17 maggio 2009

Che cos'è un fascista, ora?


Picture by Iguana Jo.
È già qualche giorno che rimugino sulla questione, che rimando il momento del confronto, ma oh… a un certo punto certe cose bisogna proprio chiarirsele.

C'è questo ragazzo, vent'anni, atleta, allenatore, studente universitario. Lo conosco ormai da più di un anno e in questo periodo ho avuto modo di apprezzarne le qualità. L'ho visto lavorare con i ragazzini, l'ho visto relazionarsi con gli adulti, l'ho visto con gli amici: entusiasta, gentile, disponibile. Massimo rispetto insomma.
Poi scopro inavvertitamente che oltre a tutte 'ste belle qualità il nostro è pure un irriducibile e nostalgico fascista. Roba da busto del duce in cameretta e gite a Predappio, roba da Faccetta nera e compagnia bella.

Passato il momento di sorpresa e sconforto ho iniziato a chiedermi come fosse possibile.
Il fatto è che per me è semplicemente inconcepibile che a vent'anni si possa avere nostalgia di un periodo in cui nemmeno i tuoi genitori erano ancora nati. Per me i vent'anni sono ancora sinonimo di ricerca e ribellione, per questo motivo arrivare a immaginare, a desiderare anzi, un'entità di controllo pesante e totalitaria come il fascismo a dominare la vita quotidiana mi risulta davvero intollerabile.

Ma va bene, il mondo è bello perché è vario. E allora ho cercato di capire cos'è per me un fascista oggi (no, tranquilli, niente trattati socio-politici o analisi dell'attualità, solo sensazioni).
Io credo che uno diventi fascista nel 2009 fondamentalmente perché se la fa sotto.
Perché è spaventato a morte dal ritmo del cambiamento, perché è convinto che si stava meglio quando si stava peggio, perché ha paura dello straniero, del diverso, di tutto ciò che non riesce a capire, perché avere il minimo dubbio è sempre un errore e una gretta ignoranza è sempre preferibile al non avere risposte adeguate alle domande che la realtà ci rovescia addosso.

La paura è l'unica spiegazione che riesco a darmi, che altrimenti non riesco proprio a capire la retorica della difesa della patria (se sei convinto che la tua cultura, la tua razza sia migliore, più forte, sia insomma superiore alle altre, che timore puoi mai avere di perdere l'identità nazionale? Solo uno sciocco sceglie l'opzione peggiorativa, o no?), non capisco l'appello alla tradizione (ma vi siete mai chiesti da dove nasca una tradizione? se sia davvero immutabile? e le tradizioni più vecchie che fine fanno?), non riesco a capire perché per riaffermare la propria superiorità si ricorra sempre alla violenza dei tanti contro uno.

Poi magari mi sbaglio e il fascismo è semplicemente una morale diversa, che non riconosce le persone, ma solo le categorie; è la necessità animale di avere una gerarchia nel branco, è la brama di potere da esercitare anche nel più piccolo ambito, è la certezza di essere i migliori e quindi, inevitabilmente, in grado di decidere il destino di tutti.

Da quanto sopra si sarà capito come io non abbia alcuna stima dell'ideologia fascista, di quanto provi ribrezzo per certe posizione fondamentaliste, per un credo politico che predica la sopprafazione di qualunque controparte. Resta però il fatto che ho conosciuto e conosco persone che nel fascismo si riconoscono, e che queste persone non sono necessariamente brutte persone. Dunque, se c'è qualche fascista ragionevole in zona, ha mica voglia di spiegarmi qual è il senso di una scelta di questo tipo? Grazie.


13 commenti:

  1. Io non saprei definirmi, visto che frequento da tempo (e per tempo intendo decenni, visto che ho 38 anni) circoli anarchici, centri sociali di estrema sinistra e gruppi di estrema destra. E in tutti questi ambiti trovo qualche spunto interessante ma principalmente un mare di ignoranza, pressapochismo e superficialità imbarazzante. E, ovviamente, ogni gruppo mi rinfaccia una presupposta appartenenza al "nemico".

    Fra le poche cose che ho imparato è che una grandissima fetta di questi giovani (sia a destra che a sinistra) si dichiarano X più per aderenza a un gruppo che per reale riflessione e cognizione di causa.

    Prova a parlare con quel giovane, indaga sulle sue letture, ho i miei dubbi che conosca autori (posso citare solo quelli che ho letto, nella mia curiosità) Junger, Hamsun, Spengler,Gentile, Evola, Guenon, Zizek, Heiddegger, Schmitt e compagnia danzante.

    Appunto, il suo essere "fascista" si riduce probabilmente a una vaga nostalgia, a un busto, la bandiera e qualche braccio teso. Come essere paninaro o rockabilly, o poco più. Solo che magari invece di pestare i nemici truzzi pesta i nemici comunisti, sigh. Magari è perfino religioso praticante, cosa che provocherebbe un cortocircuito non da poco nei confronti del suo presupposto fascismo...

    Sarebbe anche interessante vedere cosa accadrà a questo ventenne fra un quindici anni...

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  2. Consiglio la lettura di "Psicologia di massa del Fascismo", di Wilhelm Reich - ultimo testo "sano" della produzione reichiana prima del deragliamento.
    Si trova facilmente sulle bancarelle (l'aveva pubblicato SugarCo, credo).

    Anch'io in prima battuta vedo la paura come motivatore per l'adesione a tutta una serie di fenomeni autoritari - politici, religiosi o quant'altro.
    Il mondo cambia in fretta.
    Troppo in fretta per alcuni.
    Questa paura si maschera (o se preferite si esprime) spesso come desiderio di rigore e di ordine, di disciplina.
    Un ritorno alle "tradizioni" (spesso costrutti artificiosi confezionati ad hoc in tempi recenti e recentissimi da abili manipolatori); l'affermazione di una identità genetica (idioti - e pericolosi); una mistica che confonde l'aggressività (facile) con la forza (difficile).

    C'è poi la passione tutta umana per le risposte facili - il poter identificare con facilità e rapidità stenografica un responsabile al quale attribuire tutte le colpe per tutto ciò che non funziona.
    Uno scarico di responsabilità totale ed automatico, reso "perfetto" dal fatto che si deve lealtà a un leader che decide per tutti.

    E poi, come dice Elvezio, la ricerca della sicurezza del gruppo - con l'aggiunta del bonus di essere quelli con le uniformi nere, gli stivali lucidi. Molto cool.

    Quanto a vedere cosa ne verrà fuori in quindici anni, io preferirei evitarlo.
    Se non come puro esercizio intellettuale.

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  3. Io direi che la gente ha fame di identita' forti. E' lo stesso motivo per cui mia madre vuole essere ebrea (purtroppo non e' riuscita a trovare un antenato nella nostra famiglia che conformi il suo senso interiore di ebraicita', ed essendo atea non puo' nemmeno convertirsi.)

    Le identita' che vengono, a torto o a ragione, marginalizzate e perseguitate, sono identita' ancora piu' forti, perche' definite dall'odio altrui.

    Peraltro, dopo avere scoperto che Gianfranco Fini va in giro a ricevere movimenti per i diritti degli omosessuali e dice che l'Italia e' indietro in questo campo, anche a me qualche dubbio su cosa vuol dire fascista viene. Non so che cosa gli ha fatto la Santanche', ma benvenga...

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  4. Credo che Anna abbia messo il dito sulla piaga. Lungi da me rammaricarmi della totale metamorfosi di Fini (anche se mi chiedo: con quanta facilità potrebbe fare marcia indietro uno che ha cambiato idea su tutto, e sempre e solo quando gli conveniva?). Tuttavia, se le principali figure politiche italiane mostrano la volubilità e l'inconsistenza ideologica di adolescenti, come possiamo pretendere coerenza da giovani privi di un particolare spessore culturale? Dobbiamo rassegnarci al fatto che essere fascisti sia come sssere interisti: l'aderenza acritica a un gruppo senza una particolare riflesisone sul significato dei suoi simboli.

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  5. Grazie a tutti per i vostri contributi, molto apprezzati.
    M, il ventenne in questione, ha sicuramente letto questo post, per cui mi aspetto prima o poi una qualche reazione (dovrei vederlo stasera). Sono molto curioso.

    Di certo la ricerca di un'identità forte è un aspetto fondamentale per spiegare certe scelte. Aggiungo che qua a Modena schierarsi con una certa parte è comunque una scelta "contro" la melassa rossastra che governa la scena locale (per quanto dal mio punto di vista sia assolutamente ingenua se non idiota).

    Concordo con Elvezio quando scrive che nella maggior parte dei casi (e credo che M non faccia eccezione) l'adesione a certe ideologie non corrisponda a un effettiva riflessione politica o a un reale cognizione di quello che si sta facendo. Anch'io ho la forte sensazione che si consideri lo schieramento politico cui si fa riferimento alla stregua di una squadra di calcio per cui tifare.

    Aggiungo però che M dimostra almeno un minimo di coscienza sociale semplicemente con la sua attività di volontariato, che certo è legata alla sua attività sportiva, ma che comunque contribuisce notevolmente a definirlo come persona. Insomma, non è certo quel tipo di ventenne inutile che tutti noi abbiamo ben chiaro come componente tipico di certi ambienti (in questo senso lo schieramento politico non è assolutamente discriminante).
    Per questo motivo non sarei così pessimista come Davide sull'esito di certe scelte. Anch'io sono curioso di vedere come si evolverà M nei prossimi 15 anni.
    Stiamo a vedere.

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  6. Ma infatti, pare inutile ribadirlo ma forse serve, alla fine spesso la narrazione di sé che hanno molti di questi ragazzi poi stride con una buona fetta del vissuto quotidiano, ed è uno dei motivi per cui non prendo mai molto sul serio certe etichette e affiliazioni.

    Poi non è che un certo coinvolgimento sociale sia del tutto estraneo ad alcune nozioni di fascismo, beninteso... Altrimenti continuiamo a demonizzare l'altra parte come si è sempre fatto, invece di analizzarla e raffrontarcisi, e rimaniamo a girare la solita merda per i tubi eh...

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  7. Il problema delle etichette e delle affiliazioni è che tendono nel tempo a solidificarsi in blocchi monolitici che a quel punto diventano davvero inamovibili e reali.
    Per questo motivo, pur tendendo a non prenderle troppo sul serio, mi domando se non sia invece il caso di bruciarle da subito.
    A volte basta semplicemente evidenziarle per farle evaporare, segnalare le contraddizioni per notare un cambiamento (almeno se la controparte ha ancora qualche neurone in attività, il che è tutt'altro che scontato).

    Per il resto totalmente d'accordo con te. Tra l'altro mi pare di poter dire che è decisamente più interessante confrontarsi con un fascista che con un qualunque berlusconiano col cervello ormai in pappa.

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  8. eccezion fatta per Elvezio qua mi sembra che si parli senza la minima cognizione di causa... La tua visione del fascismo è talmente distorta che pensare che essa è l'unica che ti viene in mente (come tu stesso hai ammesso) è davvero preoccupante... ammesso e non concesso che molti possano avvicinarsi a tali movimenti per i motivi sbagliati (frutto spesso di incomprensioni e ignoranza) è la vera essenza del fascismo ad attirare la gioventù stanca del materialismo moderno, dell'ateismo, dei falsi "immortali principi" del 14luglio... Parli di paura del cambiamento, ma il fascista, oggi, è fascista PROPRIO IN QUANTO LOTTA PER IL CAMBIamento! è tutto il contrario, il fascista (anche se insistere su un paradigma contingente è fuorviante, giacchè bisognerebbe riferirsi a exempla di carattere metastorico) combatte per cambiare, o più propriamente, invertire la rotta intrapresa dal mondo moderno. Un argomento così vasto non può esaurirsi in questa sede, posso comunque consigliarti la lettura dei libri di Evola (già citato da Elvezio) o scritti della scuola di mistica...
    Questi però come detto si riferiscono ad un caso particolare e ristretto; per una visione più ampa il fascismo si deve ricollegare a tutte le grandi rivoluzioni tradizionali del 900; e in questo caso si può aggiungere il Capo di Cuib di Codreanu, o il sublime Militia di Leon Degrelle, i libri di Yukio Mishima...

    Insomma, il fascismo è uno dei tanti esempi di rettificazione, o meglio, tentativo (purtroppo fallito) di rettificazione, del percorso della civiltà, riportandola su binari olimpici, seguendo come indicazione gli unici veri immortali principi di
    Onore, Giustizia, Libertà, Fedeltà, Gerarchia, Ordine, Sacrificio, Lealtà, Coraggio...
    ma se non riconosci come legittimi tali principi, non c'è vacua retorica, non c'è fede adamantina, non ci sono logiche speculazioni o artificiosi bussolotti dialettici che ti convincano che il fascismo non sia il "male assoluto"...

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  9. Caro commentatore anonimo (ma già marchi male, tutte le chiacchiere su Onore, Giustizia, Libertà, Fedeltà, Gerarchia, Ordine, Sacrificio, Lealtà, Coraggio e poi manco una firma, suvvia…), ti ringazio molto per il tuo contributo. Finalmente una risposta da chi frequenta quel lato della strada.

    Non sono un ideologo, un teorico o un politico. Le belle parole per me non hanno significato se non si rispecchiano in un comportamente coerente, reale e tangibile nella vita quotidiana. Per questo motivo non posso che ribadire quanto scrivevo nel post originario. Nella mia esperiena il fascismo è sopraffazione e violenza, è intolleranza e brutalità, è odio e prepotenza. Se così non è me lo devi dimpstrare coi fatti non citando gli ideologi.
    Tu puoi giustificare gli atteggiamenti violenti e intolleranti con le parole più belle del mondo, ma non servono a nascondere le vittime delll'odio lasciate sanguinanti per strada.

    Se quelli che elenchi sono i principi a cui i fascisti si ispirano, mi spieghi da dove nasce tutta l'intolleranza nei confronti di chi non la pensa come voi?

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  10. Zoe di Sillabaria29 aprile 2010 23:31

    Il nostro interlocutore di destra nomina Mishima. Ecco, parliamo un po' di questo lato estetizzante di quel che per amor di brevità chiamerò ancora "fascismo": il fascino dell'immagine, il mito dell'Uomo inteso come Maschio, e non necessariamente come maschio cattivo, ma in quanto rivestito degli orpelli del rango e obbediente a codici di comportamento che lo inseriscono in una linea luminosa di storia, quando non addirittura in una linea di comando.

    Cosa unisce il creatore della Tatenokai al giovane volontario che gioca coi ragazzini?
    Pecchiamo di reificazione, come suppone giustamente l'Iguana, quando facciamo d'ogni erba un Fascio.
    Una cosa è darsi a una mitologia d'accatto, tipo il busto del Loro o il razzismo d'istinto (peraltro diffusissimo nella penisola, e bipartsan), altro è scegliere per sè e la società intorno un modello di vita gerarchico e tentare di imporlo autoritariamente. Altro ancora cercare il proprio Altrove in una serie connessa di immagini archetipe.

    Erano fascisti i samurai? Forse. Ma ai nostri occhi sono grandi figure romantiche.
    E' fascista studiare Guenon? Forse. Ma per come la vedo io, studiare non è mai fascista.
    E' fascista Miles Vorkosigan? Sono fascisti i Dorsai?

    "Di cosa parliamo quando parliamo d'amore?"

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  11. "Di cosa parliamo quando parliamo d'amore?"

    Già… bella domanda. Specialmente all'interno di un discorso su fascismo percepito, fascismo reale, fascismo ideale, fascismo quotidiano.
    Forse dovremmo iniziare ad interrogarci su quali sono le coordinate morali che utilizziamo per interpretare la confusione là fuori. Quanto siano immutabili e quanto invece possano essere modulate per adattarsi agli aspetti del reale che assumono improvvisamente connotazioni diverse da quanto eravamo abituati a considerare normale.

    Tenendo comunque bene in mente che le belle parole non devono MAI impedirci di ragionare sulla concretezza dei fatti, dei comportamenti, delle azioni, che continua a essere il metro più affidabile per valutare la qualità delle persone.

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  12. Zoe di Sillabaria4 maggio 2010 14:51

    E' un vecchio dilemma dell'etica:rigidi principi definitori del mondo a reggere l'edificio morale vs. valutazione circostanziale di ogni comportamento. Nel caso del fascismo, ho una posizione ibrida. Postulando che l'impegno sociale e l'attenzione ai deboli non siano componenti dell'ethos autoritario, posso supporre che il fascismo di questo ragazzo sia solo di crosta, e facilmente erodibile.
    Inoltre tendo a privilegiare i comportamenti osservati rispetto a una qualunque sovrastruttura verbale - se fai quel che secondo me è bene ( non ci addentriamo ...) sei secondo me buono, le tue affermazioni sono secondarie. E se per me il fascismo non è buono, allora non sei fascista.
    Che dici, Aristotele si sta rivoltando nella tomba?

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  13. Nah… Aristotele sarebbe orgoglioso di noi.

    Anche perché io non ci vedo alcun dilemma etico: senza una solida struttura di valori come puoi anche solo immaginare di metterti a sindacare la qualità morale di un dato comportamento?

    E quindi, per concludere, M. può dire che vuole, ma stante la situazione, non può essere fascista. La prossima volta che lo incontro glielo dico. Spero non gli dispiaccia.
    :-)

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