20 marzo 2006

Non c'è luce nell'universo


Originally uploaded by astrocruzan.
Almeno non in quello di M. John Harrison.
Qualcuno alla fine di questo post dovrebbe provare a spiegarmi cos'ha di memorabile Luce dell'universo, il romanzo di M. John Harrison da poco uscito in un'Urania speciale.
A leggere gli entusiasti richiami in copertina e quei (pochi) commenti che si trovano in rete Luce dell'universo sembra un romanzo come non se ne vedevano da anni. Un campione di originalità fantascientifica, un'opera fondamentale per capire dove stia andando la nuova fantascienza.

A me è sembrato un romanzo pretenzioso e inutile.

Pretenzioso perché l'autore sembra essere convinto che per scrivere un romanzo nuovo / provocatorio / memorabile sia sufficiente gettare in balia di un plot senza riferimenti un pugno di personaggi cinici, perversi e più o meno sconfitti dalla vita perché il lettore ne rimanga irrimediabilmente affascinato.
Inutile perché a dare senso al tutto si torna nel finale del romanzo alla solita necessità di dar colpa e meriti della situazione esistenziale dell'umanità (presente e futura) alla solita super-razza iper-annoiata alla ricerca di un nuovo scopo nella vita.

Lo scopo nella vita, l'altro grande protagonista del romanzo. Tutti i personaggi sono alla disperata ricerca di una definizione esterna della propria esistenza, quasi una tensione al (pseudo)divino che lascia piuttosto perplessi e che rende stucchevoli tutte le dinamiche relazionali che si instaurano tra i vari soggetti. È proprio un afflato religioso quello che mi pare di cogliere molto forte tra le righe del romanzo, una necessità di redenzione e salvezza quale unica speranza per vite che abbandonate a se stesse non riescono a far altro che distruggere e rovinare ogni rapporto che a fatica riescono a stabilire.

In definitiva un romanzo che potrà apparire nuovo a chi non ha mai digerito Egan, a chi trova McDonald troppo letterario o a chi pensa che tizi come Banks o Stross siano evidentemente troppo legati al passato(!). Ma per quanto mi riguarda ho trovato Luce dell'universo irritante e noioso come nessun libro di cosiddetta nuova fantascienza m'era mai parso.

26 commenti:

  1. Personalmente, ho trovato memorabili molte cose di questo romanzo. Innanzitutto, il tono letterario dell'impianto crea una bella frattura con quasi tutto il resto che mi capita di leggere di fantascienza nel corso di un anno. Harrison ha una padronanza dello stile che mi è parsa strabiliante, a meno che non sia tutto merito dell'ottimo Curtoni. Il Direttore, comunque, ha ammesso di essersi divertito lui stesso nella traduzione, quindi ne deduco che non ha dovuto ritagliarsi il margine per impreziosire una schifezza. Semplicemente, ha reso nel modo migliore l'originale. E il risultato è eccellente.

    Quanto alla trama, anch'io ero perplesso di fronte al carattere schiettamente cinico di almeno due dei protagonisti principali. Ma andando avanti nella lettura questa impressione, più che consolidarsi in una certa avversione, ha finito per lasciar spazio a una ragionata accettazione delle dinamiche che avevo davanti.

    Parli di religiosità e in effetti la figura dello Shrander potrebbe richiamare in qualche misura quella di una divinità. Ma mi è sembrato di ravvisare nel personaggio più gli elementi tipici di un ente sovrannaturale immerso nella nostra realtà, quasi un demiurgo. Quindi parlerei piuttosto di religiosità laica. Lungi dall'essere ridotto a un semplice deus ex machina, poi, il suo personaggio mi è parso funzionale all'economia del racconto, ricordandomi parecchio lo Shrike di Dan Simmons, solo molto più enigmatico nella sua razionale "semplicità".

    Ma il principale punto di forza del romanzo è a mio vedere il personaggio di Seria Mau, un'(anti)eroina come non capita spesso di vederne o di leggerne. Determinata, tormentata, spietata, davvero indimenticabile. Almeno quanto gli "operatori ombra" che la circondando come la corte di una principessa, derivati questi dal software ponte costruito dagli uomini per interpretare la tecnologia aliena.

    I nostri gusti letterari, mi sa, tendono a due asintoti divergenti... ;-)

    X

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  2. Alla faccia della stroncatura o_O
    E dire che ero molto curiosa di leggerlo... anche D. non si è profuso in complimenti per il libro, ma non mi era sembrato così drastico. Me lo leggerò ugualmente e ti farò sapere, però sono confusa: a me Egan e Banks piacciono un sacco, ma io e te abbiamo gusti abbastanza diversi... come finirà con "Luce dell'Universo"??? Stay tuned... ^_-

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  3. Rispondo solo oggi, scusate l'attesa, son giorni un po' pieni...

    @ x: chettedevodi'? :-)
    È noto che chi non condivide i miei gusti non capisce una mazza di fantascienza, fantasy e letteratura in genere (prova a chiedere ad amhran qui sopra :-)))

    A parte gli scherzi, se lo confronti con un Watson uno Shirley o raba simile (faccio riferimento ai nomi che ti ho visto citare da poco..) la letterarietà di Harrison è fuori discussione. Se lo confronti con un Banks o un McDonald la vedo già più dura, ma secondo me non è tanto questo il punto. (sullo stile in effetti non ho avuto nulla di particolare da ridire).
    Quello che m'ha irritato è la naturale accettazione dell'irrealtà della situazione anche quando l'autore fa di tutto per rendere il racconto realistico (penso a un serial killer del tutto libero di muoversi senza precauzioni. p. es.). Più che il cinismo (oltre al cinismo) mi ha dato noia la sfacciata, stucchevole e ammiccante immoralità dei personaggi, nella quale m'è sembrato di intuire più una furbizia dell'autore che una reale necessità narrativa. (i personaggi possono essere naturalmente immorali, ma che siano anche interessanti almeno! In questo caso l'immoralità è l'unica nota caratteristica che li distingueva dallo sfondo).

    Insomma, tra me è il romanzo non s'è creato alcun feeling, questo è il punto dolente...

    @ Sara: ero sicuro (beh... quasi sicuro) che a lui il romanzo non sarebbe piaciuto troppo. 'mo aspetto la tua opinione (si stanno accumulando, eh?! :-)
    Sui nostri gusti reciproci: l'unica divergenza sostanziale che ricordo riguardava Martin, su che altro abbiamo discusso?

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  4. Uhm, se non ricordo male anche (ma poco, perchè in realtà non la trovo affatto pessima ^^) sulla Bujold, sull'omeopatia e non so che altro... :D!

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  5. Beh... se ti piace la Bujold non è grave :-PP
    (io adoro la Bujold!)

    Sull'omeopatia non mi esprimo, non ho letto niente di suo :-))

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  6. Con chi di voi due devo litigare sull'omeopatia? :)

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  7. Con Sara, ovviamente (almeno, me lo auguro per te :-)

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  8. Boh, la tua frase non mi chiarisce molto. Comunque io dell'omeopatia penso molto male, per usare un eufemismo.

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  9. Eh eh eh!
    Vedi che siamo sulla stessa lunghezza d'onda?
    (quindi con Sara ci litighi tu la prossima volta! :-)

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  10. Mi sono imbattuto in questa stroncatura per caso. E come sono arrivato, così per caso lascio un commento, da anonimo viaggiatore che sdegnoso osserva una scalfitura fatta a dispetto ad un monumento non capito, e che già sa che nulla potrà fare per far rinsavire l'insultante, se non aspettare che capisca lui stesso come non si possa applicare il ruvido scalpello di Σκόπας alle armoniche forme del Πολύκλειτος - mi si perdoni l'ardito paragone, forse fin troppo per il pellegrino stanco. Infatti, pur non avendo mai "digerito" Egan, non trattandosi di antropofago, il viaggiatore ha però sempre apprezzato le sue short stories nonché le suoi dettagliate e giustificate speculazioni - pur rilevandovi qualche inverosimiglianza, pur gradevole, in fatto di fisica teorica - ma il romanzo in questione trovasi, anche rispetto a Banks, (mi si perdoni ancora una metafora, sempre sgradita in prosa) su una lunghezza d'onda diversa, più difficile da recepire. Un sincero augurio.

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  11. Accidenti anonimo viaggiatore casuale (ma chi ssei chi ssei, che vvuoi?), che razza di commento!

    Sono un po' in imbarazzo a risponderti. Io non mastico il greco (nemmeno io antropofagizzo…) e quindi molta della saggezza che vai elargendo tende a sfuggirmi.
    Comunque sia, non ritengo di essere stato "insultante". Ho semplicemente espresso e motivato il mio scarso gradimento per il romanzo in questione.
    Tu mi riesci a dire perché Luce dell'universo t'è piaciuto?

    Grazie!

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  12. altro anonimo viaggiatore2 luglio 2008 22:52

    Come molto saggiamente ebbe a dire X, Seria Mau è semplicemente indimenticabile - mi credano, è per il viaggiatore, già e perpetuamente stanco, molto difficile ricordare un personaggio - per la maestria con cui viene tratteggiato e caratterizzato: sottili legami psicologici muovono le sue azioni - e, per inciso, diremmo amorali piuttosto che immorali, tali come quelle degli altri protagonisti, che lungi dall'essere dei tipi o stereotipi come, ahimè, sempre più spesso accade, si elevano a sublimi grandezze, ove svetta l'enigma Shrander, imperscrutabile saggezza senza scopo né causa. Grazie dell'attenzione

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  13. caro altro anonimo viaggiatore, Seria Mau è un buon personaggio, posso anche essere d'accordo. Fosse stato il suo romanzo forse non m'avrebbe schifato tanto, Purtroppo non lo è, e insieme a lei tocca sopportare anche il resto.
    Ma non voglio annoiarti ulteriormente. Se Luce dell'universo t'è piaciuto me ne compiaccio.
    Io non l'ho capito? Pazienza.
    Ci saranno altre occasioni.

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  14. A IGUANA JO NON PIACE M JOHN HARRISON!!! (pensare che pareva uno in gamba...)*


    * E' persino peggio che essere fan degli U2! Adesso manca solo che confessi di essere un lettore di gialli con gatti siamesi e dichiari di preferire la weisse alle birre trappiste e mi perdi ogni credibilità ;)


    Qualcuno alla fine di questo post dovrebbe provare a spiegarmi cos'ha di memorabile Luce dell'universo

    Temo abbia ragione l'anonimo viaggiatore; è questione di sintonizzarsi sulla lunghezza d'onda giusta.

    Se un giorno ti venisse voglia di riprovare con Harrison, ti consiglierei un programma in tre passi:

    1) Leggere questa intervista.
    http://www.strangehorizons.com/2003/20030609/harrison.shtml

    L'ho riletta mentre pensavo a come risponderti. Spiega molto meglio di quanto potrei fare io l'approccio di MJH, i temi che esplora e le ragioni delle sue scelte, e discute anche le reazioni a Light.

    2a) Con l'intervista fresca in mente, passare a questo racconto:
    http://ambientehotel.wordpress.com/2010/03/02/some-fiction/

    2b) A questo punto potresti aver definitivamente deciso che MJH non fa per te. Se invece ti si fosse risvegliato un pò di interesse, consiglierei di ordinare la sua collezione di racconti Things That Never Happen.

    3) Adesso sei pronto per rileggere Light. Sono sicuro che ti apparirà in una nuova...ehm luce.

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  15. Ciò detto, faccio alcune considerazioni:

    1) Banks e McDonald sono buoni scrittori, ma MJH è in un altra categoria.
    La sua prosa è uniformemente splendida. Apri a caso una pagina e non hai problemi a trovare frasi da segnare sul quaderno.
    Lo stile è molto fluido e scorrevole, ma anche senza appigli visibili, e ti trascina sempre più al largo.
    Se ti immergi e ti metti a nuotare troppo velocemente, il tuo passaggio frantuma la superficie, l'acqua ti finisce negli occhi e ti acceca, e all'improvviso ti ritrovi senza energie in mare aperto.
    Fuor di metafora, se non ti lasci il tempo di assorbirle ti sfuggono molte delle sfumature di significato su cui si reggono le storie e finisci col perdere l'orientamento.
    E' per questo che ti consiglio di leggere i racconti (non tanto quello che ho linkato, che è marcatamente surreale) - perché in essi si vede meglio come situazioni, conflitti etc. siano il risultato emergente di qualcosa che attraversa il testo, ma su cui raramente si focalizza direttamente.

    2) Pretenzioso: All'autore non interessava per nulla scrivere un romanzo nuovo/provocatorio/memorabile nel senso in cui lo intendi tu.
    Il plot non è privo di riferimenti, ma non è l'aspetto più importante. I personaggi sono perversi e/o sconfitti dalla vita, ma non per affascinare il lettore.

    3) Inutile: Colpa e meriti della situazione esistenziale dell'umanità sono dell'umanità stessa. Al massimo lo Shrander rappresenta l'ignoto su cui l'umanità proietta le proprie fantasie, che poi si rivela molto più prosaico di quanto immaginato.

    4) Lo scopo nella vita, l'altro grande protagonista del romanzo.

    Esatto. Direi che il macrotema principale su cui MJH torna sempre è la relazione fra desiderio e narcisismo. Per lui è un tema vastissimo, che va dalla commercializzazione di quelle fantasie che permettono di dimenticare il mondo reale ed "evadere" temporaneamente in altri, al modo in cui la pubblicità ci convince a cercare la felicità in beni materiali di cui abbiamo "bisogno" e "diritto",perché "noi valiamo", a tutti i tipi di "personal romance", immagini idealizzate di noi stessi e sogni ad occhi aperti cui leghiamo il nostro senso di realizzazione personale, alle relazioni che si basano sullo scambio di fraintendimenti e proiezioni reciproche, alla scienza come strumento di controllo sulla natura, alla continua sottovaluzione delle conseguenze che le nostre scelte hanno sugli altri e sul mondo, sia a livello personale che sociale (ad esempio l'eco-dumping e l'uso della biotecnologia per effetti cosmetici in Signs of Life e la rimozione inconscia e l'invisibilità degli immigrati in Gifco o The East), giù fino ad esempi innocui come l'uso di un lancio di dadi per prendere decisioni (che si basa sulla fiducia inconscia nell' idea di destino, di una storia in cui noi abbiamo un ruolo e di cui possiamo interpretare i segni).

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  16. 5) L' amoralità (piuttosto che immoralità) dei personaggi è aspetto centrale della narrativa, non un dettaglio aggiunto per cavalcare lo scandalo. Tu dici che è "sfacciata, stucchevole, ammiccante" e ci vedi dietro la "furbizia" dell'autore.
    In realtà mi sembra che quello che vuoi dire è che il modo giusto di occuparsi di questi personaggi in narrativa è di metterci sopra un cartello gigante con scritto "Evil" (perché se questo non c'è tu pensi la narrazione pecchi di "cinismo") e/o renderli affascinanti.
    Nessuno dice che Freddy Krueger o Hannibal Lecter sono immorali in maniera sfacciata, stucchevole ed ammiccante, anche se si tratta proprio di personaggi costruiti con furbizia dall'autore per premere determinati bottoni emotivi e suscitare reazioni programmate.
    L'unico personaggio che tu trovi interessante, Seria Mau, ti sembra forse tale perché è rivisitazione ironica di un recente archetipo di successo, quello dell'eroina kick-ass: Seria Mau Genlicher/Sarah Michelle Gellar/Buffy the Vampire Slayer. (Fra l'altro ci sono molti contrappunti ironici, associazioni,rimandi interni che "complicano" il romanzo - in parte vanno persi nella traduzione, in parte probabilmente la tua antipatia per storia e personaggi ti ha impedito di prestarvi attenzione).

    I personaggi possono essere naturalmente immorali, ma che siano anche interessanti almeno! In questo caso l'immoralità è l'unica nota caratteristica che li distingueva dallo sfondo

    Che ti siano piaciuti o meno, non sono affatto indistinguibili dallo sfondo. Quelle che mancano sono le caratteristiche che avresti voluto per affezionarti a loro. Li giudichi in base allo scarto rispetto a quello che ti aspettavi.
    E' un po' come dire che Emma Bovary è un personaggio palloso e poco credibile perché si sdilinquisce in fantasie ingenue e sogni ad occhi aperti e non ha il coraggio di divorziare, trovarsi un lavoro e iniziare una vita indipendente.

    E' ovvio che i personaggi di Light rappresentano degli outliers, dei casi estremi, ma sono espressione magnificata di patologie e disfunzioni emotive reali ed estremamente diffuse.
    L'intento dell'autore non era di sbattere in faccia mostri amorali, casomai porre domande sui meccanismi di fondo che portano tutti e quattro i personaggi principali, ognuno a modo suo,a forme di arresto dello sviluppo emotivo - e suscitare empatia per la sofferenza evidente - nel ciclo di paure, nevrosi, superstizioni e coazioni a ripetere all'infinito gli stessi errori - di persone per le quali non è possibile provare alcuna simpatia.

    Vabbé mi scuso per la lunghezza. In futuro prometto di essere più conciso, ma come si sarà capito MJH è uno dei miei autori preferiti.

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  17. Questa di M. John Harrison me l'ero proprio persa. È vero - è decisamente peggio che quella degli U2.

    Sottoscrivo tutto quello che ha detto Marco (che mi ha risparmiato un'ora di tastiera - thanks, pal!)

    Aggiungo una sola osservazione - fin dai tempi di Viriconium (come sarebbe a dire non hai mai letto Viriconium?!) M. John Harrison porta avanti un discorso di una difficoltà estrema - il fantastico, per lui, è una trappola dalla quale bisogna fuggire.
    Le fiabe, le leggende, i miti, le realtà virtuali... sono tutte trappole che ciprivano della libertà.
    Portati dietro anche questa, come chiave per leggere Light.

    E poi leggiti anche Nova Swing.
    E poi Anima/Course of the Heart.
    E Viriconium.
    E Climbers.
    E Things That Never Happen.

    Perché naturalmente diamo per scontato che tu abbia letto The Centauri Device.
    :P

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  18. Accidenti Marco! Dopo un commento appassionato come il tuo come faccio a non dare un'altra chance a John Harrison? Traducessero i racconti ne sarei davvero felice. Invece mi sa che dovrò accontentarmi di Nova Swing che dovrebbe uscire a breve per Urania.

    Detto questo ecco qualche osservazione.
    Innanzitutto considera il fatto che io Light l'ho letto nella sua traduzione italiana, che per altro non ho trovato difettosa. Per questo motivo mi tocca rimandare al mittente tutte le osservazioni stilistiche (un'altra categoria rispetto a Banks o McDonald? mmm…).

    Entrando nel merito della tua splendida apologia Harrisoniana mi tocca invece ribadire che le sensazioni che enunciavo nel mio post sono frutto del contenuto precipuo del romanzo. Certo, tu descrivi molto meglio di me quelle che sono le caratteristiche di struttura e personaggi e contenuti. E gli dai ovviamente una lettura positiva. Se a me ha fatto quell'effetto l'unica cosa che posso fare è tentare di ragionare più approfonditamente sui motivi del mio scarso gradimento. Proviamoci. (I riferimenti numerici riprendono quelli dei tuoi commenti)

    0) se per apprezzare un libro ho bisogno del libretto d'istruzioni, beh… non sono certo che quel libro faccia per me. Mi riferisco ai vari link che mi consigli di visitare per poi iniziare a leggere Harrison. Sono dell'idea che un romanzo dovrebbe essere in grado di reggersi da solo sulle sue zampe narrative. Poi, certo, se mi ha colpito sono più che disposto ad approfondire il mondo dell'autore. Ma farlo preventivamente mi pare chiedere un po' troppo a questo lettore.
    (Detto questo, l'intervista a Harrison è davvero illuminante. Grazie!)

    1) la tua descrizione dello stile di Harrison è davvero meravigliosa e fa effettivamente venir voglia di rileggerlo (ma ribadisco, sullo stile dell'autore non ho avuto nulla da ridire).
    Peccato per i contenuti. :-)

    2) Quali che siano le intenzioni dell'autore, sono del tutto superflue per quanto riguarda la mia esperienza di lettura. Se anche c'erano, con me non hanno funzionato. Sui motivi, beh… siamo qua apposta, no?

    3) Sulle specificità della trama di Light, vedi per esempio la presenza e le motivazioni dello Shrander, non sono purtroppo in grado di approfondire: dal momento della lettura è passato troppo tempo e i dettagli si sono persi come lacrime nella pioggia. Mi spiace.

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  19. 4) Questo credo sia un punto fondamentale. Per quanto io apprezzi l'approccio politico di Harrison (vedi intervista) non lo vedo altrettanto efficace nella sua incarnazione letteraria. Nell'universo politico/narrativo Harrisoniano la fuga è il Male. Mentre il bene è senza dubbio l'Impegno. Probabilmente il fatto che io sia decisamente meno drastico di lui su questa dicotomia è uno dei motivi sotterranei per cui il suo romanzo non m'è piaciuto. Tornando alla filosofia narrativa di Harrison, mi pare sia innegabile la volontà dell'autore di scioccare il lettore togliendogli tutti i riferimenti che caratterizzano il genere, mantenendo però al contempo una gabbia narrativa innegabilmente fantascientifica. Ambizione mica da poco, gliene do atto. Il risultato è all'altezza delle aspettative? Qui le nostre opinioni evidentemente divergono. Il punto è che se giochi - come mi sembra dica molto bene Davide qui sopra - al suicidio del genere, non puoi non aspettarti qualche vittima collaterale, questo lettore per esempio. Se inventi un universo, coinvolgi il lettore nella sua esplorazione, e poi gli sbatti la porta in faccia, o il lettore è talmente preso dalla tua scrittura da riescire pure ad apprezzarlo (ehi! ma allora sta fuggendo nel tuo romanzo!) oppure non puoi lamentarti se poi lo trova pretenzioso e irritante.

    5) No no, insisto sull'immoralità: i personaggi di Light sanno benissimo cosa sia buono e cattivo. E scelgono di conseguenza.
    E no, Marco, non mi interessano personaggi dichiaratamente schierati. L'ambiguità morale nella narrazione è sempre una ricchezza per il lettore (per questo lettore almeno). Ed è vero, i protagonisti di Light non sono personaggi cui puoi affezionarti. Sono tutti incondizionatamente delle brutte persone.
    Tu li confronti con dei cattivi cattivi, ma non noti la differenza sostanziale tra quei personaggi e quelli di Harrison, ovvero la coerenza di un Freddy Krueger o di un Hannibal Lecter con il loro universo narrativo. Puoi dire lo stesso per il Kearney di Light?
    Per cui, ricapitolando, abbiamo uno scenario che vuole porre fine a tutti gli scenari, personaggi che fanno di tutto per collidere con la sensibilità del lettore senza fare nel frattempo nulla di interessante, beh… io non mi meraviglio troppo riguardo alla mia reazione a fine lettura. :-)

    Ma forse il punto sta tutto nella modalità con cui leggiamo un romanzo: prima di considerare i livelli di significato più alti, che non ho dubbi che almeno in questo caso ci siano, il romanzo che vado leggendo deve colpirmi la pancia. Se una lettura non mi emoziona difficilmente riuscirà ad appassionarmi intellettualmente. Light è un libro emotivamente gelato come neanche al polo.

    Ti faccio l'esempio di un paio di autori che secondo me non sono molto distanti come sensibilità politica da Harrison, ma che mi suscitano (quasi) sempre reazioni molto molto diverse. Prendi Ballard e Banks. I due non potrebbero essere più distanti, ma entrambi hanno caratteristiche che li avvicinano all'universo narrativo di Harrison.
    Anche Ballard è un autore terribilmente freddo. Ma Ballard riesce comunque ad emozionarmi per la capacità analitica e per il continuo ribadire le immagini iconiche di un paesaggio psichico che è sovrapponibile a quello Harrisoniano e che corrisponde al nostro. Harrison si ferma alla freddezza.
    Banks sembrerebbe agli antipodi di Harrison. I suoi romanzi sono impregnati fino all'osso di avventure e meraviglie. Eppure ci sono pochi altri autori in grado come Banks di ragionare sull'oggi presentando scenari spaceoperistici, pochissimi in grado di capovolgere l'escapisco solitamente legato a certe letture in profonde questioni etiche, politiche e morali.
    Insomma, date certe premesse idelogiche non è detto che romanzi come Light siano il mezzo più efficace per destare l'interesse del lettore al riguardo.

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  20. Davide, come dicevo sopra, sarò ben lieto di dare un'altra possibilità ad Harrison. Ma non credo proprio mi metterò alla ricerca dei suoi romanzi passati. Ho già una coda di lettura impossibile, figurati se la dovessi rimpinguare con una mezza dozzina di titoli che immagino siano pure di difficile lettura (stante quello che mi dite Harrison è un fine prosatore, il che significa che viste le mie competenze linguistiche mi farebbe sputare i classici pallini).
    Ma apprezzo comunque il tentativo! :-)

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  21. Ti ringrazio per i complimenti. Non mi aspettavo che tu leggessi subito l'intervista!


    0) Avevo paura che mettere i link suonasse un pò arrogante, come dire informati e poi ne riparliamo.
    Tempo fa lessi una recensione di un blogger americano al Deserto dei Tartari. Questi diceva che Buzzati era un anomalia nel panorama della letteratura italiana - che dopo Ariosto e Tasso e le fiabe popolari ed almeno fino all'arrivo di Calvino era contrassegnato dal realismo e non conosceva il fantastico. Il Deserto dei Tartari era un romanzo realista puro (non vedeva nel testo margini che avallassero un interpretazione diversa) che solo in seguito alla traduzione in Francia era stato anacronisticamente interpretato come esistenzialista e simbolico.
    Di cosa è figlia questa interpretazione? secondo me, del fatto che il recensore si è avvicinato all'opera con un libretto d'istruzioni incompleto, ha interpretato quello che vedeva secondo parametri fissati in precedenza, che gli impedivano di leggere nel modo "giusto" il testo.
    Tutti noi abbiamo un quadernetto di istruzioni, in parte frutto del nostro gusto personale, in parte assorbito culturalmente.
    E' il motivo per cui oggi leggiamo senza problemi opere considerate dirompenti al momento della loro uscita.
    Può sempre succedere che un autore e un lettore non si incontrino.
    Mandarti i link non era farti la lezione, ma un modo per suggerirti di spostarti di lato, guardare da una angolazione leggermente diversa e sotto una luce differente. Così da vedere quello che ho visto io, che ero già "preparato" e sintonizzato sulla giusta frequenza.
    Poi è chiaro che il lettore è sovrano e sei tu che devi decidere se vale la pena fare uno sforzo.

    1) Prova a leggere almeno il racconto che ho linkato, avrai un idea della qualità della prosa.

    4) E' più di un approccio politico - è una visione delle cose, la scelta di un taglio, una chiave interpretativa.
    Radicale, indubbiamente, ma la letteratura è anche questo - la sospensione che ti permette di abbracciare visioni del mondo diverse dalla tua. E' vero che anche io posso considere alcune forme di evasione innocue - e non vivrei bene se non riuscissi ad evadere di tanto in tanto. Ma come chiave interpretativa è molto convincente.

    togliendogli tutti i riferimenti che caratterizzano il genere

    Che riferimenti? Non eravamo d'accordo che è la fantasy che è sempre uguale a se stessa, la sf si rinnova sempre? ;)

    Comunque, come hai letto nell'intervista non è che Harrison si preoccupi più di tanto di perdere lettori. Sono io che voglio spronare lettori intelligenti a fare uno sforzo per autori che meritano :)

    5) No no, insisto sull'immoralità: i personaggi di Light sanno benissimo cosa sia buono e cattivo. E scelgono di conseguenza.

    Non ha nessuna importanza che sappiano cosa sia buono e cosa cattivo. Sono sociopatici efficienti. Sanno cos'è il buono e il cattivo esattamente come un daltonico sa cos'è il rosso e il verde.
    Sono intrappolati in circoli viziosi psicotici. Per loro le altre persone non hanno davvero esistenza reale.
    Solo se riuscissero a "guarire" potrebbero iniziare a provare empatia verso gli altri, senza la quale ogni scelta fra buono e cattivo è solo opportunismo. Questo è il loro dramma.

    ovvero la coerenza di un Freddy Krueger o di un Hannibal Lecter con il loro universo narrativo. Puoi dire lo stesso per il Kearney di Light?

    Sinceramente non capisco cosa vuoi dire. Non sono mai esistiti scienzati che fossero anche gran pezzi di merda?

    Light è un libro emotivamente gelato come neanche al polo.

    Infatti direi che è un romanzo di una bellezza glaciale. Non è che io abbia pensato ai livelli di significato più alti per farmelo piacere. Forse il problema è che tu sei una persona troppo positiva e ottimista e provi solo rigetto per quelle "brutte persone".
    Io no.

    Banks stesso dice che, al di là di tutto, i romanzi della Culture sono wish-fulfillment per ateisti liberal!

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  22. 0) È vero. Ognuno di noi si è costruito nel tempo il suo bel libretto d'istruzioni che lo aiuta a cavarsela in giro per il mondo (letterario o meno). Però questa cosa è ben diversa dal vedersi fornire una "guida alla lettura" da parte di chi l'opera in questione l'ha anche scritta. Insomma, preferirei che l'autore rispondesse dell'opera (sull'opera) solo se interpellato, non a priori. (Che è quello che ha fatto Harrison, sia chiaro. Sono i recensori entusiasti che sbagliano a linkare certe cose! :-))


    1) Io ho grossi problemi (di tempo, di fruizione, di voglia…) quando si tratta di leggere narrativa a monitor. Comunque se riesco a ritagliarmi il tempo necessario un tentativo lo faccio, ma non ti prometto niente. (BTW sulla qualità della prosa di Harrison mi fido sulla parola. Siete in tanti ad aver rimarcato questo aspetto - che tra l'altro mi aveva convinto sin dal principio - da non necessitare ulteriori conferme).


    4) Mi piaceva più "politico" che "esistenziale".

    "Non eravamo d'accordo che è la fantasy che è sempre uguale a se stessa, la sf si rinnova sempre?"

    Secondo me mi confondi con un'altra. :-)
    Però dai, hai capito quello che intendo. Harrison ha un approccio che mi pare in qualche modo contraddittorio. Nel senso che è davvero complicato rimanere ancorati alla letteratura di genere (che è legata a doppio filo con il world-building che a sua volta obbliga il lettore a entrare nella narrazione rinunciando per un attimo alla sua realtà), per proporre una Weltanschauung che scardina in toto il senso della letteratura immaginifica.
    La qual cosa risulterebbe davvero stimolante, solo che con il sottoscritto non ha proprio funzionato (poi magari in altri romanzi il suo intento ha esiti migliori, chissà…).


    5) Discutevo la scelta di "immorale" piuttosto che "amorale", che per me non è differenza da poco. Essere un sociopatico del tipo presentato in Light non ti impedisce la scelta, che è quello che distingue la presenza o meno di una "moralità".

    Quando invece parlavo della coerenza di un Freddy Krueger o di un Hannibal Lecter con il loro universo narrativo. rispetto a quella di Kearney, mi riferivo alla credibilità delle azioni dei primi due rispetto alla realtà con cui hanno a che fare. Il comportamento di Kearney risulta incoerente nel momento in cui non genere reazioni credibili dalla realtà circostante. (nessuna indagine, nessuna precauzione, massima libertà d'azione, etc etc)


    6) Nah… allora non si spiega il fascino che i romanzi di Ballard continuano ad esercitare su di me.
    Secondo me la colpa non è del lettore o dei personaggi, quanto piuttosto dell'autore! :-)

    Quel che dice Banks è molto diverso da quel che Banks scrive!
    (a parte gli scherzi, la Cultura è effettivamente la mia società ideale, ma questo non mi impedisce - e soprattutto non impedisce a Banks - di indagare i lati oscuri del vivere sociale).

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  23. A dir la verità secondo me nel mondo reale i serial killer assomigliano molto più a Kearney che a Lecter - e quando vengono scoperti molto spesso ci si chiede come sia possibile che nessuno se ne sia accorto molto prima. Poi certo Kearney è particolarmente fortunato, ma questo secondo me il romanzo lo fa capire.
    C'è anche un aspetto satirico - un po' come dire che in quella società della sparizione di quel tipo di vittime (in gran parte donne sole) non se ne accorge nessuno.

    Forse i personaggi di Ballard ti disturbano meno perché sono grotteschi, più marcatamente caricaturali.

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  24. Nah… non mi convinci. :-)

    BTW pensando ai personaggi di Ballard non è certo "grottesco" o "caricaturale" la prima parola che mi viene in mente. Piuttosto sociopatico, disgregato, regressivo o semplicemente alienato.

    Però son curioso, dove vedi i tratti caricaturali o grotteschi nelle opere ballardiane?

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  25. Pensavo a opere come Crash o The Atrocity Exhibition, leggermente sopra le righe.
    E' un approccio diverso - iperrealista più che realista. Che poi vada bene così all'interno delle sue storie è un altro discorso. Sarebbe poi interessante analizzare le differenze nel modo di mostrare personaggi - MJH li descrive sostanzialmente dall'esterno, Ballard ti accompagna dentro le loro nevrosi, e i due approcci risultano in diverse modalità di identificazione e distanziamento.
    Ma dovrei pensarci su e rileggere bene per dire qualcosa di sensato.

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  26. Come possibile contributo allo svisceramento dei personaggi ballardiani ti linko questo post dedicato (in parte, nel finale) a Cocaine Nights.

    (se vorrai proseguire il discorso forse quel post è più indicato di questo. Ma non farti troppi problemi: ti leggerò volentieri ovunque vorrai scrivere!)

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