24 giugno 2008

Canzoni da spiaggia (post deturpato e ignorante)


Picture by Iguana Jo.
Queste brevi note sono dedicate al signore signorino del male idiotaignorante, con molto affetto.

Vent'anni fa il cd de Le luci della centrale elettrica (che evidentemente chiamarsi Vasco Brondi non fa abbastanza figo) Canzoni da spiaggia deturpata sarebbe diventato immediatamente uno dei miei dischi preferiti. Questo non significa che il disco suoni datato (per niente!), che il buon Vasco sia fuori tempo o fuori luogo (tutt'altro!), significa solo che ormai non ho più un'età da facili entusiasmi e precipitose attribuzioni di merito.
In effetti Canzoni da spiaggia deturpata si ascolta davvero volentieri: il suono e le intenzioni, le parole e le canzoni, tutto è curato e interessante e ben costruito. Sarà che il frullato di chitarre m'è sempre piaciuto, sarà che mi emoziono facilmente tra le distorsioni elettriche dissonanti e le morbidezze desertiche dell'acustica (ma forse sono solo troppo affezionato agli spiriti notturni del buon vecchio Tom Waits e alle spettrali cavalcate urbane dei Sonic Youth, chissà…), sarà che le parole scolpiscono le canzoni in una forma che era da tempo non mi capitava di sentire (però qualcosa per quell'accento ferrarese forse era il caso di farlo…), comunque sia al primo ascolto il disco mi ha davvero colpito e impressionato.
Ma non sono solo rose, che in fondo, a ravanare ben bene tra le tracce di questo disco c'è qualcosa che non mi torna. No, non è la musica, che continua imperterrita a piacermi, è piuttosto l'atteggiamento, il mood, il senso stesso del disco che tende a lasciarmi un po' perplesso. Dopo qualche ascolto non sono più così sicuro che siano solo applausi quel che si merita questo Vasco cresciuto tra la via Emilia e il west, o se invece non si meriti piuttosto di essere mandato un po' a provare cos'è la vita vera, che nonostante il panorama ci son luoghi ben peggiori dove crescere che non il suo personale inferno padano.
Oh, intendiamoci, sono convinto della sua buona fede, la sincerità dell'artista e la sofferenza ecc ecc. Magari il ragazzo ci marcia un po', ma è talmente bravo con le parole che se lo può pure permettere, però ecco, 'sto continuo lamentarsi e la vita di merda e la depressione cosmica, eccheccazzo basta! Se di questi anni zero non avrai un cazzo da raccontare ai figli che non avrai, forse qualche piccolo tentativo di fare qualcosa - anche solo una risata - invece che menarsela e basta potrebbe pure servire.
La rozza parafrasi del testo brondiano mi serve per arrivare a un altro punto topico. Ovunque nella sfera mediatica circostante sento ripetere e ribadire e stracitare a cazzo (secondo me!) quanto lo spirito imperituro di Rino Gaetano aleggi tra le tracce di questo disco. A me invece pare che non ci siano autori più diversi tra il calabrese buonanima e il giovane virgulto emiliano: tanto solare, ironico e divertito il primo, quanto cinico scazzato e serio il secondo. Tanto le parole di Rino Gaetano sono politiche e dolci e vitali, quanto quelle di Vasco Brondi suonano autoreferenziali e funeree e deprimenti.
Magari mi sbaglio, ma mi spiegate magari con parole semplici e comprensibili dove lo trovate Rino Gaetano nel disco di Vasco Brondi?

Ecco, direi di aver detto quel che avevo da dire, e quindi non date troppo retta al buon Niccolò li sopra. Non sono le Canzoni da spiaggia deturpata a essere inutili e superflue. piuttosto molti dei suoi effimeri estimatori.
Io intanto Vasco Brondi aka Le luci della centrale elettrica me lo sono segnato, sperando che nel frattempo coltivi un po' di sano senso dell'umorismo. Nel qual caso ne sentiremo davvero delle belle.


6 commenti:

  1. Ehi, nessuno mi aveva mai dato del signorino! Sono onorato! :)
    A me 'sto disco qui fa dormire, nel caso ci fosse qualche incertezza, e concordo assolutamente con la differenza siderale fra le Luci bla bla e Rino Gaetano.

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  2. Ehilà Niccolò!
    Vabbé, te ormai c'hai le orecchie foderate di metallo. Capisco che questo proprio non ti entri in circolo, ma insomma ecco, non è poi così male…

    ciao!

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  3. In realta' non solo di metallo, anche se poi per deformazione professionale, diciamo (scrivo su una rivista di settore), e' quello di cui scrivo di piu' perche' ormai mi viene piu' facile. Ascolto pure scatafurgilioni di jazz, per dire! Tornando a le Luci... c'e' da dire che il cantautore italiaco e', mediamente, una roba che mi annoia a morte. Salvo giusto Gaetano, Paolo Conte e poco altro che ora mi sfugge.

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  4. Seguire il jazz richiede troppo impegno. Io mi limito ai classici (Coltrane soprattutto e Davis, quello anni '50, più roba varia che non ti vado manco a dire. Anche se ultimamente un amico sassofonista mi ha fatto scoprire Steve Coleman che non è proprio niente male).
    Però oh… massimo rispetto per tutti i generi, son gli integralisti quelli che non sopporto.

    E poi concordo, il cantautorato italico è ben triste (non che quello straniero sia messo meglio). Ma beh… qualche eccezione toccherà ben trovarla. Magari tra chi da la stessa importanza alla musica e alle parole. (Capossela, forse?)

    Capisco che Vasco Brondi ti faccia venire la nonna, ma oh… io faccio il tifo per lui. Staremo a sentire.

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  5. Steve Coleman e' un grande! Io personalmente vado da Jelly Roll Morton fino a Steve Coleman e oltre, sono sempre alla ricerca di roba che non conosco passata e presente! :)

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