13 dicembre 2010

Fantascienza al femminile


Picture by Richard Upshur.
Nelle ultime settimane Torque Control - che nei pochi mesi da quando l'ho scoperto è diventato una sosta obbligata nei miei giri on-line - si è occupato della fantascienza scritta dalle autrici anglosassoni (con qualche eccezione).

Gli interventi spaziano da recensioni e dibattiti sul singolo volume o sulla data scrittrice, a discussioni sull'influenza che la scrittura di genere al femminile ha avuto e continua ad avere sulla scena fantascientifica internazionale.

Tra le cose interessanti c'è la top-ten dei dieci migliori romanzi usciti negli ultimi 10 anni. Delle opere elencate solo due sono state tradotte in italiano, e di queste solo una, The Speed of Dark (La velocità del buio), in una pubblicazione di genere (Urania n. 1495, uscita nel febbraio 2005).
A parte constatare la mia ignoranza nei confronti della maggior parte dei titoli elencati (degli undici romanzi in lista ne ho letti appena due, e alcune autrici non le ho proprio mai sentite nominare), noto che tra questi romanzi non ce n'è nemmeno uno di Lois McMaster Bujold, che almeno per Guerra di Strategie meriterebbe a mio avviso un posto in classifica. (Probabilmente pesa sull'esclusione della Bujold il fatto - strano ma vero - che i suoi romanzi sembra non siano mai stati pubblicati nel Regno Unito).

Ma bando alla ciance, questa è la lista con il link al relativo post su Torque Control:
1. The Carhullan Army, di Sarah Hall
2. Maul, di Tricia Sullivan
3. Natural History, di Justina Robson
4. The Time-Traveler’s Wife, di Audrey Niffenegger
5. Spirit, di Gwyneth Jones / The Speed of Dark, di Elizabeth Moon
7. Life, di Gwyneth Jones
8. Lavinia, di Ursula K Le Guin
9. Farthing, di Jo Walton
10 Bold as Love, di Gwyneth Jones / City of Pearl, di Karen Traviss

Prima di precipitarmi a spendere i miei sudati risparmi, c'è qualcuno la fuori che li ha letti e ha voglia di parlarmene?

10 commenti:

  1. Conosco alcune delle autriciqui nominate.
    Sinceramente sento parlare molto bene della Robson.

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  2. ho letto "la moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo", e ovviamente conosco Le Guinn e Moon. ma sono costretto a riconoscere di non aver mai sentito le altre (o magari ho letto qualche racconto su qualche "best of" ma non riesco ad associare).

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  3. Dei titoli in lista oltre a quello della Moon, ho letto solo Farthing (ne ho parlato qui).

    Non ho grossi dubbi sulla qualità dei romanzi elencati (basta seguire il link su Torque per farsi un'ottima idea dei contenuti) solo mi piacerebbe capire quali sono quelli più vicini al mio gusto, che - tanto per dire - "la moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo" non mi ha mai chiamato, mentre sia "The Carhullan Army" che "Natural History" mi paiono decisamente interessanti.
    (e poi c'è sempre il ciclo hendrixiano della Jones che Marco non smette di sponsorizzare…)

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  4. Che poi, come si vede qui, Gwyneth Jones è quella che in totale ha preso più voti sommando i vari romanzi.
    In realtà Spirit e Life non fanno parte del ciclo, sono autoconclusivi, il primo è Space Opera pur se femminista etc etc, il secondo fantascienza "politica" di futuro prossimo e forse la cosa migliore che ha scritto.
    Fra l'altro ho visto che non sei il solo ad essere inizialmente rimbalzato su pazienza divina, per cui non scoraggiarti.

    Sulla Bujold, nei commenti si diceva che nel periodo in considerazione non ha in realtà scritto romanzi - A Civil campaign è del 2000, e il periodo in esame inizia dal 2001.
    Però è vero, molti autori Statunitensi non sono pubblicati in Inghilterra, e viceversa ancora peggio - ridimensiona un pò questa visione delle lande anglosassoni come terre promesse per la fantascienza in confronto a noi, vero?

    The Carhullan Army l'ho anche avuto fra le mani, ma non mi ispirava - forse ho fatto male - Natural History dovrebbe piacerti, ma potresti trovarlo un po' confusionario - comunque ha qualcosa di Banksiano nel setting

    Quella che conoscevo meno (proprio solo sentita nominare) è Tricia Sullivan, ma a un primo esame sembra abbastanza interessante

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  5. Della Robson ho sentito prlare piuttosto bene da persone affidabili, ma non ho mai letto nulla.
    La Hall sembra interessante, ma ho paura che sia troppo intellettuale per i miei gusti ;-)

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  6. @ Marco: per la Jones non mi scoraggio, però chissà quando troverò il tempo per riprovarci…

    Per la Bujold è vero, il suo romanzo migliore è del 2000 (andavo a memoria e credevo fosse più recente) però è sintomatico che mentre per altri romanzi appena fuori tempo - penso ad Ash, per esempio - si sia trovato lo spazio per parlarne a modo, per lei niente.
    Dici: "Però è vero, molti autori Statunitensi non sono pubblicati in Inghilterra, e viceversa ancora peggio - ridimensiona un pò questa visione delle lande anglosassoni come terre promesse per la fantascienza in confronto a noi, vero?"
    Insomma. Sarà che qua in giro degli autori del calibro di Banks/Stross/Harrison (content?)/Hamilton/Gromwood non ne vedo mica tanti, ma faccio davvero fatica a confrontare UK e Italia sul piano fantascientifico.


    Per quanto riguarda gli acquisti, vista l'opinione più diffusa, da Nick a Davide, credo che punterò su Natural History.
    Ti dirò, del Maul di Tricia Sullivan mi inquieta la copertina.

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  7. vista l'opinione più diffusa, da Nick a Davide, credo che punterò su Natural History

    E' piaciuto anche a MJH :)

    Della Bujold si è discusso qui (e nei commenti)
    2010

    ed è presente nella lista aggregata per serie, quindi qualche voto l'ha preso, nonostante non avesse romanzi eleggibili nel periodo in considerazione.

    faccio davvero fatica a confrontare UK e Italia sul piano fantascientifico

    Quello che volevo dire ovviamente è che spesso i non autoctoni non vengono pubblicati, anche quando si tratta di grossi autori pluripremiati che non hanno bisogno di traduzione.

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  8. "E' piaciuto anche a MJH"

    Ho visto, ho visto.
    E beh… non è mica un brutto segno.



    "…spesso i non autoctoni non vengono pubblicati, anche quando si tratta di grossi autori pluripremiati che non hanno bisogno di traduzione."

    In effetti 'sta cosa mica la capisco bene.
    O meglio, mi è abbastanza chiaro il discorso della localizzazione geografica legato a diritti e commerciabilità del dato prodotto. Ma per il pubblico cosa cambia tra un'edizione inglese e una americana, se poi il testo è lo stesso?
    Dopotutto credo che anche in UK la maggior fonte di informazione libraria - specie quella molto settoriale come quella che si riferisce alla produzione fantascientifica - siano gli appassionati stessi.

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  9. Se l'editore americano non è ben distribuito in Inghilterra, cambia che non lo trovi in libreria quando cerchi nella sezione fantascienza, e quindi non sarà mai un acquisto occasionale ma devi aver già deciso tu a priori di ordinarlo dall'estero. Anche gli ordini immagino dovresti farli con Amazon.Us e non Amazon.Uk, che avrebbe meno copie. Il più delle volte quindi lasci perdere e compri autori meglio distribuiti.

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  10. Tre cose cambiano (o possono cambiare) fra edizione USA ed edizione UK dello stesso libro...

    La copertina - che vale per quel che vale, ma tant'è...

    La data di uscita - che non è necessariamente contemporanea. Spring Heeled Jack, pubblicato da Snow Books in UK, è uscito quasi tre mesi prima dell'analogo pubblicato in USA da PYR.

    Il prezzo - la tiratura americana ha volumi maggiori e prezzi più bassi (anche considerando il cambio del dollaro).

    Ma sono fisime da fanatici del cartaceo, ovviamente.

    C'è poi da considerare la questione diritti e agenti - molti autori inglesi vengono considerati "inadatti" al pubblico USA (meno frequente il contrario), o hanno contratti (specie per le serie) che li vincolano ad un solo editore il quale (se non ha un omologo oltre atlantico) deve prima esaurire ilc ontratto, e poi concedere diritti a terzi. È successo con i romanzi di Deathstalker di S.R. Green - usciti i primi tre in UK, poi uscito il primo in USA, poi il quarto e il quinto in entrambi i mercati (e l'editore USA ha dovuto buttare sul mercato 4 volumi, dal 2 al 5, quasi in contemporanea per non restare indietro).

    È strano.

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