30 ottobre 2008

Qualche foto di (mini)rugby

Domenica scorsa abbiamo accompagnato i pargoli a Parma che le loro squadre hanno partecipato al primo torneo della stagione.
Sul sito del Modena Rugby potete vedere qualche foto (vera! con i colori giusti!) dei minirugbisti in azione.
Buon divertimento!

29 ottobre 2008

Spinoza dice…

Ho conosciuto Paolo Nori grazie a un'amica che mi ha calorosamente suggerito di leggere Noi la farem vendetta, ma io sono un testone e visto che Spinoza costava la metà ho preso quello che ho scoperto essere il terzo romanzo della copiosa produzione dell'autore emiliano. Esaurita la premessa e prima di partire con i fuochi d'artificio forse è il caso di aggiungere che Nori mi sta davvero simpatico, che ha un sito web (www.paolonori.it) che mi pare rispecchi fedelmente la sua produzione libraria e che non è detto che prima o poi le nostre strade non si incroceranno di nuovo. Però…


Picture by Iguana Jo.


Non ho mica capito se Paolo Nori ci è o ci fa.
Arrivato a circa un terzo di Spinoza ero convinto che l'autore ci facesse alla grande: il modo di raccontare, l'uso della lingua, i temi e le situazioni, tutto mi sembrava studiato a tavolino per impressionare, divertire e in fondo fondo commuovere il lettore con l'immersione totale nel prosaico mondo finto naif del buon Paolo Nori.
Il fatto che l'autore evitasse come la peste di affrontare qualsiasi discorso esulasse dalla monotematica sfera percettiva di Learco Ferrari - alter ego dell'autore e protagonista del romanzo - e che questa fosse apparentemente (e sapientemente) trasparente al lettore, l'insistere ripetutamente sulla sincerità a senso unico dell'io narrante (sempre raccontata con una divertita scrittura in levare, e in ogni caso mai soddisfacente per il protagonista), il ricorrere al continuo uso di reiterazioni e salti e ritorni di identiche situazioni mi son parsi tutti ottimi esempi della percepibile abilità tecnica dell'autore ma al contempo non ho potuto evitare di pensare che tutta 'sta abilità autoriale fosse in forte contraddizione con l'apparenza naif del racconto.

Il romanzo però continuava a incuriosirmi, forse perché i luoghi dell'azione mi sono familiari, forse perché volevo capire dove andava a parare il racconto, quindi ho proseguito la lettura fino in fondo. Arrivato alla fine è successo ciò che raramente accade: quelli che ad inizio lettura mi sono parsi dei difetti insostenibili si sono via via trasformati se non in pregi almeno in quelli che in definitiva sono gli elementi di interesse del romanzo.
Non tutti i difetti si risolvono, o comunque non lo fanno a sufficienza da rendermi Spinoza indimenticabile, ma lo fanno quel tanto che basta a lasciarmi da voglia di provare qualche altro volume della saga di Learco Ferrari. Certo, a fine lettura qualche dubbio è rimasto - vedi sotto per un elenco dettagliato! - però oh… magari se qualche visitatore del blog mi aiuta riesco a risolvere pure questi.

Ecco qui a futura memoria le perplessità che mi affliggono dopo aver terminato Spinoza:
- Paolo Nori sei vecchio dentro! A un certo punto della lettura mi sono reso conto che mi immaginavo Learco Ferrari come un quasi cinquantenne in balia degli eventi. Immaginatevi la sorpresa nello scoprire che Nori nel 1999 aveva appena 36 anni. Oh… un po' di animo suvvia!
- M'è rimasto il dubbio che un romanzo come questo piaccia soprattutto perché gratifica il lettore di una innegabile superiorità (umana, sociale, economica, quello che vi pare insomma) nei confronti del disgraziato protagonista della storia. Magari mi sbaglio, ma tant'è.
- La vita vera™ è totalmente esclusa dal romanzo, o quanto meno appena tenta di far capolino viene subito messa al suo posto con una battuta fulminante o con un'(auto)ironica riduzione al grado zero (mangiare, bere, dormire). Ecco, mi piacerebbe capire il perché di questo approccio. In altre parole: l'universo Learco Ferrari è davvero sufficiente a se stesso?
- In Spinoza non succede niente, tranne il ripetuto meravigliarsi dell'io-narrativo riguardo l'ottima piega che continuano a prendere gli eventi. Curioso per uno che fa di tutto per tirarsi continuamente calci nei maroni (in senso lato, eh!).

Vabbé, la finisco qui. Lettori di Paolo Nori, fatevi vivi.
Grazie.

27 ottobre 2008

Wall-e


Picture by Iguana Jo.
Wall-e è il silenzio di un mondo in pace rotto solo dai rumori dell'assestamento entropico e dal vento che è il suo opposto speculare. I primi sono soffici e morbidi, sia quando sono improvvisi scricchiolii metallici sia quando escono da una vecchia registrazione di un millennio fa, il secondo arriva come rombo di tuono violento e aggressivo e totalmente naturale.
Poi si accende la tv ed esplode il musical, la roba più artificiosa che mente umana abbia mai prodotto al cinema. Con la sola eccezione della fantascienza, probabilmente.
Ed è un colpo da spezzare il cuore vedere perfettamente sintetizzati in un film pieno di meraviglia due/tre/quattro delle cose che più apprezzo nella mia posizione di consumatore assennato e adeguato e omologato e perfettamente integrato: fantascienza e musical, cgi e macintosh (il riavvio, quel riavvio!).

Wall-e corre e lavora e raccoglie storie a futura memoria, Wall-e è un'intelligenza artificiale allo stato brado, ancora infantile, ancora ingenua. Un Forrest Gump robotico senza la necessità dello sviluppo, dell'integrazione o della comunicazione, l'archetipo di un'assenza umana.
Wall-e vive nella stanza dei giochi più meravigliosa dell'universo. È circondato di oggetti, di memorie, di storie ed ecco che tutto il ciarpame che lo circonda, perfettamente organizzato totalmente disponibile, torna alla sua pura essenza di materiale narrativo, tutto potenziale in attesa di essere esplorato.
Poi di nuovo Wall-e accende la televisione ed eccoci ancora lì: a cantare, sfiorarsi e sorridere, in un sublimato esplosivo che di umano non ha nulla tranne forse il nostro meglio (inutile e formidabile): il pensiero è negato nel musical, è istinto e danza ed emozione. A Wall-e non serve altro. O forse sì. E infatti arriva Eve.

Eve arriva ed è la quintessenza del puro pensiero umanoide tecnoparanoico in tutta l'indicibile complessità della dottrina corrente: spara prima, chiedi poi. Eve pare educata alla scuola del vecchio West (non è da lì che arriviamo tutti?). Però è tenera in un modo tutto suo, forse perché in fondo è curiosa, e forse perché è davvero qualcosa di nuovo all'orizzonte. E poi Eve impara, anche se ci metterà tutto il tempo del mondo, tutto il tempo del film, per dimenticare la sua eredità antropomorfa e capire il valore della vicinanza.

Successivamente nel film succede di tutto, e nel tutto ci stanno gli errori e gli ammiccamenti e le suggestioni: ci sono dei simpatici pazzerielli colorati ma in fondo taaanto buoni, ci sono un sacco di umani ottenebrati - ma comunque simpatici, ci mancherebbe! - che appena illuminati seguono il leader (come sempre, siamo in america baby!), ci sono robot fedeli alla direttiva buona e robot fedeli alla direttiva cattiva (facciamoli a pezzi dunque!), niente sottigliezze che oh… è un film per bambini, che però, ehi! deve piacere a tutta la famiglia!

Poi alla fine ci sono i titoli di coda, e ben si vede che chi erediterà la terra (con tutto il lavoro necessario alla rinascita. con tutta l'inteliigenza necessaria alla sopravvivenza, senza la responsabilità dei fallimenti passati) sarà la gens robotica: agli umani rimarrà il divertimento (Banks docet!): la danza, la pittura e le piante di pizza. E vivremo, finalmente, felici e contenti. E spero (spero!) che allora Wall-e sia un antenato della Cultura, la prima mente-con-un-nome-buffo, che altrimenti mi sale la depressione.

(grazie a Chiara, per avere messo il dito nel posto giusto!)



E per finire qualche nota varia, l'ovvia polemica con la critica quotidiana e altri pugnettismi random:

- Da dove arriva tutta 'sta menata del film ecologista? basta far vedere l'immondizia per vedere la luce verde? ma allora la situazione della Campania è l'alba di una nuova era? Cioé lì di merda ce n'è a pacchi! Ahhh… ma forse Wall-e è un film ecologico perché ci dicono che abbiamo sputtanato il pianeta? Ma dai, che sciocchi a non averlo capito prima.

- I sorridenti poltroni da incubi che popolano l'Assioma sono una metafora del teleconsumatore occidentale tipico o il sogno di ogni produttore hollywoodiano? (Pixar è Hollywood, a scanso di equivoci).

- perché Eve salva gli umani in pericolo? (in un primo tempo ho pensato in termini asimoviani, ma allora non si spiega il comportamento dell'HAL-9000 timoniere - o forse sì, chissà… a voi il piacere di sprofondare nel vortice del comportamento robotico classico)

- è curioso notare come anche stavolta sia il cinema a salvare l'umanità (e apprezzo molto il fatto che sia Gene Kelly a farlo!). In particolare il cinema anni '60, che dopo è arrivato Guerre Stellari, è nato il marketing e di cinema universalmente riconoscibile solo come cinema non ce n'è stato (quasi) più.

- Wall-e è il film più meraviglioso che io abbia visto da molto molto tempo. Il primo tempo almeno.

- È interessante come di un film del genere si possa dire tutto e il contrario di tutto. Del secondo tempo, almeno.

- Se la Pixar non esistesse bisognerebbe inventarla.

14 ottobre 2008

Una giornata perfetta.


…che poi ci vuole davvero poco. Il sole, il mare, da bere, da mangiare, e soprattutto qualche bella persona a condire il tutto.
Grazie alla Lui queste cose succedono davvero.
Bello, no?

(la foto non rende giustizia alla giornata. Portate pazienza: quando sono troppo impegnato a divertirmi, mica ci riesco a fare anche delle belle foto!)

08 ottobre 2008

Libri In Ordine 6.1


Quando si ha una libreria che straripa di volumi la catalogazione degli stessi diventa quasi una necessità. In rete si trovano parecchi programmi più o meno gratuiti in grado di aiutare il lettore. Con Anobii c'è anche la possibilità di costruirsi il proprio catalogo direttamente sul web.

Di applicazioni catalogatorie ce n'erano già parecchie quando ho iniziato a tener dietro ai volumi di casa. ma per un motivo o per l'altro nessun database librario mi ha mai conquistato: o erano semplicemente troppo cari, o troppo poco versatili, o avevano un interfaccia che non mi piaceva. Alla fine ho smesso di cercare una soluzione preconfezionata, mi sono arrangiato e ho costruito il mio bel catalogo personalizzato con FileMaker.

LibriInOrdine è un database creato per tenere in ordine i volumi della mia libreria. Oltre alle solite informazioni sul libro (autore/titolo/editore/etc etc) il database permette di sapere dov'è collocato un certo volume, quando è stato letto, come è stato giudicato. Con LibriInOrdine è possibile visualizzare istantaneamente l'intera libreria ordinata per autore/titolo/editore/data lettura/giudizio/collocazione volume. Si possono cercare autori specifici, visualizzare solo i titoli di un determinato autore, stampare le copertine dei volumi e avere qualche dato statistico delle letture effettuate.

Dalla nascita di LibriInOrdine sono ormai passati parecchi anni e il database si è arricchito via via di nuove funzionalità, ma era parecchio tempo che non ci mettevo le mani per un restyling più sostanzioso (l'ultima versione pubblicamente disponibile, la 5.4, risale ormai al lontano 2004).
Ora ho finalmente trovato il tempo per dargli una nuova veste grafica, razionalizzare un po' di campi e inserire qualche nuova caratteristica. Se siete curiosi scaricate LibriInOrdine 6.1 (il file linkato è zippato e pesa circa 4.2 Mb), dategli un'occhiata e poi ditemi magari cosa ne pensate. LibriInOrdine è un file aperto: potete apportarvi tutte le modifiche che ritenete più opportune. Ringrazio fin d'ora chiunque vorrà rendermi partecipe di eventuali nuove versioni del file.
Naturalmente ogni suggerimento critico è benvenuto.

07 ottobre 2008

Due di noi


Oh! Ma quanto siamo belli io e Jacopino qui sopra?

La foto l'ha scattata Annalisa su una spiaggia spazzata dal vento e dalla pioggia nel nord dell'Irlanda. Il mio panorama ideale insomma (anche se qui non è che si veda molto).

06 ottobre 2008

Rapporto letture - Settembre 2008


Picture by Viola&Attila.
David G. Hartwell & Kathryn Cramer (a cura di) - Stelle che bruciano
Il consueto appuntamento che l'Urania Millemondi estivo dedica alla raccolta annuale dei migliori racconti fantascientifici scelti dalla coppia Hartwell & Cramer presenta in quest'uscita l'anno 2004. La raccolta offre un pregevole sguardo sullo stato dell'arte della produzione breve in un genere che del racconto ha fatto spesso la propria più interessante vetrina.
Per quanto riguarda la qualità del volume, anche quest'anno l'antologia non si smentisce con racconti strepitosi mescolati ad altri che non mi hanno particolarmente colpito.
Tra i 23 autori presenti mi piace segnalare Bradley Denton, che con le avventure del suo super cane Chip riesce a coniugare in maniera emozionante un tema classico all'attualità, Pamela Sargent che ci offre uno scorcio sul pianeta Venere visto da una Terra che ha visto giorni migliori e Sean McMullen che l'ha pensata davvero grossa pur di farci andare su Marte.
In definitiva Stelle che bruciano è buona antologia e soprattutto è uno dei rari volumi disponibili in cui la forma racconto ha tutto lo spazio che merita.


William Gibson - Guerreros
Ho postato qualche nota sull'ultima fatica Gibsoniana qui. Nonostante la delusione io continuo a fare il tifo per il nostro. Speriamo bene.


John Varley - Titano
Erano anni che cercavo questo romanzo di Varley in giro per bancarelle. Un paio di mesi fa l'ho finalmente incrociato alla fiera di San Lazzaro (oilì oilà!). Ora che l'ho letto posso dire che mi aspettavo una storia completamente diversa, ma anche che quella che ho trovato non è poi così male.
Il racconto delle avventure di un gruppo di sopravvissuti in un ambiente decisamente alieno è un classico della narrativa fantascientifica. Non sempre gli esiti sono esaltanti (penso ai Creatori di Universi di Farmer, per esempio). In questo caso Varley è bravo a ideare personaggi interessanti e a riuscire a spiegare abilmente le varie stranezze che i nostri eroi si trovano a incontrare.
Titano non sarà un romanzo di quelli che ti cambiano la vita, ma è un ottimo prodotto d'intrattenimento.


Iain M. Banks - Criptosfera
Criptosfera è un vecchio romanzo di Iain M. Banks appena riedito dalla Editrice Nord. Non c'è la Cultura, non c'è nemmeno lo spazio sconfinato o uno dei suoi consueti scenari galattici: Criptosfera è un romanzo sulla realtà virtuale, condito come sempre accade con l'autore scozzese con abbondanti dosi di intelligenza artificiale.
L'ambientazione in una Terra lontanissima nel futuro, con costruzioni gigantesche e panorami tendenti al surreale, è forse l'aspetto più azzeccato del romanzo. Il progredire della vicenda m'è parso invece decisamente più zoppicante rispetto agli standard cui Banks ci ha abituato: sarà la costruzione estremamente schematica della storia, sarà la scelta di inserire un personaggio che si esprime con un alfabeto fonetico piuttosto scomodo da leggere (almeno sul lungo periodo), sarà la difficoltà nel visualizzare compiutamente tutti gli scenari che si dipanano nel corso della lettura, ma questo è il primo romanzo di Banks che ho fatto fatica a terminare. A fine lettura rimane l'ebbrezza per la spettacolarità e il gigantismo dell'ambientazione, ma rimane anche il dubbio che stavolta gli effetti speciali siano più importanti della storia del romanzo.


Seguite i link per le letture di gennaio, febbraio, marzo, aprile, maggio, giugno, luglio e agosto.


01 ottobre 2008

Use of Weapons


Iain Banks (Picture by Iguana Jo).
Concludo questa serie di post dedicati a Iain Banks riproponendo sul blog alcune note su quello che considero tuttora il suo capolavoro. Direttamente dal 2004 ecco quello che scrivevo a proposito di Use of Weapons.

Per una volta un romanzo che non delude le aspettative accumulatesi nel corso degli anni.

Use of Weapons (in italiano La guerra di Zakalwe) è straordinario: per la potenza immaginifica, per la forza evocativa, per il pathos e la drammaticità delle situazioni che presenta, per la costruzione della vicenda, per la vena di umorismo che permea (nonostante tutto) molti degli episodi narrati.

Use of WeaponsUse of Weapons è il terzo romanzo fantascientifico firmato da Iain M. Banks. Ha per protagonista l'uomo conosciuto come Cheradenine Zakalwe e la storia che narra è quella delle sue vicissitudini guerresche, del mistero che circonda (e ha segnato indissolubilmente) il suo passato, del suo rapporto con la Cultura.

Use of Weapons è anche (o soprattutto) un meraviglioso e inquietante laboratorio etico, in cui gli scenari della space opera più rutilanti e spettacolari si intrecciano con i conflitti interiori dei protagonisti, con il loro senso di giustizia e la loro umanità.

Una nota sulla traduzione. Mi è stato più volte detto che la versione italiana soffriva di un grosso bug, dovuto ad un'incomprensione della vicenda da parte del traduttore. Memore di questo fatto, e complice il caso che me li ha resi disponibili entrambi nello stesso momento, ho letto il romanzo in originale sfogliando a volte il volume italiano in cerca di conferme e/o chiarimenti, vista la mia non eccelsa padronanza dell'inglese.
Da quello che ho potuto notare però il problema più evidente nella traduzione non è tanto il difetto summenzionato, quanto piuttosto la somma di dettagli, particolari, sfumature che semplicemente non esistono nell'edizione originale. Tanto Banks è essenziale e diretto (nelle descrizioni, nei dialoghi), tanto tende a diventare convoluto e didascalico nella versione italiana. Non so se è normale una simile trasformazione del testo. Certo io non me la auguro.