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Foto di Giorgio Raffaelli |
Negli ultimi anni, in parallelo al diffondersi dei libri elettronici, c'è stato nei blog vicini un fiorire di post che hanno sviscerato il fenomeno dai punti di vista più disparati. La quantità di informazioni, giudizi, polemiche, opinioni, chiacchiere e discussioni è straripante, ed è difficile farsi un'idea obiettiva sullo stato dell'arte dell'editoria elettronica, che è oltretutto molto diverso a seconda del particolare quadrante geografico si voglia prendere in considerazione.
Qualche esempio? Nelle ultime settimane c'è stato l'intervento di Charlie Stross sulle caratteristiche e le conseguenze del dominio di Amazon sul settore, quello di Davide Mana sulle potenzialità inespresse del mezzo digitale o (con qualche mese in più sul groppone) quello più tecnico di Matteo Poropat sulle problematiche relative alla realizzazione editoriale degli ebook. Di carne al fuoco ce n'è in abbondanza e se finora mi sono astenuto dal trattare questo argomento non è per mancanza d'interesse, quanto piuttosto per chiarirmi le idee e non sbrodolare quattro cazzate tanto per.
Sebbene abbia avuto occasione di maneggiarli, non posseggo né un dispositivo e-ink nè un tablet, ma - lo dico subito a scanso di equivoci - non vedo l'ora di potermi permettere un ipad. Sono convinto che per fruire al meglio di un testo tecnico, un saggio, un manuale o una rivista la lettura su mezzo elettronica offra - e offrirà sempre più - una quantità di vantaggi rispetto a quella tradizionale.
Detto questo, non sono altrettanto convinto che per la lettura da diporto (per quanto mi riguarda mi riferisco soprattutto alla narrativa) l'utilizzo di un supporto tradizionale (leggasi libro) abbia poi tanto da perdere dall'avvento degli ebook.
Le mie considerazioni nascono dal confronto delle due esperienze di lettura. Sono del tutto soggettive, certo, ma credo che definire la lettura di un libro come esperienza più ricca di quella di un testo elettronico non sia solo frutto di fisime luddiste o di una mal riposta nostalgia per i bei tempi andati.
Il testo di un ebook sarà anche interattivo, ma quanto interattivo è il supporto che lo ospita? Un reader, a prescindere dalle sue specifiche tecniche, è un oggetto pressoché bidimensionale, almeno per quanto riguarda la sua interfaccia. Per quel che interessa il lettore si può benissimo considerare come uno schermo su cui si possono visualizzare parole e immagini, e una scelta di accessori più o meno utili per scegliere/scorrere/annotare il determinato testo.
La lettura di un libro è un'esperienza sensoriale parecchio diversa. Nel libro ci puoi infilare le dita dentro, puoi valutarne lo spessore, il peso, le dimensioni, te lo puoi rigirare tra le mani senza tema di grossi danni da caduta o urti. Un libro lo puoi scagliare contro un muro, lo puoi macchiare di caffè o riempire di briciole, lo puoi lasciare aperto o valutarne la progressione. Soprattutto le pagine di un libro le puoi toccare, e scoprire come la carta sia diversa da edizione a edizione, e offra al tatto sensazioni parecchio più amichevoli (materia organica vs plastica e vetro, c'è competizione? sì, c'è: ho toccato polimeri che voi umani… ma non in un ereader, non ancora, per lo meno).
C'è poi un ulteriore considerazione da fare. Quanti filtri intervengono nel percorso del testo fino all'occhio del lettore? Me lo chiedo perché ho l'impressione - e chi ha maggior pratica di e-lettura potrà confermare o meno, grazie! - che durante la lettura da un supporto elettronico la comprensione del testo attraversi un numero di filtri, che riguardano sensazione, percezione e predisposizione, decisamente maggiore che non dalla lettura della pagina stampata. Quest'impressione nasce dalla semplice constatazione che il rapporto tra lettore e testo tradizionalmente stampato è diretto, occhio-carta, mediato solo dall'inchiostro, quindi un supporto fisico, materico, utilizzato per sporcarla. Credo invece che accostandosi a un testo visualizzato su schermo intervengano molti più fattori in grado di influire sulla relazione testo/lettore. C'è la consapevolezza del supporto elettronico, oggetto infinitamente più complesso del volume cartaceo tradizionale; c'è la possibilità di variare carattere, dimensione, aspetto del testo che stiamo leggendo; c'è lo schermo a separare fisicamente il lavoro dell'autore dall'occhio del lettore. Dopotutto il mezzo è (anche) il messaggio, e un supporto più complesso influenza (magari poco, magari molto, credo sia questione molto soggettiva) la percezione del testo che veicola.
Ma allora? Dobbiamo rinunciare agli ebook, mandarli al macero (ops!) senza nemmeno dargli una possibilità?
Nemmeno per sogno.
I libri elettronici sono il futuro. Sono più economici, più convenienti, permettono una gestione delle risorse, a monte, e dei testi, a valle, più efficiente, meno dispendiosa, ottimizzata; oltre a consentire un interazione tra opere e lettore più libera e profonda.
Ma qui si parlava di lettura, non di editoria. Di lettura, non di studio. Di quel tipo di lettura fatta senza altro scopo se non quello della libera espressione di sè, di quell'esperienza individuale che porta a livello zero le complicazioni esterne, per aumentare esponenzialmente la possibilità di un incontro fortuito, di una rivelazione, di una gioia o un dolore del tutto personali. La lettura intesa come piacere singolo e individuale. Un piacere che ha ben poco a che fare con concetti come efficenza, economia o allocazione di risorse.
Prima o poi un ipad spero davvero di riuscire a prenderlo. Ma non so se lo userò per leggere il prossimo McDonald piuttosto che un Banks o un Murakami. Almeno non se avrò la possibilità di permettermi un libro fatto di carta e inchiostro.
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