.

    Ho letto non troppo approfonditamente la discussione sul Blog, che è come sempre assolutamente meravigliosa.
    Mi piace in particolare l'attacco alla tecnologia, che genera catoni - e l'implicita negazione del diritto essenziale del lettore (quello di leggere il libro che crede di aver acquistato).

    C'era un bell'articolo di Chip Delany, nel suo essenziale The Jewel-hinged Jaw, nel quale si sosteneva che modificare o cancellare anche una sola parola del testo originale significa corromperlo - tesi durissima con la quale venire a patti, per chi fa traduzioni ed ovviamente le parole le modifica...
    Ma credo che quell'articolo da noi non sia mai arrivato.
    O forse è arrivato, con un 15% di tagli (ma tranquilli, non erano tagli strutturali).

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  3. Come si fa a non dare ragione a Davide Mana?
    Certo però che essere definiti Catoni censori (o in altro modo in uno dei commenti scomparsi)da uno dei propri miti giovanili,dal tempo dei quattro Oscar dedicati a Lovecraft ed ancora prima dagli articoli sulla Robot ed.Armenia,non è che faccia tanto piacere...
    Vabbè taccio per il momento e mi vado fare una meditazione Zen.
    Respect

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  4. Credo che i lettori-catoni sia davvero il massimo. La consegna è indossare i paraocchi, comprare comunque (perché costa poco: quindi al mercato se danno pomodori marci a 10 centesimi il kilo è bene comprarli perché costano poco), e soprattutto non rompere i coglioni. Che brutta cosa questa maledetta internet che permette di informarsi e di far uscire quello che non si dovrebbe sapere.

    Carlo Fruttero può davvero ridersela: lui tagliava cinquant'anni fa, quando la fantascienza era considerata roba da subumani, e quindi tagliabile senza pietà. Ed è stato (è ancora!) odiato per questo. Che la politica dei tagli riprenda oggi, perché se no non si potrebbe pubblicare certe cose, è avvilente. Umilia i lettori. Ma umilia in primo luogo chi accetta di farla. E umilia al massimo chi la difende.

    E la fantascienza è ancora considerata roba da subumani evidentemente.

    V.

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  5. Il problema dell'aderenza al testo originale è pelosissimo.
    Di fatto, fino a che punto è traduzione, e dove comincia ad essere editing?
    E cosa dobbiamo fare arrivare al lettore?
    La trama?
    L'atmosfera?
    Il ritmo del linguaggio?

    Ma la discussione sulla faccenda tagli/Urania (la cui soluzione e la cui dannazione sono incapsulate dall'idea che tanto è stato sempre fatto e tutti lo sapevano) apre una questione molto più interessante quando si chiama in causa il fatto che la scrittura di genere è anche scrittura a cottimo, e quindi un sacco di parole sono solo messe lì per fruttare altri sei centesimi ciascuna all'autore, ed il risparmio giustifica la modifica del testo.
    La questione è interessante perché, ovviamente, scardina ogni considerazione sulla qualità letteraria e sulla dignità del testo, ed implicitamente nega faccende quali lo stile personale dell'autore, la scelta autorale dei vocaboli, della costruzione, della struttura.
    Nega, in altre parole, l'esistenza e l'importanza, l'individualità dell'autore - Vance è come Moorcock è come Egan è come Williamson è come Farmer è come Dick è come Bujold è come King è come Harrison (Harry, Kim o M. John, non importa).

    Questo mi mette molto a disagio.
    Ma sono io, naturalmente, che non capisco l'editoria, e chissà, mi ergo a catone.

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  6. Ecco la mia posizione,ore ed ore di meditazione,massaggi,musica rilassante spero siano serviti...
    allora...
    Io credo che tutto parta ancora da due equivoci di base:
    il primo è se vogliamo considerare la fantascienza una letteratura di serie A oppure se siamo ancora ai tempi in cui era considerata roba per bambini o robaccia.
    Questo ci porta al secondo equivoco:
    il lettore\consumatore\utente fate un pò voi, può o no avere il diritto di potersi esprimere se il prodotto che compra non risponde completamente ai criteri che lo stesso venditore gli ha ventilato?
    Tutte le richieste dei lettori venivano dal fatto,che perlomeno altre due volte quest'anno era venuto fuori lo stesso caso e sempre dopo che il libro era stato pubblicato e comprato;per inciso si trattava dell'Epix su Bran Mak Morn e poi su quello dedicato ai miti di Cthulhu.
    Mi si può dire"Ma in fondo ve l'abbiamo già detto una volta che è così,perchè volete che obbligarci a rispiegarvelo?"
    E no,finchè io pago un libro mi aspetterei di trovarci dentro quello per cui ho pagato,cioè il testo che ho scelto di leggere.
    La seconda obiezione che è stata fatta"Ma in fondo vi facciamo pagare solo Quattro euro,che volete?".
    E nò 4 0 40,sono i miei euro e se li spendo li spendo perchè ho fiducia nel prodotto che fai,se mi vendi il panino al prosciutto San Daniele,perlomeno non metterci il prosciutto senza marca e poi me lo vendi per prosciutto di marca.Tanto poi te lo faccio pagare poco.
    La stessa cosa vale per tutto quello che compro anche l'Urania,almeno avvertimi che non è una traduzione integrale.
    Ora io credo che ci sia stata una reazione così perchè magari sanno di non avere tutte le ragioni.
    Stesso Lippi scrive che s'impegnerà a fare in modo che ci siano meno casi del genere.Gli voglio anche credere,potrei anche capire che sia stata la reazione di un momento(diamine può capitare a tutti),poi lo ripeto,tra lui e De Matteo ,mi sono anche simpatici,
    ma vogliamo capire che se una pubblicazione ha ragione di esistere è per i suoi lettori?
    E che questi,con i dovuti modi certamente,avrebbero il diritto di chiedere spiegazioni e\o un certo servizio.
    Ecco mi sono dilungato anche troppo,poi Iguana sai che ti dico?
    Visto che non mi piacciono nè le censure nè le limitazioni delle libertà individuali alla NOTTE DELLE IGUANE VIVENTI se proprio ci tieni tanto,UNA canzone degli U2 puoi anche metterla.
    Ecco non occorre che mi ringrazi e che mi dica quanto sono fantastico e meravigloso:)

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  7. Io francamente non credo che i tagli su Urania siano dovuti a pregiudizio o disistima verso la fantascienza: anche i venerandi Gialli Mondadori sono da sempre tagliati e stravolti in mille modi, anche quando li ristampano, a differenza di Urania Collezione, vengono rispolverate le vecchie traduzioni ormai cinquantenarie. Sono proprio le collane Mondadori da edicola ad essere considerate dall'azienda un prodotto "altro" rispetto ai libri veri, e i loro lettori sono evidentemente considerati ancora i viaggiatori ferroviari che comprano il libro alla stazione, lo leggono e lo lasciano sul treno. Questa e' l'idea che mi sono fatto del posto occupato dalle collane "category" all'interno del colosso. Chi ci lavora cerca di fare il meglio che può (magari incentivando gli autori italiani, certo per credo personale, ma anche sapendo che è una politica giustificabile economicamente). Probabilmente i nostri reclami sulle traduzioni danno ai curatori la sensazione di non avere più nemmeno il gradimento del pubblico, oltre a trovare porte chiuse a livello aziendale: danno insomma la sensazione di essere tra l'incudine e il martello, e questo fa sbottare l'insofferenza.
    Il nostro sdegno e le proteste sono poi acuite anche dal fatto che giocoforza abbiamo "investito emotivamente" troppo su questa collana, che appare quasi l'ultimo baluardo della fantascienza scritta in Italia.
    Infine, il merito dell'intervento del curatore (in sostanza, chi dissente fa solo polemica e disturba il manovratore) ricalca troppo analoghe e tristi vicende dell'attuale politica per non farci potentemente imbestialire.

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  8. Pur non condividendo tutte le sue scelte sono convinto che Giuseppe Lippi ami sinceramente la letteratura di genere e che il suo intervento, per quanto scomposto nella forma ed esecrabile nei toni, abbia almeno un paio di giustificazioni (che non riguardano in alcun modo la pratica, che per me rimane inqualificabile, del tagli dei testi).
    La prima è dovuta alla sua posizione di responsabile di una collana il cui peso specifico all'interno dell'azienda Mondadori è pressoché nullo. Lui per scegliere sceglie, ma poi è costretto a piegare le sue scelte alle forze oscure che governano l'azienda per cui lavora (leggi: il mercato! i bilanci! la crisi!) che hanno in mano le redini del suo destino. Non credo abbia molti margini di manovra, da qui la frustrazione evidente che traspare dalle sue parole.
    La seconda è l'ignoranza (l'ingenuità?) con cui le persone che non sono solite frequentarla si accostano alla rete. Quando sei abituato a confrontarti professionalmente solo con gli amici o con colleghi che non conoscono nel dettaglio il settore di cui ti occupi è facile convincersi di essere nel giusto, sempre e comunque. Ed è una vera doccia fredda rendersi conto che qua fuori c'è gente che guarda al prodotto del tuo lavoro - e lo controlla, e ci si appassiona, e ti fa le pulci - più di quanto ritenessi possibile.
    Ma reagire come ha fatto Lippi è come chiudere la stalla dopo che i buoi sono scappati: inutile e controproducente. Credo che Lippi farebbe bene - sempre se vuole mantenere aperto almeno uno spiraglio di comunicazione con i suoi lettori - a perdere un po' del suo tempo vagando per internet, per rendersi conto del mondo complesso e variegato che c'è qui fuori. E magari la prossima volta la sua reazione sarà un pochino più moderata.

    (continua)

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  9. Detto questo mi pare molto più interessante discutere sul principio secondo cui è possibile tagliare arbitrariamente un testo e sfoltirlo degli "eccessi verbali" (secondo le parole di Lippi) che non pregiudicano la comprensione del testo. GIà questo approccio nasconde un impiicita critica al testo originale (e vai col teatrino: ma come? tu autore non sei stato in grado di controllarti e ti sei macchiato di incontinenza verbale? vergogna! Per fortuna noi sappiamo quali parti sono inutili e le risparmieremo al nostro lettore. Si vede che i tuoi editor americani (o inglesi, o australiani, o …) non ne sanno abbastanza per intervenire a monte.)
    Se proviamo però a considerare la questione seriamente non riesco davvero a capire come si possa decidere oggettivamente cosa in un testo è utile o inutile, su quali basi sfoltire, e come questo intervento venga messo in pratica nel processo di conversione di un testo dalla sua lingua madre all'italiano.
    Chi decide i tagli? Il traduttore? Il lettore che ha consigliato il tal romanzo? Il curatore della collana che se lo è letto in originale o dopo la traduzione integrale del testo?
    E come ci si regola sulla quantità di righe da sfoltire? Si elimina il 15% da ogni capitolo (che così non si sbaglia) oppure si arriva in fondo tagliando quel che si ritiene eliminabile e una volta arrivati alla fine si verifica la percentuale potata e nel caso si ricomincia fino ad arrivare al numero di pagine richiesto?

    Tradurre è tradire, per quanto il tradimento sia fatto a fin di bene credo che su questo punto si sia tutti d'accordo. (Del resto anche leggendo un testo in lingua originale operiamo lo stesso tradimento, questo vale almeno per me che non ho una conoscenza sufficientemente profonda della lingua straniera. Per questo motivo preferisco leggere un testo tradotto: perché presumo che un traduttore abbia una competenza linguistica maggiore del sottoscritto). Ma se tradurre è già un compito difficile, tradurre avendo anche il compito di tagliare le parti superflue beh… diventa davvero un compito improbo se fatto seriamente, scellerato se fatto un tanto al braccio (spero che almeno venga pagato abbastanza!).
    Se invece il censore (per motivi economici eh!, qui non si fa politica!) fosse un'altra figura della filiera produttiva, beh… non mi dispiacerebbe saperne di più sul suo metodo di lavoro.
    C'è qualcuno la fuori che mi può aiutare?

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  10. Dai commenti lasciati da Dario Rivarossa sul forum di Uraniamania sembrerebbe che dalla redazione arrivi solo l'indicazione di tagliare (la percentuale è sempre quella, 10-15%) e poi il traduttore agisca in autonomia. Visto che già legge il testo intero prima di tradurre, dovrebbe già prendere nota di non tagliare riferimenti che sono cruciali o si ripresentano in continuazione.
    Ho poi il sospetto che non ci siano supplementi tariffari per questo lavoro extra di editing, ma è solo un'idea che mi son fatto io, come mi son fatto l'idea che tutto il procedimento sia totalmente improntato al pragmatismo, senza critiche implicite o esplicite al lavoro dell'autore o considerazioni letterarie.
    Alla fine credo che si lavorerà soprattutto sull'aggettivazione...

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  11. Da commentatore (più volte) censurato, e mai, dico mai, per maleducazione o volgarità gratuite (ma solo per "politica" dissonante, diciamo così), ripeto, come ho già detto in altri termini sul blog uraniano, che il problema, per il sottoscritto, è uno solo: quella di non informare sui tagli è una pratica commerciale antipatica (la prudenza delle parole, prima di tutto). Con i miei interventi, non ho criticato la scelta editoriale di tagliare questo o quello (chissene), ma la pratica di non informare il lettore delle sforbiciate. Perché, mi sono detto, se i tagli tanto poco influiscono sul numero degli acquirenti, allora non dovrebbero esserci problemi a indicare chiaramente che i tagli ci sono stati. Perché, quindi, non indicare chiaramente se la traduzione è integrale oppure no? Credo spetti all'utilizzatore finale decidere se un testo mutilato valga o meno l'acquisto. Se dire questo è fare da "catoni" (ma che c'entra?), allora, invece di chiamarlo "Blog di Urania", sarebbe meglio chiamarlo "Tempio di Urania".

    Un saluto, :)

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    P.S. Lippi è un maleducato, secondo me. Ma forse sono stato io a fraintendere la "filosofia" del blog. Mi resta il dubbio.

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  12. La percezione netta è che Lippi sia ben cosciente di essere nel torto, e non solo perché non viene indicato che la traduzione non è integrale, ma proprio perché la pratica, deprecata da decenni (eh, il malvagio Fruttero...), viene rispolverata sotto la sua egida. E che proprio da questa consapevolezza nasca l'attacco acrimonioso lancia in resta contro chi ha esposto la propria contrarietà. Perché se le cose si vengono a sapere (e dal blog ufficiale...) poi diventa più difficile continuare a farle (beato Fruttero, che i lettori all'epoca certe cose mica potevano saperle).

    Una chiosa: la giustificazione secondo la quale i tagli sono concordati con l'autore (corollario: ah lettore, che voi?) è del tutto irrilevante. Magari l'autore con l'edizione di Urania ci paga una rata del mutuo, e preferisce far tagliare il romanzo invece che non vederlo uscire in Italia (tanto l'edizione importante per lui è quella in patria...), ma io sono disposto a pagare per la traduzione dell'intero romanzo, non di cinque pagine e due terzi su sette.

    V.

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  13. A margine: credo che uno dei motivi della bellicosità delle risposte etc. dipenda da un certo disagio nei confronti dello strumento elettronico.
    Ai bei vecchi tempi, se un rompiballe come l'Iguana ( ;-) )spediva una lettera in redazione lamentandosi della traduzione (o rispediva il libro con gli errori di traduzione segnati in rosso, come feci io con la Nord vent'anni or sono), la cosa finiva lì - si cestinava la lettera, magari facendosi due risate alla faccia di quel rompiballe che aveva del tempo da perdere.
    Oggi il rompiballe si lamenta in pubblico, e quindi produce un danno di immagine - si mettono inpericolo le vendite, si causa nervosismo fra i lettori...
    Il problema, casomai, è che la linea dura scelta per gestire il problema si rivela alla lunga peggiore del problema stesso, ecausa (a mio parere) un più grave danno di immagine.

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  14. Ecco perché educazione e trasparenza sono fondamentali.
    Altra cosa che non mi convince del blog: perché non pubblicare a margine un decalogo con quello che si può dire è quello che non si può dire? Nel blog Urania, invece, tutto è rimesso alla mercé dei sacerdoti. Nessun codice di comportamento, né regole, ma solo la linea politica del momento, quella cioè che fa più comodo in base alle esigenze dell'Adesso. A questo punto, dovrebbero seguire l'esempio di Facebook. Sotto ogni post, inserire un pulsante da premere nel caso in cui la cosa piaccia: uno preme "Mi piace" e non se ne parla più. E a chi non piace, beh, problemi suoi (come sarebbe giusto, in caso di utilizzo di un "I like it" button). E' assurdo pretendere che tutti sappiano come comportarsi, cosa Lippi & Co. abbiano in testa, quale sia la loro idea di blog (e di modernità).

    7

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  15. Ah, il danno di immagine è netto. Una simile figura da venditori di fusaglie era difficilissima da fare, esserci riusciti è un'impresa.

    V.

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  16. Gli ultimi commenti sul blog di Urania sono esemplari di una certa mentalità.
    Dal conto mio mi esimo da ogni commento,vi invito a leggerli e a farvi un idea così come me la sono fatta io.

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  17. C'era un bell'articolo di Chip Delany, nel suo essenziale The Jewel-hinged Jaw, nel quale si sosteneva che modificare o cancellare anche una sola parola del testo originale significa corromperlo - tesi durissima con la quale venire a patti, per chi fa traduzioni ed ovviamente le parole le modifica...

    Ecco, poi ci sarebbe anche il fatto che Urania tanti romanzi almeno li pubblicava, quindi magari tagliato ma Van Vogt arrivava. In edicola, e non nella più sacrale libreria, ma insomma per pochi soldi da bambino e da adolescente riuscivo a leggermi roba che altrimenti avrei fatto molta più fatica a procurarmi, o che non avrei cercato. E in Italia si è sempre tradotto, magari male, ma si è tradotto. Mentre nei paesi anglosassoni la narrativa straniera si traduce poco e con ritardi abnormi (perfino Borges) oppure da lingue intermedie - la traduzione inglese di Solaris ad esempio nasce da quella francese, l'originale polacco si vede che gli faceva fatica.

    Quindi sì, Urania il bene e il male. E' una collana che ho amato pur accorgendomi già allora, monolingua che ero, che c'erano frasi che non volevano dire un tubo, oppure che mancava un capitolo. Mi è rimasta forse questa idea della fantascienza come genere un po' sgangherato, ma amato.

    Però erano altri tempi. Adesso giustamente esigiamo una diversa serietà. E il discorso un po' si ribalta, perché il libro tagliato e maltradotto impedisce ad altri editori più seri di farcelo conoscere in forma più integra, ora che la fantascienza per l'appunto non è più roba da subumani.

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  18. @ Quiller: Credo anch'io che all'atto pratico si riduca tutto a una questione di bottega ed efficenza produttiva. Siamo dominati dal pragmatismo, ma che tristezza veder trattate le parole un tanto al chilo, con il loro significato che diventa meno importante della loro quantità.
    (la mancanza di qualsiasi considerazione letteraria la dice lunga sull'approccio al mestiere di molti addetti ai lavori…)

    @ 7di9: guarda, credo anch'io che specificare il contenuto non integrale di una data traduzione sarebbe pratica commercialmente suicida. Del resto l'editore una volta avuto il benestare dall'autore credo possa fare del testo quel che preferisce. E fanculo al lettore, c'è da salvare il mercato!
    Sulla censura nel blog di Urania, beh… ognuno si prenderà le proprie responsabilità. Dal mio punto di vista posso testimoniare che se il tono di alcuni commenti di protesta era piuttosto acceso nessuno m'è parso denigratorio nei confronti delle persone che si occupano della rivista o del blog. Molti erano documentati, altri esprimevano semplice disappunto e amarezza. Poi certo, se il blog di Urania è visto dai suoi promotori come una vetrina aziendalista allora ok, effettivamente non ci stavano mica bene. Però insomma, se io compro un televisore difettoso è da chi me l'ha venduto che vado a lamentarmi.

    @ Vincenzo Oliva: Si chiama coda di paglia e credo proprio che a Lippi gli si stia incendiando. Ma forse si sta rendendo conto (spero!) che la sua reazione è stata la peggiore possibile. O forse no, se sono abili magari la sfruttano per far pesare le conseguenza di una scelta economica controproducente per ottenere dall'azienda maggior spazio di manovra (in alternativa c'è sempre il seppuku rituale).

    @ Davide Mana: sì, come dicevo sopra, mi pare che Lippi abbia dimostrato una certa ingenuità (a voler essere cortesi) nel suo rapporto con la rete. Se non altro spero gli serva da lezione, anche se ormai i buoi sono scappati e riportarli a casa sarà un bel problema.

    @ Nick: la cosa che mi fa più male nel blog di Urania è veder Giovanni De Matteo trasformarsi in paladino aziendalista della purezza del testo. Io sono convinto della sua buona fede ma credo che farebbe bene a fare un passo indietro e leggere i suoi commenti dalla prospettiva della sua produzione artistica (con tutto quel che si porta dietro in termini politici e morali).

    @ Giovanni Tiso: A Urania siamo tutti bene o male legati. Il problema, dal mio punto di vista, è come spezzare questo legame e accostarsi alla fantascienza in modo finalmente serio e maturo. Cosa piuttosto difficile quando nelle librerie italiane la fantascienza stessa è pressoché inesistente. Ma evidentemente va bene così.
    Il mese prossimo esce Incandescence, Egan avrà 30 giorni per risvegliare l'Italia fantascientifica, per poi sparire nel limbo degli urania passati. E guai a chi si lamenta.

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  19. Dici bene, Iguana, siamo tutti legati a Urania. La prima fantascienza che ho letto, oltre trent'anni fa, è stata su Urania (un romanzo retrospettivamente orripilante, di Gary K. Wolf, anche se l'acerbo adolescente di allora ne fu affascinato). Però, se ho continuato - anzi no: se ho ripreso - a leggere fantascienza, è stato perché mi "salvò" Robot. Oh, Robot era già un cadavere quando lo conobbi perché un amico me ne prestò un fascicolo, quello con la storia zelaznyana di Ikky. Doveva essere il 1982, o forse 1983, e da qualche anno avevo lasciato la fantascienza e Urania, l'Urania del team F&L. Dopo quel primo albo che mi aveva colpito per la novità, Urania era riuscita a disamorarmi della sf abbastanza rapidamente. Poi però, mentre recuperavo i vari Robot sulle bancarelle, a Urania arrivò Montanari, e con lui la scoperta che anche Urania poteva essere diversa. Siamo tutti legati a Urania, ma vedere tornare quella di F&L è un rospo indigesto da ingoiare, si fa prima a tagliarne l'acquisto come fu con quella.

    E hai ragione, la grossa coda di paglia esibita da Lippi (non volevo usare il termine sul tuo blog, ma visto che lo fai tu... ;-)) è la migliore prova che egli è ben cosciente della frutterata. E della figura barbina che hanno fatto difendendo a spada tratta una scelta indifendibile.

    V.

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  20. @ Vincenzo Oliva: a leggere i commenti odierni sul blog di Urania - decisamente più pacati e discorsivi - mi pare di poter dire che Lippi s'è reso conto di aver esagerato nell'intervento citato nel post.
    Probabilmente ormai è tardi per recuperare il credito perduto, ma è comunque meglio di niente.

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  21. Ma del resto, trovarsi la gatta da pelare immediatamente al rientro al lavoro ha fatto reagire male anche me, più di una volta...

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  22. Eh sì, letto qualcosa. Dopo che i buoi sono scappati hanno chiuso la stalla ;-)

    V.

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  23. Non ho ancora letto i commenti odierni sul blog di Urania,sono appena tornato dal lavoro,quindi li leggo poi commenterò.
    L'unica cosa che mi sento di dire è che comincia a pesarmi il fatto di dover stare attento perfino alle virgole quando scrivo su quel blog per paura poi di essere offeso dopo.
    @Iguana.
    ..Fa male anche a me,credimi.

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  24. ..Bah.non riesco a connettermi col blog di Urania,ritento dopo...

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  25. Letti stamattina.
    Mi sono fatto un idea ben precisa.
    Se da un lato non può che farmi piacere vedere un Lippi su posizioni più dialoganti,d'altro canto mi chiedo quanto questa scelta sia forzata o meno.
    In parole povere,come sostiene Vincenzo Oliva,si siano accorti di aver fatto un errore di "pubbliche relazioni" e non potendo ammetterlo esplicitamente(e intendiamoci se lo facessero guadagnerebbero solo punti per me)cerchino di metterci una pezza su.
    Non posso far altro che pensare a quanto sia stata sprecata questa occasione da parte dei gestori di Urania.
    Tra i commentatori accusati di catonismo e talibanismo c'era Bernardo Cicchetti,uno storico traduttore-spiace che nessuno se ne sia ricordato-che avrebbe potuto ire la sua.
    Ora sappiamo tutti che i provocatori professionisti del blog esistono,me non mi sembrava QUESTO il caso.
    Resto affezionato ad Urania,magari sceglierò in maniera più oculata i miei acquisti(sicuramente l'antologia sulla science fiction europea su Millemondi ed il premio Urania di Cola)ma resto convinto che si sia trattato di un eccesso di difesa e che abbia nuociuto alla collana.
    P.s.
    Avevo mandato un commento simile stanotte,evidentemente avrò sbagliato a mandare,dato che non lo vedo.
    Nel caso dato che sono simili,autorizzo Giorgio a cancellare quello e lasciare questo.
    Ciao razza di catoni che non siamo altro!

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  26. Da cui infatti la vecchia canzone degli Skiantos "Ti rullo di Catoni".

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  27. OK, ragazzi - tre minuti di complottismo, un po' per ridere e un po' per no: e se tutto il polverone fosse stato sollevato ( o per lo meno alimentato) ad hoc per poter giustificare un aumento di prezzo con il classico "Ehi, ma ce l'avete chiesto voi!"?
    Come nota lo stesso Lippi, "Ricordate il diluvio di improperi per il passaggio ai quattro euro?"

    Ma no certo, cose simili non capitano, vero?

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  28. Se fosse una manovra del genere sarebbe davvero il massimo :-).

    Comunque, ai curatori di Urania la considerazione di quale tipo di lettori si perdano alzando i prezzi e quale abbassando la qualità. I primi, a ogni aumento di prezzo che prima o poi capiti di fare, li si perderà. I secondi, a ogni (ragionevole) aumento di prezzo, se la qualità sarà garantita e anzi migliorata, resteranno.

    V.

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  29. Oh! Ma quanto siete perfidi? :-)

    Magari le cose stessero così! Vorrebbe dire che il regime di censura economica attualmente vigente sarebbe stato impiegato come cavallo di troia per scalzare il dominio del marketing sulla collana.

    Fantascienza, appunto…

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  30. Intanto hanno frettolosamente chiuso il post e Skiantos a go-go!

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  31. Apro, permettetemi, una parentesi. Ma alla fine, questo romanzo di Vinge, secondo voi vale?
    C'è chi l'ha letto in inglese e dice che è meraviglioso.
    Io l'ho letto in versione uranica e l'ho invece tovato incomprensibile.
    Saranno stati i tagli?
    Non lo so. Ma ho l'impressione che, sia pure legittimamente scontrandoci con una logica di collana francamente demenziale e modi editoriali discutibili se non apertamente scortesi, ci dimentichiamo di una cosa fondamentale: la qualità di un romanzo. Ho letto in passato altre cose di Vinge e ho trovato sempre la solita prosa supponente e "nerdesca", i soliti periodi senza capo né coda con il punto di vista che parte da X per arrivare dopo dodici righe a Y e Z e il solito humour che dovrebbe sdrammatizzare e invece rovina ogni possibile tensione narrativa.
    Come faccia a piacere, per me è un mistero. Le famose intuizioni narrative di cui si parla, se non vengono sviluppate, rimangono idee non realizzate.
    Per me - ribadisco per me - a priori, questo romanzo rimane dunque un'occasione persa. Ma io sono notoriamente un esponente della bieca reazione in agguato... ;-)
    Chiudo la parentesi. :-)

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  32. Non ho letto il Vinge incriminato. Ce l'ho lì, in attesa di tempi migliori.
    L'ho preso, prima che si aprisse la querelle dei tagli, proprio perché nemmeno io capisco il successo di Vinge, e mi auguravo di togliermi il dubbio alla fine dell'arcobaleno.

    Tendo a concordare con te riguardo il giudizio che dai della prosa di Vinge. Nei romanzi e nei racconti che ho letto ci sono indubbiamente spunti interessanti, ma spesso sono gestiti in maniera grossolana, senza riuscire a creare ne la giusta tensione emotiva, ne tantomeno grossi stimoli speculativi che vadano al di là delle immediate vicinanze del gadget tecnico/scientifico tirato in ballo per l'occasione.

    Eppure Vernor Vinge pare riscuotere un certo successo.
    Mah…

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  33. Eppure per molti anni Vinge è stato conosciuto solo per essere il marito di Joan D. Vinge,scrittrice anche lei e molto più leggibile,poi improvvisamente ha cominciato a vincere uno Hugo dietro l'altro.
    Il romanzo io l'ho letto e sinceramente l'ho trovato noioso.
    Probabilmente sarebbe stato così anche senza i"tagli non strutturali".
    Da quello che so Vinge è comunque considerato uno scrittore non facile ed eccessivamente tecnico.
    E questo nonostante i premi vinti.

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  34. Vinge l'ho letto solo in inglese ed è piuttosto denso.
    Si potrebbe essere cattivi e definirlo la versione intelligente di Peter F. Hamilton.
    Mi manca quest'ultimo lavoro - ma concordo con Nick riguardo a Joan D. Vinge, che col ciclo della Regina d'Inverno ha fatto un gran bel lavoro, ed è molto più leggibile del marito (che d'altra parte è tosto anche come saggista).

    Ma qui il punto non è se il libro di Vinge cigoli di suo - o finiamo col fare il discorso "Ah, tanto faceva schifo anche integrale, quindi tagliandolo m'han fatto risparmiare tempo!"
    Il punto piuttosto è che per anni hanno venduto una pagina in meno ogni sette, e senza dir nulla a nessuno.
    E guai a chi si lamenta!

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  35. Si Davide,il fatto che Vinge sia noioso di suo non autorizza la Mondadori e nessun altro editore a tagliare pagine di un testo.
    Penso a quanti libri che mi sarebbero potuti piacere e di cui invece ho avuto un impressione falsata per le parti tagliate.
    Io mi sono lamentato per i tagli e lo rifarei ancora.
    E poi voglio essere io a poter decidere se un autore od un libro mi piace ma voglio poterlo fare nella sua interezza.
    Non voglio che sia qualcun altro a decidere per me cosa vale la pena leggere e cosa no.

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  36. Non ho mai sentito nessuno tessere le lodi della prosa di Vinge.
    Il successo credo lo debba soprattutto alle idee, come quella della singolarità che è stato il primo ad affrontare e definire, e chi lo apprezza lo fa anche proprio per quel linguaggio infodumposo e un pò nerdesco.

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  37. "Si potrebbe essere cattivi e definirlo la versione intelligente di Peter F. Hamilton."
    Si potrebbe essere buoni e definire Hamilton la versione divertente di Vinge.
    Ma non voglio infierire. :-)

    @ Marco: probabilmente è vero, e la singolarità è l'unica cosa che si ricorderà di Vinge.
    Anche perché per scrivere narrativa le grandi idee non è detto siano sufficienti.
    Prendi Universo incostante, il romanzo più celebrato di Vernor Vinge: le idee indubbiamente ci sono, ma a me vengono in mente almeno una mezza dozzina di autori che con le stesse idee avrebbero potuto mettere in piedi uno spettacolo decisamente più emozionante.

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  38. Iguana, i racconti li hai letti?

    V.

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  39. Ho letto il secondo dei due volumi pubblicati dalla Nord.
    Ne parlavo qui.

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  40. Dei due, preferisco comunque Vinge.
    Non è il primo autore sul quale mi butterei potendo scegliere, ma Hamilton è troppo prolisso.

    Questione di gusti, ovviamente.

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  41. Se la trilogia del vuoto hamiltoniana prosegue com'è partita temo che mi toccherà rivalutare Vinge.

    Concordo sul fatto che in giro si trovi di meglio rispetto ad entrambi gli autori.

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  42. Eh, allora siete proprio incompatibili :-)

    V.

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  43. Ma, vedete, la sf non dovrebbe *intrattenere* oltre a mostrare nuovi scenari futuri? Perché sennò c'è Focus o Le Scienze. Insomma, per parlare in modo divulgativo della singolarità su rete c'è di molto meglio che ricorrere a Vinge e alle sue elucubrazioni. Se leggo un romanzo di fantascienza, mi voglio anche divertire, non farmi allegramente intrattenere da digressioni nerdesche (Vinge e Stross) o formule matematiche e prolusioni accademiche che vanno avanti per capitoli interi (Egan).
    Sono d'accordissimo che la letteratura debba portare avanti idee, ma per la miseria, che almeno siano originali (vedi per inverso il caso-Farris con la riproposizione del topos vittima-carnefice) e che siano ben esposte.
    Dico due eresie in croce: qualcuno altrove ha crocifisso Robert J.Sawyer e la trilogia neandertaliana: sarà banale come storia, ma almeno è semplice e si fa seguire. Io, che sono un nescio, almeno l'ho seguita con piacere e posso modestamente dire che i personaggi rimangono impressi, non sono i fantasmi proposti da Egan e Vinge.
    Eresia n.2: O.S.Card e il suo ciclo di Ender: roba di destra? Sarà, ma cavoli che storia e che personaggi. E poi: Dan Simmons e il ciclo di Hyperion; Neal Stephenson e Anathem. K.S.Robinson e Gli anni del riso e del sale...
    Dove sono Vinge ed Egan? Ah, ecco, si sono sciolti in quelle pozze? Mi pareva.
    Insomma: ci sono tanti motivi per prendersela con Urania, ma un taglio a Vinge secondo me è la ragione più speciosa e artificiosa che si possa accampare.
    Ciao, Giampietro

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  44. "Insomma: ci sono tanti motivi per prendersela con Urania, ma un taglio a Vinge secondo me è la ragione più speciosa e artificiosa che si possa accampare."

    Ci sono anche tanti modi per difendere Urania, ma questo è probabilmente il peggiore :-). In primo luogo perché scentra completamente il punto nodale della questione, cioè il fatto che il lettore non venga avvertito dei tagli. In secondo luogo perché il romanzo di Vinge ha (presumibilmente) già ricevuto un lavoro di editing, e se pago per acquistare il volume è per giudicare, fatta ovviamente la tara alle differenze che genera l'opera di traduzione, il lavoro di Vinge, ovvero il romanzo che è _già_ stato pubblicato: PROPRIO quella edizione, non una inventata in Italia. In terzo luogo perché il romanzo di Vinge ha vinto il premio Hugo (come la redazione di Urania ha tenuto a far sapere in prima di copertina, diversamente dai tagli operati), e se pago è per rendermi conto, sempre fatta la tara alla traduzione, perché ha vinto quel premio strombazzato in copertina.

    Ma soprattutto, ripeto, c'è il primo punto, nodale. Tutte le questioni accessorie, a partire dall'assurdità che i tagli farebbero tanto bene a Vinge snellendolo (cosa che, tra l'altro, leggendo un romanzo tagliato NON mi è possibile giudicare) sono fumo negli occhi, fuffa, bullshit.

    Urania tagli quello che vuole, anche metà, anche i tre quarti di un volume. Basta che me lo scriva ogni volta che lo fa.

    V.

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  45. Mi sovviene. Si potrebbe anche fare un'altra cosa. Non c'è dubbio che un intervento di taglio del 15% in sede di traduzione si configuri come un vero e proprio lavoro di (ri)scrittura dell'opera. Si accrediti allora il traduttore come co-autore, ciò che è a tutti gli effetti. Chissà se gli autori sarebbero ancora d'accordo sui tagli ;-)

    V.

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  46. @ Giampietro: partiamo dal fondo. Scrivi: "ci sono tanti motivi per prendersela con Urania". Bene, quali sono, secondo te?

    Te lo chiedo perché a me pare del tutto specioso il tuo, di approccio.

    Cosa c'entra la tua critica sulla qualità della fantascienza scritta nel mondo, con la discussione in corso sul modo di presentare detta fantascienza su Urania?

    Intendiamoci. Sono entrambe problematiche interessanti, ma perché stabilire una gerarchia su cosa sia doveroso discutere?
    Come se poi non ci fossero altri spazi (anche qui dentro!) dove si è discusso, si discute e si discuterà sulle qualità e i difetti della fantascienza nel suo complesso.

    Insomma, faccio davvero fatica a comprendere il senso del tuo intervento.


    @ Vincenzo: in effetti la modalità scelta da Urania per pubblicare Vinge (e chissà chi altri) pregiudica a priori ogni possibilità di intervento critico sul testo, almeno su quel testo originariamente pensato, scritto e pubblicato dall'autore.
    E purtroppo da questa situazione non c'è via d'uscita…

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