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© giorgio raffaelli |
Il maledetto United è un romanzo prepotente, che non esita a sgomitare e urlare e a insistere per attirare la tua attenzione. Ti colpisce già dalle prime pagine, che il testo di Peace è insistente e violento e ipnotico, ed è capace, come solo poche altre volte m'è capitato, di farti precipitare con poche frasi nel vortice emotivo che costituisce il nucleo e il motore del romanzo: la vita e i pensieri di Brian Clough, allenatore di calcio.

David Peace sceglie di raccontare l'esperienza di Brian Clough a Leeds attraverso il flusso costante dei suoi pensieri, seguendolo nei suoi spostamenti e nelle sue ossessioni, alleggerendo la pressione in costante ascesa (sull'allenatore, sul lettore) con i frequenti flashback che raccontano invece la storia professionale dell'allenatore fino a quel momento.
Ci si perde nei pensieri ossessivi e inconcludenti e ripetitivi di 'sto uomo, ci si perde stando sempre fermi sullo stesso punto: la vittoria o il nulla, l'affermazione di sé o l'umiliazione. Ci si perde tanto che non si sa più bene nemmeno cosa si abbia in mano, qual è il senso di quel che si sta leggendo.
Cos'è Il maledetto United? Un libro sul calcio scritto da un tizio che il calcio lo odia? (calciatori come elenchi di nomi, accessori obbligati di un rituale di cui Paece farebbe volentieri a meno, se solo potesse e poi, tanto per dire, le qualità di Brian Clough allenatore, dove sono? Perché è bravo, Clough?)
O forse Il maledetto United è l'ennesimo romanzo sui rapporti di potere, sull'individuo solo contro tutti, che prova a sfidare il sistema, che un po' vince, ma soprattutto perde, perché il compromesso non è nelle sue corde? Brian Clough beve, fuma, s'impunta ma poi si pente, si nasconde sotto le coperte, ma non esita a metterci la faccia quando c'è da spalar merda contro il calcio inglese. E nonostante le coppe e le medaglie rimarrà per sempre il miglior allenatore a non aver mai guidato la propria nazionale.
O magari Il maledetto United è un omaggio alle ossessioni che rendono grandi le persone, che trasformano in personaggi tizi normali come Brian Clough, che fanno quel che fanno perché, ehi! è il loro lavoro e va fatto al meglio, che hanno una famiglia da mantenere.
Insomma, non so bene cosa sia 'sto romanzo. Non sono nemmeno certo che David Peace non sia un altro fottuto snob che predica alla propria tribù di fighetti la sua incontrovertibile verità, che tanto Clough nel frattempo è morto e chi lo contraddice più. Ma David Peace scrive in una maniera tale (e Pietro Formenton lo traduce in maniera superba) che è difficile dargli torto. Se anche Brian Clough fosse stato diverso, ora Brian Clough è il suo Brian Clough, che la potenza e l'ossessione, la cadenza dei pensieri e il ritmo delle parole, come tacchetti nei corridoi di tutti gli spogliatoi del mondo, risuonano e riecheggiano, travolgono e accompagnano, ed è poesia, cazzo, è musica. Fai fatica a posare il libro, fai fatica a separartene, e Clough, il fottuto Clough, diventa più vero del vero, eroico nella sua mediocrità, umano nonostante i propri limiti, come solo i migliori di noi riescono a diventare. E il calcio, sempre presente, ma sfumato, sullo sfondo, lontano, che non è cambiato: ci si perde nel 1974 del Leeds United e quando poi si rialzano gli occhi dalla pagina eccolo qui, il calcio moderno, nato dalle ceneri di quei 44 giorni. Godetevelo.
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Meraviglia! Miglior romanzo sportivo che abbia mai letto, nonché uno dei miei romanzi totem in assoluto. Di recente ho letto Red or Dead, in cui Peace ripercorre la carriera di Bill Shankly al Liverpool. Purtroppo non regge il confronto col Maledetto United, ma resta comunque una lettura che non si dimentica. E, se per caso non hai mai letto altro di Peace, il Red Riding Quartet è qualcosa di eccezionale.
RispondiEliminaIl Red Riding Quartet me lo consigliate tutti in tutte le salse, ma non so se sono pronto ad un altro giro sulla giostra di Peace: per quanto sia notevole la sua scrittura, è il suo approccio che faccio fatica a digerire.
EliminaVedremo…
Io non ho mai letto nulla di Piece ma in compenso devo dare forza al commento di Re con anche la visione della serie tratta dalla quadrilogia di Red RIding che è una delle cose più belle, sporche, vive e cattive che abbia mai visto negli ultimi 10 anni. E non scherzo.
RispondiElimina(Il romanzo è diviso in quattro "anni", mentre la serie, per dovere di sceneggiatura televisiva, si divide in tre "anni").
Grazie alla serie di post che gli dedicò Elvezio ai tempi del vecchio Malpertuis mi ero fatto anch'io una cultura sul RRQ, ed ero pure riuscito a trovare la serie televisiva. Ma come spesso accade sono in tremendo ritardo con la visione, che in effetti lo slang degli indigeni dello Yorkshire è piuttosto ostico.
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