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© giorgio raffaelli |
Per uscire dall'imbarazzo partiamo con una raffica di note sulle letture dei mesi passati. Ho in saccoccia qualche decina di recensioni (chiamiamole così, per questa volta) appena abbozzate. Se aspetto di svilupparle per bene il blog rischia di morire d'inedia. Ho deciso quindi di spararne qualcuna in una serie di post cumulativi. Se poi qualcuno di voi là fuori avesse voglia di discutere di questo o quel romanzo, non ha che da dirlo, e se ne può parlare in maniera più diffusa e approfondita.
Murakami Haruki - Kafka sulla spiaggia

Kafka sulla spiaggia è un'ode alla marginalità. Nei romanzi di Murakami essere esclusi dal consesso civile non è una condanna ma una benedizione: permette una libertà limitata solo dai vincoli (amore, abbandono, dolore e altre inquietudini) che i personaggi si impongono e con cui si confrontano per tutto il corso della narrazione. E lo sconfinamento della vicenda nel fantastico, ambiguo, quasi ipnotico, sempre necessario, non è altro che un'altra possibilità che ci offre il nostro quotidiano, individuale, solitario punto di vista sulla realtà.
Mi piace Murakami, mi regala una serenità che non trovo altrove.
John Ajvide Lindqvist -L'estate dei morti viventi
"Scrivo versi tra i non morti nella fase REM"
Queste parole da un pezzo di Salmo (Prima di dormire) non smettono di risuonarmi in testa ogni volta che ripenso al romanzo di John Ajvide Lindqvist.
Non so cosa me le faccia accostare a L'estate dei morti viventi, che in fondo i due testi c'entrano ben poco uno con l'altro. Forse l'atmosfera di tranquilla disperazione, la rassegnazione a una sconfitta che non è una resa, ma nasce dalla consapevolezza di essere minoranza isolata, o forse è solo la mescolanza bastarda di riferimenti narrativi e musicali… (che poi vogliate leggere queste parole in riferimento al romanzo, all'hip-hop italiano, o alla nostra natura di lettori di genere, beh… fate voi.)
Non sono avezzo ai topoi dell'horror. Gli zombi li conosco, come la maggior parte di voi, per qualche frequentazione cinematografica e per la loro ubiquità mediatica, ma non sono un esperto. Non so quindi dove collocare L'estate dei morti viventi nel panorama dell'horror contemporaneo. Di sicuro so che m'è piaciuto parecchio, forse per il tono quieto, senza strepiti o urla, con cui è narrata la solita storia di zombi, o forse per la capacità di affrontare il tema dei non-morti non eccedendo in facili simbolismi o metafore sociali, ma riuscendo comunque a parlare di scienza e religione e politica e sentimenti, non perdendo mai il fuoco sui personaggi, sulle loro storie, e sull'orrore che li circonda.
Per finire un ringraziamento a Elvezio Sciallis: è la sua recensione che mi ha spinto verso L'estate dei morti viventi. (E se per caso in questo grazie ci leggi un sottile invito a riprendere a parlare di libri, beh… cosa stai aspettando?)
Michela Murgia - Accabadora
Erano anni che giravo intorno a questo romanzo. Me ne avevano parlato bene in tanti, ma la politica dei prezzi Einaudi mi ha tenuto lontano da 'sto libro per un sacco di tempo. (Non compero romanzi che costino più di 12/15 euro, Vendere le 164 pagine di Accabadora a diciotto euro a me pare un latrocinio.)
Nel 2011 è uscita però un'edizione economica del volume, ed eccomi quindi qui a parlarne.
Accabadora merita tutti i riconoscimenti che ha avuto. È un ottimo romanzo da tutti i punti di vista: c'è la ricostruzione storica (la campagna sarda, la Torino anni '50); la tridimensionalità dei personaggi, che son tanto veri e vicini che è difficile metterli da parte una volta concluso il romanzo; una scrittura asciutta e coinvolgente; la possibilità di riflettere tra le righe della storia di condizione femminile, di etica, di scelta e di destino; una trama solida, con mistero, dramma e passioni, ottimamente gestita e risolta.
Io però non posso a fare a meno di chiedermi com'è possibile che un'autrice trentenne, capace e sensibile come Michela Murgia, debba ritrovarsi a scrivere l'ennesima storia sul passato che mai più ritornerà? Perché qua da noi non si riescono a leggere storie altrettanto profonde e interessanti di questa Accabadora capaci però di riflettere sul nostro futuro? Sarà solo un'impressione - smentitemi se potete! - ma perché in Italia non siamo capaci di mettere il nostro passato in un angolo e vedere quel che c'è più avanti? Domanda retorica, lo so, ma quale occasione migliore per riproporla?
Jo Walton - Tooth and Claw
Avete presente quelle storie fine ottocento, tipicamente inglesi, con la classica famiglia in difficoltà, il padre improvvisamente scomparso, le figlie da sistemare, i fratelli su cui si può contare fino a un certo punto, un nobile malvagio all'orizzonte e poche speranze di salvezza, vincolati come sono tutti alla rete di convenzioni sociali che legano e immobilizzano qualsiasi tentativo di cambiamento, con magari la brezza lontana di una rivoluzione alle porte? Lo sviluppo di una storia simile può sfociare in dramma o risolversi in commedia, ma ha tutta l'apparenza, riproposto qui e ora, di una vicenda stucchevole e retorica.
Jo Walton però ne sa una più del diavolo e su questa struttura opera un unico magnifico cambiamento, sufficiente a rendere entusiasmante la lettura di Tooth and Claw: tutti i protagonisti di questa saga familiare sono draghi. Sì, proprio draghi: vari metri di lunghezza, ali, artigli e zanne.
La conseguenza più immediata di questa scelta è che la struttura della società in cui i draghi vivono non è definita (solo) da vincoli sociali, ma bensì fisici: le dimensioni contano.
Ma Jo Walton non ha alcuna intenzione di scrivere una parodia: il meraviglioso lavoro di world building che sta alla base della vicenda ne è la prova più evidente, così come la sensibilità nella creazione e nella gestione dei personaggi. Come nella miglior tradizione del romanzo ottocentesco ci sono momenti esilaranti, altri piuttosto drammatici (e screziati di una certa vena granguignolesca che non stona per nulla, visto il contesto). La scelta di attenersi al registro della commedia romantica non impedisce all'autrice sottili osservazioni sui rapporti tra i sessi o le strutture di potere, che avvicinano il mondo dei draghi a realtà più prossime all'esperienza del lettore.
Tooth and Claw è un romanzo fantasy, non ci sono dubbi, ma un fantasy piuttosto diverso da quelli che si trovano solitamente nelle nostre librerie. Da leggere, e goderne pagina dopo pagina.
Joe Lansdale - Sotto un cielo cremisi
Hap Collins e Leonard Pine hanno cambiato editore italiano, ma la sostanza non cambia. Nonostante gli anni passino e gli acciacchi dell'età comincino a farsi sentire, il duo più famoso del Texas orientale continua a far danni. Nonostante il ritmo non sia più quello dei tempi d'oro, e alcuni momenti e situazioni risultino forzati, Hap e Leonard tengono botta anche Sotto un cielo cremisi, sorretti dal mestiere di Lansdale e dalla potenza di fuoco che schierano contro un mondo sempre più brutto e cattivo.
Era da qualche anno che non leggevo nulla del mio autore texano preferito, forse potevo scegliere un romanzo migliore, ma oh… Joe Lansdale non riesce proprio a deludermi.
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